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Buio di Dacia Maraini, vincitore del Premio Strega 1999 |
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Buio |
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Collante dellintera narrazione è la figura di Adele Sòfia, la commissaria che, masticando con aria apparentemente distratta i suoi pesciolini di liquorizia, riesce sempre a trovare il bandolo della matassa e a giungere alle chiavi del mistero-misfatto.
Quello che colpisce di questa raccolta, oltre allo stile pacato, semplice e scorrevole del narrare, è laccento posto su una serie di storie tragiche, amare, i cui protagonisti - prostitute, omosessuali, donne violentate e uccise, bambini stuprati - hanno tutti qualcosa in comune: unamara solitudine, una tragedia che si consuma mentre il mondo, imperterrito, seguita a segnare il corso della sua grande Storia, manzonianamente ignara di quanto accada in parentesi. Ma non è solo la denuncia sociale, a nostro avviso, lintento del libro. Essa cè ed è evidente e spinge il lettore a divorare ogni pagina, a inseguire la successiva con il sangue che bolle nel cervello per quanto si legge e fa sussultare di indignazione e di tormento e con le lacrime che non scendono, solo perché il racconto non è sdolcinato, non punta sulla facile commozione, non chiede partecipazione emotiva solo apparente. Lintento del libro è anche - forse soprattutto - quello di indagare nei meandri della coscienza, di entrare con un pizzico di invadenza nelle storie tragiche di amori consumati allinsegna dellistinto animalesco, di omertoso silenzio generato da una assurda e apparentemente inspiegabile accettazione di fatti anomali che si svolgono sotto lo sguardo di chi dovrebbe impedirne la prosecuzione, ma è fermato da uno strano codice comportamentale che non ha più nemmeno coscienza di sé, di chiedere forse assoluzione anche per i carnefici, oltre che pietosa commiserazione per le vittime. Chi sono i veri carnefici? « LUomo Piccione non si muove dalla panchina e pare preso da una stanchezza mortale. Si porta spesso la mano alla fronte come per cacciare un pestifero fastidioso ». « Amo mia moglie come me stesso. Il guaio è che non amo me stesso. Sono un piccolo impostore davanti a Dio ». « La donna guarda i due che spariscono nel corridoio macchiato di ombre e qualcosa le scava nel ventre come un topo in gabbia ». « Perché questo accanimento? Non ha un po di pietà? Non sa perdonare a un povero vecchio ammalato? Mi rimangono pochi anni di vita, sono già stato operato due volte per un cancro. Perché vuole dare questo dolore ai miei figli che non sono colpevoli di nulla? ». Ogni carnefice trova una giustificazione al suo operato, spesso non si riconosce come tale, forse a sua volta è stato un tempo vittima e ha conosciuto il baratro della violenza dalla quale, lungi dal salvarsi fuggendone, si è lasciato infangare. O forse la sua chiave di lettura del mondo affonda le radici in quel frommiano istinto di morte, in quel gusto orripilante e macabro che si genera nella parte oscura di noi, dove si trovano frustrazioni malamente governate, modi strani di vivere lamore e di goderne, tensione allassurdo, allirrazionale, al patologico . Ma ogni vittima paga il suo prezzo doloroso ad una società che spesso si sofferma a pensarci solo distrattamente. E quando sono bambini il cuore si scioglie come un gelato al sole. Il dolore consuma le energie tese nello sforzo di comprensione, la rabbia si mescola alla voglia di lottare, di affondare le unghie in questo mondo di pietra dura che ha smesso di spaventarsi, che si è abituato a certe pagine di cronaca nera e se ne ciba solo per ingannare unora di attesa dal dentista o dal parrucchiere. Adele Sòfia non si è lasciata travolgere dal sistema. Non si è rassegnata. Continua a lottare e il suo non è un mestiere. E un compito arduo ma autentico, da portare avanti masticando nervosamente pesciolini di liquorizia. Ci permettiamo di esternare un nostro piccolo dubbio: si nasconde lautrice dietro questo personaggio che, apparentemente, non è delineato ma solo accennato? Si nasconde la sua voglia di parlare e agire coraggiosamente, come fa con la sua scrittura penetrante e graffiante? Libro da leggere, rileggere e interiorizzare. Con attenzione e sete di autenticità. A cura della Redazione Virtuale Milano, 10 ottobre 2001 |
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I commenti dei lettori
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