Giovanni Testori, Il dio di Roserio
Mondadori, 2002
Oscar Scrittori del Novecento, 227 pp.
Euro 6,60
l dio di Roserio racconta la fase culminante di un processo di deificazione: un giovane ciclista Dante Pessina diventa campione tra l'entusiasmo della folla. Il dio di Roserio non è un romanzo di facile lettura, frenetico e convulso, sicuramente per il ritmo vorticoso dei ciclisti che salgono e scendono, si gettano a capofitto nelle emozioni e nelle passioni. Probabilmente il miscuglio linguistico di Testori non aiuta e non stimola una lettura lineare. Di sicuro non ci si stanca mai con improvvise fiammate alternate a momenti di grande pathos. Magistrale il V capitolo dove l'ansia del risultato attanaglia i gruppi rivali di tifosi, la tensione corre sul filo delle dicerie, informazioni intermittenti di 2 ragazzi in lambretta. Affare romantico di un'Italia che non c'è più ma che vibra ancora all'esito incerto nello sport. Un romanzo disegnato con un particolare espressionismo, figlio di uno scrittore, Testori, esordiente all'epoca, stanco dei soliti racconti dove tutto è chiaro e comprensibile grazie ad un percorso elementare. Il gusto del mistero dell'animo umano e l'uso del monologo interiore non fanno che rendere ancor più affasciante questo piccolo gioiello. (F.O.)
La percezione del mondo non è fenomenologia, la percezione del mondo è, diremmo, sensibile, quindi mentale, quindi sovrastrutturale. È nella testa degli uomini. Non è la sequenza dei fatti la cosa più importante, è come viviamo quella sequenza, ciò che la mente registra e seleziona per ricordare, per arrovellarsi, per rimuginare, per capire gli eventi e i comportamenti. Parafrasando un noto e famoso scrittore contemporaneo, diremmo che la vita vale la pena di essere vissuta solo per ricordare e raccontarla. È ciò che viene in mente leggendo Il dio di Roserio di Giovanni Testori. Le introspezioni psicologiche diventano più importanti delle cause che le hanno generate, mentre la realtà fluisce limpida nelle semplici cose quotidiane (dormire, lavorare
) e confluisce spietata nelle ossessioni del pensiero. Testori, in questo senso, compie un incredibile impasto narrativo fra tensione emotiva, scansione psicologica, ritorni allindietro e analisi dettagliata di cose e pensieri, di dettagli e ossessioni, appunto, di luci e di ombre.
Il Pessina è il dio di Roserio, il dio del Presidente, il dio del Signor Gino perché va in bici come nessun altro, ha un motore nelle gambe. Sarebbe un semplice cittadino del proletariato, provinciale, lombardo, pre-industriale, se non fosse per questo motore che lo rende un dio. Questa è la sua luce, senonchè cè unombra: la scorrettezza compiuta nei confronti del suo gregario, che ha osato alzare la testa, che non ha rispettato i patti. Quando mai si è visto un gregario scalzare il leader? Anche questa è una verità, anzi, non esiste la verità. Lautore non prende posizione. Il gregario Consonni cade e si procura una grave ferita alla testa, questo è ciò che è successo. Che sia stato oggetto di una spinta, lo sa solo chi lha provocata, cioè il Pessina, e diventa unombra nella sua testa. E cosa ci vuole per fugare questa ombra? Vincere lOlona, limportante corsa della stagione, dimostrare che il dio di Roserio è lui.
Il lungo racconto si compone di tre parti: due digressioni psicologiche la prima del Presidente che teme lauto-esclusione dalla corsa da parte del Pessina a causa dellincidente, la seconda del Pessina che teme la divulgazione della sua colpa da parte del Consonni ; la terza parte è un' avvincente cronaca della corsa e dello scatenarsi del motore-gambe del Pessina, che vuole dimostrare a tutti, ma principalmente a se stesso, di essere il dio di Roserio, per fugare quellombra. In mezzo a squarci pittorici della realtà, tra un cartellone pubblicitario, un rombo di motore e una timida carrellata sulla prorompente ma ancora nascosta sessualità dellepoca, elementi anticipatori di un nascente e inarrestabile boom economico. La narrativa di Testori è resa con magistrali incastri di presente e ritorno allindietro, attraverso una sintassi dal periodare lungo, ma continuamente interrotta, a singhiozzo, emblema del rovello psicologico del protagonista. Dalla sella di una bici, infine, sfreccia ciò che sarà lItalia ventanni dopo, mentre la provincia comincia a sognare clamori di successo e inarrestabile voglia di arrivare.
A cura della Redazione Virtuale
Milano, 25 settembre 2006
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