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Morte dell'Inquisitore |
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La vita del frate che si delinea dallesame dei documenti, è caratterizzata dalla recidività in uninfrazione punita dal tribunale dellInquisizione con pene di volta in volta sempre più severe. Fino al giorno in cui l'esasperazione del frate esplode nella follia omicida, con luccisione in carcere del suo aguzzino, Monsignor De Cisneros. Tutto questo, senza che si possa mai chiarire di quale peccato il padre si sia macchiato originariamente.
«Oltre le cronache, le relazioni, gli studi qui citati, ho letto (o presumo di aver letto) tutto quel che cera da leggere, relativamente allInquisizione di Sicilia: e posso dire di aver lavorato a questo saggio più, e con più impegno e passione, che a ogni altro mio libro». Questa citazione, che chiude il libro, rivela due aspetti fondamentali del rapporto tra autore e opera: da un lato il rigore della indagine storica e la passione posta nella ricerca; dallaltro lamore per lopera che pare derivare proprio da questo lavoro certosino. La particolare predilezione di Sciascia per quest'opera, ribadita tra laltro anche in occasione della ristampa del 1967, assieme a Le parrocchie di Regalpetra, emerge dalle parole dello scrittore: «La ragione è che effettivamente è un libro non finito, che non finirò mai, che sono sempre tentato di riscrivere e che non riscrivo, aspettando di scoprire ancora qualcosa». Lautore implicitamente sembra dire che anche se trovasse tutti i documenti relativi al caso, forse non lo porterebbe a termine. Ossia, alla luce della documentazione disponibile, giunti ad un certo punto dellindagine è inevitabile scontrarsi con linsufficienza delle fonti e la ricerca sembra essere stata condotta proprio in funzione di questa insufficienza. Il «buco» nella storia (provocato dallincendio ordinato dal Caracciolo) risparmia però i disperati appelli grafiti sui muri del carcere, parole accorate che esigono di venire anchesse assunte agli atti. Non resta che interpretare, resistendo però alla tentazione di inventare parole là dove esse vengono fatalmente a mancare. Lindagine diretta delle fonti serve proprio a farci percepire il vuoto di significato, in contrasto con la ridondanza del linguaggio, propria della lingua secentesca, così cospicua nelle numerose citazioni. Finalmente, sgravati dalla retorica che sembre inventariare pedantemente ogni episodio nella vita materiale del prigioniero, possiamo forse intuire le motivazioni del gesto. La spinta a un estremo atto di ribellione può librarsi oltre il testo ed assumere il suo vero senso, di liberazione nella storia e dalla storia. Proprio per questo, daltronde, diviene emblematico il confronto con Il consiglio dEgitto, ed in particolar modo quello fra i rispettivi protagonisti. In quest'opera è assolutamente noto per quali motivi lavvocato Di Blasi venga condannato a morte, anzi viene da dire che è così noto, che se ne parla così tanto, che è proprio questo il motivo per il quale egli non riesce ad agire. Un senso di inerzia traspare in ogni pagina, nei discorsi e nel comportamento dei personaggi, nella lingua venata di fragile estetismo, nella vicenda parallela dellabate Vella nella concezione stessa del romanzo storico. In Morte dellInquisitore invece è proprio lannullamento della scrittura, lannullamento dellintreccio concepito da William Galt, lannullamento delle fonti che possono essere alfine solo rivissute in modo ironico (si pensi ad esempio alla minuta descrizione della parata che conduce al supplizio oppure alla sprezzante descrizione dellultima notte del reo), a costituire il segno inequivocabile di un superamento dellopera di creazione allinterno dei suoi stessi limiti, come se proprio grazie a tale processo si potesse giungere allabbattimento dei limiti della Storia e di quel fuoco che annienta la vita di un uomo al pari delle carte che ne registrano lesperienza. Tutto ciò può apparire un paradosso, ma non è forse altrettanto paradossale il fatto che Sciascia scelga la forma del romanzo per Il consiglio dEgitto che tratta di una vicenda ben delineata storicamente, mentre sceglie la forma dellindagine diretta delle fonti per una vicenda immersa nelloscurità qual'è quella analizzata ne Morte dellInquisitore? A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora» 20 luglio 2001 |
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I commenti dei lettori
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