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Gian Antonio Stella

La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (2007)

Così i politici italiani sono diventati intoccabili
(Redazione Virtuale)

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La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, ovvero: stipendi favolosi, diarie, rimborsi, gratifiche, vitalizzi, pensioni dorate e precoci, autoblù, la scorte, l'aereo presidenziale, consulenze, poltrone, il finanziamento abusivo dei partiti, dei giornali di partito, il sottobosco di assunzioni nelle amministrazioni decentrate... Russo e Stella ci spiegano l'entità dello sfascio della Repubblica

    «Lasciamo stare, la sintesi è già chiara: la Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po' in Parlamento, un po' nei consigli d'amministrazione, un po' ai vertici delle municipalizzate, un po' nelle segreterie. Basta avere un po' di elasticità .» [Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La Casta]

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come leggere che la vostra diletta metà , da anni, si vede con i vostri amici più fidati e più cari... Insomma, è una lettura interessante, ma per niente piacevole. Continuate, ma forse avreste preferito che vi fosse stato risparmiato. E così andate avanti, in un costante rigurgito di adrenalina, fino alla fine.

Grazie a Sergio Rizzo e ad Antonio Stella per l'accurata indagine sul fronte degli sprechi della nostra Repubblica. Grazie per aver scelto questo termine, “Casta”, che è diventato uno dei tormentoni più tenaci del nostro autunno melanconico. Volevate sorprenderci? Ci siete riusciti. Neanche davati al Bar Sport si osava ipotizzare una cialtroneria e una spuderatezza maggiori da parte dei nostri amministratori pubblici, qualità spalmate abbastanza omogeneamente lungo tutto l'arco costituzionale.

Il libro apre su un tempo felice, il Dopoguerra, in cui parlamentari e ministri tirano la cinghia, condividono l'appartamento per risparmiare e coprono la distanza tra l'alloggio e il parlamento prevalentemente a piedi o sull'auto di proprieta: una 1100 o addirittura una 600 e «la paga di un parlamentare medio sta tra il doppio e il triplo di un lavoratore medio. Fate voi il parallelo con oggi». E cioè? Lo stipendio di un parlamentare nel 2006 assomma a 15.706 euro, tra stipendio e diaria. Quanto prendeva Tony Blair quando abitava a Downing street.

Ma c'è di più. I rimborsi forfettari, da calcolare su base annua nell'ordine di supplementari 15.000 euro abbondanti, non suscettibili di rendicontazione; il diritto a circolare gratis su aerei, treni, traghetti, sulle autostrade, nei cinema e nei teatri; l'assistenza sanitaria integrativa e l'assicurazone contro il furto di oggetti nei locali della camera (vedi al capitolo Perso il Rolex d'oro? Paga la camera). Inoltre, il diritto, a fine mandato, a un assegno pari all'80% dell'importo mensile per ogni anno di mandato e a un vitalizio calcolato, in base al numero di anni del mandato, tra il 25% e l'80% dell'indennità , a partire dai 65 anni, riducibili a 60.

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Se non vi sembra abbastanza, ci sono i benefit, tutti a carico del contribuente. Vanno dalla banale ma superaccessoriata, supedotata “autoblu” a una flottiglia di aeroplani: 4 Airbus A319, 2 Falcon 900 EX (16 posti intercontinentali) due Falcon 50 (9 posti) due elicotteri Agusta sh3d da 10 posti. «Ma non basta. Sono a disposizione infatti anche i velivoli della Cai, la Compagnia Aeronautica Italiana dei servizi segreti.»

Poi ci sono i simboli di status, primo fra tutti la scorta. Con la gestione di centro-sinistra si è passati da complessivi 727 scortati a 654, di cui 84 politici (erano 112).

Il solo Silvio Berlusconi, da premier aveva 81 agenti; «in attesa di lasciare il posto a Romano Prodi, decise di darsela da solo, la scorta per il futuro: 31 uomini [ridotti a 25]. Più la massima tutela a Roma, Milano, e Porto Rotondo. Più 16 auto, di cui 13 blindate.»

Che dire poi delle pensioni dei parlamentari, secondo il sistema contributivo, che scattano a 65 anni, riducibili di un anno per ogni anno passato nella tribuna parlamentare? Risultato, baby pensionati da 8000 euro al mese. Andate a dirlo al signor Cipputi, alle prese con lo scalone.

Poi c'è il finanziamento dei partiti. «Due numeri: per le elezioni europee del 2004 i partiti spesero in tutto 87.988.791 euro, ma quando passarono alla cassa ne ritirarono quasi il triplo e cioè 248.956.810.» Che è successo? Abolito tramite referendum popolare del 18 aprile '93, il finanziamento è stato sostituito da allora dai rimborsi elettorali: 800 lire di allora per cittadino, per camera (cioè 1600 lire a cittadino) nel '93, poi 4000 lire per cittadino per camera nel '99, poi l'aumento a 5 euro per cittadino per camera deciso nel 2002. «Una scelta discutibile con l'aggiunta di un'indecente furberia: anche il calcolo dei rimborsi per il Senato andava fatto sulla base degli elettori della Camera. I quali sono, senza calcolare gli italiani all'estero, 47.160.244. Contro i 43.062.020 degli aventi diritto a votare per Palazzo Madama: 4.098.224 in meno. Risultato: si sono accapparrati nel solo 2006 con quel trucchetto, 20 milioni di euro in più.» Questa sì che è arroganza trasversale, concittadini, tanto di cappello.

Se il parlamentare, non sia mai, dovesse risultare “trombato” alle elezioni, scattano le assunzioni milionarie ai vertici e nei consigli d'amministrazione degli enti e delle imprese statali: l'Enea, Finmeccanica, Cnel... e poi ci sono le consulenze, che affiancano l'opera dei 3.350.000 circa dipendenti pubblici. «Con una mano il politico fa assumere precari, raccomandati, stabilizzati, amici, parenti, elettori, portaborse e reggipanza senza un concorso serio da decenni e senza che nemmeno i più scadenti o almeno i ladri e i corrotti vengano buttati fuori. E con l'altra mano distribuisce all'esterno lavori profumatamente pagati sostenendo che nessuno tra i dipendenti è all'altezza di farli. Un circolo vizioso micidiale.»

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Segue la vicenda del finanziamento dei giornali di partito, purché il candidato giornale sia sponsorizzato da due parlamentari titolari di un movimento politico, a prescindere la loro partito di appartenenza. Così è per «Il Folio», «Europa», «Liberazione», «Padania», «Secolo d'Italia», «Unità », «Avvenimenti», «L'opinione», «Libero»,... «il Denaro», «La Cronaca».

Ma Rizzo e Stella non si limitano alle malefatte dei parlamentari, che certamente, tra i parassiti, sono i più scostumati. Nelle regioni l'aria non è più respirabile e le provincie, è dimostrato, sarebbero addirittura tutte da abolire, altro che farne di nuove. Quanto ai sindaci, beneficiano anche loro (non tutti, si capisce, ci sono anche delle persone dabbene) di situazioni bizzarre, come il sindaco di Bolzano, che guadagna 12.434 euro al mese, il triplo della media delle città delle stesse dimensioni.

Scritto in un linguaggio giornalistico, colloquiale e schietto, La Casta si legge senza difficoltà , a parte un crescente disgusto e la fastidioda consapevolezza che dopo tutto si tratti di qualcosa che riguarda un benessere compromesso: il nostro.

Il libro (un milione circa di copie vendute in 5 mesi) è diventato un testo di riferimento per i seguaci del movimento del comico Beppe Grillo, che si propone l'azzeramento dei partiti e la loro sostituzione con il coinvolgimento di liste civiche composte da privati cittadini.

Dall'altra parte, i politici che si sentono punti sul vivo reagiscono con insofferenza ed evocano termini quali "qualunquismo", "populismo", "antipolitica"...

Insomma, un libro come questo, non certo un capolavoro della letteratura, né un esempio di scrittura creativa, è probabilmente destinato ad essere ricordato a lungo e preso ad esempio per i suoi tristi contenuti e per il fenomeno che mette in luce.

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Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
Le immagini (dall'alto): L'emiciclo del Parlamento; il palazzo di Montecitorio; un Falcon 900 della Compagnia Areonautica Italiana, dei Servizi Segreti.



BIBLIOGRAFIA
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, Rizzoli 2007

Milano, 2007-09-21 19:22:59

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«Le crudeltà che si commettono contro il codice, sono una povera banale cosa, rispetto alle inaudite, acutissime, strazianti crudeltà che si esercitano per il solo fatto di essere vivo e tirare avanti alla peggio.»

(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 19 gennaio 1938)

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