Gianni Priano, La Turbie
Il Ponte del Sale, Rovigo 2004
La Porta delle Lingue, pp. 96
Euro 12,00
Lultima raccolta poetica del genovese Gianni Priano, La Turbie, edita da Il Ponte del Sale di Rovigo, è un libro che non può passare inosservato. Suddiviso in quattro sezioni Moja a ra rversa (poesie molaresi), Venenum, La Turbie e Il filo della spada racchiude una lettura acuta e colta di questo nostro tempo, esprimendola nei versi con forza e ironia che fa mattanza di luoghi comuni, di falsi simulacri; ma senza retorica, senza irrigidirsi diventando altra cosa dalla poesia. E nulla e nessuno sembra restare indenne dallinesausto riesame che, sottesamente, rivede fedi e valori: perché permangano, non si estinguano pur cambiati o ridefiniti perché non si rimanga soli, o in cattiva compagnia.
Dunque, nessuna zona franca, nessuno sconto di verità o di ironia. Per lo stesso dialetto materno delle poesie della prima sezione, ad esempio, la fine rappresenta, dichiara il poeta in premessa: «
un fenomeno meno grave rispetto al tramonto della coltura del Moscato, del Dolcetto, del Barbera
»
O, riferito a se stesso:
Sia lode a gesumaria
ma il mio decompormi
dovrà essere mio, i vermi
dovranno cercarmi ben
oltre il decoro dei fiori
della ghiaia, dei ceri
ben oltre i ricordi
Che a nutrirsi del corpo di Cristo
cè da fare la fame, lo hai visto
come si assottiglia quel pane
il velo dellostia: ecco cosa rimane
Una poesia, quella di Priano, ben radicata nel presente, nel quotidiano, e nella memoria comune di cui, talvolta, avvertiamo il grido sommessamente duro:
Giù le mani dai morti. Lasciateli
respirare: mollate le prese, lasciatelo
stare Pavese che sta come un pesce
nel ghiaccio e ignora la luce, la voce
dei vostri maestri. Lasciate, carini
che il corpo di Pasolini sia amato da chi
ha amato lodore di maschio, di cuoio
fino a piegare il ginocchio come di fronte
a un altare nel buio di un orinatoio.
Lasciate Camus, lasciatelo a me che ho
avuto ventanni come Dio comanda, i cigli
nel vento dItalia e nessun Movimento
a farmi da balia. Lasciate che respirino
i morti, popolo di Giussani. Non soffocateli
i morti, slegategli le mani
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 22 ottobre 2004
© Copyright 2004 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net |