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VIAGGIO NEL MONDO DI THOMAS MANN - I BUDDENBROOK, TONIO KROGER, LA MORTE A VENEZIA |
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Ne I Buddenbrook è diffuso un senso di disfacimento, annunciato per sintomi progressivi. È una monumentale storia di quattro generazioni, ma fin dallinizio si avverte il processo fatale che dissolverà le sane e robuste tradizioni borghesi, per sfociare nel decadente sguardo ambrato di Hanno, ultimo rampollo, chiuso nel suo doloroso ed estenuante tormento musicale. Qui chi vive la duplicità è il padre di Hanno, Thomas, collocato al punto dincontro delle due tendenze: quella dellequilibrio borghese e del senso del casato e di contro la seduzione del mondo enigmatico della moglie Gerda. Thomas rimane un isolato, un escluso. Gerda e Hanno gli sono incomprensibili e, allestremo tragico, il fratello Christian gli è intollerabile, perché in lui vive lartista negativamente concepito da Mann: dilettante, decadente, nevrotico, ammalato di un morbo che non lo uccide mai, fatto di «idee fisse», di paure snervanti. «In Christian( ) Mann ha proiettato le proprie riserve riguardo allestetica decadente, agli abissi che si aprono di fronte al talento non sostenuto da un saldo impegno morale nella crisi generale dei valori» ( Carla Beccagli, Invito alla lettura di Thomas Mann, Ed. Mursia, 1878). Già in questo romanzo è presente la morte, sia come fenomeno organico, sia come dissolvimento spirituale, sia come problema esistenziale, e lantinomia tra spirito e vita, accolta da Nietzsche e Schopenhauer, corrisponde alla opposizione malattia/salute. Leroe in tensione è dunque Thomas: in lui i principi antitetici tra vita e spirito, salute e malattia, tradizione borghese e tendenze antiborghesi convivono ma si combattono. Se per un verso è animato da un enorme impulso produttivo nella Ditta, egli non possiede lintima serenità di suo nonno, classico e razionalista che svolgeva il suo ruolo sociale senza porsi problemi di coscienza; e non assomiglia a suo padre che, antinapoleonico e nazionalista, portava con sé limpronta della eredità luterano-pietista e riusciva ancora, anche se attraverso un profondo lavoro interiore, a mettere daccordo moralità religiosa e attività economica, nella coscienza del rispetto dovuto alla tradizione di famiglia. Thomas invece vive in sé drammi e contraddizioni, dando vita, con la sua repulsione per Christian, ad un desiderio di mantenersi legato ad un mondo che gli sfugge e che cerca di trattenere compiacendosi di una perfetta forma esteriore. Ma lo spirito che nellultimo rampollo Hanno prevarrà decisamente non manca di colpire la complessa psiche di Thomas; la paura della morte diventa esperienza mistica ed esaltante, vissuta attraverso lincontro con Schopenhaur, la «morte come annullamento dei limiti individuali, come espandersi dellio liberato dal principium individuationis e lidentificarsi di questo io col principio della volontà vitale e il suo rivivere in quanto tale in tutti coloro che felici ed eletti dicono sì alla vita» ( Carla Beccagli, op.cit). Lattrazione è appunto momentanea: Thomas preferirà, sulla base dellesempio dei padri, rifugiarsi in una religiosità conformista. Hanno conclude il ciclo: creatura votata alla morte che preannuncia una figura di artista estetico/erotico capace di annullare se stesso. Per il momento arte, malattia e morte sono soltanto disfacimento: distrutti i valori sani e borghesi, fondati su una vitalità attiva ed operosa, emerge il problema esistenziale della morte che nemmeno la filosofia di Schopenhauer riesce ad alleviare. In Tonio Kroger vive liricamente il dramma di un ragazzo lacerato, diviso tra i valori profondamente familiari e confortanti di un sereno amore per la vita e lattrazione deliziosamente sublime verso lartistica capacità di penetrazione negli eventi e nello sconfinato labirinto del mondo dello spirito. Tonio è un escluso, un emarginato e non oggettivamente ma perché tale egli si sente; ama di profondo amore chi è diverso da lui: il biondo compagno di scuola, semplice e concreto, interessato allaspetto scientifico del sapere, estraneo a Schiller ed ai meandri in cui può sprofondare locchio penetrante dellanima; e Inge, la bionda fanciulla dalla bonaria superficialità vitale che si realizza nel prendere lezioni di ballo e nel vivere la vita senza avvertire il bisogno di analizzarla e di scomporla.
Lantinomia è possente: Tonio infatti ama le «creature bionde» e disprezza se stesso, perché non può che sentirsi un «borghese sviato», colui che non sta a suo agio in nessuno dei due mondi ed è emarginato tra i figli della vita e insoddisfatto tra gli artisti sviati e antiborghesi. «Io amo la vita ( ) e mai e poi mai potrò concepire che lo straordinario, il demoniaco vengano onorati come ideale. No, la vita, intesa quale eterno contrapposto allo spirito e allarte, non si presenta a noi anomali come anomalia, come una visione di sanguinosa grandezza o di bellezza selvaggia, no, il regno delle nostre aspirazioni è proprio la normalità, la decenza, lamabilità, insomma la vita nella sua banalità seducente». ( Tonio Kroger). Tonio non è più un borghese, ma non ha cessato di esserlo. «Ammiro coloro dirà che, fieri e impassibili spregiando luomo, si avventurano sui sentieri che guidano alla grande demoniaca bellezza: ma non li invidio. Perché, se qualcosa è realmente in grado di fare di un letterato un poeta, è appunto questo mio borghese amore per lumano, il vivo e lordinario. Ogni calore, ogni bontà, ogni sorriso proviene da esso». ( Thomas Mann, Tonio Kroger) Nel suo amore per la normalità, Tonio riscatta se stesso e la borghesia dagli eccessi dellarte, è un «borghese sviato» sì, ma è un borghese che si salva attraverso il rifiuto d un morboso attaccamento allabnorme. Larte in sostanza è salva: per suo merito il normale, il sano, lequilibrato non sono oggetto di disprezzo ma di disperata nostalgia e in questo anelito nostalgico di possesso, sta la salvezza di Tonio e quindi dellartista. Il conflitto, apparentemente risolto, torna nella Morte a Venezia, breve romanzo di cui, in origine, la Montagna Incantata doveva essere solo unappendice. Siamo ancora in un clima di morte: tisi o colera fa lo stesso, e anche qui, come nella Montagna, il paesaggio diventa stato danimo e latmosfera, impregnata di odori malsani, induce allo scatenarsi di orge dionisiache, dove il gusto del proibito si affaccia prepotente. Lartista che, con faticoso impegno, si è elevato a educatore, a cultore della severa e pura legge formale, impregnato di estetismo etico, scopre, attraverso labbandono allavventura vitale, che la forma dopo tutto ha due facce essendo nel contempo morale ed immorale, capace di asservire ogni moralità sotto il suo scettro dispotico. Pessimistica conclusione per lartista che, se in Tonio Kroger salvava il suo essere diverso attraverso lumana nostalgia per la vita, qui muore fisicamente ma soprattutto simbolicamente, nella considerazione della sua incapacità a porsi come educatore di giovani. Malattia e morte sono private di qualunque funzione positiva: esse preludono al dissolvimento dei valori, alla decadenza morbosa; arte non coincide con educazione, Goethe e il suo insegnamento sono lontani e il volgere le spalle ai valori borghesi un volgare tradimento, con il conseguente riacutizzarsi di una profonda tensione tra ciò che si era e ciò che ora si è. Le emozioni morbose sono malattia che prelude alla morte e lartista è ancora un emarginato che solo illusoriamente può interpretare la vita utilmente produttiva. (2/4 continua» 3/4)
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«Le più; belle poesie
si scrivono sopra le pietre coi ginocchi piagati e le menti aguzzate dal mistero. Le più; belle poesie si scrivono davanti a un altare vuoto, accerchiati da agenti della divina follia.» (Alda Merini) |
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Questo scritto costituisce il I° capitolo di un libro in fieri di Ermes Dorigo, Leopardiana. ControCanti, di cui sono stati anticipati su «Zeta», n°51/52, maggio 1998: Dal sarcasmo allantifrasi ironica. «Il risorgimento» di Giacomo Leopardi, in anteprima per ItaliaLibri Il viaggio della Luna, e sul Messaggero Veneto del 27 febbraio 1998: Leopardi e la montagna. (di Ermes Dorigo) |
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