Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame
Superbur Classici, Rizzoli, 2002
158 pp., ril.
Euro 4,99
a Storia della colonna infame è la storia di una cronaca giudiziaria. Nella Milano del XVII secolo un uomo viene visto aggirarsi con sospetto allalba. Questo sospetto basta per farlo arrestare con laccusa infamante di essere un untore, di avere cioè sparso per la città dellunguento pestifero.
Luomo, malgrado i supplizi della tortura, nega laccusa. Viene di nuovo torturato e finisce per confessare. I giudici, a questo punto, vogliono conoscere i nomi dei suoi complici, perché non può non aver avuto dei complici. Viene così tirato in ballo il suo barbiere. Anche questi, arrestato, prima nega, poi finisce per confessare sotto lo strazio della tortura, Viene così accusato un terzo uomo. E da questi, grazie allostinazione dei giudice, si giunge a scoprire una fantomatica catena di untori che ha al proprio capo un insospettabile, tale cavalier Padilla, di nobile lignaggio spagnolo. Anche questi viene arrestato, interrogato, ma non torturato. Ed alla fine scagionato. Tutti gli altri, invece, vengono condannati a morte e nel punto della città dove sorgeva la casa del barbiere viene fatta erigere una colonna, a monito immortale della riprovevole azione di aver diffuso la peste.
La storia della colonna infame di Alessandro Manzoni ha conosciuto due versioni, tra loro molto diverse per ispirazione e risultato stilistico: una prima versione, «componimento misto di storia ed invenzione», nella quale prevalgono gli spunti narrativi, i dettagli apparentemente insignificanti, magari pure inventati, lapprofondimento psicologico; ed una seconda versione che, dentro il solco della letteratura del vero, riduce al minimo il fuoco narrativo originario per dare spazio allanalisi storico-giuridica.
L'osservazione storica manzoniana, peraltro, non ha la forza profetica di unaltra versione della storia della colonna infame, quella di Pietro Verri di Osservazioni sulla tortura, pamphlet scritto nel 1777 e pubblicato nel 1804. Mentre Verri, infatti, scrive le Osservazioni con un intento espressamente politico: sostenere labolizione totale della tortura; Manzoni edulcora il suo scritto di ogni punta polemica per limitarsi al succo giuridico-civile, rimettendo tutta la responsabilità dellingiustizia subita alla responsabilità individuale. L'esistenza o meno della tortura è un fatto secondario.
Il limite della Storia di Manzoni è tutto qua: aver sacrificato gli spunti narrativi della prima versione, per trasformare il racconto in un saggio. Solo che il saggio era stato già scritto e per una causa di grande importanza civile.
Rimane la forza di un testo per la vertià, più famoso che letto sulla inaffidabilità dellanimo umano, che è diventato un simbolo per sgretolare i pregiudizi ed i luoghi comuni, tramutatosi, tuttavia, esso stesso in un grande luogo comune letterario.
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 19 gennaio 2004
© Copyright 2004 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net |