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Il disprezzo si snoda nella Roma medio borghese degli anni 50, tutta ipocrisia e opportunismo. Qui Alberto Moravia colloca Riccardo Molteni e la moglie Emilia |
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Il disprezzo (1954) |
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È proprio il protagonista che riporta in prima persona gli avvenimenti di quei due anni di vita coniugale, costruendo una sorta di autobiografia esistenziale.
In un primo momento Moravia ci delinea una situazione di vita coniugale apparentemente serena e per così dire normale, nella quale «..io vedevo i suoi difetti e lei vedeva i miei, ma per una trasmutazione misteriosa prodotta dal sentimento damore, essi ci apparivano ad entrambi non soltanto perdonabili ma anche amabili..», come racconta Riccardo. La proposta del produttore cinematografico Battista pone la prima pietra di quello che sarà il punto darrivo del matrimonio dei coniugi Molteni. In bilico tra una stesura di copione e una situazione economica che grava sulle sue spalle, Riccardo si trova di fronte anche allindifferenza apatica della moglie, tanto amata quanto asservita. Nasce da questindifferenza quel che sarà il disprezzo vero e proprio della moglie nei confronti del marito, prigioniero, per così dire, di quella crisi psicologica tipica di tanta letteratura novecentesca esistenzialista. Il dramma che Riccardo vive, in un climax allinterno del romanzo, è limpotenza di fronte alla solitudine esistenziale. Moravia tende a porre i problemi esistenziali in termini esclusivamente psicologici. Il suo amoralismo a volte indugia su aspetti ripugnanti delineando un'immagine deformata dell'uomo, che è giustificata negazione di un'ipocrita mitologia letteraria e morale (amore, rapporti familiari e sociali), ma rischia di creare il falso mito dell'istintività naturalistica isolandolo dalla complessità della realtà. I personaggi del romanzo come più in generale i personaggi dellopera omnia di Alberto Moravia sono caratterizzati da una sempre maggiore scarnificazione psicologica; i mali della società contemporanea, alienazione e incomunicabilità, legati al neocapitalismo industriale (mali che peraltro tendono nellanalisi moraviana a diventare emblematici, più che di una situazione storica, di una condizione esistenziale) sono indagati con laiuto di tutti i più moderni mezzi, sulla scorta di una ben definita poetica: «Il realismo ( ) consiste nella rappresentazione oggettiva e in certo modo scientifica dei fenomeni dellalienazione in tutti i suoi vari aspetti psicologici e sociali. Perché diciamo che questa rappresentazione deve essere scientifica? Perché siamo convinti che oggi soltanto la scienza sia veramente oggettiva, ossia capace di considerare con distacco e precisione il mondo fuori di noi. Questo realismo di specie scientifica è quello che Lukàcs chiama realismo critico ( ). Il realismo non può non insistere su certi contenuti, come per esempio il sesso e il danaro, in quanto questi contenuti sono, nella realtà, strettamente connessi con lalienazione» (A.Moravia). La decisiva volontà d'analisi, demistificazione, registrazione si estrinseca in una prosa rigorosa, oggettiva, ordinata, a tratti guardinga fino a divenire fredda. Le pagine di Moravia sono pregne di cose, di presenze, di rappresentazioni minuziose di oggetti, situazioni, atmosfere, atteggiamenti psicologici, anche quando il realismo evolve e si dissolve in forme surreali, in simboli psicologici e sociologici. In particolare lo stile che caratterizza Il disprezzo ha un carattere pulito, scorrevole e al tempo stesso elegante; il protagonista vomita per così dire il suo sentirsi disprezzato con tragica lucidità, senza inciampare in banalità o in luoghi comuni. A cura della Redazione Virtuale Milano, 09 gennaio 2005 |
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I commenti dei lettori
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