Alessandro Cinelli e Vito Parisi, La guerra dei castori e dei salmoni
Liberodiscrivere, 2002
Il libro si libera, 84 pp.
Euro 7,00
Di questo lungo racconto molte cose si potrebbero dire e certo si diranno, come mi auguro succeda per un lavoro che si presenta semplice e quasi fiabesco, certo favolistico, ma che contiene in modo mirabile il senso della vita, della storia e della stessa sopravvivenza dellumanità, ormai "messa in forse" dalla sete insensata di potenza e di potere delluomo, delluomo di sempre probabilmente, delluomo animale, ma anche, e soprattutto, delluomo di oggi, che si dibatte sempre più impacciato fra i fili scomodi di una memoria sbiadita e logora, di una totale incapacità di "aprire gli occhi" e di capire che la sopraffazione e la mancanza di rispetto per altre culture e per altre etnie può diventare larma micidiale che porterà alla fine del stesso principio vitale.
«Aveva visto tutto Yggdrasil. Era lì da prima che arrivassero gli animali. Da prima che il fiume uscisse fuori dalla terra. Era lì da sempre».
Yggdrasil è lalbero del mondo, la capacità di presiedere alla vita e al suo rinnovamento, una sorta di divinità quasi immobile nella propria capacità di genesi e di equilibrio.
Ma «alte nel cielo volteggiano le aquile» che, con i loro artigli e la loro apparente volontà di garantire equilibrio e sicurezza, determinano destini e causano stragi, ratificano trattati subdoli di effimere paci e garantiscono fragili convivenze; che non hanno possibilità di realizzarsi e, nella loro sostanza fatta di vetro frangibile e illusorio, sono la premessa per una catena di battaglie e di rivalità che non giovano a nessuno e delle quali nessuno si giova.
Le aquile investono implacabilmente la forza e la brutalità che le caratterizza per determinare il possesso del Territorio. I salmoni inseguono il sogno della schiusa delle proprie uova, del futuro della propria specie, della tranquilla vita che potrebbero vivere se
I castori inseguono il sogno di una diga/appartenenza e forse poco pensano ai fragili basamenti che potrebbero determinarne la distruzione totale.
E i Cunaos restano vittime della Nemesi che ne distrugge la possibilità di garantire giustizia ed equità, ingoiati dalla mota. Ma il Territorio è una concatenazione di anelli che hanno bisogno luno dellaltro
e che, lungi dallessere solo bisognoso del rispetto della "catena ecologica", è anche fortemente un Paradiso che sembra dover assistere silenzioso e rassegnato alla sua seconda "cancellazione".
Gli autori, fedeli a una tradizione che da sempre consente di siglare di credibilità e di aderenza al vero le proprie "invenzioni realistiche", riferiscono nel Prologo di essersi accinti alla "traduzione" della storia di una guerra già narrata, attenendosi scrupolosamente a un necessario rispetto filologico e, con perizia tecnica e dovizia di particolari, annotano in margine alla narrazione alcune considerazioni che non solo aiutano a fare luce sulla simbologia che non sempre potrebbe essere chiara, ma addirittura, a mio avviso, stimolano nel lettore la ricerca e la voglia di approfondire tematiche a carattere sociologico e antropologico, quali la difficile convivenza allinterno dei gruppi sociali, il rapporto fra gruppi sociali diversi, la teoria del "capo", di colui che presiede e che spesso perde credibilità fra i suoi adepti sia per la sua debolezza sia per la sua voracità sia per la sua naturale dissoluzione di un compito che diventa sempre più arduo, man mano che convenzioni e rapporti interpersonali e intertribali si complicano e si intersecano, fino a diventare artificiosa essenza che non ha altro che il Nulla come soluzione finale. Gli incauti prendono forza e vigore e i Saggi vengono messi a tacere o ascoltati solo da pochi, sì da compromettere la stabilità non solo della pacifica convivenza dei gruppi ma anche quella allinterno del medesimo gruppo. I sognatori consumano la propria vita, i deboli soccombono, i prepotenti dettano leggi e tutti si scontrano con la Sfinge indifferente del Silenzio e dellAnnullamento.
Proprio per i significati che questa storia breve contiene, per le sopraccitate implicazioni antropologiche e storiche, nonché filosofiche e filologiche, per la bellezza di alcuni passaggi, per la forza di certe frasi volutamente ripetute, per i richiami non pretestuosi ma umani e psicologici al comportamento degli uomini e per il riferimento blando e delicato, ma ovvio allattuale situazione mondiale, il racconto può e dovrebbe essere diffuso tra i giovani, rivelandosi prezioso antidoto alla lontananza preoccupante dalla lettura e dalla riflessione e stimolo allanalisi di fatti e fenomeni che non annoia perché è favolistica e che non coarta perché non è di parte.
La guerra dei castori e dei salmoni non ha vinti né vincitori, non ha torti e ragione forzatamente attribuiti, non ha feticci mascherati né si lascia andare ad accuse "distorsive". Tutto è così, ma potrebbe non essere così, i termini dei fatti narrati potrebbero tranquillamente invertirsi, le popolazioni animali potrebbero essere altre, i simboli sono casuali, le riflessioni argute e sensate e generatrici di altre riflessioni.
Quello che è forte e suggestivo è il Potere che incrina se stesso, che si autoalimenta e contestualmente si autodistrugge, il Paradiso si sgretola e si frantuma malinconicamente.
Atanat lacera le sue carni sui rami nella speranza di
Arriverà la fine?
Oppure ci sarà una possibilità di rigenerazione di tutto?
Un partire da zero?
Una probabile e auspicabile palingenesi ?
«Inutili, le ultime due foglie si staccarono da Yggdrasil senza un rumore».
E io auguro di vero cuore a Vito Parisi e Alessandro Cinelli il successo di uno scritto che ritengo valido, profondo e originalissimo.
Milano, 24 luglio 2003
© Copyright 2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net
|