CON SENTIMENTO DEL TEMPO GIUSEPPE UNGARETTI IMPRIME UNA DIMENSIONE METAFISICA ALLA SUA POESIA

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Sentimento del tempo (1933-1936)



Giuseppe Ungaretti, Sentimento del tempo
in Vita d'un uomo. Tutte le poesie
Mondadori, 2005
I Meridiani Collezione,
LXIII-906 p; Euro 12,90

iuseppe Ungaretti pubblicò una seconda raccolta nel 1933, dal titolo Sentimento del tempo, che comprendeva 62 poesie. Nel 1936 fu pubblicata la seconda edizione con otto nuove composizioni: settanta in tutto.

Sentimento del tempo è un’opera poetica che presenta temi molto diversi rispetto a L’Allegria e contiene delle novità formali rispetto alla prima opera dell'autore.

Le cause che portarono a un'evoluzione della sua poetica sono da attribuire in parte alla sfera personale, in parte a quella letteraria, sociale e politica e in parte alla sfera religiosa; si manifestarono subito dopo la fine della prima Guerra Mondiale e influenzarono enormemente la vita del poeta.

La morte della madre, dispiaceri famigliari e disagio economico creano nell’animo di Ungaretti uno stato di malinconia nei confronti del passato, come egli stesso scrive:

«“Si passa la vita a rimpiangere ciò che si ha avuto fretta di perdere, e, non avendo imparato nulla dal passato, noi non cessiamo di sperare che l’avvenire ricominci”. Passaggio, quest’ultimo, che pare una compiuta riscrittura, ma tutta in negativo, del mito de L’Allegria di naufragi: ora l’assenza di stabilità, l’insoddisfazione per il presente, l’ansia esistenziale equivalgono, anziché a un’esaltante ubriacatura dei sensi e della ragione, alla cattiva infinità di un complesso di Sisifo. A questo stato d’animo bisognerà ricondurre la poesia nuova di Ungaretti, quella che sta cominciando a elaborare proprio in questi mesi» (Andrea Cortellessa, Ungaretti Einaudi pag. 77-78).

Partecipa alla rivista «La Ronda», uscita a Roma tra il 1919 e il 1922, diretta da Vincenzo Cardarelli, che si fa portavoce di un organico “ritorno all’ordine”, di un nuovo classicismo. La rivista letteraria proponeva il superamento delle esperienze d’avanguardia e proponeva un ritorno alla tradizione italiana con la riproposta di Petrarca, Manzoni, Leopardi. Il modello di stile fu riconosciuto dai rondisti nella prosa delle Operette Morali che portò alla definizione di un concetto dell’arte come esercizio formale, estraneo, ad implicazioni ideologiche e contenutistiche e che si esplicò nella raffinatezza della cosiddetta “prosa d’arte”.

Nel 1930 Ungaretti stesso esprime in modo chiaro questo senso di ritorno al classico come spiega nello scritto del 1949: Ragioni di una poesia:

    «Le mie preoccupazioni in quei primi anni del dopoguerra [...] erano tutte tese a ritrovare un ordine […] io rileggevo umilmente i poeti, i poeti che cantano […] cercavo il loro canto. [...] era il canto della lingua che cercavo nella sua costanza attraverso i secoli […] era il battito del mio cuore che volevo sentire in armonia con il battito del cuore dei miei maggiori di una terra disperatamente amata» (Vita di un uomo p. LXXI – LXXII)

Ricerca l'autore un recupero della metrica classica: l’endecasillabo, il settenario, il novenario, l’uso della analogia e il linguaggio dei simbolisti francesi. Nella stessa sede scriveva:

    «Il poeta d’oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili. Se tenta di mettere a contatto immagini lontane, sarà anche perché, in un paese che ha trovato tanta emigrazione, egli, nato, altrove, può avere nostalgia di climi assenti. Quando dal contatto d’immagini, gli nascerà luce, ci sarà poesia, e tanto maggiore poesia, per quest’uomo che vuole salire dall’inferno a Dio, quanto maggiore sarà la distanza messa a contatto» (Vita di un uomo p. LXXX).

Quanto alla conversione alla religione cattolica, avvenuta nell'autore nel 1928, lo stesso Ungaretti fornisce alcuni elementi utili a comprendere la sua crisi:

    «Ma subito dopo, e forse non erano nemmeno passati due anni, l’esame di coscienza doveva prendere un carattere spasmodico. Inquietudine, perplessità, angoscia non potevano non sconvolgere allora l’animo di un poeta, del poeta dell’Inno alla Pietà. Non si trattava più d’intendere più la misura per chiarirsi il sentimento del mistero; ma di spalancare gli occhi spaventati davanti alla crisi di un linguaggio – si trattava di cercare ragioni di una possibile speranza nel cuore della storia stessa: di cercarle, cioè, nel valore della parola...» (p. LXXIII) «Oggi il poeta sa e risolutamente afferma che la poesia è testimonianza d’Iddio, anche quando è pura bestemmia. Oggi il poeta è tornato a sapere, ad avere gli occhi per vedere, e, deliberatamente, vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile. Egli sa che spetta solo a Dio leggere infallibilmente nell’abisso dei singoli e conoscere veramente il passato, il presente e l’avvenire. Egli sa che anche il cuore umano non è quella buca che credono i libertini piena di lordura. Egli sa che nel cuore umano non si troverebbe che debolezza e ansia – e la paura, povero cuore, di vedersi scoperto».(Vita di un uomo p. LXXXI).

Questi fattori, maturano un cambiamento nel poeta che intanto stava scrivendo le poesie che sarebbero state inserite in Sentimento del tempo; un’opera decisamente nuova rispetto a L’Allegria, sebbene faccia tesoro di molte delle innovazioni in essa contenute.

    «Sino al 1932, nel corso di quegli anni, la mia poesia trova forma osservando il paesaggio, osservando Roma sotto il mutamento delle stagioni, Roma o la campagna romana. Chi segue le poesie di Sentimento vedrà che quasi tutte le poesie della prima parte descrivono paesaggi d’estate, l’estate essendo allora la mia stagione. Amavo, amo ancora l’estate, ma dalle mie ossa è lontana, non è più la mia stagione…» (Vita di un uomo, Note p. 530). «Il barocco è qualche cosa che è saltato in aria, che s’è sbriciolato in mille briciole: è una cosa nuova, rifatta con quelle briciole, che ritrova integrità, il vero. L’estate fa come il barocco: sbriciola e ricostruisce. Gli autunni arriveranno più tardi, con la terra promessa» (p. 531) «Occorre considerare il barocco anche nel suo aspetto metafisico e religioso, cioè nel suo rapporto con l’uomo in preda, ne medesimo tempo, all’esaltazione della propria infallibilità fantastica di facitore, e al sentimento di precarietà della propria condizione. I due aspetti sono costante condizione della vita, che è creazione e distruzione, vita e morte. Che cosa poteva essere la poesia se non la ricerca inesausta e mai approdata a soluzione di tutto ciò? Insomma, nella contemplazione del barocco a poco a poco la mia poesia inclinava a porsi il problema religioso» (p. 532 ). «Avevo sempre meditato sui problemi dell’uomo e del suo rapporto con l’eterno, sui problemi dell’effimero e sui problemi della storia» (533). «Il Sentimento è dunque la pienezza implacabile del sole, la stagione di violenza e, nello stesso tempo, la clausura dell’uomo, nella seconda parte del libro, dentro la propria fralezza. Nel Sentimento del tempo come in qualsiasi altro momento della mia poesia sino ad oggi, quest’uomo ch’io sono, prigioniero nella sua propria libertà, poiché come ogni altro essere vivente è colpito dall’espiazione d’un’oscura colpa, non ha potuto non fare la presenza d’un sogno d’innocenza. Di innocenza preadamitica, quella dell’universo prima dell’uomo. Sogno dal quale non si sa quale altro battesimo potrebbe riscattarci, togliendoci di dosso la persecuzione della memoria.» (p. 535).

Nello scritto Ungaretti commenta Ungaretti del 1963 il poeta così sintetizza i temi dell’opera a pagina 823: «Lo scorrere del tempo, il mutare del tempo, la brevità di durata del tempo e ciò che del tempo rimane, che è il soffio della poesia» e poco dopo scrive a pagina 826: «Ci sono tre momenti nel Sentimento del tempo del mio modo di sentire successivamente il tempo. Nel primo mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica; nel secondo, una civiltà minacciata di morte mi induceva a meditare sul destino dell’uomo e a sentire il tempo, l’effimero, in relazione con l’eterno; l’ultima parte del Sentimento del tempo, ha per titolo L’Amore, e in essa mi vado accorgendo dell’invecchiamento e del perire della mia carne stessa».

Ecco l'opinione espressa da Maurizio Dardano sulla genesi di Sentimento del tempo:

    «L’impostazione diaristica de L’Allegria viene abbandonata, ai fini di una riflessione più ampia sul significato ultimo della vita. Temi ricorrenti sono il trascorrere del tempo, il senso del mistero che circonda l’esistenza umana, l’eternità, la ricerca di Dio». (pagina 795)

Leone Piccioni spiega:

    «C’è una prima sezione basata sul nuovo acclimatamento della vita. La parte centrale del volume è sul tema del paesaggio laziale. La parte conclusiva, con gli Inni e la Morte Meditata, è un canto religioso che si leva e che fa seguito alla avvenuta conversione religiosa di Ungaretti» (Per conoscere Ungaretti p. 56).

La raccolta Sentimento del tempo è ripartita in 7 sezioni.

La prima sezione Prime raccoglie le poesie scritte tra il 1919 e il 1924, che risentono ancora dell'impostazione de L’Allegria.

La seconda sezione La fine di Crono raccoglie poesie scritte tra 1925 e il 1931 disposte non in ordine cronologico. Queste liriche esplicitano un modo di poetare lontano dai versi de L’Allegria, versi ermetici, versi regolari nella metrica, versi oscuri, versi polisemantici, versi staccati tra di loro da spazi ampi e vuoti tra una strofa e un'altra, l’uso originale della analogia.

I temi sono quelli dei paesaggi estivi, e dei pensieri metafisici come Una Colomba, Fine di Crono. La più oscure sono senz'altro L’Isola, e Fine:

    FINE
    1925

    In sé crede e nel vero chi dispera?

Siamo evidentemente all’inizio dell’Ermetismo.

La terza sezione Sogni e Accordi raccoglie liriche scritte tra il 1927 e il 1929. Poesie paesaggistiche e ambientali e una poesia sulla precarietà dell’uomo: Ombra.

    OMBRA
    1927

    Uomo che speri senza pace
    Stanca ombra nella luce polverosa,
    l’ultimo caldo se ne andrà a momenti
    e vagherai indistinto…

Questa bella poesia esprime tutta l’indeterminatezza e l’inquietudine dell’uomo ridotto a “ombra”, destinato a vagare indistintamente e continuamente.

    STELLE
    (1927)

    Tornano in alto ad ardere le favole

    Cadranno colle foglie al primo vento.

    Ma venga un altro soffio,
    Ritornerà scintillamento nuovo.

    «Le stelle che compaiono e scompaiono nel cielo rappresentano le speranze (le favole) degli uomini, vanificate dalle delusioni ma sempre a riaccendersi e a scintillare. Questa immagine si intreccia con quella delle foglie che cadano al vento autunnale, ma torneranno a vivere al primo soffio fi primavera» (Maurizio Dardano, p. 795).

La quarta sezione Leggende comprende poesie scritte tra il 1929 e il 1935.
La sezione consta di poesie dedicate a persone care scomparse, come il suo capitano e la madre dell'autore e una poesia dedicata a Ofelia D’Alba (Memoria d’Ofelia D’Alba, 1932). Poesie ermetiche e poesie tradizionali come quella dedicata alla madre.

La quinta, Inni comprende poesie scritte tra il 1928 e il 1932, forse tra le più belle dell’intera raccolta, come La Pietà, Caino, La Preghiera.

La Pietà è il prodotto di sintesi della crisi spirituale che Giuseppe Ungaretti ha accumulato in 40 anni. Scritta dopo la conversione religiosa dell'autore, chiude con la riflessione sulla bizzarria del fatto secondo il quale per parlare con Dio l'uomo «non ha che le bestemmie».

Il riconoscimento della natura malvagia degli uomini è riconfermata subito dopo nella poesia Caino, mentre la volontà di chiedere a Dio perdono per i peccati degli uomini è confermata dalla poesia che segue, La preghiera, in cui dopo aver deprecato la natura malvagia e la superbia degli uomini il poeta chiede a Dio essere misura e mistero e chiude con un'immagine metafisica:

    «Vorrei di nuovo udirti dire / che in te finalmente annullate / le anime s’unificheranno / e lassù formeranno, / Eterna umanità / il tuo sonno felice».

Queste tre liriche formano un continuum che ci dona le esatte proporzioni del lavorio interiore del poeta.

La sesta sezione La morte meditata comprende sei canti che hanno come argomento la morte, come una donna da guardare con distacco. La contraddistingue uno stile ermetico, nominalistico, evanescente e indistinto.

La settima sezione L’amore comprende le poesie pubblicate nella edizione del 1936, quindi scritte in un secondo momento. Sono poesie che hanno come argomento l’amore ispirato da donne lontane, come nella poesia Canto, sempre in chiave ermetica e indefinita:

    «Cara, lontana come in uno specchio...»

Ritorno alla tradizione poetica della letteratura italiana senza però rifiutare le novità formali maturate già ne L’Allegria, la raccolta Sentimento del tempo ripristina la metrica classica, con l’indistinto uso dell’endecasillabo, del novenario, del settenario; inoltre riabilita l'uso della punteggiatura, degli aggettivi, della sintassi; reintroduce l’uso di parole auliche e preziose, le maggiori figure retoriche tra cui l’analogia; sinestesie, metafore, similitudini, l’uso di parole allusive e indeterminate, nell’intento di definire una poesia pura e letterariamente nobilitata, introduce l’uso di parole oscure e polivalenti, sintagmi originali e analogie, ossimori, l’ampio spazio bianco tra i versi e l’uso di strofe brevi con rima libera e molte allitterazioni.

    «La raccolta Sentimento del Tempo segna decisamente il passaggio a una nuova stagione della poesia ungarettiana, e sancisce con l’autorità del suo esempio una tendenza che raccoglie già vasto seguito, quella dell’ermetismo. Il discorso, abbandonata l’immediatezza realistica, si fa evocativo e allusivo, ricorrendo alle risorse di una retorica raffinata, e la singolarità della parola si ricompone nei tradizionali organismi del verso e della strofa» (Edoardo Esposito, in Poesia del Novecento in Italia e in Europa Vol.I pag. 144).

Ecco il giudizio critico di Francesco Puccio:

    «Si trattava in altri termini non di una semplice rivisitazione della poesia italiana né di un semplicismo “ritorno all’ordine” di ispirazione rondiana, ma di un innesto della tensione lirica, dalle folgorazioni simboliste e dagli arditi nessi analogici, sui neobattezzati settenari, novenari, endecasillabi. Era la scoperta della fede che agiva anche come tramite linguistico di mediazione: ad un contenuto in cui il radicalismo de L’Allegria veniva decantato corrispondeva una volontà di canto con strutture strofiche più fluide, il ritorno della punteggiatura, una nuova musicalità e un preziosismo linguistico talvolta indugiante al barocco, ma con valenze più iniziatiche, più ermetiche» (pag.473)

Il giudizio critico di Romano Luperini

    «Il ritorno all’ordine implica in Sentimento del tempo innanzitutto l’allontanamento dal vissuto e la ricerca di una poesia pura, cioè sublimata nella letterarietà e resa in qualche modo stilizzata e astratta; in tal modo viene rovesciata proprio la formula dalla quale dipendeva la riuscita dei testi de L’Allegria. I capisaldi della poetica ungarettiana quale si afferma nella nuova raccolta sono soprattutto due: il preziosismo aulico, che comporta la ricerca di una raffinatezza di tipo petrarchista, orientata a una poesia preziosa e sublime, nella quale la vita sia letterariamente trasfigurata; e la libertà analogica». (pagina 99)

Il giudizio critico di Giulio Ferroni:

    «Un secondo momento è caratterizzato da un’espressione più ampia e distesa che recupera le forme più eleganti, preziose, oscure della tradizione, ritorna in parte alla metrica tradizionale, guarda a supremi modelli di perfezione stilistica come Leopardi e soprattutto Petrarca. Il linguaggio non tende più a ridursi al minimo, ma si avvolge in complessi intrecci, tra suggestioni inafferrabili e immagini analogiche, che mirano a evocare qualcosa di «assente», a ruotare attorno a un valore sacro e misterioso, mai nominabile in modo diretto. I componimenti migliori, però, sono quelli in cui, pur nelle nuove forme più ampie e distese, la parola di Ungaretti si libera dal peso di eccessivi riflessi e analogie e si hanno così risultati assai alti, radicati nella nuda sofferenza di un «uomo ferito» come La Madre e La Pietà» (pag.271).

Tutti questi fattori concorrono a fare di Sentimento del tempo un'opera notevole, che impone una poetica nuova ed originale, piena di pathos e di pietas, al di fuori del tempo e delle circostanze. Poesia metafisica che tocca universalmente il cuore e l’animo.

Il limite di Sentimento del tempo sta semmai in questa unica dimensione metafisica, avulsa dall'aspetto esistenziale e politico. Ungaretti non parla dell’uomo di tutti i giorni, in cerca di soluzioni concrete e pratiche. Ungaretti cerca il mistico nell’effimero, l’eterno nella storia, la pace (eterna) nella guerra perpetua.

L'appartenenza di Ungaretti al regime fascista, la fedeltà al Duce, di cui era un fervente sostenitore, non favoriscono nel poeta l'esigenza di sviscerare una dimensione politica, che pure interessa una larga fascia della popolazione in difficoltà con il regime. D'altra parte, la perfetta armonia con l'ambiente politico gli nascondeva il deficit di libertà che Mussolini aveva imposto nel paese. Semplicemente Ungaretti si sente perfettamente libero e comunque, nel dubbio, evita di entrare in argomento. La raccolta soffre di questa unidimensionalità.

È un vero peccato che un grande poeta abbia potuto credere che l'ideologia fascista possa costituire una valida alternativa alla democrazia, ma non fu l’unico. Molti intellettuali optarono erroneamente per l’ordine fascista, rispetto al disordine sociale degli anni dal 1919 al 1924 e poi si ricredettero. Sentimento del tempo resta comunque una pietra miliare della letteratura italiana.

Per concludere, il giudizio di Salvatore Guglielmino:

    «Questo superamento avviene con la seconda raccolta, comprendente liriche composte già a partire dal 1919 e pubblicata nel 1933; l’uomo di pena Ungaretti è ora l’Uomo (con la Maiuscola), la poesia aspira a dar voce a conflitti eterni, a drammatici interrogativi – la ricerca di certezze e di approdi, il mistero: sentire il tempo, l’effimero in relazione con l’eterno dirà il poeta. – alla tensione esistenziale, al doloroso cammino per superare la pura terrestrità» (pagina 247).

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 7 maggio 2006
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