Susanna Tamaro,Va' dove ti porta il cuore Rizzoli, 2002
Bur. La Scala, 192 pp.
Euro 6,50
he cosè questuniverso colmo di stupore? recita uno dei versi posti a introduzione del testo vero e proprio ed è proprio questa la domanda che sembrano porsi le protagoniste. Un universo pieno di stupore per ciò che a volte le nostre esistenze ci riservano, per tutti gli scalini che dobbiamo salire prima di poterci voltare e guardare con pacata serenità il panorama della nostra vita.
Ecco dunque la storia del destino di tre donne, diverse eppure simili. Una serie di lettere che ha inizio il 16 novembre e termina il 22 dicembre. Una donna che scrive alla nipote lontana in un dialogo a senso unico, per cui quel che risulta è più che altro un diario, quasi un testamento. «Queste righe non prenderanno mai il volo per raggiungerti in America. Se non ci sarò più io al tuo ritorno, ci saranno loro qui ad aspettarti».
E in questo diario Olga ripercorre una vita, la sua, che è anche quella di una figlia problematica e di una nipote, giovane e intraprendente, nel difficile passaggio tra adolescenza e maturità: «In questi mesi, vagando nella solitudine della casa, gli anni di incomprensioni e malumori della nostra convivenza sono scomparsi. I ricordi che ci sono intorno a me sono i ricordi di te bambina, cucciolo vulnerabile e smarrito. È a lei che scrivo, non alla persona difesa e arrogante degli ultimi tempi».
Ora che Olga sa che non le rimane molto tempo, ora che, forse per la prima volta, è pronta a svelare ogni segreto della sua famiglia; e il suo lungo monologo diventa confessione di un cuore ancora pieno damore e non ci sono né dolore né rimpianto nelle sue parole, bensì la consapevolezza di aver vissuto e di avere imparato che la vita è un cammino tuttaltro che lineare.
Le parole della Tamaro toccano corde semplici e a volte sembrano sfiorare lingenuità, ma non sono mai superficiali ed è proprio per questo, per questa limpida profondità, che le pagine si lasciano leggere facilmente e altrettanto facilmente commuovono.
La giovane donna di un tempo, maturata e consapevole, parla alla giovane donna di adesso, alla nipote, e quello che in sostanza, attraverso il racconto di sé, vuole comunicarle è questo:
« quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va dove lui ti porta».
«[...]di pescivendoli, ortolani, fioriste, acquafrescai – insomma, tutta la vita traboccante di suoni di quella città libera, selvaggia, oscura e beata insieme, nota in tutta Europa per la sua gioia, di cui dava esca, talora, un ignoto quanto insensato dolore, giustificato, presumiamo, dalle precarie quanto strane sue condizioni politiche: di capitale di un regno senza fondamento di bontà o ragione, e perduto nello sfrenato Immaginario.»