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NE IL DOLORE GIUSEPPE UNGARETTI RIVERSA TUTTO IL DOLORE CHE PERCEPISCE DENTRO E INTORNO A SE, PER LA MORTE DEL FIGLIO E PER LE DEPORTAZIONI. |
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Il Dolore (1947) |
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Pubblicato nel 1947, la terza raccolta di Giuseppe Ungaretti contiene 16 composizioni divise in sei sezioni. Tutto ho perduto (1937) contiene due poesie dedicate al fratello morto; Giorno per giorno (1940-1946) contiene 17 frammenti dedicati al figlio perduto; Il tempo è muto (1940-1945) contiene tre poesie dedicate al figlio; Incontro a un pino (1943) contiene una sola composizione sulla guerra; Roma occupata (1943-1944) contiene 5 liriche sulla deportazione, la più celebre delle quali è Mio fiume anche tu; I ricordi (1942-1946) contiene tre poesie tra cui Non gridate più. Queste liriche esprimono veramente il dolore del poeta. Da Giorno per giorno 11. Passa la rondine e con essa estate, 13 Non più furori reca a me lestate, Da Roma occupata. MIO FIUME ANCHE TU Mio fiume anche tu, Tevere fatale, È la poesia più accorta e più religiosa, nella quale al dolore personale Ungaretti trasfonde l'angoscia del popolo romano per l'umiliante ferita delle deportazioni, dove si fa più drammatica e tesa la sua confessione di fede. Ecco i bellissimi versi di questa tensione sacrale: Le mie blasfeme labbra: Che si rafforza ulteriormente nella terza parte della poesia: 3 Fa piaga nel Tuo cuore Cristo, pensoso palpito, Ecco il giudizio critico di Attilio Cannella: «La lirica più complessa è Mio fiume anche tu: il Tevere diviene il simbolo del fatale scorrere della notte della paura, mentre Un gemito dagnelli si propaga / Smarrito per le strade esterrefatte» Da I ricordi La poesia più paradossale ed ermetica è Non Gridate più, in cui il poeta invoca di rispettare i morti e di cessare la guerra. NON GRIDATE PIÙ Cessate duccidere i morti, Hanno limpercettibile sussurro, Nell'opinione di Giudo Baldi: «La poesia, scritta nellimmediato dopoguerra, è indirizzata a coloro che hanno superato la tragedia di questi anni. Il testo si apre verso gli altri, sottolineando il passaggio dal registro personale al registro della storia. La forza degli imperativi non è quella del comando, ma quella di una preghiera, insieme vibrata e dolente, che invita gli uomini a salvare la loro stessa umanità, riscoprendo i valori della solidarietà e della pietà. Attraverso un uso particolare delladynaton (uccidere i morti) il poeta chiede di superare gli odi e le divisioni di parte, che ancora insanguinano a vita politica e civile italiana. Il sacrificio dei caduti è stato così inutile. Ben diversa è la lezione che possono trasmettere, e riguarda la possibilità stessa di salvare e continuare la vita. Ma bisogna raccogliersi in silenzio per poter ascoltare la loro voce, limpercettibile sussurro». (Guido Baldi, Storia e testi della letteratura volume IIB Paravia pagina 410). Il Dolore consolida le scelte formali introdotte in Sentimento del Tempo. Il poeta adotta la metrica tradizionale, fa uso della punteggiatura e compone strofe abbastanza lunghe (Mio Fiume anche tu o Accadrà). Versi belli e pregni della passione di un credente che è genuinamente sconvolto dalla prerogativa umana di scatenare guerre terribili, atroci e disumane, che creano danni irreparabili. A cura della Redazione Virtuale Milano, 10 maggio 2006 |
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I commenti dei lettori
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