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OPERE A-Z
Giorgio Manganelli

Centuria (1979)

Tutto in una pagina
(Giordano Amicucci)

*
Cento piccoli romanzi fiume, dice il sottotitolo. Cento perle di rara bellezza ed eleganza. Con questi suoi piccoli romanzi Manganelli crea mondi alternativi eppure sottilmente legati, in un turbine di visioni ed emozioni.

*

i sono libri che cambiano la vita, libri che cambiano il modo di vedere le cose, libri semplicemente belli o brutti. Esistono romanzi, racconti, saghe, raccolte di novelle.

E poi c’è questa piccola enciclopedia, nella forma di un libro di sole trecento pagine, in cui sono contenuti cento – oltre cento, in verità, visto che la nuova ristampa comprende anche altre trenta unità – romanzi fiume, come li definisce lo stesso autore.

Piccoli per lunghezza, non per essenza e quantità di significati; fiume, perché il lettore attento viene trascinato con forza dalle parole, ma che devono essere ben soppesate.

L’idea di Giorgio Manganelli nasce da un esercizio di scrittura: l'autore prese dei semplici fogli A4 e iniziò a scrivere, ponendosi come limite il bordo del foglio, ma dando libero sfogo alla potenza narrativa.

Eppure, come molti hanno rilevato, c'è molto di più.

Di fronte ad un libro che si adatta a quanti non dispongono del tempo per leggere molti romanzi, (ogni centuria si lascia leggere – o divorare – in pochi minuti), sfido chiunque a non dover tornare con rinnovata attenzione su ogni passo, parola, analizzare ogni anfratto di questo labirinto di significati. Un intrico in cui può essere facile perdersi se si rimane ancorati a una singola idea di realtà narrativa, ma nel quale il lettore smaliziato si lascia naufragare, trascinato in un vortice di parole, gettare al di là di quello specchio in cui la realtà è rovesciata, e si sdoppia: non ne esiste più una sola.

*

Un libro intenso, brusco, sottile e ironico, imprevedibile e cinico. Si ferma al limite della coscienza, tentando di squarciare la nostra idea di letteratura. Si va a salti, ci sono argomenti che ritornano più volte, ogni volta visti da una prospettiva differente: un fantasma triste e solitario nel suo castello che aspetta chissà cosa, uomini soli in una città deserta, assassini, draghi e cavalieri, fate, sogni e incubi.

E tutto rispecchia l’inquietudine di un’umanità dispersa, che passa nel giro di due righe dalla felicità estrema all’estrema depressione. Sarebbe alquanto difficile descrivere cosa avviene nei vari racconti, ma considero emblematica la centuria cinquantuno:

    «La persona che abita lì, al terzo piano non esiste. Non intendo dire che l’appartamento è sfitto, o inabitato: intendo dire che la persona che lo abita è inesistente. […] una persona che non esiste non ha problemi sociali, non deve affrontare la minuta fatica della conversazione con i coinquilini.»

Ma

    […] Essi avvertono nell’impeccabile condotta dell’inesistente una continua reprimenda. “Ma chi si crede i essere, solo perché non c’è”, mormorano; è chiaro, hanno cominciato a invidiare, presto odieranno la disinvolta, evasiva perfezione del nulla.

Forse l’idea della letteratura per Manganelli è tutta lì: la letteratura è un nulla da invidiare, una perfezione irraggiungibile, mai innocua, utile, forse, per raggiungere una personale verità della vita, non imposta dal mondo esterno.

*

*

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NOTE



BIBLIOGRAFIA
Giorgio Manganelli, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Milano, 1995, Adelphi

Milano, 2008-03-31 17:17:44

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


CAFFÈ DI INVERIGO
Al convegno abituale
Fra le colonne del Caffè
Il professore di lettere teneva banco
A una platea di sfaccendati.
Arrivava da un paese vicino
«perché non abita qui?» dicevano,
«e dopo» rispondeva «dove vado?»

(Giampiero Neri, Poesie 1960-2005)

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PAROLE NUOVE

Il ritorno di Hermes nella critica letteraria
«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dell’Ego.»
Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone un’ermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Un’ermeneutica critica ‘nel tempo’, nel divenire. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. L’autore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e l’illusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non c’è, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza, caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (Roberto Caracci)
Il ruolo dell'intellettuale contemporaneo
Intervista con Amos Luzzatto
Che scelte si possono operare quando ci sono forze gigantesche a influenzare la cultura che pervade i nostri sentimenti? Si può ancora parlare di “libero” arbitrio, di salvezza e di emancipazione? Che cosa possiamo conoscere? Che cosa dobbiamo fare? In che cosa possiamo sperare? Tre raccomandazioni di Amos Luzzatto per l'intellettuale contemporaneo impegnato a navigare attraverso le acque agitate di questa società, spazzata dal vento torrido dell'"antipolitica". (Laura Tussi)
L’aristocrazia letteraria di Tomasi di Lampedusa
Nel racconto “La sirena”, scritto negli ultimi mesi di vita, il livello reale e quello surreale si incontrano
Nato a Palermo da un'antica famiglia della nobiltà siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa comincia a scrivere, durante un soggiorno nella casa londinese di uno zio ambasciatore, saggi sulla letteratura inglese. D'indole solitaria, accetta intorno a sé solo una ristretta cerchia di intellettuali sciliani. «Scrittore di un unico libro» (Montale) a fianco del più celebre romanzo, senza volere considerare vere e proprie narrazioni le “lezioni“ di letteratura francese ed inglese, si collocano degnamente i Racconti che furono pubblicati postumi sulla scia del successo de Il Gattopardo, opera a cui si lega la fama dell’autore. (Anna Maria Bonfiglio)

I due destini di uno scarto
(Grazie ad esso la vita acquista un senso nuovo)
La velocita lo comprime. Ogni secondo diventa prezioso per chi vuole arrivare e per chi, al contrario, non desidera partire. O meglio... di-partire. Del tempo, dunque, meglio non gettare via nulla. Neanche uno scarto. (Carla Montuschi)
Un romanzo per volto, la parola per vestito
Il primo romanzo di Elena Ferrante
Nell'incipit de L'amore molesto, il corpo di una donna galleggia nella risacca del litorale di Spaccavento. Inizia così l'indagine retrospettiva della Ferrante nell'immaginario di una ragazzina raggomitolata sulla soglia di tormentosi ricordi che si intrecciano a fantasie infantili lontane nel tempo... (Luca Gabriele)
Giovanni Sartori
Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo
Giovanni Sartori è nato a Firenze. Laureato nel 1946 in Scienze Politiche e Sociali, già autore di una teoria riguardante la classificazione dei sistemi partitici, è riconosciuto come uno dei massimi esperti internazionali di politologia. Ha insegnato nelle università di Firenze, Stanford, Yale e Harvard e ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. (Redazione Virtuale)


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