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NEL ROMANZO IL MIO AMICO ABDUL DI RAFFAELE MANGANO L’AMICIZIA, IL VIAGGIO E I RICORDI DI UN AMICO SCOMPARSO...

Il mio amico Abdul (2003)



Raffaele Mangano, Il mio amico Abdul
Lupetti, 2003
181 pp, Euro 12.00

Dopo molti anni Michele legge i frammenti del diario e delle riflessioni di Renato, amico scomparso, compagno di un lungo viaggio insieme a Franco.

I pensieri ed i ricordi sono contenuti nel quaderno di appunti di Renato, “dimenticato” dietro alcuni libri. La lettura diventa immediatamente dialogo tra i due amici, monologo di Michele che riavvia e riannoda il rapporto con l’amico scomparso.Un amico ormai a infinita distanza, un amico che parla delle esperienze, dei desideri, delle emozioni, delle ansie, degli amori di un giovane uomo che sta entrando nella vita adulta.

Un amico a cui Michele risponde con i ricordi. I ricordi di un lungo viaggio in Oriente durante il quale, per caso, incontrarono Abdul, giovane medico afgano conosciuto a Parigi.

Un viaggio intenso, occasione di incontri con altre filosofie di vita, con altri uomini ed altre realtà; un viaggio occasione di sperimentare l’importanza del tempo, della riflessione, dell’attenzione agli altri. Ricordi frammentati di alcuni anni successivi al viaggio; anche Abdul è nel frattempo scomparso, travolto dalla storia del suo paese

Il romanzo si legge «come scorre l’acqua limpida di un tranquillo torrente»; progressivamente si apprezza la consapevolezza della forza dell’amicizia che lega i tre amici; con tensione si riconoscono le emozioni suscitate dai mondi cercati durante il viaggio; con intensa partecipazione si segue il percorso interiore di Renato con il riconoscimento dei propri valori, con le sue difficoltà e le sue incertezze.

A cura della Redazione Virtuale

Milano,25 Agosto 2003

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«[...] nessuna formula giuridica può garantire davvero contro l’eventualità di una “riconquista” cristiana dello Stato, contro i tentativi di instaurare lo “Stato cristiano” che era nei sogni del papato dell’Ottocento (mentre un analogo reciproco non potrebbe avvenire al contrario, nel rapporto dello Stato verso la Chiesa, fintanto che il primo si mantenga fermo ai suoi principî di libertà: un’assimmetria a tutto danno dell’autorità dello Stato).».

(Gustavo Zagrebelsky, Contro l’etica della verità)




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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 16 mag 2005

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