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L'informatore: Silone, i comunisti e la polizia



Dario Bicocca - Mauro Canali, L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia
Luni Editrice, Marzo 2000,
275 pp, Lire 30.000 Euro 15,50

PRIMA DEL LIBRO…

ANTEFATTO

aspro dibattito sul caso Silone ha inizio nel marzo del 1996. Nel corso di una conferenza (The Other Among Us), organizzata dalla Stanford University a Firenze, vengono presentati alcuni documenti provenienti dall'Archivio centrale dello Stato e riguardanti un rapporto - definito dai vertici della Pubblica Sicurezza “disinteressato” - tra Silone e la Polizia politica negli anni 1928-1930.

Il percorso seguito nell'archivio viene poi esaminato e dettagliatamente illustrato sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea”, ove nel 1998-99 appaiono due saggi di Dario Biocca e uno di Mauro Canali (D. Bicocca, Ignazio Silone e la Polizia politica. Storia di un “informatore”, in “Nuova Storia Contemporanea”, 3, 1998, pp. 67-93; “Tranquilli (nell'ombra)”. Ignazio Silone in Francia, in “Nuova Storia Contemporanea”, 3,1999, pp. 53-76; M. Canali, Il fiduciario Silvestri. Ignazio Silone, i comunisti e la Polizia politica, in “Nuova Storia Contemporanea”, 1, 1999, pp. 61-86).

Le note fiduciarie rinvenute nelle carte della Polizia politica - protocollate e vistate dai dirigenti del Ministero dell'Interno - conducono i due docenti universitari a sconcertanti ma per loro inevitabili conclusioni circa il profondo rapporto di collaborazione stabilito da Ignazio Silone, allora ai vertici dell'organizzazione comunista clandestina e attivo negli uffici dell'Internazionale, con il funzionario della Polizia politica fascista Guido Bellone.

Si astengono tuttavia «dall'avanzare ipotesi compiute sulla figura e il ruolo dell'uomo politico e dello scrittore» nell'attesa, da parte di studiosi e storici, «di una riflessione per così dire collettiva sugli elementi emersi dalla ricerca».

La riflessione avviene parzialmente, mentre generalizzato è lo scetticismo e lo sdegno per «la campagna documentaria denigratoria».

IL LIBRO

La mancata riflessione, agli occhi di Biocca e Canali, pare dimostrare che Silone - insieme alla sua stessa vicenda biografica - «avesse acquisito e consolidato, in vasti settori della cultura letteraria, politica e storiografica italiana, una funzione pedagogica e rituale che non poteva ammettere alcun esame critico».

Pertanto, nell'attesa di ricostruzioni storiche e biografiche disponibili al riscontro documentale, i due «compagni di avventura», nel marzo 2000, danno alle stampe, in L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia, i nuovi elementi acquisiti nelle loro ricerche.

Voce e parola è lasciata allo stesso Ignazio Silone, quale autore (con lo pseudonimo di Silvestri) delle note fiduciarie inviate alla Polizia tra il 1923 e il 1930 e utilizzate dalla Divisione generale di Pubblica sicurezza nelle operazioni di contenimento e repressione del movimento clandestino antifascista.

Le missive, inviate da Silvestri al commissario e poi ispettore generale Giudo Bellone, rivelano informazioni non solo di strategia politica, relative alla consistenza, alla struttura e alla linea del Partito Comunista d'Italia, ma svelano anche importanti notizie riguardanti l'identità e gli spostamenti degli uomini che lo dirigevano, i loro collegamenti con Berlino e Mosca, i conti bancari e i passaggi di uomini e materiali attraverso le frontiere. «Silone - afferma Dario Biocca nell'intervista a “la Repubblica” del 29 marzo 2000 (vedi rassegna stampa) - contribuisce a creare una intelligence sistematica attraverso la quale la polizia impara a conoscere la struttura legale e illegale dell'opposizione».

Nell'identificazione attuata da Biocca e Canali dell'autore delle informative, accanto al contenuto stesso delle relazioni fiduciarie, alla loro uniformità di stile e linguaggio e ai rimandi che vi si rincorrono, la prova principale è costituita dalla «assoluta e provata coincidenza in termini di tempo e luoghi tra le relazioni fiduciarie e gli spostamenti di Tranquilli».

Il testo delle informative, integralmente riprodotto, è fatto precedere da due saggi introduttivi (Ignazio Silone, ovvero la doppia identità di Mario Canali, La maschera e il volto di Dario Biocca), al fine di analizzare e contestualizzare sul piano storico-politico le note fiduciarie, e d'illustrare i nodi interpretativi che esse via via vengono a sciogliere e a porre.

Nel dopoguerra Silone aveva fornito della sua militanza politica nel movimento comunista una versione tale da generare una sorta di «leggenda» popolare: «quella di un uomo che, dopo aver servito falsi idoli, si è infine posto con coraggio alla ricerca di un'esistenza ispirata ai più autentici valori morali». Non solo, ma la sua stessa immagine col trascorrere degli anni aveva finito per essere sovrapposta, «secondo modalità e procedimenti che non hanno riscontro in alcun altro protagonista della letteratura italiana più recente», ai personaggi dei suoi stessi romanzi.

Pertanto, nei saggi introduttivi, i due studiosi, guardandosi dalle insidie in cui è caduta buona parte dei biografi passati e presenti, ovverosia non cedendo alla suggestione del racconto autobiografico, intendono ricostruire con rigore filologico la biografia politica di Silone. Quindi ne ripercorrono le vicissitudini a partire all'incirca dal 1917-18, quando Secondino Tranquilli si avvicina al movimento giovanile socialista, al 1930, quando il flusso delle informative, siglate con il nominativo di Silvestri e con il numero «73», s'interrompe.

Lo stato attuale delle ricerche non consente, tuttavia, ai due storici né di affermare né di escludere che la relazione fiduciaria abbia avuto termine nel 1930. Alcuni anni più tardi, infatti, Silone tornò all'attività politica dirigendo in Svizzera il Centro estero del Partito socialista.

Resta certo, comunque, che con l'abbandono della politica militante la scrittura divenne per Silone lo strumento per cercare di ricomporre la propria esistenza: esistenza che ora le carte scoperte nell'Archivio centrale dello Stato permettono di collocare nella giusta luce.

D'altra parte, è indubbio che Silvestri, alias Ignazio Silone abbia svolto l'attività di informatore con sofferto e tormentato disagio. Le note fiduciarie attestano come egli avesse tentato di porre fine al suo rapporto con la polizia, già nel 1924: anno in cui fu colpito da una profonda crisi «che, riemersa alcuni anni dopo in forma assai più acuta, lo condusse fino all'orlo della morte e poi alla riscoperta della fede».

Nel 1930 infatti Silone viene espulso dal comitato centrale comunista. E finalmente chiede all'ispettore Bellone di interrompere la corrispondenza, in quanto intende iniziare una nuova vita: eliminandovi «tutto ciò che è falsità, doppiezza, equivoco, mistero», e riparando il male commesso. La drammatica testimonianza è nella lettera del 13 aprile 1930.

Silone, dunque, avrebbe abbandonato il partito comunista «per ragioni del tutto estranee al dissenso con Togliatti e Grieco circa questioni tattiche e di schieramento». Nella sopracitata intervista Biocca ritiene, infatti, che Silone alla fine si fosse tirato indietro per tre ordini di motivi: «1) il peso accumulato in questi anni faticosi di doppiezza ; 2) l'arresto del fratello che forse - il capitolo è ancora molto da esplorare - lo fa sentire responsabile di qualcosa ; 3) l'avvio della terapia con Jung, in Svizzera».

Infine, sul motivo o i motivi per i quali Ignazio Silone tradiva, il dibattito è aperto.

In ogni caso - osserva Piero Melograni nella prefazione - «il mistero fece parte della sua personalità, come attestano molti suoi scritti»: «Ognuno che abbia seriamente riflettuto su se stesso e sugli altri, sa quanto certe deliberazioni siano segrete, e certe vocazioni misteriose e incontrollabili» (da Uscita di sicurezza, Ignazio Silone).

Milano, 27 giugno 2000
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Dario Biocca

È docente di storia contemporanea presso l'Università di Perugia. Ha conseguito il Ph.D. all'Università di California, Berkeley. Ha collaborato con riviste storiche americane e italiane ("Daedalus", "Studi Storici", "Nuova Storia Contemporanea").

Ha curato la pubblicazione di A matter of Passion. Selected Letters of Bernard Berenson and Clotilde Marghieri (1989).


Mauro Canali

Insegna storia dei partiti e dei movimenti politici nell'Università di Camerino e si occupa in particolare di storia dell'Italia fra le due guerre. Tra i suoi lavori: Il dissidentismo fascista (1983); Cesare Rossi. Da rivoluzionario a eminenza grigia del fascismo (1991); Il delitto Mattteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini (1997). Collabora con la rivista "Nuova Storia Contemporanea".





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