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Senilità (1898)



Italo Svevo, Senilità
Feltrinelli, 1998
pp.262 /Euro 4,39

ato dalla mente e dall’ingegno fervido di Italo Svevo, Senilità si pone cronologicamente al centro di un’importante trilogia, seguendo Una vita (1892) e precedendo La coscienza di Zeno (1923).

Pubblicato per la prima volta nel 1898 a spese dell’autore, il romanzo andò incontro ad un triste insuccesso e all’indifferenza della critica, tanto che lo stesso Svevo, nella prefazione alla seconda edizione, sentì di poter scrivere: «Non ha ottenuto una sola parola di lode o di biasimo». Fu Joyce che nel 1927, dopo aver dichiarato pubblicamente il suo sincero apprezzamento per questo libro, ne decretò il trionfo, facendo sì che esso fosse assurto a capolavoro.

«Affettuoso e acuto critico» ne fu altresì Montale, come lo stesso Svevo riferisce nella già citata prefazione, definendolo «giovine e pensoso amico».

Nel tratteggiare l’ambiente triestino in cui la vicenda è ambientata, Svevo dà vita ai corpi e alle figure dei quattro personaggi centrali del romanzo: Emilio Brentani, Stefano Balli, Angiolina e Amalia. A tutti gli altri, che casualmente entrano nella vicenda a respirarne gli intrecci, l’autore lascia il semplice ruolo di comparse.

Tutto ciò che egli non omette di descrivere, come i fatti esteriori o gli ambienti sociali e fisici, ha poco peso nella narrazione, poiché quest’ultima è essenzialmente rivolta all’indagine psicologica e all’introspezione dei protagonisti. Fra essi, criticamente disegnato da Svevo, spicca il ritratto di Emilio Brentani, attraverso la cui mente si districa e svolge inesorabilmente la storia.

Dal punto di vista sociale Emilio è un intellettuale piccolo borghese (soprattutto in virtù di un romanzo scritto negli anni della giovinezza). Dal punto di vista psicologico, invece, egli è un "inetto", un debole, un uomo che mente a se stesso pur di non scoprirsi misero e finito. Il protagonista sveviano si difende dal polifonico mondo che lo circonda riparandosi entro le mura del nido domestico e sotto le ali protettrici di Amalia, una sorella che è, nel contempo, figura materna. Da vile e incapace qual è, Emilio sogna l’uscita dal nido e il godimento dei piaceri della vita e, quando finalmente nella sua esistenza appare Angiolina, «una bionda dagli occhi azzurri grandi, alta e forte, ma snella e flessuosa, con il volto illuminato dalla vita, di un color giallo di ambra soffuso di rosa da una bella salute», in lei vede incarnati i simboli della pienezza vitale e della stessa salute fisica.

Tuttavia, sarà proprio nel rapporto con Angiolina -per Emilio sostanziale rapporto con la realtà- che emergerà l'inettitudine e l'immaturità del protagonista.

Nonostante i propositi di disinvolto giostrarsi e nuova sicurezza di proprie capacità, Emilio prova una forte paura nei confronti del sesso e della donna, tanto da giungere a trasfigurarla in figura angelica e pura, dalla quale invece Angiolina, superficiale, vanitosa e bugiarda, è infinitamente lontana. Lo stesso possesso fisico con la donna lo lascia insoddisfatto e turbato, poiché ne contamina l’ideale.

A contrastare la figura di Emilio è quella di un amico, Stefano Balli, amore non corrisposto di Amalia. Questi è ciò che Emilio non ha il coraggio di essere: un uomo forte, dominatore, certo di sé, presuntuoso ai limiti della sopportazione. Malgrado l’apparenza scientemente lasciata tale, a chi gratti per arrivare fino al fondo dell’anima sia di Brentani, che di Balli, non sarà difficile scoprirne la medesima natura di uomini fragili e immaturi. A dividerli un solo tratto: il diverso confluire dei pensieri immateriali nel mondo del concreto. Mentre Emilio reagisce con una sorta di vittimismo di fronte agli eventi, Stefano cerca di mascherare i propri limiti lasciandosi trasportare dall’illusione d'onnipotenza.

La storia ha come fulcro il rapporto sentimentale tra Emilio e Angiolina, ma solo superficialmente è il racconto di un amore ossessivo. In realtà è nient’altro che un preciso quadro psicologico dell’intellettuale piccolo borghese in crisi con se stesso. E con l'essere di sé fuori da sé, nel mondo di sempre.

Il protagonista è terrorizzato dalla realtà, tenta di atteggiarsi a uomo cinicamente gelido e finisce, invece, col raggiungere il solo, penoso camuffamento dei caratteri propri in forma consolante.

In Senilità l’attenzione è puntata sul pensiero di Emilio: raramente il punto di vista è quello di Amalia o Balli e, comunque, mai quello di Angiolina. Nonostante ciò, il protagonista della vicenda è uomo che non sa riportare la realtà, se non deformandola. Per questo motivo il narratore, vispo di ruvida lucidità, interviene con scaltra frequenza a giudicarlo in modo severo, a volte crudele. Spesso ironizza, getta la propria sprezzante opinione servendosi di aggettivi o semplici avverbi, lascia assaporare il gusto amaro del giudizio. In altri casi, infine, tace.

Il linguaggio di Emilio non è quello di Svevo, come a molti verrebbe da pensare, ma il risultato di una fedele registrazione del modo d’esprimersi di Emilio stesso, che usa frasi enfatiche, talvolta patetiche, insieme melodrammatiche e banali.

Così come Emilio nasce, muore. In effetti, la struttura del romanzo è assolutamente circolare: egli non impara nulla dalla vicenda, resta l’inetto, incapace, fragile e immaturo uomo che Svevo accanitamente critica. E così Balli torna alla sua vita non frequentando più l’amico, Angiolina fugge con un banchiere, Amalia muore. E ad Emilio Brentani, rimasto chiuso in una senilità precoce, non resta che guardare al passato, come un vecchio alla propria gioventù.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 10 aprile 2001
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Massimo Cosciani, Trieste, 18/06/'04

Io lo devo presentare per la mia tesina di matura assieme ad "Una vita" e "la coscienza di zeno" e devo dirvi che dei tre questo è quello che mi piace meno. E' troppo complicato e intricato, impossibile da farne un reassunto conciso.

Anna Maria Fabiano (annamariafabiano@virgilio.it), Cosenza, 29/04/'04

E' un crescendo il concetto di inettitudine in Svevo e anche, paradossalmente, in decrescendo. Senilità non allude alla vecchiaia, propriamente intesa, ma a quella incapacità d'azione, di partecipazione, di protagonismo attivo. Credo che dei tre romanzi di Svevo sia proprio quello che preferisco, anche se "La coscienza di Zeno" viene considerato il capolavoro.

Anonimo, 31/12/03

UNA DOMANDA A QUELLI CHE HANNO SCRITTO CHE SENILITA' Ë UN BEL LIBRO: MA LO AVETE LETTO BENE? E UNA UNA WALLERA E LA TRAMA Ë TROPPO PREVEDEBILE


Francesca Romano (francy.roman@tiscali.it), Aprilia (Lt), 26/04/03

LA STORIA E' INTERESSANTE MA L' IMPOTENZA DI EMILIO DAVANTI AGLI AVVENIMENTE DELLA SUA VITA E' IRRITANTE! EMILIO E' L' INETTO PER ECCELLENZA.


Valentina (valina.g@virgilio.it),Modena, 22/04/03

Senilità è un libro molto affascinante: la trama è semplice e prevedibile ma al tempo stesso incredibilmente interessante. Sarebbe curioso immaginarne lo sviluppo in un'ambientazione spaziale e temporale diversa.


Corinne Canzali (ccorinne@freesurf.ch), Locarno (Svizzera), 26/01/2003

L'ho dovuto presentare alla mia classe e non potevo scegliere un libro migliore, appassionante con tutti quegli intrighi amorosi. La cosa difficile era che anche cercando in internet non ho trovato degli esempi sul linguaggio di Svevo ed Emilio, solo spiegato. Comunque é un libro che consiglio di leggere,anche perche non é per niente complicato.


Gianna Martini (gm@yumpy.it) Bologna, 04.08.2001

Mi è piaciuto molto, lo consiglio a chiunque!





http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 20 lug 2006

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