Simonetta Agnello Hornby, La zia marchesa (2004)
Feltrinelli, 2004
I narratori, 322 pp.
Euro 16,00
imonetta Agnello Hornby affronta un tema non nuovo splendore e caduta di una famiglia aristocratica siciliana nella seconda metà dell'Ottocento con un piglio del tutto personale. Aleggia nelle pagine del romanzo l'idea che un "sesso malato" sia alla radice delle complesse e amare vicende che caratterizzano la vita della protagonista, Costanza, erede della nobile famiglia Safamita.
Il romanzo si apre con la nascita di Costanza, figlia dei baroni Safamita. I capelli rossi della bimba, le sue efelidi e la disperazione della mamma che non vuole vederla, tutto lascia intendere che la bambina non sia figlia del barone. Il dubbio, così pesantemente insinuato nella mente del lettore, viene poi lasciato in sospeso e quasi dimenticato.
La narrazione procede con la storia dell'infanzia e dell'adolescenza di Costanza, che, detestata dalla madre, trova i propri riferimenti affettivi nella servitù e nel padre che l'adora e la predilige rispetto ai figli maschi. Fra i due si instaura un vero e proprio legame d'affetto e di fiducia che porterà Costanza ad essere non solo l'erede materiale, ma anche la depositaria dello spirito del casato.
Sullo sfondo si muove con discrezione una servitù rispettosa e povera, insieme con una nobiltà già in decadimento.
Nella seconda parte, il ritmo del romanzo si fa incalzante, con un susseguirsi di avvenimenti e di rivelazioni che colgono di sorpesa il lettore. Costanza si sposa e porta nel matrimonio non solo i soldi, così necessari al marito marchese, ma anche tutti i problemi della propria sessualità non risolta e Costanza scopre anche, assieme al lettore, tutta la rete di tradimenti e di amori illeciti che spiegano i grandi segreti di famiglia. Sono purtroppo peccati che, anche se normalmente ben nascosti, sono destinati a tramandarsi, perchè, come dice padre Sedita, «la vittima, divenuta adulta, diventa a sua volta trasgressore». Insomma, nessun rimpianto per quel mondo.
La Agnello, nonostante il ritmo diverso adottato nelle varie parti del romanzo, riesce dominare perfettamente la materia narrativa. Il linguaggio della scrittrice, che inizialmente sembra rubato alla lingua inventata da Camilleri, diventa sempre più una lingua dove la presenza di termini e di strutture sintattiche siciliane tendono a rendere più incisivi i personaggi.
Del resto, come afferma la Agnello, sembra che il siciliano sia «ampiamente penetrato nella lingua italiana».
«Nell'abbassarsi, l'aria infuocata e viola, liquefacendosi dentro il cristallo posteriore della macchina, gli si schiacciò dentro gli occhi. Allora, per evitare lo sbattito, girò la testa. Ma s'icontrò di nuovo nell'incendio dei riflessi che, da Roserio, i vetri rimandavano su tutto l'orizzonte.»
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Anonimo, 8/10/'04
Un romanzo dominato da una sensualità stravolta: gronda incesti, pedofilia, sodomie, voyerismo, tutti ingredienti dal gusto forte che l'autrice sa graditi al grande pubblico. Volgarissimo, letterariamente parlando.