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TRENTA POESIE FAMIGLIARI DI GIOVANNI PASCOLI PERMETTONO A CESARE GARBOLI DI INTERPRETARE UN'AREA OSCURA NELLA BIOGRAFIA DEL POETA |
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Trenta poesie familiari di Giovanni Pascoli (1990) |
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Per ritrovare dellItalia le mafie e i clan, il malaffare incistato nel potere e viceversa, gli scandali occultati e le emergenze dissennate, Manzoni piaccia o no - è sempre lì, lucido e disperato, a dire tutto. Ma per un altro pezzo del DNA nazionale, quello querulo, mammone e gnagneroso, il cui regno incontrastato è ormai di certo la tivù, Pascoli è non meno indispensabile. E, come le voci di dolore che la tivù inflaziona, Pascoli parla come un sintomo per lo più decerebrato, voce attonita duna musa morbosa e stagnante: al suo peggio, banale e monocorde come un intero festival di San Remo (fu la diagnosi di Arbasino, perfido e irresistibile, nel saggio Cip Cip di Certi Romanzi). Ma la scelta di Garboli è complice e geniale: le trenta poesie scelte («unantologia sul crinale della legalità») sono lette come «relitti di unautobiografia non voluta», in cui le omissioni contano più delle cose ammesse. Due sono i centri: il pasticciaccio dellassassinio del padre (pochi episodi nelle vite dei poeti «rispecchiano il nostro paese, e gli assomigliano come questo») e soprattutto lincesto «rimosso e felice» con le due sorelle, ménage à trois ben più inquietante «degli amori così ovvii» di DAnnunzio. Ma Pascoli, che non riflette mai la sua «radice malata liberandola, guarendola col darle coscienza di sé» è allo stesso tempo un poeta «superdotato» e un autore «ipocrita»: «sempre al di qua delle misure di grandezza che può dare solo il coraggio.» La cerca di Garboli quanto di peggio dunque Pascoli avrebbe potuto augurarsi - si muove dentro quella ferita mai suturata che la poesia «ipocrita» vorrebbe occultare sotto maschere variamente sublimanti. E mentre il poeta si compiace di rimozioni inesauste, pretendendo, per lampi dallucinata velleità, di travestirsi lui «mai cresciuto» - da vate e padre, «un orecchio italiano un po esperto ne riconosce subito linfezione, il marchio di fabbrica fascista.» - «Può sembrare strano, ma uno dei motivi che stanno alla base di questo libro va ricercato nella curiosità e nellinteresse verso la purezza di questo meccanismo - verso la straordinaria purezza del fascismo pascoliano, puro e mostruoso come la dolcezza dellalba .» [Sulla base di documenti inediti e del suo punto di vista di studioso dei malesseri psicologici che affliggono chi, come il poeta decadente, ha vissuto tragedie familiari, traumi infantili, legami morbosi, vedi anche I segreti di casa Pascoli in cui Vittorino Andreoli porta il lettore a visitare una sua ipotesi sulla vita del Pascoli e della sua famiglia.] A cura della Redazione Virtuale Milano, 24 aprile 2003 |
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I commenti dei lettori
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