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OPERE A-Z
Khaled Fuad Allam

La solitudine dell'Occidente (2006)

L'Islam nell'epoca postcoloniale
(Redazione Virtuale)

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Per Khaled Fuad Allam (La solitudine dell'Occidente), l'identificazione nell'Islam autentico della dimensione religiosa con la dimensione politica è un malinteso che non ha fondamento. La costituzione di movimenti islamisti, secondo i quali l'Islam viene concepito come un sistema politico islamico, è infatti relativamente recente. L'estremismo è frutto delle frustrazioni di una mancata o cattiva integrazione di soggetti che sono doppiamente sradicati: nei paesi d'origine e in quelli d'accoglienza. L'autore ci fornisce la sua prospettiva sul fenomeno dell'immigrazione ed elabora una personale visione dell'Europa.

    «Rimane ancora aperta, però, la questione se l'immigrazione rappresenti una società a parte o sia parte di una società .» [Khaled Fuad Allam]

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Europa – scrive Khaled Fuad Allam – «interroga il mio essere europeo e musulmano.» Ammettiamo che questa affermazione ha il pregio di indicare una prospettiva inedita da cui contemplare il problema dell'Europa. Perlomeno una prospettiva insolita per la maggior parte degli europei, il che, già da sé, dona a questo libro un livello di superiore interesse.

Interessante, per esempio, nel caso fosse sfuggito sulle pagine di «Repubblica», su cui gran parte di quanto vi è contenuto è apparso in prima battuta, l'opinione dell'autore in merito al famoso Preambolo della Costituzione Europea. Pur comprendendo il legittimo timore degli europei “consapevoli” di veder cancellato in tre parole (radici-giudaico-cristiane) un passato di tolleranza religiosa e sociale, Khaled Fuad Allam pone l'accento sul fatto che, se l'Europa è quello che è, questo (in senso reattivo) sia dovuto anche agli orrori della Controriforma. Senza contare che, senza il Cristianesimo, oggi non potremmo ammirare simili capolavori quali il Cristo Crocifisso del Cimabue o un mottetto di J.S.Bach. «L'Europa è debitrice del Cristianesimo perché, che lo voglia o no, esso le ha dato forma, significato e valori.»

Naturalmente si può non condividere. Si può ricordare a Khaled Fuad Allam che a un Papa “pastorale” e dialogante come Giovanni Paolo II, avrebbe potuto succedere un soggetto di tutt'altra natura, esattamente come a un presidente illuminato come Bill Clinton può seguire una catastrofe planetaria e tenace del calibro di George W. Bush.

Dei tanti argomenti toccati dall'autore, che propone anche un ritratto autobiografico di sé, uno in particolare stuzzica il nostro palato di onnivora voracità . È quello della possibile integrazione delle migliaia di nuovi cittadini che approdano sulle spiagge del nostro paese. Non meno impegnativo, della trasformazione dei milioni che restano nel proprio, còlti «nel passaggio dal sacro alla storia», una transizione che l'Europa ha affrontato in un tempo non poi così remoto.

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    «La questione per i musulmani è oggi come essere musulmani d'Occidente, [...] condividere i valori dell'Occidente [...] aprire le frontiere, quelle che attualmente separano l'Islam dagli altri».

Il dramma del mondo islamico è quello d'incontrare e di abbandonarsi a un mondo che ha saputo prendere le distanze dalla religione. È quello di perdersi nella tentazione dell'innovazione scientifica, una dimensione che la teocrazia occidentale ha precluso all'Europa per secoli, un passo che la mitologia classica ha spesso associato con una suprema sventura (si pensi a Icaro e a Prometeo), e persino al suicidio: bisogna morire un poco, per rinnovarsi.

Eppure – scrive Khaled Fuad Allam – benché l'assenza di un pensiero critico nella cultura islamica sia un pregiudizio, tenace persino nello stesso mondo islamico, «in effetti tutta la filosofia araba è un corpo a corpo sui fondamenti stessi dell'Islam e sul significato, talvolta nascosto, degli insegnamenti della parola divina.»

Questo percorso ermeneutico – e tutto il dibattito sulle nozioni di libertà e rinnovamento – ha conosciuto uno iato che va dal XII secolo (allorquando le milizie di Gengis Khan giunsero a Bagdad) fino ad oggi. E oggi è il fondamentalismo a indicare nell'innovazione «tutto ciò che le società musulmane non devono essere».

La parola “postcolonialismo”, in uso presso l'intelligentia araba, tende a delineare una nuova simmetria – ovvero un nuovo ordine gerarchico – «tra il centro [l'Occidente] e le culture periferiche» che Internet contribuisce a rendere concreta. La visione di Khaled Fuad Allam abbraccia una pluralità di centri in cui «l'etica avrà la funzione di rendere simmetriche – nel desiderio di accedere al processo di globalizzazione – le differenti culture». Nel campo dell'arte ne sono un esempio gli scrittori del Terzo Mondo, che oggi vedono riconosciuta la propria specificità etnica, e i musicisti, nell'incontro tra musica etnica e musica classica. Questa pluralità di centri crea a volte delle contraddizioni apparentemente insanabili, tra libertà e diritto, tra etica e innovazione, tra religione ed ecologia. Ciò che è “etico” per un centro entra in conflitto con i principî giuridici o etici di qualcun altro e viceversa. Per esempio, la pratica rituale dell'infibulazione, in uso presso alcune popolazioni dell'Egitto e dell'Africa sub-sahariana è addirittura considerata lesiva dei diritti umani in tutto l'Occidente; l'utilizzo di cellule staminali provenienti dall'embrione, che sconvolge la morale dei cattolici, è all'Islam indifferente, in quanto si ritiene che l'anima entri nel corpo non prima del centoventesimo giorno.

Il punto però è anche quello di evitare posizioni di pseudo-tolleranza, che in nome di un atteggiamento ethically correct, invece di avvicinare le pluralità esistenti nella società , tenda a mantenerle separate, che è poi l'effetto che il politically correct ha sortito nelle società multiculturali negli anni '80. (vedasi anche Sartori 2000, Pluralismo, multiculturalismo e estranei)

    «Etica, invece, è essenzialmente un metodo aperto che ha bisogno della religione, della morale e della filosofia per fornire risposte alla complessa attività dell'uomo»

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Il merito dei movimenti ecologisti è quello di aver fatto emergere una questione etica che investe il futuro del pianeta, un atteggiamento filosofico che privilegia l'etica nel suo rapporto con l'innovazione. Di conseguenza, la scienza è chiamata a investigare, in senso epistemologico, le problematicità nuove che emergono dallo sviluppo, per individuare soluzioni che siano compatibili con la finitezza del pianeta, l'esauribilità delle risorse, come l'energia e l'acqua; che mettano al centro la Terra come dimora dell'umanità .

L'Islam oggi vive una crisi profonda. Khaled Fuad Allam ne attribuisce la causa al processo di acculturazione che indebolisce le culture tradizionali, isola l'identità religiosa dal concetto di società , la concentra su un modello d'uomo, un'identità ritualistica che rifiuta qualsiasi tipo d'innovazione, «una forma di culto ridotta a prassi: non più dunque Islam: è islamismo».

D'altra parte i mass media tendono a costruire un'idea riduttiva dell'Islam, che si identifica con il suo corpus profetico (il Corano e la Sunna) e giuridico. L'immagine è quella di una società confessionale immobile, incompatibile con la laicità dell'Occidente. La realtà è piuttosto che l'islamismo è frutto dell'innovazione più che della tradizione e l'islamismo ha provocato a sua volta una reazione laica nella società musulmana, sia nei paesi d'origine, che nei paesi di destinazione. L'identificazione dell'Islam della dimensione religiosa con la dimensione politica è un malinteso che non ha fondamento. Il potere politico nei paesi islamici è sempre stato essenzialmente laico. Gli ulema (dottori della legge) non costituiscono una istituzione religiosa ma una corporazione, il cui scopo è di garantire il diritto di famiglia e di vigilare sui costumi. Lo stato interagisce con essi attraverso un Ministero degli Affari Religiosi. Gli ulema riconoscono l'autonomia dello stato in cambio di privilegi e del riconoscimento, da parte dello stato, che l'Islam è la religione ufficiale.

La costituzione di movimenti islamisti è cosa relativamente recente (1929 il movimento dei Fratelli Musulmani; 1941 Jamaat Islamyya). Per la prima volta l'Islam viene concepito in senso ideologico, con l'idea di creare un sistema politico islamico.

I movimenti più recenti, come Hamas in Palestina e i Fratelli Musulmani in egitto, adottano strategie e forme di comunicazione prese a prestito dai movimenti politici occidentali: «club e associazioni, raduni sportivi, conferenze e, oggi, Internet», integrandole con «una vasta azione caritativa: prestito senza interesse [...] dote per le ragazze povere, trasporto gratuito per gli studenti, assistenza sanitaria».

Nel mondo sciita l'iniziativa rivoluzionaria è stata assunta dal clero sciita, in particolare in Iraq e in Iran. Khaled Fuad Allam imputa questo fenomeno a tre fattori storici del post-colonialismo: 1) «l'usura del potere»; 2) lo shock della sconfitta all'indomani della Guerra dei Sei Giorni; 3) l'urbanizzazione, l'esodo dalle campagne e la massiccia scolarizzazione.

La formazione di nuove élite si scontra, nelle società islamiche, con la mancanza di sbocchi di una società clientelare e con la contaminazione che, da occidente, arriva nelle case attraverso la tv o a bordo dei torpedoni delle agenzie turistiche.

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Dall'esperienza dei paesi di più matura immigrazione islamica si riscontra che l'estremismo, più che importato dai paesi d'origine, è frutto delle frustrazioni di una mancata o cattiva integrazione di soggetti che sono doppiamente sradicati: nei paesi d'origine e in quelli d'accoglienza. «Sociologicamente, infatti, la ribellione islamica esercita un fascino maggiore sui perdenti». Il pericolo per l'Europa, di fronte al pericolo di un Islam rivoluzionario, è di perdere quella neutralità nei confronti della religione che è il marchio di fabbrica della sua laicità .

Oggi, di fronte a un fenomeno complesso come quello dell'immigrazione, ci accorgiamo di non avere in mano nulla, se non un pugno di dati statistici e demografici. Un esperto come Abdelmalek Sayad indicava negli anni '80 una correlazione tra il valore sociale dell'oggetto di una investigazione e il suo statuto scientifico. Gli studi sull'immigrazione passano inosservati essenzialmente perché socialmente l'immigrato non vale nulla.

L'inquietudine si diffonde perché il concetto di immigrazione tende a mettere in crisi la concezione di uno stato rinchiuso entro confini definiti. «L'immigrazione risveglia delle pulsioni perché i limes antropologico, che è all'origine della percezione che abbiamo dello stato, è da qualche parte infranto». Ne è una controprova il rapporto che le popolazioni originarie, per così dire sedentarie, hanno con il nomadismo. Le reazioni provocate all'indomani dell'ingresso massiccio di comunità Rom dalla Romania, effetto dell'ultimo ampliamento dell'Unione Europea, ne sono un esempio lampante.

L'immigrazione viene vissuta essenzialmente come una colpa, l'errore di aver abbandonato la comunità d'origine. Pe questa ragione l'immigrato è sottoposto a un'osservazione meticolosa, una sorta di libertà vigilata. Non potendo essere tenuto fuori dai confini dello stato, egli viene tenuto ai margini della società . Quando sbaglia, insieme a lui viene processata l'intera comunità , l'intero fenomeno dell'immigrazione, il che risveglia nei cittadini ragionevoli l'incubo del progrom e non è raro riscontrare, in concomitanza con gli episodi critici, il verificarsi di reazioni di violenza collettiva.

    «L'ambiguità nasce quando costruiamo delle tipologie, che non sono scientificamente ed eticamente fondate, rischiano di avallare stereotipi che oggi tendono, in modo preoccupante, a costruire un universo di frontiere simboliche, che sempre più diverranno frontiere di esclusione e che difficilmente la politica saprà gestire».

La parola, per Khaled Fuad Allam – musulmano d'Occidente, residente a Trieste-crocevia-di-civiltà e impersonificazione perfetta di una riuscita integrazione – è come un ferro incandescente e aguzzo che, sotto i colpi del maglio, assume forme sorprendenti e inaspettate: potrebbe essere spada e diventa falce; alabarda e diventa aratro; lancia e diventa alari.

Così, un libro come tanti, una raccolta di articoli apparsi su un quotidiano, commentarî di argomenti scottanti, come il terrorismo o l'immigrazione, diventa occasione per riflettere un poco, trasformare l'inquietudine in opportunità , l'insofferenza in pensiero, l'istinto in volontà consapevole.

Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
L'iscrizione contenuta nell'icona significa: Chi dice il vero è tuo amico, non lo è chi non dice il vero
Monogramma imperiale di Solimano il Magnifico, Turchia, ca. 1550–65, inchiostro, acquarello e oro su carta.
Manoscritto del Qanun fi'l-tibb di Ibn Sina, vol. 5. Questo canone medico costituisce il più importante corpus di conoscenze mediche nel mondo islamico medievale. Iran o Mesopotamia, Fondo Aga Khan per la cultura
Vasellame. Iran orientale, c. X secolo, Fondo Aga Khan per la cultura
Incensiere a forma di uccello, area islamica mediterranea, c. XI-XII secolo. Fondo Aga Khan per la cultura



BIBLIOGRAFIA
Khaled Fuad Allam La solitudine dell'Occidente, Rizzoli 2006

Milano, 2007-11-27 17:56:40

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