SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIORE E' UN ROMANZO IN CUI IL LETTORE VIENE MESSO IN GIOCO ALLA SCOPERTA DELLA FINZIONE NARRATIVA

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Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979)



Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore
Oscar Mondadori, Milano 1994,
pp. 305 Euro 7,23

el 1979, dopo sei anni di silenzio letterario, in Se una notte d'inverno un viaggiatore, lo «scoiattolo della penna», Italo Calvino, suscitando stupore e ammirazione, si mette a giocare con le scoperte della critica semiologica, e con i procedimenti messi a punto dalle teorie letterarie allora più alla moda.

Dopo aver attraversato, conosciuto ed essersi innamorato di molte «inclite metropoli, atlantiche e pacifiche», nel 1964 Calvino elegge, a sua stabile dimora, Parigi. Nella città «circondata da foreste di faggi e carpini e betulle,…e circondante a sua volta la Bibliothèque Nationale», si accosta agli ambienti letterari più sperimentali e all'avanguardia, avvicinandosi alle problematiche della semiotica, ovvero di quella disciplina che studia la vita dei segni, linguistici e non. Legge i testi teorici dello strutturalismo, frequenta le lezioni di Roland Barthes, stringe rapporti con il grande e originale scrittore Raymond Queneau, e con il gruppo dell'Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, "Laboratorio di letteratura Potenziale"). E così, in quel «crocevia tra scienza e letteratura», quale era appunto la cultura francese di quegli anni, Calvino sembra ritrovare «una seconda patria della sua fantasia».

Quindi, in Se una notte d'inverno un viaggiatore, non racconta più storie, secondo la prassi del raccontare tradizionale; ma, sollecitato dalla teoria della letteratura formulata nell'ambiente della rivista «Tel Quel» - per il quale «lo scrivere non consiste più nel raccontare, ma nel dire che si racconta» - narra, con un linguaggio «galileiano», preciso, concreto, razionale ed elegante, le forme della narrazione.

In un sottile, elaborato e originale gioco letterario, divertente e divertito, gli artifici, gli ingranaggi, i trucchi, le trappole della scrittura e della lettura vengono messi in opera, e al tempo stesso, nella finzione narrativa, consapevolmente ed esplicitamente scoperti e messi a nudo.

Attraverso il classico procedimento di mise en abyme (“messa a nudo”, l'artificio attraverso il quale il soggetto dell'opera viene trasferito a livello dei personaggi), la teoria del romanzo si rende visibile e trasparente, proprio nei progetti e nelle idee espresse dai due personaggi complementari: Silas Flannery (alter ego di Calvino) e Ermes Marana (responsabile di tutte le sostituzioni, traduzioni, falsificazioni dei testi, che costituiscono i romanzi «inscatolati» nella cornice).

Il principio strutturale è sconfiggere l'autore tradizionale, quel «fantasma dai mille volti e senza volto», che dietro ogni libro «garantisce una verità a quel mondo di fantasmi e d'invenzioni» che fanno la letteratura e la rendono più vera del vero.

E così, in questo «romanzo della teoria del romanzo», il Lettore che tradizionalmente ama le storie compiute, e che solitamente occupa la posizione terminale nella catena comunicativa, viene a trovarsi a immediato contatto con un anonimo ed impersonale Narratore, che lo chiama a farsi protagonista di una avventurosa lettura continuamente interrotta.

Dunque, l'intertestualità, la potenzialità riposta in ogni singolo testo di entrare in relazione con altri testi, non solo è implicitamente praticata da Calvino, il cui romanzo sembra richiamare molti altri libri, in particolar modo di Borges. Ma è anche, realizzata e concretizzata, nella finzione narrativa, seppur involontariamente, dal Lettore protagonista.

Questi, infatti, nella speranza di giungere alla storia completa, ogni volta rimane impigliato in frammenti di storie che continuano a rinviare l'uno all'altro, in una specie di labirinto.

Insomma l'odissea del Lettore protagonista appare caratterizzarsi come un avventuroso contatto con la narrativa moderna più all'avanguardia. Tuttavia, l'ironia di Calvino non annienta totalmente il modo tradizionale di raccontare, bensì nella cornice, accorda al lettore reale il piacere, negato al Lettore con la L maiuscola, di una storia narrata fino in fondo. E nel modo più convenzionale lascia che, l'eroe, il Lettore, sposi l'eroina, la Lettrice.

In realtà, Calvino non ritorna al racconto romanzesco: la storia che il lettore finisce di leggere nel letto matrimoniale è la sua storia, di lui che legge di come sta leggendo, ovvero: la storia del lettore che è letto.

E il romanzo di Calvino si fa così «letteratura e metafora della letteratura».

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Isabella, Udine, 1/11/'04

Abbastanza bello, ma mi è piaciuto di più "Il visconte dimezzato"...

Deborah Marinacci, San Giorgio del Sannio (Benevento), 24/08/'04

Letto molto tempo fa, per caso. Il caso che l'autore mette nel retino. Uno dei miei libri preferiti, uno di quei libri che ti fanno sentire individuo, e scopri invece che è un magnifico prodotto di massa. Amato da tanti, a segno di una sensibilità estesa, trasversale, temporale. Opera congrua, che parla a ciascuno con la sua lingua. Pas d'élite.

Franz Palma, Frosinone, 24/06/'04

Di Calvino sto leggendo praticamente tutta la bibliografia e quindi tutta l'evoluzione del pensiero, mi è sempre piaciuto come scrittore...il mio primo libro letto per piacere e non per dovere (scuola...) è stato Marcovaldo..un vero spasso...sono seguiti poi un pò tutti...dal Barone rampante al cavaliere inesistente passando per il visconte dimezzzato, le Cosmicomiche ed il sentiero dei nidi di ragno più recentemente...ora penso che inizierò a leggere Lezioni Americane...

Eli, Torino, 22/06/'04

Geniale

Alema Pisu (AlemaPisu@hotmail.com), Alessandria, 25/05/'04

Un libro decisamente fantastico!!!!!!!! mai letto un libro così raffinato e simpatico contamporaneamente. È la prima volta ke leggo lo stesso libro più volte

Ilenia, (ilecivetta@libero.it), 17/02/'04

E' il romanzo che ogni lettore "avrebbe voluto scrivere". Dentro c'è l'attenzione per quel lettore affamato e curioso, che per e con i libri compie il suo personalissimo viaggio, reale e metaforico. C'è l'editore, che taglia, aggiunge, commenta e produce. E c'è l'autore, manovratore come Calvino e manovrato come Silas Flannery. "Se una notte d'inverno..." è un meta-romanzo che affascina e diverte il lettore, e sicuramente anche Calvino: cimentarsi con 10 modelli letterari per ricavarne dei riuscitissimi incipit dev'essere il sogno di ogni scrittore!

Irene Cecchi ,Saltara, 18/01/2004

E' strano accorgersi come crescendo scompaia il bambino che é in noi, che dopotutto ci é appartenuto nel periodo più bello della nostra vita... ma é anche stupendo accorgersi come il suo scomparire non sia mai definitivo, in quanto persone come Italo ce lo lasciano rigustare in un modo assurdamente vero... in un modo ingenuo e inconsapevole, com'é poi la particolarità dei bambini.


maria rosaria itri, (Wilde85@libero.it), Cassino (Fr), 04/12/03

Ho incontrato dialoghi con Leucò, così, quasi per caso. In una delle solite lezioni di Filosofia, viaggio alla ricerca di un'identità, quella dell'Idealismo. E siamo approdati su d'una spiaggia forse un pò inesplorata nella micragnosità del mondo scolastico. C'è venuto incontro Pavese, c'ha regalato immagini leggiadre di una mitologia che è contemporaneamente mero, irrazionale, accadere e puro terrore di questo esser tale. Dargli voce, articolandolo, tentandone un'intrinsica razionalità: questo i dialoghi con Leucò.


Agnese Bregnocchi (agneseb@inwind.it), Roma, 12/09/'03

Sono piccola, è vero, ho solo 15 anni e due anni fa ho scoperto calvino grazie alla mia prof e al "Barone Rampante" ma quando ho iniziato a scoprirlo meglio, e ho letto questo libro, sono stata rapita, non da un libro, ma dal libro. IL libro, quello che comunica con il letore, che riesce a mescolare il fumo di una locomotiva con le parole, che riesce a descrivere il percorso che fai in libreria i problemi che hai quando inizi a leggere, insomma, MI DESCRIVE! ho provato a far leggere questo libro a qualcun altro, ma non ho avuto grande successo. questo è il mio libro preferito, e credo che lo rimarrà a lungo. ciao


Stefano Santini (santini.architetto@tin.it), Roma, 23/07/03

Calvino...scompone e ricompone il romanzo più volte. Ogni volta ci va rivivere una nuova esperienza letteraria. Vedendola dal lato cinematrogafico, Tarantino ci ha messo più di trent'anni per riprorre il meccanismo sul grande schermo (pulp fiction), di storia scomposta e ricomposta. Penso che sia l'opera tecnicamente più riuscita di Calvino, anche se il mio cuore è legato alle Città Invisibili (.....sono architetto).


Giordano Fabbri (giordanofabbri@tin.it), Rimini, 12/05/03

Questo è stato il primo libro che ho letto di Calvino. Anche se in certi punti può sembrare pesante alla fine ho capito che ne è valsa la pena leggerlo perché anche a me piacerebbe essere un VIAGGIATORE NOTTURNO CHE VAGA FUORI DALL'ABITATO DI MALBORK.


Giulia Perego (dario.perego@tiscalinet.it), Senago (Mi), 12/05/03

È un libro fantastisco ed oltre ad esserlo è anche la vera testimonianza della pura crudeltà della vita nei lager.


M.P, Desio (Mi), 25/04/03

Sto preparando la tesina per la maturità e ho deciso di incentrarla su questo libro. Tante volte soprattutto per chi frequenta il liceo classico, il libro diventa oggetto si analisi che si fa sempre più particolareggiata e profonda fino a far dimenticare in realtà un libro cos'è. un libro è prima di tutto ciò che racconta una storia, storia che non può vivere se non nella mente del lettore. l'immaginazione dello scrittore fissata sulle pagine di un romanzo, entra in contatto con quella del lettore dando origine al mondo invisibile delle possibilità letterarie.


Sandra (sandragariano82@hotmail.com), Parigi (Francia), 16/03/03

Raggiungo col pensiero floythebarbar quando dice che all'inizio questo libro da i nervi ma che è un piacere leggerlo. E divido il sentimento di Marta Rossi che dice che è un bel libro si, ma adesso che mi tocca, come a Marta di fare il riassunto....non so a che ora andro a dormire stanotte ma non sara facile. Peccato che Marta non abbia lasciato il suo e-mail; magari mi avrebbe dato qualche consiglio per il riassunto.


Federica Loda, Castenedolo, Brescia, 21.10.2002

Penso proprio che questo libro sia uno dei migliori di Calvino in quanto provvisto di itrigannti storie che lascino la suspance della fine. In certi punti sembra che il Lettore parli direttamente con chi legge. Compliment fes Italo!!


Davide Campione (intenzionato1@inwind.it), Roma, 07.10.2002

Un grandissimo testo che ho conosciuto troppo tardi, un peccato che non possa essere inserito tra quei libri proposti dai docenti scolastici delle scuole superiore come romanzo d'avanguardia. Anche se a ben vedere,il libro si snoda su 2 livelli:uno di comprensione abbastanza semplice,"giocosa" basata sulla ricerca frenetica del testo da terminare; l'altro su come lettore (medio), lettrice (ideale), autore e universo testuale comunicano tra loro scambiandosi piu'volte i ruoli. E su come (forse) la mistificazione nella letteratura (x opera di ermes marana) possa in realta' essere una corretta chiave di lettura x la realta'.


Ale Musto (alemus@tin.it), Roma, 02/09/2002

Semplicemente bellissimo


Marta Rossi, Milano, 20.06.2002

Che dire? Bello il libro, un sacco di storie le une dentro le altre. Quando si legge va tutto bene, ma pensare che devo farne il riassunto????? Aiuto!!! Comunque complimenti a Calvino


(floydthebarber83@yahoo.it), Roma, 25.03.2002

Carissimi professionisti della lettura, chi vi scrive è un pivello che ha appena incominciato il suo percorso di letture, anche se un pò tradi. Ammetto che inizialmente questo libro mi ha dato un pochino sui nervi, ma poi capito com'era l'andazzo e l'ho presa con filosofia, e ho continuato a leggere soltanto per la curiosita di conoscere nuovi inzi di storie. Ho appena finito di leggerlo, si proprio in questo momento. Mi ritengo fortunato di averlo al mio primo (o quasi primo) libro. Vi saluto ciao ciao.
PS. ma ho una curiosità: tutti quei libri citati esistono veramnte??????


Alessandro Papa (papa.alessandro@creval.it), 19.03.2002

Forse cominciare dieci racconti in un racconto solo e non poter provare la soddisfazione di conoscerne se non la fine almeno uno sviluppo appagante ti porta ad essere quasi logorato. Ma in fin dei conti è il piacere di leggere per leggere che viene valorizzato. geniale, e il finale è ancora meglio. Peccato essere arrivato a questo libro così tardi.


Camilla Trevisan (camy.17@libero.it), Verona, 14.03.2002

Semplicemente geniale, avvincente e assolutamente unico nel suo genere. Un grande libro davvero, meriterebbe maggiore considerazione!


Nicola Cozzolino (jamirentropia@inwind.it), Palma Campania, Napoli, 3.03.2002

E' indubbiamente una piacevole alternativa ai romanzi adolescenziali di King o ai "pubescenti" racconti di Asimov. Il libro accellera e frena di continuo ma mai si intorbidisce: un piacevole orgasmo intellettivo che genera un discreto brivido finale alla nuca. Di libri italiani così ce ne dovrebbero essere di più.


Itala Calvino (bila_kay@libero.it), 27.10.2001

E' scritto da un bravo italiano.


Chiara Munafò, (emunafo@pelagus.it) Roma 04.07.2000

Italo Calvino lo ha definito, in una conferenza, "romanzo sul piacere di leggere romanzi" e a me, la fame della lettrice, indebolita dalla routine quotidiana, l'ha fomentata tanto che non vedo l'ora di affrontare altre storie, altri mondi, altre parole.

E' bello.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 14 lug 2006

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