Gabriele D'Annunzio, Le novelle della Pescara
Mondadori, 1995
Oscar tutte le opere di G. D'Annunzio
Euro 6,20
abriele DAnnunzio pubblicò Le novelle della Pescara nel 1902, utilizzando anche alcuni testi già apparsi nelle raccolte Il libro delle vergini (1884) e San Pantaleone (1886). Lopera nasce quindi da unattenta selezione, che le conferisce, nella varietà dei temi affrontati, un carattere unitario. Il primo elemento caratterizzante è, come suggerisce il titolo, il rapporto con il territorio.
Il paese di Pescara (che diventerà capoluogo di provincia solo nel 1927 e proprio per iniziativa di DAnnunzio) è al centro di questa narrazione, insieme alla campagna circostante che spesso accoglie folle di persone in preda ad impulsi non controllabili. Si pensi ai contadini in rivolta nel racconto dellEroe, dove il nobile protagonista si getta nel fuoco mentre i poveri assediano il palazzo, allesaltazione collettiva dei fedeli che gridano al miracolo o alla guerra tra due paesi, dai nomi immaginari di Radusa e Mascalico, ognuno dei quali cerca di imporre il proprio patrono allaltro.
DAnnunzio mostra da un lato una perfetta padronanza del mezzo espressivo, che riesce a restituire ogni minima emozione dei personaggi, dallaltro una viva curiosità per le emozioni più estreme. Si va dal fanatismo della folla alla sorte disperata di molte madri, che finiscono per morire di parto o nel tentativo disperato di vedere unultima volta il figlio ormai lontano. La rappresentazione di scene di vita quotidiana si risolve a volte in beffe di sapore boccaccesco, ma il legame più significativo risulta quello che avvicina DAnnunzio al Verismo.
Anche lo scrittore abruzzese ama soffermarsi sulle emozioni del popolo e sulle sue rivolte, non però per descrivere (come accade in Verga) le rivendicazioni sociali ma per studiarne gli stati danimo, le energie quasi primordiali che vengono sprigionate nel momento della protesta. Per questo agli occhi di DAnnunzio la rivolta dei contadini non è molto diversa dalla guerra in nome del patrono: ciò che davvero lo affascina è il grande spettacolo delle emozioni collettive, che portano singoli individui ad un livello quasi subumano di ferocia ed aggressività. La conferma di questo interesse per le emozioni intense, quasi morbose, viene dalla novella che chiude la raccolta, Il cerusico di mare. In essa DAnnunzio descrive minuziosamente linfezione di un marinaio e la maldestra operazione effettuata da un compagno di bordo, per poi soffermarsi sul propagarsi dellinfezione, fino alla morte dello sfortunato protagonista: anche se manca la folla, emerge comunque linteresse per le situazioni estreme, descritte nei minimi particolari.
In questo senso la raccolta si ricollega ad altre opere di DAnnunzio: il romanzo Giovanni Episcopo (1892), storia di un omicidio di derivazione dostoevskijana, e La figlia di Iorio (1904), tragedia pastorale che ci rende la suggestione di un Abruzzo atavico. Il mondo rurale e primitivo di queste novelle sembra daltronde richiamarsi, per lintensità delle emozioni descritte e per il ruolo dellambientazione, alle opere coeve di Grazia Deledda, anchessa oscillante, come il primo DAnnunzio, tra influenze veriste opportunamente rielaborate e suggestioni dostoevskijane.
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 18 settembre 2006
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