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ANGELI E CANI, ROMANZO DI CHIARA MARCHELLI, UNA STORIA DI STRAPPI, UN DESIDERIO DI RISCATTO, DI VERITA'. |
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Angeli e cani (2003) |
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Un desiderio di riscatto, di verità. Tutte le persone del libro vogliono dimenticare. Dimenticare un amore che finisce lasciandolo andare via, dimenticare il trauma per un fratello divorato dalla montagna, dimenticare la solitudine alla quale così presto si è stati abituati, bastando a se stessi. Storie molto verosimili, potrebbe benissimo essere un fatto di cronaca che quotidianamente leggiamo, orrori a cui siamo abituati. Ma la letteratura riscatta questa abitudine, chiedendosi ancora perché possa succedere. Angeli e cani è il tentativo di dare luce a tutte le rimozioni dei protagonisti del libro, alle loro brutture, a quelle del mondo. La rete, il traffico di adozioni, ma anche di abusi, di maltrattamenti. Edoardo, un nome da adulto. Lui, e molti come lui, cresciuti troppo in fretta. Un libro crudele, a tratti amaro, forte, un linguaggio essenziale: «Abbandono, negligenza, abuso fisico, abuso sessuale, maltrattamento, omissione di assistenza. Violate da genitori, patrigni, genitori adottivi, amici di famiglia, vicini, insegnanti, parenti, assistenti sociali, educatori, coetanei, fratelli, fratellastri, estranei. Una volta o ripetutamente, già sviluppate o bimbe». Ma anche un libro di partenze, di ritorni, di inizi persi che ancora si cercano. Un libro irrequieto, che cerca il riposo; lirrequietezza, quell «attitudine familiare, che fa da ossatura alla sua indole». Scoprire la verità diventa, così, necessario non tanto per la soluzione, ma per il cammino verso la verità, per quello che si scopre mentre si sta cercando: «La necessità, solo questo riconobbe: la necessità di proseguire per qualche ragione che nemmeno cercava più, come fosse superfluo e potesse mascherare a suon di prudenza la realtà». Chiara Marchelli, al suo esordio letterario, ha uno stile tagliente, che bene mescola innocenza e perversione, descrizioni realistiche, nude, crude, che alternano la narrazione dei fatti a riflessioni sui rapporti umani, a psicologie precise e ben delineate. Due piani temporali si sovrappongono nel romanzo, il lettore vi entra a fatica, piano piano, non ha subito tutti gli elementi, ma proprio per questo prosegue, va avanti, accompagnato dalla colonna sonora dei Cure, che alza il volume quando la scrittrice fa buttare fuori, quando di getto decide di far uscire il rimosso dalle vite dei suoi personaggi. Una colonna sonora forte, cui si accompagna la dolcezza cruda di un film come Les amants du Pont Neuf (Leos Carax, 1991), che ben ha rappresentato nelle vite vagabonde dei due attori la solitudine, quel bastare a se stessi, quella vita essenziale di chi ha la forza di non voltarsi indietro, di chi sa privarsi, perché a suo tempo è stato privato. Chi sopravvive a tutto questo, ci sembra dire la Marchelli, i superstiti, portano nuovi segni addosso, e sono quelli dei maltrattamenti, degli abusi, ma sono anche quelle nuove rughe che la protagonista si scopre addosso. Sono gli odori e le tracce che il suo compagno, Leo, a fatica riesce a togliersi dalla mente. E, soprattutto, è la consapevolezza che il proprio dolore forse continuerà a lasciare immutato il resto del mondo. Stanchi di grattare, di «raschiare un po di perdono». Una luce, però, ci fa intravedere che, dopo tutta lassenza, lindifferenza e la noncuranza, finalmente, nella liberazione ritrovata, stanchi e svuotati, Lena, Agata, Leo, Robert, Edo e gli altri intorno, riusciranno forse ad appropriarsi di ciò che appartiene loro. Che qualcuno li prenda tra le braccia e tenga insieme le loro fragilità A cura della Redazione Virtuale Milano, 1 luglio 2003 |
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I commenti dei lettori
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