| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
Franco Loi, poeta, saggista e critico, vive a Milano, dove ha abbracciato il dialetto come cifra della propria vena poetica |
|
|
|
|||
| SCRIPTORIUM | CONTRIBUTI | RIVISTA | |
|
|
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |
![]() |
Franco Loi
|
2. DISSOLVENZA DELLO SPAZIO E DEL TEMPO
A questultimo proposito, laria come sfondo metaforico ha a che fare non solo con lo spazio (quello ad es. del passeggiare, delle strade, piazze e cieli di Milano, dellebbrezza dei mattini o del dilagare delle sere), ma anche con il tempo, e ciò che al tempo è legato, la memoria, il trascorrere degli anni, la nostalgia, la poesia di ciò che non è più eppure continua a trasparire miracolosamente o epifanicamente nel presente. Lo stesso titolo dellopera antologica Aria de la memoria, ritorna sullaccostamento simbolico che Loi ha molto spesso evocato tra la mobilità dellaria e quella del tempo, con il comune denominatore tra le altre cose- della dissolvenza, dello sfumare, velare, baluginare o sparire di tutto ciò che è esperienza di vita.
3. NEL CROCEVIA DEI VENTI
Questo carattere aeriforme del tempo, che è alla base di una esperienza di dissolvenza come loblio e del consequenziale necessario contrappeso lirico del ricordare, dà alla poesia di Loi un tocco costante di struggente dolorosa ebbrezza, dove il dolore del perdere, del dimenticare, e del veder morire le cose non prevarica mai del tutto su un sentimento (del tempo) opposto, altrettanto forte e tenace: la felicità di collocarsi al centro del mutamento delle cose, delle ore dei giorni e degli anni, come a un crocevia di strade, di correnti, di venti.
4. LA FRIZZANTE UBRIACHEZZA DEL TEMPO
In realtà laria, che è poi la condizione dellesser Liber (altro titolo di opera), può essere anche ferma e stagnante, può cristallizzarsi in quei momenti di immobile e grigia solitudine che il poeta canta negli angoli popolari della sua Milano. Può diventare prigione daria. Ma in essa, elemento plastico, fluido e incontenibile come la vita, Loi individua un irresistibile tensione a diventare vento, brezza, quando si fonde col volo sparuto degli uccelli urbani o con loscillare delle cime dei platani. Ed è allorché le cose si riempiono di quellaria fatta vento che cominciano a vacillare anchesse nella incontenibile frizzante ubriachezza, insieme dolorosa e stupefacente, che il tempo imprime alle cose (e a noi tra le cose).
5. LA SIMBIOSI TRA RESPIRO DEL POETA E PNEUMA DEL MONDO
Anche quando Loi accenna alla propria poetica, o alle sorgenti della propria ispirazione (mai come per lui la poesia è un poiein come fare, anzi lasciar fare la vita), come in una bella lirica di Isman, egli utilizza la metafora dellaria e del vento, da cui il poeta si sente attraversato e rapito suo malgrado, laddove si perde nellemozione estetica della parola. La libera spontanea febbricitante effervescenza del suo verso sul piano lirico- deriva proprio da questo atteggiamento poroso rispetto al pneuma vitale dellesperienza, un lasciarsi andare e trascinare, con lo stupore un po ebbro un po felice del multiforme volto delle cose. E come se il respiro del poeta tendesse ogni volta a fondersi con quello delle cose, in una concezione simbiotica del rapporto anima-mondo per la quale compito del poeta è proprio quello di ascoltare, adattandovi il proprio orecchio, il gran ritmo danzante delluniverso, e cercare di tradurlo (il vero tradimento è quello della intraducibile sordità dellesperienza vissuta una tantum, di una vita non meditata, non rammemorato, non ri-scritta)
6. LA CAPACITA DI SENSO INCARNATO DELLA PAROLA
La traduzione di questa musica (la musica del mondo necessaria come quella di una suite di Bach- altro titolo di opera) suppone un gusto della parola dove la risonanza è tutto, ossia è tutto la capacità della parola di far risuonare in sé, al di là dei significati razionali, un unitario cosmo di vibrazioni, emozioni sonore, ritmi fisiologici, attinti alle voragini più profonde della propria sensibilità, alle viscere del senso come senso incarnato.
7. LE DUE ANIME DI LOI E LEBBRA MALINCONIA
E stata sottolineata dalla critica loscillazione nella poesia di Loi tra un gusto popolare, se non populistico, con puntate espressionistiche- soprattutto nei primi lavori dove era presente una più spiccata rabbia civile, legata anche ai decenni trascorsi, e un gusto lirico-metafisico, sempre più tendente nelle più recenti opere (come Bach. Liber, Isman) a un tipo di meditazione metafisica, e anche mistico-religiosa. Cè chi ha parlato di due anime di Loi, una erede dellimpegno etico-civile e politico dei decenni scorsi (che non dispiaceva a un estimatore speciale come Fortini), con quel pizzico di passione, di corrosività, di invettiva o di bestemmia che il dialetto rende più efficace e naturale, ed una affrancata, anche se non dimentica, da quella eredità, intima, esistenziale, pensosa, come in certi sfumati e umidi affreschi di una Milano grigia, crepuscolare, intrisa di una ebbra malinconia memore di certe pagine di Sbarbaro.
8. RISCRIVERE E RIVIVERE
Tra gli aspetti comuni a entrambi questi piani espressivi, in una poesia che del resto manifesta una gamma polimorfica e complessa di differenti registri linguistici, vi è la tematica della memoria e del ricordo. Per Loi una esperienza sprigiona il suo significato solo se rivissuta nella scrittura, nella poesia. Scrivere è riscrivere e riscrivere è rivivere. In realtà la poesia può in Loi diventare graffiante, pungente e sprezzante quando vengono toccate le corde etico-civili; laddove essa può assurgere a una rara purezza e a una assorta incantata limpidezza quando vengono toccate tematiche legate al senso del vivere, esistenziali o metafisiche. In questo si misura la completezza di un artista che nella sua opera riesce a parlare con la stessa efficacia dello sgocciolare delle foglie dei platani di Milano nella nebbia e di un corpo martoriato a piazza Loreto.
9. LA POLIFORME VISCERALITA DEL DIALETTO
Il dialetto è per Loi la vera lingua della gente, anzi delluomo, quella che può esprimere mille sfumature di significato a partire dalla visceralità che la costraddistingue. Loi trova nel suo dialetto una flessibilità sonora, sintattica e fonosimbolica che manca a quella che lui considera le lingue nazionali del monopolio o le lingua imposte, -come litaliano- sovrapposte al parlato materno della gente. Egli è anche cosciente nel tradurre qualcosa si perde, e talvolta molto.
10. LA RIBOLLENTE ARIA CHE SBATTE NEL NIENTE DEGLI UOMINI
Dal punto di vista linguistico, dietro la multiforme gamma dei registri, dal lirico, al comico, al sarcastico, al drammatico, al grottesco, al realistico, al filosofico, al religioso, vi sono alcune caratteristiche che paiono costanti nellintera sua opera: una tendenza caparbia alla paratassi, allasindeto, alla frammentazione del discorso poetico, con poche subordinate; luso costante dellellissi, della litote e della brusca inversione sintattica; lelencazione, levocazione nominale; e poi, quando il fraseggiare poetico si fa caldo o effervescente, la reticenza, lo iato brusco, lansimare del verso fatto di schegge liriche che sprigionano energia proprio nel loro non dire e frequente interrompersi.
E un ribollio lirico che fa di Franco Loi un poeta che ama collocarsi, attraverso la parola, nel cuore pulsante delle cose e della storia- e che, parafrasando la sua imparafrasabile poesia, non ha paura delle correnti di quellaria che la sbatt nel nient di omm, dellaria che sbatte nel niente degli uomini.
Franco Loi , Roberto Caracci e amici nel corso del
|
Milano, 6 Novembre 2006
© Copyright 2006 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net
Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
|
| | | | | | |
I quesiti
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
«I libri sono per loro natura strumenti democratici e critici: sono molti, spesso si contraddicono, consentono di scegliere e di ragionare. Anche per questo sono sempre stati avversati dal pensiero teocratico, censurati, proibiti, non di rado bruciati sul rogo insieme ai loro autori»
(Corrado Augias, Leggere) |
| AUTORI A-Z | ||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
| OPERE A-Z | ||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| PAROLE NUOVE | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
(Cultura delle collezioni) La Galleria degli Uffizi ospita una delle maggiori raccolte d'arte del mondo: il Rinascimento di Masaccio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, e Botticelli, Perugino, Pollaiolo, Tiziano. Il Rinascimento nel Rinascimento. Basta affacciarsi alle sue grandiose finestre per ammirare Palazzo Pitti, la cupola di Santa Maria del Fiore, Forte Belvedere. (di Elena Marocchi)
(che ogni scrittore dovrebbe sentire) Raffaele La Capria indaga un aspetto dellesistenza umana oggi abbastanza trascurato: linteriorità. L'amorosa inchiesta, romanzo epistolare e autobiografico, è un tentativo di conoscere la realtà attraverso lio dei sentimenti, contrapposto a quello delle idee. L'autore ne discute con Paolo Di Paolo |
(Da assaporare fino all'ultima stilla) La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (di Anna Maria Bonfiglio)
Percorsi e ipotesi di ricerca muovendo dal caso di Napoli Da tempo, tra i temi evocati dalla storiografia ambientalista vi è il ruolo svolto dal sistema energetico e dalla straordinaria crescita urbana nell'indurre i cambiamenti degli assetti ambientali. La legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale che prevede una specifica attenzione per l'uso delle fonti rinnovabili di energia. Napoli detiene un primato in termini di densità abitativa che la rende dipendente da un flusso di energia in entrata molto elevato e ne fa un caso emblematico nell'ambito del panorama nazionale. A partire dal caso di questa città, si sollevano dunque alcuni interrogativi e si presentano alcuni primi risultati di una ricerca sulla storia dei consumi di energia nelle città italiane in età contemporanea. (di Silvana Bartoletto) |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ALTROVE | |||||
|
|
|||||
Landare per montagne, scalando una parete di sesto grado (ma anche semplicemente traversando un comprensorio da rifugio a rifugio), è spesso una discesa dentro se stessi, una sfida alle proprie capacità umane, fisiche, psichiche e morali, una ricerca del limite che, impresa dopo impresa, si sposta impercettibilmente verso l'impossibile... (Bonatti, Buzzati, Corona, Foscolo, Maraini, Petrarca, Rigoni Stern, ...)3>
Come mai uno scrittore ammirato dal pubblico e incensato dalla critica, a pochi anni dalla morte sembra essere già stato dimenticato? L'analisi di Paolo Di Paolo, autore concentrato sul tema della memoria, rivisita le pagine dei quotidiani e l'abbondante saggistica dedicata alla fortuna postuma dell'opera di Alberto Moravia |
Il gioco sublime del raccontare Uno scrittore affermato e un giovane scrittore si confrontano, in questa intervista in cui Dacia Maraini offre alcune prospettive inedite: sul mesttiere di scrivere, sull'affollamento in libreria (di libri), sulle traduzioni, su D'Annunzio e, indirettamente, sull'amore. (di Paolo Di Paolo)
Note mitiche ed ermetiche su Cima delle nobildonne Figure del mito popolano dai tempi di Pitagora limmaginario umano. Così in Gilgamesh, in Ovidio, nelle leggende cristiane e nel Corano, in Teodorico di Chartres, in Nicola Cusano, nella mitologia egizia in quella indiana e in Frankenstein. Il saggio di Marco Trainito ripercorre il libro do Stefano DArrigo alla ricerca dei numerosi riferimenti a modelli culturali che fanno dell'ultima fatica dell'autore scomparso un capolavoro paragonabile al celebrato romanzo Horcynus Orca. |
||||