Silvia Ballestra, Nina (2001)
Rizzoli, 2002
Superbur, pp. 226
Euro 7,20
ologna, Università di Bologna. Universitari, studenti fuori corso, lUmbe, Nina, un negozio di dischi, e poi Bruno e la vita che cambia e cambia e cambia ancora, e Nina che ruzzola giù senza accorgersi che da eterna studentessa sta per diventare donna, mamma. Una nuova vita «cominciava un poco a travolgerla», come Bruno che arrivava da Milano e faceva il giornalista, aveva trentanni, lavorava da dieci e la sua casa era in unaltra città, ma le loro sorti erano destinate a inverarsi.
Da Bologna a Milano il destino sembra evolversi e compiersi; da figlia, da studentessa svogliata e fuori corso, a madre e protagonista di un viaggio nuovo verso un nuovo mondo, un cammino odeporico per Nina e Bruno.
Milano, inaspettatamente, è più accogliente del previsto, la sintonia fra i due è completa, la formazione sta per ultimarsi e troverà il momento più alto nel concepimento di una nuova vita.
La seconda parte del libro si snoda come un lungo diario personale dove il tamburo di un cuore piccino è colonna sonora del lungo travaglio.
Per Nina e Bruno è il viaggio alla ricerca e alla scoperta di loro stessi e del loro destino di genitori, che sembra accoglierli nel palmo della mano, da dove non si cade, proprio come la piccola culla termica accoglie il loro bimbo, e lo fortifica, lo tempra, proprio come il cammino odeporico li ha reso forti ed emancipati. Li ha emancipati dalla condizione di figli, privilegiati e immaturi, per dare loro una condizione sempre di privilegio, ma, questa volta, autorevole.
La prosa allora scivola leggera e rapida con accenti lievi, talvolta seri, ma mai drammatici, come levento che di lì a poco si compirà, e la vita no, non farà più paura.
«I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori»