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L'INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM FU PUBBLICATO NEL 1559 DALLA SANTA CONGREGAZIONE DELL'INQUISIZIONE ROMANA |
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a diffusione incontrollata della conoscenza è stata quasi sempre e dovunque vissuta come una minaccia, per la morale e per il mantenimento dellordine costituito. E anche oggi, in molti Paesi i libri continuano a suscitare il sospetto dellautorità, sia per il loro potenziale contenuto rivoluzionario, che per la possibilità che informazioni delicate possano passare nelle mani "sbagliate". Dal punto di vista opposto, i libri, e la conoscenza ad essi collegata, sono spesso stati percepiti come un ostacolo per laffermazione e il prevalere di idee nuove, estreme e/o prevaricatrici.
Il primo atto ufficiale nei confronti della circolazione dei libri, nella storia della Chiesa, fu il decreto di Papa Gelasio I (496 c.ca), che conteneva una lista di libri, ripartita tra libri raccomandati e libri proibiti. Tuttavia, per il primo indice ufficiale bisogna attendere più di mille anni, Alessandro Farnese, che salì al trono pontificio col nome di Papa Paolo III (1534-1549), e lInquisizione Romana. Questa fu istituita per combattere il protestantesimo e, in un periodo in cui la Spagna dominava quasi interamente lItalia del nord, per controbilanciare l'eccessiva severità della Inquisizione spagnola, resa tristemente famosa da Tommaso de Torquemada (1483). Primo grande inquisitore e padre domenicano, al pari di Giordano Bruno (il quale finì i suoi giorni sul rogo nell'anno 1600, vittima, non carnefice, della versione romana dello stesso meccanismo repressivo), de Torquemada faceva largo uso della confisca dei beni e della tortura per terrorizzare le sue vittime e si dice che mandò al rogo non meno di duemila persone.
Nel frattempo, il Della Casa intraprende altre iniziative, come la prima proposta di redazione dellIndex librorum prohibitorum. Pubblicato a Venezia nel 1549, questa proposta includeva Il beneficio di Cristo e Lalfabeto cristiano di Juan de Valdés. LIndice, tuttavia, offre il fianco a una controffensiva del vescovo di Capodistria, che rimprovera al Della Casa di aver fatto parte, nei suoi trascorsi di gioventù, dellAccademia dei Vignaiuoli, un gruppo letterario romano che praticava lallusività oscena, di cui fece parte anche il Berni.
Così la prima edizione ufficiale dellIndex librorum prohibitorum fu pubblicata soltanto nel 1559 dalla Santa Congregazione dellInquisizione Romana, sotto il papato di Gian Pietro Carafa, ovvero Paolo IV, un papa spietato e sanguinario a cui si deve, tra l'altro, l'istituzione del ghetto ebraico di Roma. Vi primeggiava il Decameron di Giovanni Boccaccio e il Il Principe di Niccolò Machiavelli, ma non mancava neppure Il Novellino di Masuccio Salernitano. Nel corso dei quattro secoli della sua storia fu aggiornato venti volte per impedire la contaminazione della fede e la corruzione della morale attraverso la lettura di libri teologicamente sbagliati o immorali. Esso conteneva quindi lelenco dei libri considerati pericolosi dallautorità ecclesiastica per la fede e la morale dei cattolici.
In essa vi comparivano Balzac, Berkeley, Cartesio, DAlembert, Darwin, Defoe, Diderot, Dumas (entrambi), Flaubert, Heine, Hobbes, Hugo, Hume, Kant, Lessing, Locke, Malebranche, Stuart Mill, Montaigne, Montesquieu, Pascal, Proudhon, Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Sterne, Voltaire, Zola. E tra gli italiani Aretino, Beccaria, Bruno, Benedetto Croce, DAnnunzio, Fogazzaro, Foscolo, Gentile, Giannone, Gioberti, Guicciardini, Leopardi, Marini, Minghetti, Monti, Ada Negri, Rosmini, Sacchetti, Sarpi, Savonarola, Settembrini, Tommaseo, Pietro Verri e anche il Teatro comico fiorentino; inoltre era allIndice qualsiasi volume non autorizzato che trattasse di storia della massoneria o dellInquisizione e le versioni non cattoliche del Nuovo Testamento. Nel decennio successivo furono aggiunti tra gli altri Simone de Beauvoir, Gide, Sartre, Malaparte e Moravia. Nel 1908 Pio X, nel corso della riorganizzazione della curia, tracciò una riga sulla parola «inquisizione» e da quel momento la congregazione incaricata di mantenere la purezza della fede cattolica si chiamò «SantUffizio». Anche le competenze della congregazione preposta allelaborazione e allaggiornamento del libri proibiti furono trasferite nel 1917 al SantUffizio, nuovamente rinominato nel 1965 da Papa Paolo VI «Congregazione per la Dottrina della Fede», il cui obiettivo primario è di promuovere lortodossia cattolica e di difendere i diritti di tutti coloro i quali siano accusati di venir meno a tal riguardo. Nel 1966 lIndex librorum prohibitorum fu infine definitivamente soppresso. I documenti relativi ai procedimenti condotti dalle congregazioni dellInquisizione e dellIndex, ora contenuti nellarchivio del SantUffizio Romano e custoditi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, furono integralmente trafugati a Parigi dallesercito napoleonico (1809-'14), il che causò la perdita della quasi totalità delle serie processuali. Le intemperanze perpetrate durante la breve esperienza della Repubblica Romana (1849) causarono altre perdite. Tuttavia larchivio della congregazione preposta allIndex risulta intatto e, dal 1998, è consultabile da parte di chiunque, dotato di una laurea o di un titolo non italiano equivalente, sia in grado di provare di appartenere ad unistituzione accademica, senza distinzione di Paese, di fede religiosa o di pensiero. 06 gennaio 2001 |
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Giovanni Luisè (luiselibri@luiselibri.it), Rimini, 13/05/'04
commento: Va ricordato che papa Paolo IV Carafa con la tristemente nota Bolla "Cum nimis absurdum" del 1555 ordina la separazione degli ebrei dalla popolazione cristiana, dando così impulso alla costruzione dei ghetti in tutto il territorio controllato dalla Chiesa e non solo. Si espellono le comunità ebraiche o si rinchiudono nei ghetti e le si assoggettano a pesanti sanzioni come per esempio quella di rimanere rinserrate nei ghetti i giorni della Passione di Cristo.I ghetti erano chiusi durante la notte e venivano aperti di giorno. Furono abbattuti con l'arrivo dei Francesi di Napoleone ma furono riattivati dopo la sua caduta. Furono aperti a Roma durante la gloriosa ma breve Repubblica Romana del 1849 e furono puntualmente riattivati da Pio IX Mastai Ferretti ( oggi sugli altari ); definitivamente abbattuti con la raggiunta Unità d'Italia , la distruzione dello Stato della Chiesa e la soppressione del potere temporale dei papi.
Calogero Martorana (calomarto@libero.it), Napoli, 29/12/03
Solo due righe sull'"indice" dei libri. Lo trovo uno sconfortante e ignominoso fatto del passato che, però, non giurerei sia dismesso ancor'oggi. Non parlo, ovviamente, della evidente libertà di comprare e leggere libri, quella ce l'abbiamo ancora pressoché intera. Parlo delle censure o di boicottamenti che fioriscono ora qua ora là in forma silente: un libro di Odifreddi è stato prima ritirato e poi, forse, rimaneggiato; i libri della Minimum Fax - si veda quello contro M.Tesera da Calcutta - spesso sono boicottati dai circuiti nazionali che "devono" vendere cose imbelli e politically correct.Insomma, nello stato poco-laico e troppo-etico detto Italia, subiamo attacchi illibertari con la serenità degli idioti... Sconsolante, e pericoloso.Saluti
Claude Mauguier (claude.mauguier@libertysurf.fr), Tarascon-sur-Ariège (Ariège-Francia, 21/11/'03)
Mi dispiace, in quanto alle vicissitudini delle carte processuali di questo "Index", ma come mai poteva esserci un "esercito napoleonico", nel 1916-17 ...??? E neppure nel 1816-17, dato che quel disgraziato tiranno fu finalmente vinto nel 1815 (Waterloo). Allora...??
Emilio Milone (skeggia71@virgilio.it), Napoli, 21/11/'03
Un libro tempestoso, ammaliante, struggente e avventuroso, pregno di richiami mitici e di riarsa sicilitudine, gustoso e afoso, contemplativo e inquieto, condito di scaglie di mare e di indomite passioni primitive, di istinti ferini, di accattivanti sapori, di odori e ricordi di un tempo che fu...
«la poesia è quella cosa che alla questione se più pesante sia un chilo di piume o un chilo di ferro son sempre le piume ad avere la meglio tra flauti e cigni che vengono su a cantare» (Gilberto Isella, da Krebs) |
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