ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

REDAZIONE VIRTUALE

Anna Maria Bonfiglio

ANNA MARIA BONFIGLIO è nata a Siculiana(AG) e risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario e giornalistico. Giornalista pubblicista, ha collaborato ad un settimanale del gruppo Rizzoli , ai mensili SiciliaTempo e Insicilia, alla rivista Silarus e a molti altri periodici di carattere letterario. Attualmente collabora alla rivista di narrativa Confessionidonna e ad alcune riviste online. Ha curato un corso di analisi ed interpretazione del testo poetico presso l’Istituto Professionale CEP di Palermo ed un laboratorio di scrittura creativa presso la sede regionale ENDAS Sicilia. Ha pubblicato le raccolte di poesia:
Le parole non dette (Ed.Thule, Palermo 1978); Le voci del silenzio (Ed.Thule, Palermo 1979); Uguali dimensioni (Ed. S.S.C Catania 1981); L’insana voglia di ardere (Ed. Gabrieli, Roma 1982, premio Fragmenta d’oro); Nell’universo apocrifo del sogno (Ed. Il Vertice, Palermo1985, premio Emily Dickinson); La Marna e l’Arenaria (poesie inserite nell’antologia del Novecento Gli eredi del sole, Ed.Il Vertice, Palermo 1987); La donna di picche (Ed.Il vertice, Palermo 1989); Album - Sedici dediche (Ed.Insieme nell’arte, Palermo 1991, premio “Faliesi“); Spinnu (Ed.Pubbliscoop, Sessa Aurunca 1996, premio Città di Marineo); D’ombra e d’assenza (Issimo,Ed. Il Vertice, Palermo 1999); Le voci e la memoria (Ed. Gabrieli, Roma 2000); Tra luce ed ombra Il canto si dispiega 5 poeti per Palermo (Ila Palma, Palermo 2002); Per tardivo prodigio (Ed. Fondazione Thule Cultura, Palermo 2006)
La raccolta di racconti:
L’ultima donna (Ed. Pubbliscoop, Sessa Aurunca 1994)
I saggi:
Il mito nella poetica di Cesare Pavere (supplemento a Insieme nell’arte, Palermo 1990); Camillo Sbarbaro-Il dolore del vivere (Silarus, Battipaglia); Ereditarietà e predestinazione nei personaggi dei Vicerè (Silarus, Battipaglia); Maria Messina in Figure femminili del Novecento a Palermo (Ed.ULITE, 2000)
Prefazione alla raccolta di poesie L‘isola errante di Daniela Monreale (Cultura Duemila Editrice, 1990); prefazione alla raccolta di poesie Geometra delle betulle di Giacomo Ferro (Ed.Il Vertice, 1994);prefazione all‘antologia L‘isola (Ed. Associazione Progetto Gangi, 1992
Ha inoltre pubblicato saggi e recensioni su riviste e periodici del settore.
Sue poesie sono state tradotte in finlandese ed inserite nell’antologia Valkosoihtujen tasangolle a cura di Anu Rinkinen. E‘ presente in molte raccolte antologiche con poesie e racconti.
Nel 1994 le è stato assegnato il Premio di Cultura “Città di Monreale“.
Nel 2005 ha ricevuto il Premio Speciale Giacomo Giardina alla carriera.


Dal luglio 2006 su ItaliaLibriNET ha pubblicato:

    Il dolore del vivere
    (Da assaporare fino all'ultima stilla)

    In questo epigramma che Eugenio Montale scrisse per l'amico Camillo Sbarbaro è racchiusa tutta la potenza simbolica che l'autore assegna alla poetica del ligure: chiave d'interpretazione del mondo lirico sbarbariano, un universo esplorato con l'occhio limpido del fanciullo che gioca «con carta colorata» alla rappresentazione di una vicenda esistenziale intessuta di umili cose.

La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (2007-03-16 17:43:07 ––>Leggi tutto)

    Una realtà da scontare
    Le anguste vicende della piccola borghesia nelle pagine di Maria Messina (1887-1944)

    Nata ad Alimena, piccolo centro della provincia di Palermo, il 14 marzo del 1887, dall’unione della figlia di un nobile decaduto con un giovane di modeste condizioni costretto ad interrompere gli studi e ad accettare un impiego come maestro elementare, Maria Messina condivide con l’unico fratello una prima giovinezza infelice a causa delle ristrettezze economiche e dell’incomprensione fra i genitori.

Dimenticata dalla storia letteraria del Novecento, tratta dall’oblio grazie all’attenzione di Leonardo Sciascia, Maria Messina apre le porte di un mondo mediocre, chiuso nel proprio egoismo e refrattario ad ogni mutamento, un mondo di piccoli borghesi la cui unica preoccupazione è di salvare la faccia di fronte alla comunità cui appartiene. A questo universo ristretto e spesso meschino non è facile sfuggire, soprattutto per chi, come le donne che lei racconta, non riesce ad esercitare la propria libertà interiore. Le prigioni che descrive, che rinserrano tanto le vittime quanto i persecutori, sono i cerchi chiusi dentro i quali le protagoniste si vedono vivere. Nella rinuncia, nella resa, nell’accettazione di quello che è ritenuto ineluttabile non v’è debolezza o ignavia, ma il segno di una realtà da scontare. (2007-02-27 15:56:31 ––>Leggi tutto)

    Ereditarietà e predestinazione nei personaggi de “I Viceré”
    Romanzo-simbolo della decadenza e della fine non solo di una stirpe ma di tutta una condizione sociale.

    Nell’agosto del 1894 l’editore Galli di Milano pubblica il romanzo I viceré di Federico De Roberto. La stesura del testo aveva impegnato lo scrittore per due anni ed era stato un lavoro così accanito e rigoroso da procurargli una fatica mentale e fisica tale da determinare nell’autore uno stato di ipocondria, una sorta di “malattia neurovegetativa“ che ebbe conseguenze negative per la sua salute.

L'itinerario stilistico di Federico De Roberto può considerarsi inscritto sull’asse verismo-naturalismo-psicologismo. "I Viceré" è il risultato dell’elaborazione dei vari passaggi che lo hanno svincolato da ogni precedente “ismo“. Nel romanzo la storia della Sicilia post-garibaldina viene delineata attraverso le vicende private degli Uzeda di Francalanza, il cui ultimo “discendente” sarà soltanto un groviglio di cromosomi degenerati. (2007-01-19 15:24:27 ––>Leggi tutto)

    L’aristocrazia letteraria di Tomasi di Lampedusa
    Nel racconto “La sirena”, scritto negli ultimi mesi di vita, il livello reale e quello surreale si incontrano

    Voglio iniziare questo breve saggio su uno degli scrittori più indagati dai critici e dagli studiosi di letteratura percorrendo un sommario excursus sulle origini della sua famiglia e tracciando di lui un’essenziale biografia, per inoltrarmi in seguito sul sentiero di una lettura della sua opera, soffermandomi sul suo racconto La sirena.

Nato a Palermo da un'antica famiglia della nobiltà siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa comincia a scrivere, durante un soggiorno nella casa londinese di uno zio ambasciatore, saggi sulla letteratura inglese. D'indole solitaria, accetta intorno a sé solo una ristretta cerchia di intellettuali sciliani. «Scrittore di un unico libro» (Montale) a fianco del più celebre romanzo, senza volere considerare vere e proprie narrazioni le “lezioni“ di letteratura francese ed inglese, si collocano degnamente i Racconti che furono pubblicati postumi sulla scia del successo de Il Gattopardo, opera a cui si lega la fama dell’autore. (2006-11-17 00:00:00 ––>Leggi tutto)

    XIII

    Non nascondere il volto
    né le mani
    né la parte segreta
    del tuo corpo
    Con dolci polpastrelli
    delicati
    voglio spalmarti
    di bianco gelsomino
    Dai tuoi polpastrelli
    vigorosi
    voglio sentire il gusto
    del piacere
    Vibra la pelle
    s‘inarcano le reni
    s‘apre la carne
    al tocco delle dita





(2006-09-17 15:58:41 ––>Leggi tutto)

    XII

    aMia luce di giugno
    bruna silenziosa luce
    carezza maschia
    che tutta mi percorri
    a te apro la vastit sommersa
    a te -dono d‘estate
    consegno la residua mia allegria

    Mio sole vespertino
    che illumini
    i miei occhi arsi dal sale
    a te i miei anfratti
    le mie tortuosit nascoste
    i miei umidi orgasmi

    Mio giugno di calde mani tenere
    a te le mie labbra dischiuse
    il gusto zuccherino della bocca
    il grido che ti resta nell‘orecchio

    A me l‘ombra che lasci
    impressa sul lenzuolo

(2006-09-17 15:57:58 ––>Leggi tutto)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«Il 2 febbraio, primo giorno della settimana grassa, una bruegeliana animazione ruppe la quiete solenne, l’impettita albagia neoclassica della città di Pietro.»

(Serena Vitale, Il bottone di Puskin

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PAROLE NUOVE

Per una scenografia narrativa dei valori in atto
A proposito di una morale che non fa la morale
I valori morali elementari e universali di Sossio Giametta sono l’amicizia, il rapporto discepolo maestro, la maternità , il rapporto figlio-genitore e quello degli uomini con la natura e l’animalità , la malattia e la morte e la loro ripercussione su chi resta, la vanità , la malafede in agguato nella stessa generosità della munificenza apparentemente gratuita, il senso del bello che riscatta. Sullo sfondo, una concezione della natura umana, che vede nell’uomo, una checoviana marionetta in balia di madre natura. (Roberto Caracci)
Dal palcoscenico all'aula
Significato e valore della trasmissione del sapere
Da questo colloquio con Moni Ovadia cerchiamo di ricostruire il percorso che ha portato il musico-teatrante all'insegnamento dell'umorismo ebraico all'Università di Padova, le emozioni e la lezione che lui stesso ha ricavato da questa esperienza e che condivide con noi. (Laura Tussi)
L'umanità normale di Carlo Cassola
Il realismo sub-limimare, ovvero, il film dell'impossibile
Carlo Cassola, che ha creato alcuni personaggi femminili straordinari, riesce a infondere in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il senso profondo della vita. Tutta la sua l’opera ne illustra l’inesauribile bellezza e il fluire lungo la strada della poesia. Nelle storie di gente della borghesia contadina tipiche della Toscana, l'autore descrive la loro verità, la loro umanità poetica, che non esplode nella grandi emozioni, matura nella semplicità del vivere quotidiano. La verità che ne scaturisce è che nella vita tutto è memorabile e tutto è indifferente. Ed è l’indifferenza, vera o simulata, l'unica via di scampo, medicina infallibile per curare le ferite che la vita ci procura. (Roberto Izzo)

I due destini di uno scarto
(Grazie ad esso la vita acquista un senso nuovo)
La velocita lo comprime. Ogni secondo diventa prezioso per chi vuole arrivare e per chi, al contrario, non desidera partire. O meglio... di-partire. Del tempo, dunque, meglio non gettare via nulla. Neanche uno scarto. (Carla Montuschi)
Sorelle
Trilogia della sorellanza
Sorelle, il romanzo di Lidia Ravera, dipinge una rappresentazione intensa e sottile, in tre momenti, dell’archetipo di tutte le relazioni tra donne: la sorellanza. Sorelline. Sorellastre. Sorelle. Una trilogia di lunghi e intensi racconti, scritti dopo la morte precoce dell’unica e adorata sorella della scrittrice. Tre ampie narrazioni che descrivono con acume e commozione le diverse età del medesimo sentimento, quello dell’amore familiare. (Luca Gabriele)
Il giudice mite
Il pensiero, tra verità e dubbio
Gustavo Zagrebelsky, piemontese, è uno degli spiriti più brillanti della magistratura, un sostenitore convinto delle potenzialità di sviluppo della democrazia, uno strenuo difensore della carta costituzionale e della laicità dello Stato. (Redazione Virtuale)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008