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CONTRIBUTI
Ministero degli Esteri

Dove la Diplomazia incontra l'Arte

Verso una Farnesina abitata dalla cultura italiana contemporanea

(Ugo Colombo Sacco di Albiano)

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Pochi sanno che la Farnesina, sede del Ministero degli Esteri, da un decennio abbondante arreda i propri ambienti di rappresentanza con esempi significativi dell'Arte contemporanea italiana, secondo una formula geniale ed economica che permette di ospitarli a rotazioni nei propri spazi espositivi.

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diplomatici» afferma Sergio Romano «hanno sempre scelto, per se stessi, i palazzi più belli delle loro capitali e li hanno sempre riempiti di quadri, arazzi, bronzi, argenti, porcellane. Il Ministero degli esteri è il salotto buono del Paese il luogo in cui l'ospite straniero deve trarre la migliore delle impressioni possibili. Bisogna quindi arredarlo con lusso, evitare di chiamarlo semplicemente «ministero» (un termine troppo burocratico) e dargli un nomignolo allusivo, confidenziale [...]».

Così scrive l'ambasciatore sulle pagine del «Corriere della Sera» (15 aprile 2007), nell'intervento dedicato alla presentazione del volume Dove la Diplomazia incontra l'Arte, di Ugo Colombo Sacco di Albiano, (Editore Colombo, novembre 2006), un'opera illustrata che raccoglie dati, testimonianze storiche e contributi iconografici che descrivono gli ambienti di rappresentanza in cui il governo d'Italia, fin dai giorni antecedenti all'Unità, ha condotto la sua inesauribile azione diplomatica. La Segreteria di Stato, come era chiamato in età sabauda il Ministero degli Esteri, ha occupato, nel corso degli anni, prestigiose sedi a Torino (Palazzo delle Segreterie), a Firenze (Palazzo Vecchio) e a Roma (Palazzo della Consulta, Palazzo Chigi, Villa Madama e Palazzo della Farnesina).(1)

Il brano che segue, che pubblichiamo per cortese concessione dell'editore, descrive la “politica” condotta dalla Farnesina nel campo dell'Arte contemporanea, per “arredare”, ovvero per stupire e sedurre i grandi interlocutori della politica internazionale e allo stesso tempo per promuovere una risorsa di cui il nostro Paese va giustamente orgoglioso: l'ingegno, la creatività – e l'Arte stessa – che sono essenza di quel made in Italy che il mondo apprezza e richiede. Un'operazione interessante per tutto il circuito, gli artisti in primo luogo, che ne conseguono un riconoscimento e un'esposizione ai massimi livelli istituzionali.

Verso una Farnesina abitata dalla cultura italiana contemporanea.

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Sul finire degli anni Novanta, il Palazzo della Farnesina ha registrato l’avvio di un esperimento nuovo e per certi versi esaltante: l’inserimento nei suoi ambienti di selezionate opere d’arte italiana del XX secolo.

Oltre ad abbellire gli spazi architettonici più significativi, il progetto ha inteso consentire alle delegazioni straniere e al pubblico in visita di accostarsi alle opere di illustri artisti italiani che hanno segnato l’affermazione europea ed internazionale dell’arte italiana Novecentesca.

Per attuare l’iniziativa ideata dal già Segretario Generale, Ambasciatore Umberto Vattani (creativamente continuata, con determinazione, dal suo attuale successore, Ambasciatore Paolo Pucci di Benisichi), l’Amministrazione ha avviato contatti con Fondazioni, Archivi e Collezioni private, ottenendo convinte adesioni ai fini della stipula di intese di comodato, che prevedono il prestito gratuito di opere per periodi biennali, rinnovabili.

L’ASSITALIA ha assunto le spese relative alla copertura assicurativa, consentendo in tal modo la costituzione di una collezione, che sarà arricchita con ulteriori contributi, qualora l’esperimento riesca ad affermarsi in pianta stabile.

Le opere esposte in occasione della Presidenza Italiana del G-8 e del semestre di Presidenza italiano dell’U.E. hanno mirato a sottolineare anche l’importanza che il Ministero degli Esteri attribuisce alla proiezione culturale – estesa alla componente contemporanea – quale parte integrante della politica estera italiana.

L’Ambasciatore Vattani ha ricordato che la creazione della collezione, concretamente avviata nel 2000, fu all’epoca una scommessa rischiosa «che ora sappiamo di aver vinto: essa ha dato nuovo slancio alla diplomazia culturale e ha creato un formidabile veicolo per far conoscere le correnti…dell’arte italiana…».

A nostra conoscenza l’iniziativa ha un solo significativo precedente storico italiano che, mutatis mutandis, le può essere in certo qual modo accostato: la dotazione artistica del Palazzo del Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato (già delle Corporazioni e ora una delle due sedi in cui si articola il Ministero delle Attività Produttive) che Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaio realizzarono nel 1928-32. L’interno di tale Dicastero, a seguito di un progetto già attuato in parte sin dai suoi primi anni di uso, è infatti ricco di opere d’arte e di artigianato di Mario Sironi, Ferruccio Terrazzi, Romano Romanelli, Pio e Silvio Eroli, Gio Ponti, Attilio Selva, Fortunato Depero, Francesco Messina, Enrico Prampolini, Roberto Melli, Francesco Trombadori, Luciano Minguzzi, Piero Marussig, Fausto Pirandello.

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Per meglio comprendere lo spirito col quale l’Ambasciatore Vattani si è mosso nel pianificare il vasto progetto, riteniamo interessante rievocare alcune sue iniziative anteriori: l’invio a Londra, per celebrarne l’entrata nella CEE (facendo un gesto molto apprezzato dal Premier Heath), del magnifico busto di Michelangelo Il Bruto che restò lì a lungo; quindici anni dopo, sempre a Londra, in occasione della visita di Stato del Presidente Francesco Cossiga, la collocazione, in una deliziosa piazzetta prossima all’Ambasciata, di una fontana contornata da quattro platani, una Nereide di Mario Marini che ebbe un grandissimo successo; la sistemazione davanti al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York di una Sfera di 4 metri di diametro di Arnaldo Pomodoro, visibile a tutti i visitatori; l’installazione davanti al palazzo del Bundestag di un Cavaliere di Mario Marini, caduto da cavallo, ma non disarcionato, anzi che si sta rialzando (un soggetto significativo per la riunificazione di Berlino e dell’Europa); l’innalzamento a Bruxelles di un albero in marmo di Carrara di circa 9 metri che intende rappresentare l’Albero della vita, donato dall’Italia per il semestre di Presidenza Italiana dell’U.E.; l’apposizione davanti al Teatro dell’Opera di Los Angeles di una splendida scultura, intitolata Colpo d’ali.

Il Segretario Generale emerito ha confessato, due anni addietro, di essersi chiesto «perché non si potesse fare lo stesso alla Farnesina, tenendo conto tuttavia delle differenze tra il nostro Ministero e quello dei Beni Culturali, preposto alla conservazione delle opere. Mi rivolsi all’allora Ministro degli Esteri Lamberto Dini e gli dissi che c’erano troppe pareti vuote nei saloni di rappresentanza e che istallarvi delle opere d’arte sarebbe stato anche molto apprezzabile dalle delegazioni straniere in visita. Lui accettò subito ed io chiesi a Pietro Consagra un suo bronzo e me ne diede uno molto grande che si trova adesso in bella mostra in una sala. Poi si aggiunsero Dorazio e Capogrossi. La nipote mi diede due grossi cartoni di Mario Sironi, verso il quale confesso di avere un debole sin dai tempi dell’Università La Sapienza da lui affrescata. Ed ancora: un Vedova, Lucio Fontana, Burri, Turcato e perfino un Depero, intitolato “La rissa”, che mi sembrò molto divertente, visto che noi dovremmo sedarle le risse, ma poi…Inoltre, una stupenda cavalcata di Cambellotti in gesso che non è mai stata fusa, e questo grazie al nipote. Insomma una collezione che ha arricchito la parte di arte metafisica e futurista. Di De Chirico abbiamo tante opere da dedicargli la sala da pranzo. Siamo arrivati a circa 200 opere che abbiamo raccolto in un bel catalogo. Quando Giulia Maria Crespi, Presidentessa del FAI, ci chiese di poter fare la conferenza stampa nelle sale della Farnesina, accettai ed aprii per due giorni per far vedere la ‘collezione’. E provai una certa commozione nel vedere quelle file ordinate fino al Tevere, con persone di ogni età e molti giovani, sotto un caldo torrido…».

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Le opere esposte nell’ambito della prima edizione dell’iniziativa in esame abbracciano tutto il secolo scorso (Futurismo, Metafisica, Gruppo Novecento, Gruppo degli astrattisti lombardi, cosiddetta «Scuola romana», movimento «Corrente», «Fronte Nuovo delle Arti», Movimento per l’Arte Concreta, Gruppo «Forma», Gruppo «Origine», Spazialismo, Gruppo degli «Otto Pittori Italiani», Informale, Arte programmata, Neo-dadaismo, «Movimento nucleare», «Scuola di piazza del Popolo» o «Pop romana», Concettualismo di segno italiano, «Anacronismo» con la variante della «Pittura colta», «Transavanguardia», «Video-art», ecc.), con uno spazio «osservatorio» dedicato all’ultima generazione artistica italiana. Gli artisti rappresentati nella Collezione sono stati ben 138, di cui 55 appartenenti all’ultima generazione.

Il numero di personalità di rilievo che forma il panorama dell’arte italiana del Novecento, a confronto degli spazi disponibili, è comunque tale da aver reso impossibile una raccolta esauriente, sia pure limitandosi ad un’opera per ciascun pittore o scultore. Tuttavia, l’obiettivo è stato avvicinato con successo, specie nella prospettiva di future rotazioni.

L’idea originaria alla base dell’iniziativa è infatti quella di proporre un panorama aperto, che negli anni potrebbe essere modificato e integrato nei prestiti, arricchito di nuovi nomi, formando ogni volta una nuova e diversa collezione, capace di tener viva l’attenzione e di animare di nuove presenze i solenni ambienti del grande edificio.

L’obiettivo prioritario resta quello di testimoniare la vitalità e la freschezza di una tradizione dell’arte che in Italia è ben lontana dall’essersi esaurita con le glorie del passato, ma ha saputo straordinariamente rinnovarsi, tornando alla ribalta mondiale.

Nel 2003, si è avuta la prima filiazione della grande raccolta di Arte del Novecento, curata da Maurizio Calvesi per essere ospitata nel Palazzo della Farnesina. Essa riunisce autori che appartengono alle correnti successive alle ultime rappresentate nella raccolta «maggiore» e che si servono dei linguaggi che si sono imposti a partire dagli anni Novanta. È il primo passo di un progetto evolutivo, formato in realtà da una serie di collezioni destinate a rinnovarsi ogni anno con inviti diversi.

La nuova collezione (esposta dal giugno 2003 al luglio 2004) è parte del progetto Arte italiana per il XXI secolo, curato da Lorenzo Canova ed include autori nati fino al 1969: «una scelta che rappresenta sicuramente un arbitrio, ma purtroppo necessaria per porre un limite cronologico agli inviti e nella volontà soprattutto di collegare la raccolta a quella dedicata al Novecento, inglobando personalità che sarebbero state ingiustamente escluse per motivi anagrafici, ma che sono importanti come raccordo tra le ultime generazioni di artisti e le generazioni che si possono considerare ormai storiche».

Dalle opere così raggruppate affiora il «rinnovamento costante delle espressioni figurative in Italia, in un ininterrotto ‘discorso sull’immagine’ che attinge fecondamente al linguaggio dei media ed alle nuove tecnologie, ma anche al ricchissimo repertorio dell’arte del passato, una sorta di codice genetico vissuto non più come un peso imbarazzante, ma come una immensa fonte di stimoli e di suggestioni da elaborare con vocaboli nuovi».

Gli artisti italiani nati negli anni Sessanta hanno evidenziato «grande capacità di svecchiamento e di ‘freschezza linguistica’», mettendo a punto «una varietà di stili e di linguaggi che pongono in dialogo la pittura e la scultura con la fotografia, con le nuove tecnologie digitali e con il video», coinvolgendo anche «arti un tempo considerate ‘decorative’ come l’arazzo o la ceramica».

Il risultato generale è «un clima dove incontriamo quadri progettati attraverso supporti informatici o mediati da immagini fotografiche e video, o dove possiamo vedere stampe lambda, scatti e filmati che cercano di avere una dimensione ‘pittorica’ o ‘scultorea’, denuncianti sovente un preciso e dichiarato rapporto con il grande tesoro di spunti derivati dalla storia dell’arte».

Pittura e scultura, trasformando «le loro millenarie forme espressive, diventano veri e propri ‘vampiri’ ed ‘organismi mutanti’ in grado di appropriarsi dei vocaboli e dei fonemi del cinema, della storia dell’arte, della fotografia, della pubblicità, del fumetto o di internet, trasformandoli e metabolizzandoli in un linguaggio i cui codici appaiono sottoposti ad una continua metamorfosi creativa».

È un «contesto ‘eclettico’» dove «le diverse tecniche si ‘rubano’ a vicenda spunti, soluzioni ed iconografie».

La prossima collezione si aprirà anche ad artisti nati negli anni Settanta e Ottanta.


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE
1. Concedendo la sua autorizzazione, l'autore che ha redatto e curato l'opera, il diplomatico Ugo Colombo Sacco di Albiano, l'ha accompagnata con una nota che ne chiarisce gli intendimenti. Ne proponiamo qui un estratto.

    «Trasponendo una bella metafora, coniata da una valente studiosa (Rita Giuliani) delle vicende storiche della comunità russa in Italia, il libro è nato con il traguardo di far veleggiare la mia mente e quella dei lettori verso l'”Atlantide” diplomatica italiana: un continente per molte persone (tra cui lo scrivente all'inizio del suo viaggio) ancora troppo vagamente percepito.

    Negli ultimi decenni ha avuto inizio in Italia un lento bradisismo culturale che sta facendo emergere cime e terre di un continente a lungo trascurato se non ignorato dal cittadino comune, una sorta di Atlantide inabissatasi nei recessi della memoria storica collettiva.

    Mi riferisco alle condizioni ambientali ed all'organizzazione dell'attività diplomatica nei prestigiosi Palazzi che (a Torino, Firenze e Roma) hanno ospitato i gangli dell'azione diplomatica italiana.

    Osservando le prime cime e terre che emergevano a seguito degli studi innovatori degli inizi degli anni Ottanta del Novecento (propiziati dal mio Ministero e dall'Università di Lecce) mi è venuto il desiderio di restituire – anche attraverso immagini eloquenti – luoghi che hanno ospitato la casa madre della diplomazia italiana le ragioni e gli stimoli che hanno dato un senso alla loro passata esistenza e che ci offrono richiami che altrimenti non avremmo.

    Ho parimenti inteso scoprire, nel tempo presente, le tracce superstiti, i frammenti, gli echi della vita degli antenati della odierna diplomazia.»

Le immagini in questa pagina, tratte dal volume, rappresentano (dall'alto):
La Sfera di Arnaldo Pomodoro;
Il salone d'Onore;
L'Etrusco, Michelangelo Pistoletto
Riflessi n.7, bronzo di Pietro Consagra;




BIBLIOGRAFIA
Ugo Colombo Sacco di Albiano, Dove la Diplomazia incontra l'Arte, (Editore Colombo, novembre 2006)

Milano, 2007-04-24 12:21:35

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«E le difficoltà con cui sono talvolta alle prese, nell'esprimermi, non provengono certo dall'inosservanza delle famose regole del bello scrivere, ma da una coscienza che stenta a rimarginare alcune nascoste ferite, forse inguaribili, e che tuttavia, ostinatamente, esige la propria integrità. Poiché per essere veri non basta evidentemente essere sinceri. Non è dunque senza sforzo che, rinunciando alle parabole, mi sono accinto anche a questo racconto.»

(Ignazio Silone, Uscita di sicurezza)

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