ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA
Intenational
Opere A-ZAutori A-ZArchivio
IntervisteMappe letterarieDossierContributiIle de France
Il lato oscuroScriversi addosso
RegistratiNotizie ItaliaLibri
Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!

Nuove acquisizioniNovità in libreriaLa mia libreriaCalendario
Chi siamoRedazione Virtuale
Ufficio stampaLa posta di Dora
Progetto UGOLink






Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Dossier
Ignazio Silone

di Andrea Paganini

a pièce teatrale di Ignazio Silone Ed egli si nascose (a c. di B. Pierfederici, Città Nuova, Roma 2000), tanto importante quanto trascurata dalla critica, racconta la vicenda drammatica di Pietro Spina e di Luigi Murica. Il primo, un intellettuale di sinistra fuggito all'estero, fa ritorno al suo paese, la Marsica abruzzese del periodo fascista, per organizzare una rete di contatti, pubblicare un giornale clandestino e sostenere la causa antifascista. Ricercato dalla polizia, si nasconde (prima in un fienile, poi in due locande) e muta identità (indossando le vesti talari ed assumendo il nome di don Paolo Spada). Attorno a lui si coagula un variegato gruppo di personaggi:

Agostino, Donato e Matteo, tre semplici contadini, non sperano ormai più nella possibilità di un miglioramento della società e, presi dai loro problemi privati e contingenti, mancano di motivazione per un impegno serio.

Fra' Celestino vive un cristianesimo radicale, di stampo francescano. È convinto che Cristo non sia morto e risorto, ma si trovi ancora in agonia e si nasconda dentro ogni uomo che soffre (vedi citazione). Per queste sue convinzioni viene paradossalmente cacciato dal convento, smette il saio di cappuccino e ridiventa un cafone qualsiasi.

• Il dottor Nunzio Sacca, ex compagno di scuola di Spina, non sostiene la causa del rivoluzionario: sceso a compromessi con il potere ai fini della carriera e per il tornaconto personale, è convinto che il singolo non possa liberarsi dai condizionamenti sociali e ambientali, non possa scegliere (vedi citazione) un destino diverso da quello che la società gli impone.

Annina, anima buona, sensibile e sentimentale (vedi citazione), crea la pace e l'armonia nel gruppo dei "sovversivi"; per i sacrifici della vita clandestina le sembra «di essere nel noviziato di una vita a suo modo anche sacra, perché lontana dai compromessi della vita ordinaria» (p. 53).

Romeo è un rivoluzionario standard che segue con puntiglio i canoni ideologici; a differenza di Annina, intende mettere a tacere in sé ogni sentimento (vedi citazione) per non lasciarsi travolgere dalle difficoltà della lotta.

Uliva ha un sapere superiore, è consapevole delle ingiustizie presenti nella società, ma in lui risulta spento ogni idealismo e la speranza di poter cambiare qualcosa è disillusa; è anzi un personaggio caratterizzato da fatalismo e cinismo.

Luigi Murica, il fidanzato di Annina, è il più enigmatico del gruppo. Intorno alla sua vicenda ruota l'intero dramma. Dopo aver lasciato gli studi, ha imparato l'arte tipografica per darsi alla stampa clandestina, eppure continua a trovare pretesti per non stampare il giornale. Con i nervi a pezzi per una faccenda che non gli dà pace, non riesce neppure ad accettare l'amore di Annina. A un certo punto però, oppresso dal rimorso, confessa il suo tormento alla fidanzata: arrestato, torturato ed ingannato, ha ceduto alle lusinghe della polizia, tradendo gli ideali dei compagni e diventando un informatore dei servizi segreti. Poi, disperato, abbandona il gruppo e si dilegua. Annina, desolata, sente che, nonostante il tradimento di Murica, non può non amarlo: «Il movimento ha molte persone: lui non ha che me» (p. 72). Per questo, in compagnia di fra' Celestino, si mette alla ricerca del fidanzato; l'uno cerca Cristo agonizzante, l'altra l'amato sul baratro della morte.

Secondo le regole del movimento rivoluzionario i traditori sono da eliminare fisicamente e, non potendo ammettere che nel gruppo vi siano dei sicari disposti ad uccidere su semplice comando, Spina si incarica personalmente di sopprimere Murica. Ma capita l'imprevisto: è Luigi stesso, tormentato dai rimorsi e ravveduto, a presentarsi al leader travestito da prete per confessargli il proprio tradimento (vedi citazione). Il dolore, oltre a diventare per entrambi fonte di conoscenza e consapevolezza, si fa motivo di rinnovata coesione fra i due.

Il brevissimo quadro centrale del secondo tempo è caratterizzato da un coro di voci, fra le quali emergono quelle di Agostino, Donato e Matteo. Durante un arresto, dalle inferriate della prigione — raccontano —, hanno assistito al linciaggio di Murica da parte della polizia. Il quadro conclusivo si svolge in casa Murica, dove il padre del "martire", durante la veglia funebre, offre agli amici che visitano la famiglia in lutto pane e vino in una specie di comunione. Anche Pietro, resosi conto che ormai la sua missione «è completamente fallita», si presenta, pronto a ripartire dalla propria terra. In scena tornano però anche i tre cafoni delle prime battute, i quali, testimoni del martirio di Murica, gli chiedono di riprendere la lotta con loro (Murica, incontrato in prigione, li ha convinti ad unirsi a Spina).

«Per essere veri non basta essere sinceri».
Chi si nasconde in Ed egli si nascose?

Pietro Spina è indubbiamente un personaggio che si nasconde, come del resto, in modo diverso, lo è Murica. Se poi Spina nasconde la propria identità, travestendosi da prete, fra' Celestino smette l'abito monacale ed esce di convento. Alcuni personaggi "nascondono" una parte della propria umanità ed è anzi arduo trovare qualcuno che non "nasconda" nulla.

In Silone — è noto — esperienza e letteratura si sovrappongono, vita e opera si intersecano, azione e creazione corrispondono. Nei personaggi delle sue opere, quando non si percepisce un marcato distacco ironico, più che in quelli di altri scrittori, è spesso riconoscibile una sfaccettatura della personalità stessa dell'autore. Ora, chi è a conoscenza del recente dibattito sul nuovo “Caso Silone” riguardante una sua presunta attività quale informatore della polizia politica (cfr. D. Biocca e M. Canali, L'informatore: Silone, i comunisti e la polizia, Luni, Milano-Trento 2000), non può non essere sorpreso della sconcertante somiglianza tra tale tesi e la prima parte della vicenda attorno alla quale ruota Ed egli si nascose. Prima di proseguire, per onestà storica e letteraria, vogliamo stabilire alcune premesse metodologiche.

I) Non siamo legittimati ad impiegare un'opera letteraria (creazione artistica) come una fonte che fornisce certezze di carattere storico. Si tratta insomma di non procedere per speculazioni in una faccenda delicata nella quale importano parimenti la verità dei fatti ed il rispetto delle persone.

II) Nonostante ciò, il fatto che Silone stesso ponga ripetutamente l'accento sulla matrice autobiografica delle proprie creazioni (vedi citazione) ci spinge ad esaminarle con un'attenzione nuova. Anche in Ed egli si nascose, nella premessa Al lettore, si legge: «Le persone di questo dramma sono uomini di oggi, impegnati nel groviglio di conflitti della nostra epoca, ma non si esauriscono nella cronaca. Le loro confessioni testimoniano l'itinerario spirituale percorso in questi ultimi anni dall'autore e, assieme a lui, da un numero ragguardevole di uomini della sua generazione» (p. 29). Ciò non significa che l'autore sia riconoscibile inequivocabilmente in uno solo dei personaggi («mi pare un errore — scrive Silone — identificare l'autore con un singolo personaggio e discutere le parole di quel personaggio come se in esse si compendiasse il pensiero dell'autore. Penso che ogni autore sia, più o meno, in ogni personaggio»). Non si può dire, insomma, in quest'opera, che Pietro Spina o Murica, o Romeo, il dottor Sacca, Uliva, fra' Celestino o Annina siano, da soli, la proiezione dell'autore; eppure è evidente che ognuno di loro configura sfaccettature importanti presenti nella personalità di chi li ha creati.

III) Non è perciò nostro compito stabilire la verità storica sul comportamento di Silone. Crediamo invece che rientri nell'impegno di chi si occupa di letteratura analizzare a fondo il testo, rilevare anche plausibili letture autobiografiche ed eseguire confronti con eventuali altri scritti attribuiti all'autore. Ora, è innegabile che la somiglianza tra quanto "Silvestri" ha scritto nella sua ultima lettera a Guido Bellone e la confessione del personaggio Murica nel dramma Ed egli si nascose (vedi citazione) è sorprendente. Giuliana Rigobello ha colto bene le analogie: «lo stato d'animo tormentato fino alla disperazione, che si manifesta anche nella sofferenza fisica; l'aspirazione a una condotta pura, onesta, trasparente, con la conseguente determinazione a uscire dall'equivoco, a cominciare da capo, in una totale rinascita spirituale; la preoccupazione di una pacata autodifesa nel proclamarsi immune da atti infamanti; e tuttavia il rimorso per una condotta non cristallina, per il timore di aver nociuto a qualcuno, pur non volendolo, e il desiderio di riparare; il riavvicinamento alla religione, il bisogno acutissimo di Dio».
Tutto questo sorprende. Il caso si fa intricato e la presunta attività del giovane Silone quale informatore della polizia appare meno implausibile, al punto che o la tesi di Biocca e Canali è (almeno in parte) corretta, o colui che ha scritto le lettere incriminate conosceva molto bene la persona che voleva incastrare.

La domanda che sorge spontanea a questo punto è la seguente: perché Silone avrebbe confessato tutto questo in modo così esplicito in una sua opera? Per quale motivo compirebbe questa autodenuncia? Perché Silone avrebbe addirittura portato su un palcoscenico il dramma della propria vita? Anche don Paolo (Spina) — che diventa una figura del lettore (o dello spettatore) — pone tale interrogativo di fronte all'atto di autodenuncia di Murica; e Murica gli risponde: «Quando uno è passato per l'inferno e torna tra i vivi, ha il dovere assoluto di raccontare quello che sa. Uno che passa per l'inferno, si dice da noi, gli si bruciano i capelli e gli restano bruciati per tutto il resto del tempo, ma questo non deve impedirgli di raccontare quello che ha visto» (p. 87). Il colloquio fra Spina e Murica, nel quadro centrale del dramma, assurge così al momento culminante di tutta l'opera e, in qualche modo, rispecchia il tormento di chi l'ha scritta (vedi citazione). L'atto di Murica, sorto da una tremenda crisi esistenziale, assume, nel testo e oltre il testo, la valenza di una vera confessione (vedi citazione). Murica confessa il male commesso alle persone che ha tradito; proprio come Silone, in una lettura metaletteraria e autobiografica di Ed egli si nascose, sembra confessare il proprio dramma alla società.

Lavorando per la pubblicazione del giornale clandestino, Murica si trova a dover comporre una frase che non gli dà pace: «La persona che finalmente arriva alla coscienza della propria umanità». Spina, l'intellettuale del gruppo, il personaggio che scrive, è sorpreso d'aver così impressionato il compagno con una sua frase: «Ti ringrazio, Murica, di prendere tanto sul serio le mie parole; benché questo, se devo essere sincero, mi incuta quasi paura e mi ammonisca a scrivere nell'avvenire con maggior ponderatezza». La risposta di Spina assume un significato metaletterario riguardante l'attività e la responsabilità stessa dello scrittore.

«E se la mia opera letteraria ha un senso — si legge in Uscita di sicurezza —, in ultima analisi, è proprio in ciò: a un certo momento scrivere ha significato per me assoluta necessità di testimoniare, bisogno inderogabile di liberarmi da una ossessione, di affermare il senso e i limiti di una dolorosa e definitiva rottura, e di una più sincera fedeltà. Lo scrivere non è stato, e non poteva essere, per me, salvo in qualche raro momento di grazia, un sereno godimento estetico, ma la penosa e solitaria continuazione di una lotta, dopo essermi separato da compagni assai cari. E le difficoltà con cui sono talvolta alle prese nell'esprimermi, non provengono certo dall'inosservanza delle famose regole del bello scrivere, ma da una coscienza che stenta a rimarginare alcune nascoste ferite, forse inguaribili, e che tuttavia, ostinatamente, esige la propria integrità. Poiché per essere veri non basta evidentemente essere sinceri. Non è dunque senza sforzo che, rinunciando alle parabole, mi sono accinto a questo racconto».

L'attività letteraria in Silone nasce dopo una tremenda crisi esistenziale che lo porta quasi alla morte. Ma Silone non rifiuta mai il dolore, neanche quando esso ha il volto dell'abietto, del rinnegato, del perduto. Scrivere — insieme all'esperienza del dolore — gli serve così per acquisire consapevolezza, ma anche per trovare la liberazione da un'atroce oppressione: «La guarigione — confessa in una lettera del 1937 — è stata Fontamara, Pane e vino, e altre opere che non sono state ancora pubblicate. È stato difficile e salutare, come una nuova rinascita». L'idea del teatro «dove la comunità è raccolta a giudicare il proprio mondo morale» assume in questo dramma il senso profondo di una testimonianza organicamente legata all'esperienza di una vita. L'impegno culturale di Silone non è mai staccato dall'intento etico e civile, è rivolto al cuore di ogni uomo, diventa uno strumento per portare avanti la stessa lotta condotta... da Pietro Spina e dall'ultimo Murica.

C'è un ulteriore aspetto da considerare. «Ed egli si nascose», il sintagma che costituisce il titolo della pièce, è tratto dal Vangelo di Giovanni (Gv. XII, 36), come si indica nella citazione epigrafica latina anteposta al testo. Qui il pronome personale è riferito a Gesù, il quale, dopo aver annunciato la glorificazione attraverso la morte, per l'appunto, si nascose. Il significato della citazione evangelica si fa evidente dal momento in cui il sacrificio di Murica rievoca la passione e la morte di Cristo. Egli si nasconde, quindi, negli uomini di oggi, in ognuno dei personaggi del dramma, e soprattutto in chi soffre, in chi è perseguitato, in chi reca in sé il segno di contraddizione. Nella premessa Al lettore, Silone scrive: «La riscoperta dell'eredità cristiana nella rivoluzione dell'epoca moderna resta l'acquisto più importante della nostra coscienza negli ultimi anni» (pp. 29-30). Si osserva una marcata insistenza su espressioni e concetti evangelici quali la verità, la libertà, la povertà, il pentimento, la confessione, il senso del dolore, la scelta del comportamento eticamente corretto, il rifiuto della violenza e la sensibilizzazione delle coscienze...

Un discorso a parte va fatto per la "comunione" e lo "stare assieme". Un sistema totalitario si serve di un'uniformante massificazione della società; spersonalizza l'uomo e gli impone un ordine che non gli è naturale, lo isola intimamente, lo inserisce in compartimenti stagni, gli impedisce ogni possibilità di autentico incontro, di creare rapporti umani e di vivere la socialità in un modo libero. «Il contatto tra uomo e uomo in una massa forzatamente promiscua è sempre esteriore, meccanico. L'uomo perciò non è mai stato solo come nella massa». Quella a cui i personaggi del dramma aspirano nel loro intimo è un'unità che infrange la separazione imposta. Tale unità va però conquistata e per i cafoni il prezzo è alto. È attraverso la condivisione del dolore e l'esperienza comune dell'ingiustizia che un'unità nuova, segno della presenza celata di Gesù dove più persone si vincolano con amore fraterno, consente al gruppo, composto da singoli individui, di diventare una "comunità", di creare una "comunione", di passare dall'"io" al "noi". Lo "stare assieme" per Silone configura un'esperienza speciale di Chiesa come comunione spirituale. La simbologia eucaristica (vedi citazione), dominante nell'ultimo quadro, configura soprattutto questa realtà umano-divina che scaturisce dal dolore e dalla realtà di Cristo che "si nasconde" nel pane e nel vino di cui il gruppo si nutre.

Nell'angoscia di una situazione che appare umanamente disperata rimanevano soltanto due possibilità d'uscita: il suicidio o la fede in Dio. La prima — si intuisce — è quella percorsa da Uliva, al quale, a differenza di Spina, manca la speranza. La seconda è scelta dal nuovo gruppo che si stringe attorno a Spina. Dal sacrificio di Murica nasce, paradossalmente, una fiducia nuova.

La coscienza della propria umanità.

«La persona che finalmente arriva alla coscienza della propria umanità». Sono queste le parole che colpiscono il tipografo Murica mentre cerca di comporle per la stampa; da quel momento la conquista di tale coscienza diviene la sua meta. Diventare "uomo", scoprire l'essenza della propria "umanità": è anche l'esperienza centrale descritta in un brano del Memoriale dal carcere svizzero che riguarda, per l'appunto, la crisi esistenziale attraversata da Silone all'arrivo in Svizzera: «mi sembra di esser diventato un altro uomo: avevo allora trent'anni; ero appena uscito dal partito comunista, al quale avevo sacrificato la mia gioventù, i miei studi e ogni interesse personale; ero gravemente malato; ero privo di mezzi; ero senza famiglia (rimasto orfano a quindici anni, l'unico fratello che mi restava era allora in carcere, come cattolico antifascista e, poco dopo, in carcere morì); ero stato espulso dalla Francia e dalla Spagna; non potevo tornare in Italia; in una parola, ero sull'orlo del suicidio. Attraversai in quell'epoca una crisi atroce, ma salvatrice. Come scrisse San Bernardo in uno dei suoi libri, vi sono degli uomini che Iddio rincorre, perseguita, ricerca e, se li trova e li afferra, li strazia, li fa a pezzi, li morde, li mastica, li ingoia e digerisce e ne fa creature del tutto nuove, creature del tutto sue; se io ripenso alle sofferenze, ai pericoli, agli errori, alla penitenza, sofferti da molti miei amici e da me stesso, mi sembra di aver avuto quella sorte dolorosa e privilegiata di cui parla San Bernardo. In Svizzera io sono diventato uno scrittore; ma, quello che più vale, sono diventato un uomo».

Il superamento della crisi esistenziale avviene per Silone contemporaneamente all'uscita dall'attività politica, all'avvicinamento a Cristo e all'inizio dell'attività letteraria; ha quindi un risvolto sociale, uno religioso e uno artistico. Da Ed egli si nascose — dramma che a nostro parere nasce da quell'esperienza — emerge soprattutto l'affermazione di una nuova idea riguardante l'essere umano, la sua "umanità". Murica, passando attraverso una terribile crisi di coscienza, arriva alla consapevolezza della dignità dell'essere umano e del motivo della sua esistenza. È per questo che in lui può avvenire un cambiamento di rotta così radicale ed è a questo punto che la sua morte nel carcere fascista si trasforma in un "martirio", sacrificio per affermare la libertà e la dignità offese degli uomini. Murica e Spina giungono entrambi ad una coscienza superiore della propria umanità — termine complesso che in Silone concilia in sé la fragilità ontologica e la dignità dell'essere umano. Uliva si rifiuta di percorrere la loro strada: l'«Aumento di coscienza —... dice — è sempre aumento di sofferenza». «Sarebbe accrescimento di dolore — gli risponde Spina — se la coscienza fosse per sua natura condannata alla contemplazione e impotente a cambiare la rotta degli avvenimenti» (p. 62). Il dolore vissuto diventa, per Murica e Spina, fonte "positiva" di conoscenza e consapevolezza: «Quel poco che so, anch'io l'ho imparato dal dolore» (p. 86) .

Anche i tre cafoni, imprigionati con Murica, testimoni della sua agonia, trovano la motivazione per un rinnovato impegno proprio nell'esperienza dell'ingiustizia e del dolore. La lotta di Spina e dei suoi compagni, ora, si arricchisce: non si tratta più soltanto di combattere contro la minaccia di un apparato di massa che ingoia l'uomo e lo priva della sua dignità; ora alla battaglia si aggiunge un motivo spirituale che le conferisce un'anima. Inoltre il sacrificio di Murica (si noti che la professione e la morte di Murica sembrano riecheggiare quelle di Romolo Tranquilli, il fratello dell'Autore), con i simboli del pane e del vino (vedi citazione) offerti dalla famiglia in lutto, trasforma anche la modalità della lotta: non è più l'individuo che si contrappone al resto della società, ma si coagula un vero gruppo, vincolato da un'unità nuova, fraterna.

La struttura del dramma si presenta così a spirale, per cui si ritorna alla situazione iniziale, ma a un livello più alto, forgiato da una maturità e da una consapevolezza nuove, da una speranza e da un'unità ritrovate. Opera straordinaria, Ed egli si nascose reca dunque in sé un forte sentimento religioso e l'immagine di un "essere Chiesa" profondamente radicato nell'"essere uomo". Ciò che questa pièce mette in luce, è una strada aperta a chiunque (ché l'esperienza del dolore è universale) per arrivare alla «coscienza della propria umanità». E chi non ha motivo di pentimento? Anche Giuda non è altro che un povero Cristo; e, se vuole, può diventare un povero cristiano.

Milano, 27 Dicembre 2001
© Copyright 2001 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


NOTE
(Il presente articolo costituisce la sintesi di un intervento presentato nel corso di un convegno tenuto all'Università di Zurigo il 5 maggio 2000. Per la versione integrale del saggio — con numerose citazioni, indicazioni bibliografiche esatte e le fotografie della prima rappresentazione di Ed egli si nascose — si rinvia alla rivista svizzera «Quaderni grigionitaliani», 1/2001, pp. 4-22 e 2/2001, pp. 103-113; oppure agli atti del convegno siloniano tenutosi in Svizzera in occasione del centenario della nascita dello scrittore, di prossima pubblicazione).
(Andrea Paganini - 1974, Poschiavo/CH. Ha conseguito il diploma di insegnante alla Scuola magistrale di Coira (1994) e la laurea in lingua e letteratura italiana, storia e storia dell'arte all'Università di Zurigo (2000). È stato aiuto-assistente presso la Cattedra di lingua e letteratura italiana del Politecnico federale di Zurigo (1995-1999) e dal 2000 insegna italiano alla Scuola cantonale Enge di Zurigo; sta inoltre lavorando alla sua tesi di dottorato in letteratura. Segnalato in diversi concorsi letterari, scrive in varie riviste e giornali. È presidente della sezione di Zurigo della Pro Grigioni Italiano).

Rivista
Dossier
Contributi
Interviste




| (AUTOBIOG)RAFIE | ARTE | CONVENZIONI | EPICA | FANTASCIENZA | FILOSOFIA | FOTOGRAFIA | GIALLI & NOIR | MANUALI | METALETTERATURA | NARRATIVA | POESIA | RAGAZZI | REPORTAGE | ROSA | SAGGISTICA | STORIA | TEATRO | VIAGGI |





Novità in libreria...


IN ALTO
AUTORI - OPERE - INTERVISTE - DOSSIER - RIVISTA - POSTA - UFFICIO STAMPA


http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 23 mag 2005

Autori | Opere | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy