Giorgio Bàrberi Squarotti, Le langhe e i sogni
Edizioni Joker, 2003
Collana I moderni, pp. 78
Euro 10,00
Prefazione di Franco Pappalardo la Rosa
Piccoli, preziosi racconti sono le sessantacinque liriche che compongono Le langhe e i sogni di Giorgio Bàrberi Squarotti poeta e critico tra i più autorevoli del secondo novecento - esiti di una ricerca personalissima saldamente radicata nella tradizione, che ascende a forme e visioni in cui è dato riscontrare qualità fondanti della poesia, in equilibrio tra classicità e modernità. Una sapienza artigianale antica, dunque, che in soluzioni metriche, sintattiche, lessicali di rara finezza sa trasfondere descrizione e sentimento, visione e meditazione rendendoci partecipi di uno sguardo trasognato quanto acutissimo e disilluso, su uno spazio temporale fluttuante tra quotidianità, passato e sospensione onirica. Uno sguardo, però, che è compenetrazione della realtà e poi superamento della stessa, involando verso un ideale salvifico di bellezza:
oh, limpavida visione
della bellezza che è, vera e inventata,
la sola grazia, sempre, contro dei/e natura.»
(Contro il male).
Più sogni, allora, che langhe - da intendersi come luoghi e situazioni reali - in queste liriche che testimoniano una via luminosa contro il male della vita, connaturato in noi nel frammento depoca che ci contiene, e che siamo, ineludibile sostanza del tempo:
la guerra non ha
davvero fine, e dove è mai la pace
nella storia atroce e stolta, o forse
soltanto nella rixa metaforica
dellamore lunare, che si fa
il tranquillato sonno per il sogno
che mai non spezzi il canto dellallodola.»
(Guerra e pace).
Quanta grazia nelle atmosfere magiche, fiabesche, audacemente inventive di queste poesie! Doni ricchi e appaganti esse ci disvelano, poco a poco: basta lasciarsi andare, e ci si sente percorrere dal brivido luminoso di nostalgie lontane, della bellezza purissima di un mondo qui, finalmente, ritrovata.
Milano, 23 dicembre 2003
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