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Si accostava a qualsiasi dialetto come ci si accosta una lingua straniera; non come a un espediente letterario o formale, da sfruttare per aggiungere «colore», ma con il rispetto che si riserva a una cultura da difendere e salvare dallaggressione di una barbarie massificata.
Nonostante la morte del fratello, giustiziato da una brigata partigiana filo-titoista, nel 1946 Pasolini prese la tessera del PCI, che considerava lunico partito in grado di assicurare un futuro civile alla nazione. Ne verrà presto espulso, in seguito all«incidente» giudiziario di Ramuscello, relativo al comportamento assunto con alcuni ragazzi conosciuti alla sagra di Santa Sabina (1949).
A Roma (1950) apprese subito il romanesco della periferia, quello degli emigrati meridionali e dei ragazzi di strada. Non quello dei cultori e dei poeti dialettali locali. Quando si accorgerà che anche nelle periferie romane non si parla più il romanesco genuino dei Ragazzi di vita e di Una vita violenta, abbandonerà il progetto dei romanzi di borgata a cui aveva continuato a lavorare fino ai primi anni 60, perfezionando le espressioni gergali, con la «consulenza» dei ragazzi che frequentava. Dei personaggi di Petrolio nessuno parlerà il dialetto perché, con la televisione, ovunque si era imposto litaliano degli ismi, degli isti e delle enze. Accattone sarà lultima opera contaminata col dialetto. Nel Decameròn farà parlare napoletano ai suoi personaggi, ma, eccezione, è solo un espediente stilistico. A Gennariello, lettore ideale di alcuni articoli del 75 (Lettere Luterane), tenta di restituire la memoria delle cultura a cui apparteneva. Ma ormai il dialetto è un ricordo.
Cronologia dell'opera dialettale di Pier Paolo Pasolini (1922-75) 1941 Scartafaccio, poesie in italiano e in friulano. 1942 Poesie a Casarsa, in friulano. 1943 Seconda edizione delle Poesie a Casarsa 1944 Durante le incursioni aeree dramma in friulano I Turcs tal Friul 1946 Apprezzzamenti e critiche allo «Stroligùt» negli ambienti letterari di udine. LAcademiuta ha una sede fissa a Casarsa, al pianoterra della sua casa. 1947 Premiata la poesia Vea (Veglia) a un concorso di poesia dialettale triveneta. 1948 Continua a mandare versi friulani a Contini. 1949 Dovè la mia patria, versi secondo diverse parlate friulane. 1950 Con le poesie El testament Coran vince un premio letterario a Roma. 1951 Un medico friulano offre a proprie spese la pubblicazione di Tal còur di un frut (Nel cuore di un fanciullo). 1952 Rifiutate da Guanda editrice le poesie friulane col titolo di Romancero, in seguito La meglio gioventù. 1953 Pubblicazione a cura del medico friulano Luigi Ciceri del volumetto Tal còur di un frut. 1954 Scrive Ragazzi di vita. I fratelli Citti lo aiutano nella ricerca del romanesco più genuino. 1955 Quarto posto di Ragazzi di vita al premio Strega. 1956 Inizia a intervenire sulla questione della lingua. 1957 muore il padre. 1958 In Belgio cerca elementi linguistici tra i minatori italiani. 1959 Pubblica Una vita violenta. Terzo posto al premio Strega. 1960 Conferenze, con Moravia, su Romanzo, lingua e dialetto. 1961 Accattone viene distribuito col divieto ai minori di diciotto anni. 1964 Nuove questioni linguistiche. 1970 Il Decaremòn in dialetto e in musiche napoletane. 1972 Nuova edizione dellantologia della Poesia dialettale del Novecento. 1973 Nuova edizione de La Meglio Gioventù. 1975 La nuova gioventù, raccolta delle vecchie poesie friulane (La meglio gioventù) e delle più recenti di Tetro entusiasmo. Milano, 18 Gennaio 2001 I commenti dei lettori Massimo Sannelli Genova, 20 aprile 2001 Chi confronta le prime poesie friulane e la riscrittura del 1974 scopre la devastazione della forma degli originali, ma non la loro degradazione stilistica. Le poesie di Tetro entusiasmo - invece - nascono contaminate dall'italiano, e quindi (programmaticamente?) deboli: «brutti versi» (definizione d'autore) come Il PCI ai giovani. Forse bisogna ripensare il senso dell'italiano puro, dell'italiano contaminato e del dialetto isolato, e quindi delle prove di maggiore o minore purezza che implicano: la presenza ossessiva di «San Pauli» nel 1974 non è un caso.
«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dellEgo.» Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone unermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. Lautore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e lillusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non cè, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza é caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (di Roberto Caracci)
Un cammino per incontrare altre persone, più che per ritrovare se stessi Intervista con Paolo Di Paolo, giovane letterato, concentrato sulla lettura, sulla scrittura, sui personaggi, sugli scrittori, sugli esseri umani che incontra, sulle esperienze personali, autore di Nuovi cieli, nuovissime carte e di due libri-intervista con Dacia Maraini e Antonio Debenedetti.
(Da assaporare fino all'ultima stilla) La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (di Anna Maria Bonfiglio)
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