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MORTE DI PIER PAOLO PASOLINI E DI MICHELANGELO MERISI DA CARAVAGGIO
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Durante quel medesimo ultimo viaggio, Pasolini commentò che «in Italia non cè più alcun dialogo tra cattolici e marxisti, perchè non ci sono più cattolici o marxisti nel senso di una volta, e il potere della Chiesa Cattolica è stato distrutto insieme a quello della società contadina da una cultura del consumo imposta dallalto» (B.D.Schwartz, Pasolini Requiem, Marsilio 1992). Nellintervista al «Dagens Nyheren» aveva affermato che «il potere borgese esercita una falsa tolleranza che consente libertà sessuale e una certa libertà di parola. Il dovere dellartista è di rivelare questa falsa tolleranza che rende la gente infelice e le impone doveri ancora più onerosi invece di darle libertà. Io stesso ho troppa libertà nel mio lavoro, vale a dire, una falsa libertà» (Schwartz). In un precedente incontro pubblico «rispondendo a una domanda sulle reazioni suscitate dai suoi articoli contro laborto, la scuola dellobbligo e la televisione, Pasolini disse [...] che si aspettava di essere ucciso, assassinato» (Schwartz). Scrive Enzo Siciliano (Vita di Pasolini, Rizzoli 1978) «Lemozione per luccisione di Pasolini fu enorme: lidea che egli fosse stato ucciso in un agguato politico si diffuse subito presso moltissimi». Nella sua lettera a Pier Paolo Pasolini, Oriana Fallaci affermava: «( ) In una strada deserta, cera un bar deserto, con la televisione accesa. Si entrò seguiti da un giovanotto che chiedeva stravolto: «Ma è vero, è vero?» E la padrona del bar chiese: «Vero cosa?». E il giovanotto rispose: «Di Pasolini, Pasolini ammazzato!» E la padrona del bar gridò: « Pasolini Pier Paolo? Gesù! Gesummaria! ammazzato! Gesù! Sarà una cosa politica!» Poi sullo schermo della televisione apparve Giuseppe Vannucchi e dette la notizia ufficiale. Apparvero anche i due popolani che avevano scoperto il tuo corpo. Dissero che da lontano non sembravi nemmeno un corpo, tanto eri massacrato. Sembravi un mucchio dimmondizia e solo dopo che tebbero guardato da vicino si accorsero che non eri immondizia, eri un uomo. Mi maltratterai ancora se ti dico che non eri un uomo, eri una luce e che una luce sè spenta?»
Ma cosa c'è di vero in tutto questo? Pasolini aveva davvero in mano qualcosa di sostanzioso? Ecco cosa dice, intervistato da Fasanella e Sestieri nel 2000, il Senatore Giovanni Pellegrino, presidente dal 1994 della Commissione Stragi: «D. Nonostante l'autore materiale dell'omicidio sia stato arrestato e condannato, su quel caso non si è mai riusciti a fare piena luce. Lei oggi è convinto che uno dei possibili moventi di quell'assassinio possa essere proprio quello che Pasolini sapeva e aveva scritto? Una cosa è certa: Pasolini era arrivato quasi in tempo reale laddove la Commissione, oggi, è giunta dopo anni e anni di ricerche.» (Segreto di Stato, La verità da Gladio al caso Moro, Gli struzzi, Torino, Einaudi, 2000). Il 18 febbraio 1975, dalla stessa autorevole tribuna del «Corriere», Pasolini scriveva in risposta a un articolo dellonorevole Andreotti: «Ed è altrettanto chiaro che fin che i potenti democristiani taceranno su ciò che invece [...] costituisce la continuità cioè la criminalità di Stato, non solo un dialogo con loro è impossibile, ma è inamissibile il loro permanere alla guida del paese» (Scritti corsari, Garzanti 1990). Pasolini, l'artista di mille provocazioni e trasgressioni, aveva individuato il comportamento, latteggiamento, il ruolo o, come preferiva definirlo, il «non ruolo», che i poteri forti, già in difficoltà per il fallimento della «strategia della tensione», non avrebbero tollerato. Lo perseguì assiduamente, stuzzicandoli in quellarea vulnerabile con una micidiale duplicità di intenti: denunciare la colpevole connivenza dello Stato e dei suoi uomini e, allo stesso tempo, farsi fisicamente annientare. (Segue) Milano, 21 novembre 2000
Guido Morselli, lo scrittore tra parentesi La mancata pubblicazione ha impedito che la sua scrittura condizionasse il suo tempo (Di Sara D'Arienzo)
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