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Il sentiero dei nidi di ragno (1946)

(ROMAN)


Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno
Oscar Mondadori, Milano 1993
159 pp., Euro 7,23

alvino scrisse Il sentiero dei nidi di ragno nel 1946, giovane scrittore alle prime armi, fresco fresco di Resistenza, portato inaspettatamente al successo da quella che lui stesso avrebbe definito «l’esplosione letteraria» del secondo dopoguerra: «prima che un fatto d’arte, un fatto fisiologico, esistenziale, collettivo», la pulsione irrefrenabile a dire, a raccontare a illustrare gli anni della lotta silenziosa, della paura, della morte e anche del disinganno.

Una pulsione tanto forte da sopraffare anche la volontà artistica dei singoli autori, il loro stile, il timbro, le scelte narrative, tanto che ciò che rimane di quegli anni è soprattutto «la voce anonima dell’epoca, più forte delle nostre inflessioni individuali ancora incerte», perché «la carica esplosiva di libertà che animava il giovane scrittore non era tanto nella sua volontà di documentare e informare, quanto in quelle di esprimere» (dalla Prefazione all’edizione 1964 de Il sentiero dei nidi di ragno). Il prorompente prevalere della vita sull’arte, insomma. Ma sarà davvero così?

Nel Sentiero, troviamo il Neorealismo, che non fu una scuola ma «un insieme di voci periferiche», il modello dei Malavoglia, seguito, ma nello stesso tempo tenuto a distanza, perché quel nuovo realismo, sgorgato dalle ferite della storia insieme al sangue e alle lacrime, doveva essere «il più possibile distante dal naturalismo». E poi il problema, così peculiarmente italiano, di scegliere una lingua per parlare a tutti ma senza perdere il ricco tesoro espressivo dei dialetti; e ancora l’America, sogno lontano, lontano baluginio di un mondo desiderato e insieme temuto, perché ancora in gran parte ignoto.

Qualcosa in più, che rende Il sentiero dei nidi di ragno un romanzo particolare, quasi unico nella tradizione letteraria italiana. È lo sguardo dal basso: la guerra è raccontata attraverso lo sguardo trasognato e dispettoso di un bambino, che vede il mondo con l’asciutta chiarezza di una macchina fotografica, non per una raggiunta consapevolezza di stile, ma perché non possiede ancora gli strumenti etici con cui gli adulti distinguono il bene dal male (scegliendo poi, quasi sempre, la seconda alternativa).

Calvino si è volontariamente scelta una posizione minore, secondaria, da cui osservare di scorcio i movimenti tumultuosi e a volte incomprensibili della Storia Grande: lo scrittore dà voce a un protagonista che rappresenta, come lui stesso dice, «un’immagine di regressione». Ma quello che rimane dalla lettura del Sentiero non è il complesso d’inferiorità del borghese Calvino dinanzi alla durezza di una scelta storica che non ammette incertezze: l’infanzia agra e selvaggia di Pin va oltre il valore puramente metaforico. Nella letteratura italiana la storia non era mai stata filtrata dallo sguardo spietato e indifeso di un bambino, ed è qui, piuttosto che in una vaga simbologia sociale, che troviamo il valore più profondo del romanzo.

Pin osserva dal suo mondo fiabesco di «bambino vecchio» le esistenze misteriose e ingarbugliate dei grandi: e a volte sono gli amplessi animaleschi della sorella, che Pin spia con «occhi come punte di spillo» dal ripostiglio stretto e scuro che è la sua camera, a volte sono parole oscure e affascinanti (GAP, troschista, STEN, SIM) alle quali il bambino attribuisce significati favolosi, a volte è l’umanità storta e rabberciata del distaccamento del Dritto. E tutto questo è la Storia, ma Pin non lo sa, non sa ancora cosa sia la storia, quest’oggetto incomprensibile che nei suoi sogni di bambino prende la forma di una pistola, una P38 rubata a un ufficiale tedesco, uno degli amanti di sua sorella. La pistola diventa allora l’oggetto magico delle favole, è l’anello che rende invisibili, è l’Olifante di Orlando, la bacchetta magica che permette a Pin di entrare nel mondo favoloso dei grandi.

Pin è un personaggio di confine, sospeso tra un’infanzia che non gli è mai appartenuta e un mondo adulto ancora lontano ed estraneo, ma che tuttavia lo attrae, perché sente che lì forse potrà avere un’occasione di riscatto, potrà trovare l’Amico, il compagno, l’anima con cui condividere il castello di sogni e segreti su cui poggia la sua piccola vita di picaro senza affetti. In questa sua ricerca sconclusionata, senza guide e senza direzioni preordinate, Pin diventa a volte un inconsapevole moralista: guarda gli adulti con i suoi occhi vuoti di esperienza, e da questa osservazione sa trarre una saggezza tutta sua, che lo rende ancora più solo, ancora più in bilico tra desiderio, rabbia e paura.

L’unico gioco a contare in questo momento è la guerra, e anche Pin vuole parteciparvi, con la cieca cocciutaggine del bimbo che non vuole rimanere da solo nell’angolo del cortile, che vuole anche lui far parte della banda. Ma è un gioco duro e difficile, e le regole molto spesso sfuggono a Pin: non capisce i comportamenti e le reazioni di questi uomini, un po’ delinquenti un po’ clown, che si trovano, riuniti in un bosco come i personaggi di una fiaba dei Grimm, a recitare il dramma della Storia ognuno a modo suo, senza che ci sia un regista a dare un senso al tutto. Anche Pin prova a ritagliarsi un suo ruolo, nel modo che conosce meglio: quello del monello beffardo, senza vergogna, senza peli sulla lingua, che con i suoi scherzi spazza via e maschere e le ipocrisie degli adulti.

Ma anche la sua è una maschera, anche Pin ha un vuoto, un dolore segreto da nascondere. Sotto la scorza di scugnizzo buffo e vivace, il desiderio profondo è la pace, la purezza, quelle che la Storia non può né potrà mai dare e che allora Pin cerca nella natura, lontano dal «contagio del peloso e ambiguo carnaio del genere umano». È una natura russoviana, libera, selvatica e incontaminata. Il mondo immobile e incantato del sentiero dei nidi di ragno, che solo Pin conosce, e che rivelerà solo al suo grande Amico, quando finalmente lo incontrerà: ma nel frattempo, il bambino trasporta anche lì il suo bagaglio di sofferenze e crudeltà, e da vittima dei grandi si trasforma in carnefice delle creature di fossi e prati. «Chissà che cosa succederebbe a sparare a una rana», si domanda, «forse resterebbe solo una bava verde schizzata su qualche pietra»; e poi infilza i ragni su lunghi stecchi per osservarli con gelida attenzione, «un piccolo ragno nero, con dei disegnini grigi come sui vestiti d’estate delle vecchie bigotte»; e ancora i grilli, con la loro «assurda faccia di cavallo verde», li taglia a pezzi per fare «strani mosaici con le zampe su una pietra liscia». Non è una natura idillica, quella che fa da teatro alle scorribande di Pin: è una macello, un laboratorio di piccoli orrori, un teatrino gotico dove Pin mette in scena la lezione imparata suo malgrado dalla Storia: che esistono, sempre e ovunque, i forti e i deboli, e sempre e ovunque i forti hanno la meglio. Anche se a volte sembra volerne dubitare, questa è l’amara saggezza raggiunta nel corso della sua minuscola vita. Come quando il Dritto gli ordina di seppellire il falchetto morto di uno dei partigiani: «Verrebbe voglia di buttare il falchetto nella grande aria della vallata e vederlo aprire le ali, e alzarsi a volo, fare un giro sulla sua testa e poi partire verso un punto lontano. E lui, come nei racconti delle fate, andargli dietro, camminando per monti e per pianure, fino a un paese incantato in cui tutti siano buoni. Invece Pin depone il falchetto nella fossa e fa franare la terra sopra, con il calcio della zappa».

Troverà il suo Amico, Pin, e lo troverà proprio nel mondo dei grandi: Cugino, con il suo mantello scuro e le mani grandi, che sembrano di pane, le poche parole brusche e il peso di un grande dolore sulle spalle. Un altro tradito dalla vita, che trova nella guerra un senso, un’alternativa, uno scopo per vivere. Lui, alla fine del romanzo, sarà incaricato di uccidere la sorella di Pin che fa la spia per i tedeschi. Ma Pin non lo capirà, Pin non riesce a decifrare la Storia nei suoi significati profondi: per il bambino, essa rimane un geroglifico, un enigma, uno scarabocchio sulla superficie, come quegli strani mosaici fatti di zampe di grillo, come gli schizzi verdi di rana spiaccicata su un sasso. Conta solo aver trovato l’Amico, e solo in ragione di questo umile affetto umano Il sentiero dei nidi di ragno può chiudersi con un’immagine di speranza.

«E continuarono a camminare, l’omone e il bambino, nella notte, in mezzo alle lucciole, tenendosi per mano.»

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 28 novembre 2000
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Un ottimo libro, dinamico e accattivante nella prima parte, forse un pò "fermo" nella seconda a causa delle caratterizzazioni psicologiche - a tratti eccessive - dei personaggi. Sicuramente un testo che ancora oggi attira molte persone, soprattutto per il suo linguaggio schietto, veloce, intuitivo. Da consigliare

Aurora Sgambelletti, 11/09/'04

Vorrei esprimere la mia opinione riguardo al libro....sinceramente l'ho trovato piuttosto noioso in alcune parti anche se Calvino ha espresso benissimo alcuni concetti importanti...

Viviana Bertola, Lucca, 3/09/'04

Il giudizio è relativo,la certezza sta nell' importanza di questo libro il quale si presta come documento importante di una Storia da non DIMENTICARE MAI!

Francy, Treviso, 2/09/'04

La nostra prof ci ha stressato con qst autore ...lo stavo x odiare finché non ho letto un suo libro ....veramente incredibile!!1la sua ironia ti travolge.

Filippo Gaglio, Melegnano (Mi), 6/08/'04

Caio a tutti!!! questo libro non è bello... è stupendo!!!! vi consiglio di leggerlo a tutti. va bene per qualsiasi età. questo è il miglior libro che io abbia mai letto. lo ribadisco!!!!!!!! E' STUPENDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Antonio, Bari, 30/07/'04

E'indubbiamente un ottimo libro, tuttavia appare troppo improntato sul tema del comunismo, quasi a voler convicere il lettore ad aderire a questo movimento.

Valentina, Torino, 01/05/'04

Ho deciso di trattare l'argomento della guerra vissuta dai bambini nella mia tesina, e così mi è stato consigliato di leggere questo romanzo.L'ho trovato estremamente relistico e in certi casi molto triste in quanto è descritta l'infanzia, quasi inesistente, di un bambino costretto a vivere da adulto in un mondo di violenza. Nonostante tutto l'ottica di Pin ci rivela una guerra basata sul mistero e sulla magia, dove la violenza e la morte sono parte dei suoi giochi infantili. Un libro da leggere per poter capire cos'è realmente la guerra e cosa comporta.

Lucrezia Mazzoli, (ludvic88@libero.it) , Lecco, 19/04/'04

Secondo me l'unico commento per descrivere questo libro è... bellissimo!!!tra tutti i libri che ho letto asegnati dall'insegnante questo è uno tra i più belli perchè Italo Calvino in ogni suo libro ci mette l'anima, e questo gli viene anche molto bene perchè riesce a far immedesimare completamente il lettore nei panni del personaggio,in questo caso Pin!!!Il mio consiglio...leggetelo il più presto possibile.

Sharon, Milano, 08/04/'04

Penso che sia un bellissimo libro pieno di piccole sfumature da cogliere. Penso che Calvino sia uno dei migliori scrittori che ci siano, ho letto diversi suoi libri e mi sono piaciuti molto, scrive in modo semplice e nei suoi racconti c'è quel pizzico di ironia che ti invoglia a stare incollato al libro fino a finirlo. Consiglio a tutti di leggerlo!!!

Ambra Aleotti, Roma, 27/02/'04

Vorrei innanzi tutto consigliare il libro in questione a chi non l'ha letto, e a chi l'ha letto e non l'ha trovato interessante di rileggerlo!!! io in questo periodo mi sono immersa nella conoscenza del periodo della resistenza ricordando che sono 60anni che il nostro paese è stato liberato dal regime fascista,ho inoltre guardato molti film facenti parte del neorealismo legato al dopoguerra per questo ritengo che il libro di Calvino con il suo linguaggio semplice e scorrevole ci faccia rivivere quel periodo topico che fa parte della nostra storia mostrandoci attraverso lo sguardo disincantato di un"bambino" a cosa il mondo dei "grandi" può arrivare. Ritengo inoltre che i libri oltre a essere mezzo di svago debbano farci ragionare, e il Sentiero dei nidi di ragno è una lettura piacevole ma che allo stesso tempo ci ricorda quanto la guerra sia disumana e cosa meglio degli occhi di un "bambino" può farcelo comprendere?!

Chiara, (kiara.niemiz@postino.it), Udine, 26/02/'04

Complimenti. non ci sono parole per definirlo... forse meravigliosamente bello. un grazie di vero cuore a Italo Calvino

Giulia Villa, (gvbox@libero.it), Genova, 28/01/2004

Mi é servita una mezzíora di riflessione nel silenzio più assoluto per capire l'enigmatico personaggio di Pin e schematizzare quelli che per me sono gli aspetti sia fisici sia caratteriali del ragazzo. Incredibile é l'attenta ed indiretta descrizione dell'autore circa il piccolo e tenero e personaggio; sembra qualcosa di autobiografico, o comunque il racconto di un incontro realmente vissuto. Insomma, non penso possa esistere personaggio più reale di Pin e credo che in fondo in ognuno di noi esista quell'ispido e tenero personaggio che ha un assoluto bisogno d'amore, ma che nega ciò o per ignoranza o per vergogna.Dal punto di vista fisico Pin é un ragazzo costretto a crescere troppo in fretta in quel complesso periodo dell'ultima guerra mondiale quando i Tedeschi da alleati diventano nemici. Pin non capisce molte di quelle lotte dei grandi: é ancora un ragazzo, ma si sforza di apparire adulto soprattutto col suo linguaggio spregiudicato e scurrile con atteggiamenti spavaldi, con un'ostentata aggressività, ma il suo animo é smarrito e ansioso di tenerezza, in quel mondo dei grandi che lo attrae ma spesso lo disgusta. La vita, infatti, é per lui storia di sangue e di corpi nudi, ma é anche abbandono al fascino dell'avventura e della favola. Vive nel Carrugio Lungo, ha una voce rauca da bambino vecchio...le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe, fuma, beve, spia di notte con schifo la sorella prostituta sul letto insieme a uomini nudi, sa tutte le vecchie canzoni d'osteria; i ragazzi non gli vogliono bene ..si mettono a picchiarlo, perché Pin ha due braccine smilze smilze ed é il più debole di tutti. A distanza di un mese dalla lettura di questo libro se c'é una cosa che mi é rimasta in mente é il fine a cui l'essere umano tende: quello di trovare un amico con la A maiuscola che possa aiutarti, farti sorridere, insegnarti. Pin mi fa un po' paura ma allo stesso tempo lo sento così vicino a me nella sua opinione sui grandi, nemici e amici al tempo stesso e dei quali noi giovani non possiamo fare a meno. Calvino, immedesimandosi in un bambino costretto a crescere troppo velocemente, é riuscito a dare un tono così semplice e quasi tenero al libro, mentre al bambino un tono tra la pietà e líincomprensione. Forse io non dovrei dare un giudizio, forse anche io come Pin non conosco la precisa scissione tra bene e male, ma di una cosa sono certa: credo che tutti possano imparare qualcosa da questo libro; io ho imparato che nella vita bisogna avere uno scopo, una realizzazione. Calvino narra fatti attraverso gli occhi di un bambino per sfuggire ad una responsabilità opprimente, ma per scongiurare i rischi di una retorica univoca, perentoria, che dal confuso brusio della storia fa emergere solo le voci più ovvie e potenti, consacrate da una vittoria ormai indiscussa. L'ínfanzia e l'adolescenza si presentano infatti come un universo molteplice, in continuo movimento, con aspetti diversi e talvolta discordi. Adottare il punto di vista di un minore può quindi portare agli esiti più disparati: come la visione stralunata, ai limiti dell'espressionismo, del Pin de Il Sentiero dei nidi di ragno, opera prima di Calvino: un bambino strano, già un pò adulto eppure ancora capace di costruirsi quelle piccole schermaglie mentali, quelle fantasie tipiche dellíinfanzia che però, nella sua piccola mente violata, spesso si trasformano in incubi.


Kikka S., San Vero Milis (Oristano), 29/10/'03

Ciao a tutti!!!Questo libro mi è stato assegnato a scuola dalla mia prof di lettere! È bellissimo!Lo consiglio a tutti gli amanti di Italo Calvino e dei bei libri!CIAUZ. *kikka*


Federico Pastre (fedepezzato@libero.it), Milano, 27/08/'03

Nn saprei...se dovessi giudicarlo per quello che ho letto nn ne risulterebbe niente altro che un semplkice romanzo,anzi direi niente di speciale... ma se si guarda oltre le righe cogliendo con quale purezza e assoluta inconsapevolezza pin vive le sue avventure in un clima asssoluamente invivibile e come la sua vera natura da bambino se pure celata dal suo modo di parlare e di vivere,nn muore mai. fede pezzato


MANMOHAN SINGH (manmohan98@yahoo.com), Delhi (India), 31/07/03

Un'opera meravigliosa sul Neorealismo, e quando ricordiamo che e' il primo romanzo di Italo Calvino non possiamo altro che apprezzare quest'opera. L'importanza del romanzo non finisce qui, possiamo viaggiare anche nel mondo della fantasia attraverso gli occhi di Pin, il protagonista del romanzo. L'opera neorealistica ed anche fiabesca. Vow!!!


Martina (87marty@katamail.com), Mortara (Pv), 19/06/03

Io trovo che sia incredibile la capacità del Calvino nel delineare una delle guerre più complesse e travagliate, sostenuta da mille interessi ed ideali, attraverso gli occhi di un bambino, forse dall'"io" un po' più "vecchio" della reale età, ma pur sempre un ragazzo, mantenendo un registro adatto al suo personaggio. Premettendo che il Calvino non è uno dei miei autori preferiti, sono rimasta molto colpita da questa singolare caratteristica. A ciò si aggiunge poi il fascino creato dall'intreccio di temi morali con quelli sociali e politici anche molto complessi ed articolati in un testo equilibrato e piacevole...


Federico Monti (magicalman@deejay.it), Bologna, 03/06/03

Dato che il sentiero di nidi di ragno non è nella lista scrivo sempre in un opera di calvino: il mio pensiero su l'opera è ottimo ma su i partigiani no!! perché penso che sia facile uccidere nascondersi e causare la morte di persone innocenti!!!


Valentina Targa, Rovigo, 27/05/03

Ho trovato questo libro meraviglioso, è incredibile come Calvino sia riuscito a raccontare la storia sotto un punto di vista completamente estraneo alla guerra e riuscire a raccontarlo così vicino alla Storia della Resistenza. Poveri cretini quelli che lo definiscono noioso e banale, vuole semplicemente dire che leggono con superficialità, cosiglio i fumetti.


Chiara Mantovani, Parma, 16/05/03

BELLISSIMO!!!!!!!!!!


ANNINA, 20/04/03

Sinceramente non ho trovato niente di speciale in questo libro che ho trovato invece abbastanza noioso.


Antonino Salemi (anto_angel@yahoo.it), Torino, 09/03/03

Che cosa si puo' dire di questo libro,....non fatevi ingannare dalle prime venti pagine...leggetelo e poi mi direte....grazie prof Tazzara del primo artistico di torino x avermelo fatto scoprire!!!


Francesca Schiavoni (Francy_84@hotmail.com), Roma, 17/02/03

Ho letto il libro tre anni fa e ora l'ho riconsiderato per un lavoro che sto facendo sulla Resistenza! Parlare attraverso un bambino secondo me è stato spettacolare,il pricipale intento di Calvino è quello di far trivare l'uomo in solidarità con il suo prossimo e cartamente con la natura!


Sara Esposito (sara@libero.it), Roma, 06/01/03

Ho finito da poco di leggere questo libro come compito per le vacanze natalizie!!!...posso dire che è abbastanza coinvolgente anche se non è il tipo di romanzo che preferisco leggere!!!..E' triste,malinconico e talvolta anche incomprensibile!!!


Barbara Buggiani (barbara.buggiani@hotmail.com), Empoli, Firenze, 06.09.2002

Sono molto molto di parte...ho letto Il sentiero dei nidi di ragno 7 volte...e appena inizieranno le giornate buie e fredde mi sa che andrò per l'ottava. Apparte tutto...è un libro veramente eccezionale e sono felice di essermi imbattuta in questa recensione che gli rende pienamente giustizia.


ALICE PAVARIN (g.pavarin@virgilio.it), Lendinara (Ro) 06/08/02

... inizio col dire che devo ancora finire di leggere il libro, ma credo di essere già a buon punto per capire l'enigmatico personaggio di Pin... incredibile E' l'attenta ed indiretta descrizione dell'autore circa il piccolo e tenero e personaggio; sembra qualcosa di autobiografico, o comunque il racconto di un incontro realmente vissuto. Insomma, non penso possa esistere personaggio più reale di Pin!!E credo che in fondo in ognuno di noi esista quell'ispido e tenero personaggio che ha un assoluto bisogno d'amore, ma che nega ciò o per ignoranza o per vergogna.


Daniela Pieragnoli, Prato, 25.05.2002

A distanza di molti mesi dalla lettura di questo libro se c'è una cosa che mi è rimasta in mente è il fine a cui l'essere umano tende: quello di trovare un amico con la A maiuscola che possa aiutarti, farti sorridere, insegnarti. Come dice un "detto": chi trova un amico trova un tesoro!!


Barbara Caccin (tonicca@tiscalinet.it), S.Maria di sala, venezia, 16.04.2002

Ho appena finito di leggere il libro per scuola. E' stata un po' una delusione perche avendo letto come unico libro di calvino "Il cavaliere inesistente" mi aspettavo qualcosa di più divertente. Devo dire però che è un libro molto affascinante e credo lo rileggerò. Pin mi fa un po' paura ma allo stesso tempo lo sento così vicino a me nella sua opinione sui grandi, nemici e amici al tempo stesso e dei quali noi giovani nn possiamo fare a meno.


Adriano Cirasole (roman_sk@hotmail.com), Matera, 5.04.2002

Ho letto "Il sentiero dei nidi di ragno" qualche anno fa, ma non ho mai dimenticato le parole con cui Calvino libera dalle prigioni tetre in cui erano finite le avventure della resistenza nel primo dopoguerra.


Francesco Magni (kurtmagni@hotmail.com) Roma, 6.11.2001

Ho appena terminato di leggere questo libro come compito e devo dire che mi aspettavo qualcosa di più da uno scrittore come Calvino. Forse do questo giudizio perchè prima di questo libro ho letto "Le notti bianche" di Dostoeskij con il quale non credo si possano fare paragoni. Alcune espressioni sono molto belle come per esempio il verbo "abbovati" che rende benissimo l'idea della posizione degli uomini. Insomma nel complesso gli darei, da 1 a 10, un buon 4 e mezzo.


Fabiana Micozzi (fabianamic@tiscalinet.it) Petacciato, Campobasso, 19.09.2001

Ho appena terminato di leggere questo libro come compito per le vacanze estive, anche se a dire il vero non mi è stato consigliato dai prof. Mi è piaciuto tanto ed ho impiegato solo poche ore per leggerlo tutto!


Alice Cocchi Ghini (alicice83@hotmail.com) Pistoia, 07.09.2001

Ho sempre pensato che i libri sulla guerra fossero poco interessanti e a tratti noiosi, se l'argomento non è una passione, sopratutto per una 18enne. Con questo libro ho cambiato idea. Calvino, immedesimandosi in un bambino costretto a crescere troppo velocemente, è riuscito a dare un tono così semplice e quasi tenero al libro, tanto che mi sono ritrovata quasi a piangere quando l'ho finito. Lo consiglierei a chiunque.


Agnese Sampietro (csampi@tin.it) Carnago, Varese 27.06.2001

Ho appena terminato "Il sentiero dei nidi di rago" di Italo Calvino e non posso fare a meno di congratularmi con l'autore per aver raccontato con un linguaggio così semplice e vicino, ma comunque profondo e intimo, non solo una vicenda partigiana, ma la storia di tutti noi, la storia di ogni uomo, che, soprattutto attraverso le parole di Kim e le lacrime del piccolo Pim, si svolge davati ai nostri occhi di lettori e protagonisti del romanzo. Sono veramente estasiata da tale capacità di Calvino, consiglio a tutti l'appassionante lettura.


Stefano Bagnatica (pisu@lacompa.net) Nave, Brescia, 22.05.2001

Mi è sembrata molto ben fatta il discorso interiore di Kim. Sicuramente non è di facile comprensione, tuttavia alla base Calvino ha effettuato una profonda analisi socio-psicologica dell'uomo e dell'epoca. Il libro è comunque nel complesso semplice, per cui leggibile a vari livelli, anche solo come una "storiella", visione che comunque sminuisce l'opera.


mattia trabucco (trabmatt@libero.it) Saluzzo, Cuneo 03.05.2001

Il romanzo in questione mi è piaciuto molto in quanto mostra nettamente la differenza, a mio parere, tra gli adulti e i bambini e come Pin abbia difficoltà ad integrarsi oltre che con i bambini della sua età anche con gli adulti, cosa secondo me scontata. Sul piano lessicale ho apprezzato molto il linguaggio semplice, essenziale e a volte anche un poco infantile e dialettale.


Poeta Maledetto (lv.alex@tiscalinet.it) 16.04.2001

Sicuramente il mio atteggiamento polemico ke perpetua in ogni mia azione, lettura o idealizzazione verrà ricalcato dal commento che mi accingo a scrivere.Rifacendomi ad un vano e a dir poco superficiale commento qui letto, vorrei sottolineare che l'autore, Calvino, affida al personaggio Kim il compito dell'incarnazione dell'ideale partigiano più nobile, pur riconoscendone limiti e difetti. Quindi la parte ke viene dedicata al tormento, se così possiamo definirlo, interiore al dialogo dell'io interiore di Kim è la parte che sicuramente merita la più alta considerazione e stima nell'intero libro, intervallato spesso da considerazioni del narratore
onniscente, considerzioni ke si manifestano con un linguaggio particolarmente aspro , crudo a tratti distaccato ma ke in poche e forti parole riesce a racchiudere lo scopo per cui Calvino scrisse l'opera: una testimonianza di verità!


Daniela Dal Pai (manuel.dalpai@tin.it) Appiano, Bolzano 14.04.2001

Sinceramnte,non mi è piacciuto molto come libro.Sembra quasi una favola,da raccontare ai bambini per fargli capire cosa è la guerra.Sicuramente,non è paragonabile con libri del tipo "un anno sull'altipiano", o "se questo è un uomo" oppure "l'agnese va a morire". Questo libro,lascia poco della crudeltà della guerra,che pure se vista da un bimbo, è sempre molto più dolorosa rispetto a come viene presentata nel libro.


Gaia Toppetti (gaia.toppettilibero.it) 06.04.2001

Forse io non dovrei dare un giudizio, visto la mia giovane (ho 14 anni) età, forse anche io come Pin non conosco la precisa scissione tra bene e male, ma di una cosa sono certa credo che tutti possano imparare qualcosa da questo libro; io ho imparato una cosa fondamentale forse anche scontata: nella vita bisogna avere uno scopo, una realizzazione e questo ce lo insegna lo stesso Pin attraverso l'affetto che prova soprattutto in Cugino, e che comunque anche noi possiamo cogliere a grandi linee la "bozze" del bene.


David Casavecchia (diegolcasarete@libero.it) Roma, 08.03.2001

A me questo libro è piaciuto molto,anche si mi aspettavo un racconto basato piu sul misterioso sentiero dei nidi di ragno.Non mi è piaciuta,invece,la parte in cui Kim parla dei suoi pensieri perchè l'ho trovata troppo lunga e dispersiva.





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 20 lug 2006

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