Se questo è un uomo, di Primo Levi venne scritto dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz

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Se questo è un uomo (1947)



Primo Levi, Se questo è un uomo
Einaudi, 1981
pp. 221/Euro 14,46

    «Quando non si riesce a dimenticare, si prova a perdonare»

critto da Primo Levi fra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove l’autore era stato rinchiuso dalla fine del 1943 e pubblicato per la prima volta nel 1947, Se questo è un uomo non ottenne un successo immediato. Nel 1956 la casa editrice Einaudi, la stessa che ne aveva rifiutato la pubblicazione nove anni prima, lo accolse fra i "Saggi". Da allora Se questo è un uomo é divenuto un successo editoriale pubblicato e ristampato in tutto il mondo.

Nel libro viene descritto il periodo di prigionia compreso fra due terribili inverni nord europei, inverni durante i quali il narratore vede numerosi suoi compagni morire di stenti a causa delle proibitive condizioni ambientali, del precario stato igienico-sanitario del campo, del lavoro massacrante. Levi si trova dinnanzi a un sistema, il lager, organizzato e finalizzato all’annientamento della dignità umana. Dentro questo folle progetto di distruzione, l’uomo non riesce più a provare pietà, non conosce più l’amicizia, la ribellione, la speranza: si cura solo, assurdamente, di non morire e per questo lotta; combatte per mantenere in piedi quel mucchietto di ossa, senza altro scopo che non sia quello di aggiungere sofferenza alla propria condizione.

In una pagina straordinaria, eppure terribile, che sembra quasi voler ammonire il lettore, Levi narra la pubblica esecuzione di un prigioniero responsabile di una tentata ribellione; rientrato nella baracca l’uomo non riesce a guardare in faccia il suo compagno: «Quell’uomo doveva essere duro, doveva essere di un altro metallo del nostro, se questa condizione, da cui noi siamo rotti, non ha potuto piegarlo. Perché anche noi siamo stati rotti, vinti: anche se abbiamo saputo adattarci, anche se abbiamo finalmente imparato a trovare il nostro cibo e reggere alla fatica e al freddo, anche se ritorneremo. Abbiamo issato la menaschka sulla cuccetta, abbiamo fatto la ripartizione, abbiamo soddisfatto la rabbia quotidiana della fame, e ora ci opprime la vergogna». I più fortunati riescono a migliorare le proprie condizioni, i più deboli cadono sempre più in basso: ma che giovamento traggono i primi dal sopravvivere sulle spalle dei secondi, che vita sorge dallo spettacolo quotidiano dell’annientamento dei propri simili?

In una sua poesia del 1946, Il tramonto di Fossoli, Primo Levi si esprime in questi termini: «Io so cosa vuol dire non tornare, / e attraverso il filo spinato / ho visto il sole scendere e morire, / ho sentito lacerarmi la carne / le parole del vecchio profeta…». "Sapere”, dunque, per lo scrittore coincide con il vedere e con il sentire, con il vedere pensieri di morte e con il sentire nella propria carne le parole. Per chi non ha provato questa esperienza sulla propria pelle non è possibile comprendere: ci si può fermare ad una più pacata intuizione, allo sdegno, alla commiserazione, ma il sapere è un’altra cosa, inesplicabile, puramente fisica.

“Sapere” è vedere dinanzi a sé un uomo che tenta di ridurre la tua vita a una condizione bestiale; eppure, chi compie tale azione è un uomo, non una incarnazione della malvagità, non un demone, perché questi sono prodotti della fantasia e come tali sono ancora comprensibili. L’uomo invece, forse l’ammonimento fondamentale che si può trarre dal romanzo di Levi, non lo è.

Non si può comprendere il lager, si possono piuttosto cercare di capire le cause che hanno portato alla sua creazione, tentare di spiegare i comportamenti del popolo tedesco e del popolo ebreo. Molto più difficile diventa conoscere in maniera profonda e intima chi in esso è stato rinchiuso, chi una volta libero ha sentito in sé risvegliarsi la coscienza e ha capito cosa significa esserne privati, chi dinanzi alla libertà finalmente conquistata ha sentito l’inerzia trattenerlo e ha lottato contro quest’altro nemico invisibile, subdolo, cercando di raffigurarlo per allontanarlo da sé, ma sentendolo inafferrabile, lontano da ogni uomo ma non tanto da non sentire il bisogno di metterli in guardia.

Se questo è un uomo nasce dunque dall’uomo, ma non è un’opera della sua fantasia, non può essere recepito come tale; scrivere queste pagine è costato sofferenza e, in qualche modo, lo scrittore pretende da noi uno sforzo analogo, disumano: cancellarci come lettori, sentire dentro noi quella stessa sofferenza fisica, fatta di ore, giorni e anni, sentire sotto le nostre scarpe pesanti e lacerate l’onnipresente pantano o, almeno, tentare di immaginare che qualcuno quelle sofferenze le ha provate veramente.

Se “comprendere” per Levi coincide con l’ ”immedesimarsi”, questo non implica la necessità di un supporto, la nostra fantasia, sulla quale fare rivivere le esperienze narrate nel testo? Ma così facendo non si rischia di entrare in un circolo vizioso, ovvero fare ricadere nelle categorie conosciute ciò che in realtà non comprendiamo, né conosciamo direttamente? Si prenda ad esempio la descrizione degli ultimi dieci giorni di vita nel campo: essa sembra prendere a modello una rappresentazione dell’Inferno in cui uomini malati vagano strisciando come vermi in mezzo a cadaveri e sterco; gelati, nudi e affamati, non sembrano più persone ma larve alla ricerca di un po’ di calore, esseri apparentemente fuori da questo mondo… E invece no: si tratta di esseri di questo mondo, i quali hanno solcato proprio questa terra, ricoperta da quei cadaveri che, un tempo, sono stati uomini sani e reali. L’inferno è una creazione umana.

Siamo ben lontani dall’ideale tardo-romantico, per la verità e significativamente più narrato che vissuto, della conoscenza che si raggiunge tramite la sofferenza fisica, e da quello eremitico delle pene corporali, dei digiuni, delle notti insonni come strumento in grado di avvicinarci al divino, dall’esigenza insomma di ottundere le proprie menti per semplificarne gli orizzonti, per ricadere in un discorso ancora una volta a suo modo estetico, culturale e rituale ed in definitiva umano. Il lager è diverso: la stessa lotta per la vita all’interno di esso non può essere valutata sociologicamente, come se tutto fosse stato un gigantesco esperimento, poiché all’interno del lager non vi è speranza di uscita, e un uomo senza speranza non lotta per continuare a sopravvivere. Forse la paura è il motore primo dei comportamenti, ma come ammetterlo? E allora bisogna forse abbandonarsi alla lettura e fingere di leggere di esperienze ormai lontane nello spazio e nel tempo dimenticando ciò che lo stesso Levi diceva: «È accaduto, può accadere di nuovo»?

Se questo è un uomo è un libro rigorosamente semplice e asciutto nella scrittura, senza domande, ma colmo di riflessioni in grado di sollecitare costantemente il lettore. Proprio qui sta la sua potenza espressiva, integra e attuale malgrado tanti anni dalla sua pubblicazione: nel suo presentarsi ai nostri occhi come un libro impossibile, impossibile da scrivere e da riscrivere; un romanzo che, trattando di genocidio, sa portarci in contatto con i misteri più insondabili e raccapriccianti insiti nella natura umana.

A cura della Redazione Virtuale di «ItaliaLibri»

Milano, 20 dicembre 2001

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Raffaella, 31/10/'04

Della lucida e obiettiva testimonianza di Levi mi ha colpito soprattutto il racconto della metamorfosi fisica e morale subita durante la prigionia nel Lager e delle inaspettate capacità di adattamento che hanno permesso a lui e ad altri di sopravvivere all'inferno della disumanizzazione.

A un certo punto Levi definisce il Lager "una gigantesca esperienza biologica e sociale" l'ideale per un ipotetico sperimentatore che volesse studiare "il comportamento dell'animale-uomo di fronte alla lotta per la vita". Mi ha sorpreso che il Lager emerga come una sorta di microcosmo di "follia geometrica", assurdamente razionale, con una sua topografia, una sua economia e una sua moneta (il pane), con gerarchie sociali, cerimonie e riti.

Insomma un sistema, regolato dalla maniacale precisione tedesca, un "groviglio di leggi e divieti", di lingue, dove tutto è sovvertito e si deve reimparare a vivere: cambiano i valori morali (il concetto di bene e di male, di fortuna) e materiali (preziosissimi diventano un piccolo pezzo di pane, una scarpa, un cucchiaio, un brandello di stoffa), nasce persino un gergo ("Morgen fr", domani mattina, significa "mai"), nuovi sono i sogni, i bisogni, nuovi gli istinti, che indeboliscono fino quasi a spegnere le emozioni, i sentimenti.

Anche lo spazio e il tempo assumono una diversa dimensione. Lo spazio esterno è dominato dalla neve, dalla pioggia e dal vento gelido, dalle "nuvole maligne", dal fango onnipresente, dal grigio del ferro, del cemento, del fumo; quello interno dall'angustia dei dormitori.

Il tempo del campo, "sterile e stagnante", scandito dalla posizione di un sole così freddo e bianco che si può guardare fisso, per i prigionieri è un non-tempo: le ore, i giorni, i mesi passano tutti uguali e sono subito annullati, dimenticati.

Questo mondo ha suoni, voci e odori propri. Ogni Haftling una volta entrato assume il caratteristico odore che impregna ogni cosa nel Lager, ma sono soprattutto i suoni a scandire questa nuova vita. Ci sono quelli imposti dai tedeschi: il suono della campana e della sirena; la musica infernale delle marce tedesche, accompagnata dal rumore degli zoccoli di legno dei prigionieri, "automi" costretti a quella umiliante "danza di uomini spenti", imperdibile spettacolo per le SS; gli ordini in tedesco o in polacco, tra tutti, il micidiale e angosciante "Wstawa" della sveglia, una condanna rinnovata ogni mattina che strappa dalla breve e tormentata pausa del sonno. Ci sono i rumori dei prigionieri, che raschiano il fondo della gamella, che schioccano le labbra perché sognano di mangiare.

Insomma un "mondo feroce", dove la solitudine di ognuno è disperata e atroce, la lotta per la sopravvivenza spietata, ma "che pure era un mondo". Allora si scopre che l'infelicità perfetta non esiste, che l'assillo dei disagi materiali come il Freddo, la Fame, la sete e le percosse, paradossalmente salva perché impedisce di pensare. Allora emergono "forze sotterranee" insospettate e innumerevoli vie per non morire: si salva chi è fortunato, ma anche chi impara a economizzare le forze e le parole, ad affinare i sensi (per distinguere il livello del secchio di urina ed evitarne la vuotatura o per adocchiare al volo la scarpa giusta), ad aguzzare l'ingegno e l'istinto, la volontà, la pazienza; chi impara a rubare e a non farsi derubare, a trafficare; chi non obbedisce passivamente e chi non cerca di capire, chi riesce a "spegnere la coscienza", a non avere pietà.

Ma resiste anche chi ricorda versi illuminanti del Canto di Ulisse e riesce a riconoscere, nonostante tutto, un amico, a riconoscere l'umanità dietro l'abbrutimento; chi vuole sopravvivere per raccontare.

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza."

Vincenzo Fierro, 7/10/'04

Dire che è un bel libro nn basterebbe l'ho letto tantissime volte e nn scorderò quello che è successo

Anny, 25/09/'04

E' un libro interessante, sn riuscita ad apprendere maggiori notizie sulla condizione degli ebrei che venivano relegati nei campi di concentramento, non so cm facevano a resistere xké le lr condizioni erano pessime, li torturavano, nn c'era igene, li markiavano...in poke parole li trattavano cm dei animali, anzi peggio...e mi disp molto sapere ke probabilmente tto ciò si ripeterà...magari nn agli ebrei ma a altre popolazioni innocenti...kix

Sefira Dita, Concesio (Bs), 15/09/'04

Si dice che la storia insegna.. non è vero.. l'orore si ripete.. e così sarà persempre.. ogni uomo o donna che sia dovrebbe leggere questo libro.. perché ogni singola sofferenza provata da primo levi riesci a sentirla nella tua testa, sotto la tua pelle.. tutto questo è accaduto ed accade tuttora.. PEACE AND LOVE FOREVER.. Sefira

Marivita B, Ginosa (Ta), 9/09/'04

A me piace leggere libri che trattano questa tematica. . . Ho già letto entrambi i libri di elisa S. e molti altri vi assicuro che in ogni libro c'è l'umanità che mancava quando gli autori vivevano il tempo dell'ANTISEMITISMO TEDESCO. . . in ogni libro ogni particolare è descritto in modo tale che tutti capiscano quali crudeltà sono stati capaci di compiere . . . UN INVITO DAL CUORE A LEGGERE QUESTO TIPO DI LIBRI E A DOCUMENTARSI AFFINCHE' L'ORRORE NON SI RIPETA!!!

Gabriele Martorana, Gallarate (Va), 10/07/'04

Libro "testimonianza-storico"su come si svolgeva la vita all'interno di un lager nel periodo nazista.Sicuramente 1testo che ci da grandi insegnamenti etici e morali su una vita fatta di semplicità,dolore,sconforto e solitudine,davanti al rammarico di non poter + ritornare "a casa" e riabbracciare i propri cari,ritornando ad essere un uomo dignitoso.Quasi una scia di incredulità nel chiudere il libro e osservarci attorno oggi nel 2004.La prima domanda certamente è se si poteva veramente vivere così e con che coragio tirare avanti.Forse Levi non è mai riuscito a capirne il perché,e questo forse spiega il suo suicidio. Fra i + bei libri mai letti;consigliato.

Mattia, Carpineti (Reggio Emilia), 25/06/'04

Primo Levi ci ha voluto far conoscere l'esperienza che l'ha portato al suicidio

Mary, Terni, 14/06/'04

Questo libro riesce a esprimere alla perfezione l'emozioni e l'esperienze drammatiche che siano,che l'autore ha vissuto. Riesce a comunicarci l'importanza di nn dimenticare,per nn commettere gli stessi orrori,perké mai +qualcuno debba soffrire così atrocemente ,perké mai + sia calpestata la dignità di un uomo.Inoltre io stimo molto Levi in quanto nn si è mai lamentato di ciò che ha dovuto subire e nn ha mai condannato i tedeschi,MAI!LA STORIA NN DEVE ESSERE DIMENTICATA. M.'90

Axl Gasbarro, Castel Di Sangro (Aq), 9/06/'04

Libro molto realista che fa capire a cosa può arrivare l' umantità per questioni economiche,perché è propio per questo che la popolazione ebrea è stata sterminata e non per come alcuni hanno voluto farci credere(razza ariana).Al di là di tutto primo levi è stato un grande scrittore e penso di portarlo agli esami di maturità. Arrivederci

Simona Mottoi (simunz@tiscali.it), Olbia (Ss), 9/06/'04

Ho letto recentemente se questo è un uomo per la scuola e l'ho trovato meraviglioso e emozionante. anche se ho solo 14 anni ho capito cose fondamentali della vita e soprattutto sono cresciuta. prima sapevo vagamente quello che era accaduto nei lager anche se avevo letto altri libri su quel periodo. sarà che quest'anno ho studiato più approfonditamente la 2 guerra mondiale, ma ho appreso veramente tutto solo da un libro. un magnifico libro pieno di coraggio,paura,perseveranza,amicizia e speranza.e molto altro ancora. uno dei libri più belli che io abbia mai letto. se avete più o meno la mia età e volete dirmi la vostra opinione scrivete a simunz@tiscali.it CIAO!

Ilaria, Piedimonte Matese (Caserta), 30/05/'04

Il libro "Se questo è un uomo" è il più bello che abbia mai letto in tutta la mia carriera scolastica... è un modo per non dimenticare le atrocità e la crudeltà dell'uomo del'900. si, perché penso che non si debba assolutamnte dimenticare un qualcosa di così meschino...semplicemente per non fare gli stessi errori...errori che autodistruggono l'umanità!!!!!

Milena Rodi, Milano, 18/05/'04

Stupendo libro, emozionante,ma allo stesso tempo pesante su alcune immagini.

Federica Nicoletti, Cosenza, 13/05/'04

Ho letto recentemente il libro di Primo Levi e devo dire la verità è un libro che mi ha colpito particolarmente e mi fatto capire quanto quest'uomo abbia sofferto nel periodo della guerra...credo che sia il libro più interessante che abbia letto ed è una vera testimonianza di quel periodo atroce!Un saluto a tutti


Edoardo Ferretti, Roma, 9/05/'04

Questo è il più bel libro che io abbia mai letto perché mette in risalto i problemi dei prigionieri dei lager.Parla delle loro difficoltà,le loro paure e le loro speranze.

Francesca Rossi (rossi@virgilio.it), Milano, 28/04/'04

Si...Primo Levi aveva ragione, è inutile cercare di comprendere, inutile chiedersi il perchè, inutile porsi domande, l'importante è che questo messaggio non vada perso, e che qualcosa riesca ad arrivare a coloro che verranno dopo di noi, per un solo ed unico scopo: perchè NON SI RIPETA MAI PIU'

Martina Vincenti (vincentif@libero.it), Porano (Terni), 17/04/'04

Ciao a tutti!Per puro caso mi son trovato a commentare una poesia e senza pensar troppo mi è venuta in mente la poesia di Primo Levi"Se questo è un uomo"...Che dire...non ci sono parole pe descrivere il significato profondo,intenso e anche "drammatico" che mi trasmette l'autore.Si tratta di un vero e proprio capolavoro che dovrebbe far riflettere molto la società di oggi!!!E' una poesia molto molto affascinante anche se leggendola mi fa venire una rabbia a causa della crudeltà che ha perseguitato gli uomini.Un bacio a tutti.

Anna (anna_89@libero.it), Salerno, 06/04/'04

Io ho cercato di leggerlo tutto per la scuola ma non ci sono riuscita per le cose raccontate e soppratutto perchè sapevo che ciò che era scritto era vero quindi arrivata a pagina 100 mi sono arresa quindi penso che tutti i dittatori come hitler debbano fare la stessa sorte di quei poveri uomini vecchi e soprattutto bambini.

Erika Piano (erika.piano@libero.it), Caramagna (Cuneo), 06/04/'04

E'un libro noioso e crudele, ma bisogna considerare il fatto che è stato scritto da Primo Levi e lui non è uno scrittore

Mariuccia, 20/03/'04

io credo che questo libro sia bellissimo e profondo; è la testimonianza che un crimine del genere non deve più accadere... questo libro parla della privazione della cosa più importante per un uomo e cioè la libertà ma non solo: la dignità e l'amicizia

Iacopo Marucelli (iacopo79@hotmail.com), Firenze, 16/03/'04

LA FAME DI POTERE E' DENTRO OGNUNO DI NOI E PURTROPPO IN MOLTI CASI PRENDE IL SOPRAVVENTO SU NOI STESSI....CASI ESTREMI COME QUESTO FANNO RIFLETTERE MA LA SOCIETA' MODERNA CI SPINGE SEMPRE PIU A CERCARE DI SOPRAVVALERCI SUL PROSSIMO PER ARRIVARE AI "NOSTRI" SCOPI...COSA VUOI DAVVERO? COSA TI FA TORNARE ALLEGRO NEI MOMENTI DI TRISTEZZA? DOVREMMO UN PO' RISCOPRIRE I VALORI. SEMBRA UNA FRASE FATTA MA E' LA PURA VERITA'. CIAO!

Anette Faane Aasb, Bergen (Norvegia), 02/03/'04

Sono una raggazza norvegese e ho letto il libro Se questo è un uomo. E' un libro stupendo, grandioso. Spero che tutte le persone che lo hanno letto riflettano e capscano che una così tale crudeltà non può nascere mai più.

Matteo, 01/03/'04

Io l'ho letto ed ho capito. ho capito il male che l'uomo può fare all'uomo. E' un commento di vita. qui si capisce come la fame di potere può "bacare" la mente di molti "potenti". ma dobbiamo metterci in testa che ciascuno ha un pò di odio. quell'uomo che disse che gli ariani erano più importanti aveva tutto l'odio che poteva dare. siamo pericolosissimi. Perchè, però, non hanno fatto un attentato ad hitler? Questo libro è superbo. il migliore che abbia mai letto. il linguaggio è scorrevole e appassionante. quasi un'eterna avventure tra inferno e paradiso.

Esther Corsi, Siena, 26/02/'04

Secondo me questo è un libro senza dubbio "affascinante" ed assai cruento, bello e importante per non dimenticare. Come tutti ormai dicono, è quasi diventata una moda ,ma è altrettanto noioso e monotono. Nel cuore di Levi non vi è speranza, una speranza sicura, lui si proclama ebreo, ma non parla da ebreo, se fosse veramente credente, vedrebbe in tutto il disegno di dio,io parlo do cattolica ma ciò che dico,anche se non verificabile interamente nel mio credo è sicuramente veritiero,non dico che sono assolutamente nel giusto, mi posso anche sbagliare ma senza dubbio ciò che dico è frutto di una esperienza personale

Cristina, Cuneo, 26/02/'04

E' un libro che tutti dovrebbero leggere per non dimenticare le atrocità compiute da delle menti malate...

Martina, 23/02/'04

E' UN BEL LIBRO E SERVE PER NON DIMENTICARE, E NELLA SPERANZA CHE IN UN FUTURO UN ODIO COME QUELLO NAZISTA MAI PIU' ABBIA MODO DI MANIFESTARSI. PRIMO LEVI HA SOPRAVISSUTO AI CAMPI DI STERMINIO...LEGGETELO! VI AIUTERA' A CAPIRE E A RICORDARE MEGLIO!!!!

Lory, 13/02/'04

Anche se ho solo 13 anni ho letto questo libro, credo che chiunque dovrebbe leggerlo, soprattutto i ragazzi della mia età, perchè aprano gli occhi al mondo ....................PER NON DIMENTICARE

Antonella, Varese,06/02/'04

Ho appena finito di leggere questo stupendo libro...!Devo dire a tutti coloro che non l'hanno ancora letto di leggerlo il prima possibile perchè fa rifflettere molto sulle discriminazioni razziali e regala molte emozioni, anche ai lettori più piccoli. Io l'ho letto a 13 anni la prima volta ora ne ho 15 e l'ho già letto 3volte.Quando non sapete cosa fare non guardate la tv perchè è piena di cavolate ma leggete un buon libro...!Buona Lettura a tutti un bacione Antonella

Stefano Poletti (steno.p@tiscali.it), Verona, 05/02/'04

L'aver visitato il campo di concentramento di Dakau e l'aver letto questo libro subito dopo mi hanno fatto capire molto meglio la sofferenza vissuta da tanta gente...questo libro l'ho consiglio a tutti, uno dei pochi che, una volta finito, ti trasmette quel momento di riflessione tanto importante quanto ricercato...

Virginia Bicchi, Montespertoli (FI), 02/02/2004

Credo che questo libro sia veramente un capolavoro...é la seconda volta che lo leggo ed ogni volta capisco qualcosa di nuovo, comprendo meglio quello che é successo. Consiglio a tutti di leggerlo perché non credo che ci si debba avere un'età precisa per poter leggere questo libro,perché un libro,qualsiasi libro,cresce con il lettore; ad ogni età si ha una visione diversa del contenuto,a 13 anni riuscì solo ad interpretare il fatto,adesso a 4 anni di distanza riesco anche a percepire le emozioni dello scrittore che,a mio parere,ha dimostrato un forza non indifferente nel raccontare in modo così dettagliato tutti gli abusi subiti nel campo di concentramento.


Valerio Fasi, Torgiano (Pg), 28/12/03

Ciao sono valerio e ho 15 anni. Secondo me se questo è un uomo è un libro stupendo e grazie a tale ho imparato tante cose, ma soprattutto sono cresciuto!!!!!!!!! Ciao dal vostro carissimo VALERIO.


Enzo Bruno (info@cigariano.it), Ariano Irpino (Av), 18/11/'03

I fatti narrati si svolgono prevalentemente nel campo di concentramento di Auschwitz,in Polonia.L'ambiente e' quello del terribile lager,caratterizzato da una totale mancanza di vita e colore.La vicenda inizia nel gennaio del 1944 quando l'autore,allora partigiano,e' prima catturato e' poi deportato ad Auschwitz,nel campo denominato "Buma" (dal nome di una gomma sintetica che teoricamente dovrebbe essere prodotta in tale luogo).E' l'immagine iniziale del treno,chiuso,affollato,freddo che introduce alle durezze che aspettano i deportati al loro arrivo.Infatti ad Auschwitz ogni prigioniero e' spogliato,rasato, offeso e costretto a rivestitirsi con abiti spesso troppo stretti e con scarpe che gli lacerano i piedi. Comincia cosi' quella parte dell'opera che puo' essere definita come l'iniziazione dell'uomo libero a individuo del lager,quel processo che portera' all'annullamento dell'umanita' dell'individuo fino a ridurlo ad uno dei tanti spettri visti di sfuggita dallo stesso autore prima di arrivare a destinazione.Le azioni descritte rivelano soprattutto la capacita' del prigioniero di adattarsi al nuovo sistema di vita per riuscire a sopravvivere.Altri fatti narrati riguardano soprattutto la durezza fisica nella vita del lager:il lavoro massacrante nel freddo invernale vestiti di una misera camicia,le terribili selezioni,la fame sempre presente. Il protagonista e' ,come si e' gia' chiarito lo stesso autore.Di lui sappiamo poco per cio' che rigurda l'aspetto fisico ma conosciamo invece il carattere, caratterizzato da profonda ingenuita' e fiducia negli uomini nella prima parte dell'opera. Ad opera conclusa il personaggio si e' fatto piu' accorto, attento, scaltro.Sappiamo inoltre che e' un chimico e che parla un po' il tedesco.Altri personaggi presenti ci vengono presentati solo per la loro capacita' di adattamento al lager.Ricordiamo in particolare Alberto ( che e' all'interno del lager il miglio amico dell'autore), caratterizzato da un grande istinto naturale; Null Achtzehn (uno dei molteplici compagni di cuccetto di Levi),giovane e ingenuo ;i greci di Salonicco,abili commercianti estremamente diffidenti e scaltri ;Piero Sonnino il romano,piu' fortunato che altro;Fisher,uno degli ultimi arrivi e percio' inesperto,Jean,il pikolo (aiutante), scaltro, mite,amichevole e molto forte fisicamente,Lorenzo,l'operaio civile italiano generoso e disponibile, Charles ed Arthur,dei Vosgi, incontrati nell'infermeria (Ka-Be) durante gli ultimi 10 giorni (gli ultimi 10 giorni di permanenza nel campo fino all'arrivo dei russi sono descritti metodicamente come su un diario) e molti altri. Diverse sono le caratteristiche di ognuno ma cio' che li accumuna e' la volonta' di vivere,di non essere annientati neanche' in quel luogo di morte. Il testo e' un'autobiografia estremamente realistica (l'autore stesso in una breve presentazione sottolinea che nessuno dei fatti e' inventato) e si propone di denunciare quali terribili orrori sono avvenuti in quei luoghi,ma invita soprattutto a riflettere sulla stupidita'dei modelli di comportamento che hanno spinto una nazione ad annullarne un'altra. SI tratta di un'opera che,studiando alcuni aspetti dell'animo umano,si propone piu' che di insegnare qualcosa di far pensare per evitare che certe aberrazioni non ritornino.Il ritmo e' regolare e tutto sommato abbastanza lento.I dialoghi,molto numerosi, sono brevi e si svolgono principalmente fra l'autore e i numerosi compagni che quest'ultimo incontra durante il suo periodo di prigionia.Numerose sono pure le descrizioni dell'ambiente del lager,volte soprattutto a sottolineare l'angoscia e la paura che incute nello spirito umano e a dimostrare quanto questo sia un luogo terribile. Il linguaggio e' estremamente semplice. Tutto sommato quindi l'opera puo' essere consigliata a un pubblico di tutte le eta' anche se le vicende narrate richiedono una certa consapevolezza.


Sophie Rossi (miticasofy@katamail.com), Perugia, 10/11/'03

Trovo l'opera molto bella,e chiara rappresentazione di una realtà.Anche se a volte lo scrittore allunga molte parti,procurando così un senso di noia del lettore.sopratuttto nella tregua.


Mara Moretto, Forno (To), 8/11/'03

Sono mara e ho 14 anni. da quando ho letto il diario di anna frank e se questo è un uomo di primo levi sono cresciuta...prima sapevo dell'olocausto,sapevo del nazismo,ma non bisogna solo sapere che è accaduta in passato una vergogna degna forse soltanto di una bestia,ci si deve documentare,si deve leggere libri come questo!!!!riflettete,pensate,riflettete,pensate...il futuro è in mano ai giovani a noi e dobbiamo fare in modo che non succeda mai più quello che successo appena una sessantina d'anni fa...un genoicidio.conosco tanti ragazzi al liceo,al bar,al parco che sono razzisti,che si vantano di dire che odiano gli ebrei,che hitler ha fatto la cosa giusta ecc. ora bastaaaaaaa!!ragazzi fatevi furbi,non restate nell'ignoranza.


Federica, Perugia, 24/10/'03

Ho 14 anni,ho letto questo libro, mi ha colpito molto e mi ha ispirato a scrivere le mie opinioni su tutto quello che è accaduto nei lager:Una persona, se non educata al rispetto e all'altruismo, alla solidarietà e alla generosità può diventare la peggior bestia. Purtroppo Levi e moltre altre persone sanno fino a che punto la cattiveria può arrivare, noi forse non sperimenteremo mai personelmente la crudeltà che si può nascondere dietro alcune persone e non sapremo mai capire l'umiliazione di non essere più considerato uomo.Levi è stato uno dei pochi che ce l'ha fatta, che ha lottato per farcela;ora io mi chiedo:perché nell'87 si è suicidato?Forse non aveva dimenticato, i ricordi lo tormentavano, forse non riusciva più neanche a chiudere gli occhi senza avere di fronte delle immagini orrende...io riesco a comprendere tutto ciò, riesco a comprendere che tutti coloro che sono stati in un lager hanno patito ma non riuscirò mai a capire quali terribili umiliazioni,quali possibili sofferenze,quali grandi dolori portano una persona,che si è salvata da una morte quasi certa,che ha lottato per salvarsi da una morte quasi certa,dopo avercela fatta,dopo essere tornato un uomo libero,abbia potuto strappato la cosa più bella che esiste in questo mondo...la vita!Tutti coloro che non hanno subito tali atrocità non potranno mai capire cosa è veramente il dolore e la disperazione;io personalmente non comprendo la sofferenza di tali persone e il perché del suicidio di Levi,non perché non abbia un cuore ma semplicemente perché non ho vissuto quelle amarezze,quelle angoscie,quelle umiliazioni,quelle inquietudini e la consapevolezza di non ricordarmi più che sono una persona,di non ricordarmi più chi sono Io veramente!!! Queste sono alcune mie opinioni che spero faranno riflettere qualcuno....!"Se questo è un uomo" è stupendo e ti appassiona sempre di più non tanto per la bellezza del libro quanto perché hai la consapevolezza che tutto ciò è accaduto veramente e vuoi sapere fino a che punto può arrivare la cattiveria e l'egoismo dell'uomo!


Lorenzo Raggini (l.raggini@libero.it), 19/09/'03

Ho appena finito di leggere questo libro e sinceramente non riesco ancora a capire con che coraggio e in che modo si possano fare tutte queste crudeltà! Sono andata diverse volte in un campo di concentramento,ho potuto avere contatti con dei sopravvissuti e con quegli orribili posti...CREDETEMI C'E' ANCORA L'ATMOSFERA DI TERRORE E SPRATTUTTO L'ODORE DI QUELLE VITE UCCISE INGIUSTAMENTE! Tutto ciò è davvero orribile e disumano!


Piera Luciano (pieraluciano@libero.it), Cava de' Tirreni (Salerno), 17/09/'03

Secondo me nessuno dovrebbe osare commentare un libro del genere xke' e' vergognoso.Io stessa mi vergogno.....


Fabrizio Barbato, Lucca, 1/09/'03

Non so quanto possa valere il commento di un tredicenne ma comunque penso che questo sia il libro che fa più riflettere su questo periodo. Consiglio a tutti quelli che non l' hanno letto di leggerlo assolutamente perché leggerlo significa non ripetere più questo terribile errore che il mondo moderno ha commesso. Ps. Un consiglio per leggere il libro, cercate di mettervi nei panni di Levi


Carlo De Luca (carlodl@tin.it), Verona, 29/08/'03

Rispondo in poesia. "Caro Levi,/leggendo lo scritto/della tua tremante penna,/ho pensato...! ho capito...! ho pianto!/Allor,/tu calcasti l'orrendo suol/che scalfì,/logorò e distrusse/la dignità che in te vivea./Oh! Come grigio/sarà stato il dì/e ancor più buia la notta!/Immagino lo strazio/del cuor tuo/nel veder spezzarsi/la vita altrui/che di lì a poco/avea diviso con te il verbo,/il sorriso e forse/la timida speranza.../Sappi che la sofferenza tua/che dal verso traspare/è servità (forse!)/ad illuminar oggi/il cuor del tuo altro/per far sì che mai più/ciò accada./E a lui,/che dell'Onnisciente/il simbol è, io grido:/'Se dell'uomo,/ne presagivi già il volger,/perché allor/gli donasti il Tuo soffio? (Carlo DE LUCA)


Azzurra Martiniello (martinielloelio@libero.it), Avellino, 15/07/03

Dopo aver letto questo libro ho potuto capire e percepire le sofferenze,la vergogna che provavano i detenuti.Consiglio questo libro perché ci permette di riflettere e di capire cosa vuol dire essere degli uomini.


Michele Bifolco (michelebifolco@inwind.it), Sarno (Salerno), 22/06/03

"se questo è un'uomo" non è un libro vecchio. Esso descrive il vivere-non vivere nei campi di sterminio, ma tutto ciò non è antico; accade ancora oggi, forse in modi e situazioni diverse ma tutto ciò è ancora reale. Sono righe da leggere col cuore e su cui pensare pensare e pensare. La società moderna dovrebbe trattare più spesso questi argomenti. Fossi il ministro dell'istruzione Moratti, adotterei questo libro come testo didattico. Non è troppo crudele, né troppo violento, è solamente realtà di ieri e di oggi. Solo con la memoria certe cose potranno essere impedite.


Federica, 21/06/03

Ho appena finito di leggere questo libro e sinceramente non riesco ancora a capire con che coraggio e in che modo si possano fare tutte queste crudeltà! Sono andata diverse volte in un campo di concentramento,ho potuto avere contatti con dei sopravvissuti e con quegli orribili posti...CREDETEMI C'E' ANCORA L'ATMOSFERA DI TERRORE E SPRATTUTTO L'ODORE DI QUELLE VITE UCCISE INGIUSTAMENTE! Tutto ciò è davvero orribile e disumano!


Marika (marika8484@hotmail.com), Isernia, 02/06/03

Ho letto questo libro cm tanti altri di questo genere e m sn accorta di cm è assurdo solo pensare ke esistano xsone in grado d commettere orrori d questo tipo...in grado d riuscire a cancellare la xsonalit‡ di esseri simili a lui stesso!!!È assurdo credere ke il mondo sia caduto cs in basso. penso ke "se questo è un uomo" sia 1 dei libri + belli ke io abbia mai letto e lo consiglio a tutti xké insegna tante cose cm vivere rispettando sempre gli altri!


Valentina, Desenzano (Brescia), 24/05/03

Secondo me questo libro È fantastico... dovete assolutamente leggerlo... ma.. devo dire che mi ha scioccata parecchio... È un libro che vale la pena di leggere. Levi È un autore grandioso che bisogna ricordare... per le sue esperienze e per quelle di tutti gli ebrei


Marta Sabbion (kikka89__@libero.it), Legnaro (Pd), 13/05/03

Dovete leggerlo!!È stupendo anke x ma ke ho solo 14 anni


Francesco Rovere, Calasetta (Ca), 11/05/03

Levi secondo me ha scritto il libro non solo per ricordare al mondo che l'uomo è capace di qualsiasi brutalità, ma anche per non far più ripetere ciò che è accaduto in passato. La sua poesia mi ha colpito molto. Leggetela e capirete ciò che intendo.


Cicci, 29/04/03

È un libro che suscita emozioni incredibili da provare sicuramente levi ci trasmette quel messaggio che pochi riescono a compredere i dolori di oggi non sono niente a confronto con quelle del passato e id cio' che ha sofferto lui con questo io ne consiglio la lettura un bacione a tutti


Alessandra Muzzetta (alessandra_m_84@yahoo.it), Catania, 29/04/03

SE QUESTO È UN UOMO è un libro splendido...Leggendolo ho provato emozioni quali la fratellanza,lo sdegno,l'impotenza,la tristezza e insieme la gioia di vivere,che hanno scaturito in me le lacrime,mai versate per un libro...Lo terrò sempre chiuso nel cassetto del mio cuore... Alessandra


Vincenzo Gambino (v.gambino@jumpy.it) ,Cianciana (Ag) 12/04/03

L'opera di Levi è una preziosa testimonianza delle barbarie naziste subite dal popolo ebreo. L'autore racconta con nuda e cruda realtà la vita nei lager, usando a volte espressioni forti,che rievocano nella mente del lettore l'immagine nitida di quel terribile "inferno". Una cruda e nuda realtà che deve far riflettere le generazioni presenti e future, affinchè tutto ciò sia e rimanga un terribbile ricordo!


Chicca e Fede, Fossano (Cn), 22/04/03

È un'opera che ci fa riflettere sui terribili avvenimenti che molta gente ha dovuto "passare"...ci auguriamo che questo non accada mai più


Sara Schenetti, Sassuolo (Mo), 12/04/03

A mio modesto parere essendo io solo una semplice studentessa non posso che soffermarmi nell' indurre ciascuno di noi a leggere questo capolavoro i cui tratti in prima persona dell' autore non possono che riportarci indietro con la mente così da riflettere sulla drammatica per non dire disumana esperianza che ha toccato milioni di persone.... in questo modo sia il caso di ricordarci quali sono i valori che oggi vanno poco a poco trascurati.... siamo fortunati a dover commentare qualcosa di oltrepassato ma che oggi dopo 50 anni è ancora vivo dentro i nostri cuori.


Sonia, Pozzolengo, 09/04/03

Ciao, ho avuto la fortuna di poter vedere dal vivo Auschwitz e Birkenau e di poter leggere questo libro, che io consiglio a tutte le persone che considerano la vita una sfortuna e attraverso questo libro spero che capiate quanto è bella la vita e che molte persone, comunque, attraveso dolori ce l'anno fatta ad uscire da un tunnel che sembrava non finire ed è per questo che vi dico di prenderne esempio!


Serena, Melpignano (Le) 04/04/03

"Se questo è un uomo" non è un libroè un capolavoro della memorialistica. E' Primo Levi, è la storia di milioni di ebrei disumanamente trattati, è il passato, è il capitolo più terrificante e ripugnante della storia umana da tenere però vivo nella mente e nel cuore per non sbagliare ancora...


Mao (cobra4@libero.it) ,Luserna San Giovanni (To), 10/03/03

PER NON DIMENTICARE


Alberto Burrometo (studioburrometo@assistenzalegale.it), Genova, 08/02/2003

Be', credo che non sia necessario un commento, basta leggere questa monumentale opera per far sì che il cuore del lettore si rimpicciolisca fino a diventare grande attraverso la riflessione che il libro fa inevitabilmente compiere.


Miky Micufore, Roma, 22/01/03

Questo libro è molto interessante ma allo stesso tempo pesante,leggerlo non è stato semplice, ma con un po' di buona volontà sono riuscita a terminarlo.


Annalisa D'Alessandro (annalisalapazza@yahoo.it), Lanciano (Ch), 03/12/2002

Io ho letto questo libro, essendo una studentesa del liceo classico e nonostante la mia et‡ non molto matura, sono riuscita o perlomeno ho tentato di capire il libro. E'un libro stupendo,dove emergono le emozioni, la frustazione dello scrittore che ha scritto in prima persona questo libro. Ho preso qusto piccolo spazio x consigliare a chiunque legga queste mie poche parole, che é un libro che vale la pena leggere e, nonostante i miei 15 anni di età,ripeto,sono riuscita a immedesimarmi.un saluto a tutti i lettori di questo sito.


Sara, Siena, 28/11/2002

Secondo me questo libro é qualcosa di eccezionale.....ci fa capire molte cose del passato che nessuno a meglio solo alcuni hanno avuto il coraggio di raccontarci!!!!


Anna Lamboni, Bari, 21.10.2002

Ho sempre disprezzato la letteratura memorialistica, le opere di testimonianza, ma devo ammettere che leggendo questo libro mi sono ricreduta. L'autore offre RIFLESSIONI, commenti e giudizi che rendono l'opera estremamente attuale e non si limita ad 1semplice, polemica e vittimistica testimonianza;riesce con semplicità a coinvolgere il lettore e a non annoiarlo come di solito accade con le opere e i film che trattano il medesimo argomento.


Roberto xxx (xxx@xxx.it) 17.09.2002

Sarebbe inutile esprimere un solo commento perchË solo leggendolo possiamo accorgerci di quanto puÚ essere profondo nella sua semplicit‡ e quanto,molto spesso,la follia di un uomo e la paura del diverso puÚ essere devastante.


Shyamol Maracci, (shyamol@libero.it), Osimo, Ancona, 1.07.2002

Qui c'è scritto massimo seicento battute...a me ne bastano veramente poche: il cuore e la mente trascritti in un libro. Tutto qui il commento! Credo che basti per far capire quanto stupendo sia il libro..


Chiara Massaglia, Torino, 17.06.2002

E' un libro scritto per non dimenticare e testimoniare a chi non crede o non vuole credere agli orrori che per la prima volta nella storia gli uomini hanno fatto ad altri uomini: lo scopo del libro è stato pienamente centrato. Dedicato a chi non legge solo i libri che hanno uno squallido lieto fine dove tutto si aggiusta incastrandosi con una perfezione forzata.


Aurora, Roma, 2.06.2002

E' un libro bellissimo e coinvolgente. Levi si preoccupa di rendere al lettore in che modo venivano trattati gli ebrei, esprime il concetto con franchezza, invito le persone a leggerlo. Saluti....Lalla!!!!


Samuele Rosatelli, (goku88@libero.it), Todi, Perugia, 28.05.2002

Secondo me questo libro è molto facile da capire, è divertente laggerlo, io l'ho portato a un'interrogazione di antologia e grazie alla facilità del contenuto mi è andata bene, vi voglio dare un consiglio "leggetelo". Ciao da samu


Leo, Udine, 24.05.2002

Il libro più interessante delle atrocità naziste commesse sul popolo ebreo. Una testimonianza rara e imperdibile che ci deve far ricordare anche quando molte persone non lo vogliono fare.


Eva, 22.05.2002

Un libro molto bello che è in grado di aprire la mente ed il cuore...per evitare di dimenticare gli errori del passato permettendo così di non commetterli più!!!!


Leonardo Del Corso (cispia2@hotmail.com), Livorno, 14.03.2002

Peccato che la voce di libri come questo un giorno verrà messa a tacere....


Lino Castrovilli (linus80it@yahoo.it), Bari, 2.03.2002

L'ho letto per portarlo ad un esame di Letteratura Italiana Coontemporanea. E' splendido, nel romanzo Levi riesce a dire l'indicibile, è una fotografia dell'inferno, è il viaggio del mondo dei morti, che poi si trasforma in ritorno da questo mondo con "La Tregua"


Valentina Felisatti (regina.10@libero.it), Monza, Milano, 23.01.2002

Ho letto questo libro in classe con i miei compagni, è bellissimo, nessuno si è perso una sillaba. ve lo consiglio assolutamente. Silvia t.v.b.!




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 21 lug 2006

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