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DAL MEDIOEVO AD OGGI, DA DANTE A PASOLINI, COME E' NATO E SI E' EVOLUTO IL LIBRO NELLA POESIA |
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La cornice narrativa della Vita nova contiene una parte delle poesie scritte entro il 1295: solo i testi o riferiti o riferibili a Beatrice. Si tratta quindi di unoperazione in termini modernissimi di immagine: Dante si accredita pubblicamente come poeta damore, servo dellAmore e soggetto di un culto ad una donna divina, il tutto nella lingua municipale degli altri fiorentini. La perfezione divina si è incarnata a Firenze e il vangelo di Beatrice è scritto nella lingua di Firenze: una perfezione completa laltra, illuminando per sempre un volgare sugli altri, a causa dellargomento che viene piegato a trattare. Nazareth è la città-germoglio, etimologicamente e secondo la profezia di Isaia 11, 1; Fiorenza è la città-fiore; seguendo Cristo e Beatrice la vita diventa nova. Chi non si rende sensibile al nuovo è come morto. Il messaggio passa grazie a due strategie, che collaborano e si integrano a vicenda: la struttura (un prosimetrum, in cui la prosa indica le circostanze della poesia e ne insegna il contesto cultuale) e la selezione (su due piani: non tutti i testi, volgari e latini, ma solo quelli in volgare; non tutti i testi damore, ma alcuni: i più pregevoli e i più adatti alla costruzione di una storia). La prosa che circonda le poesie serve come collante teorico e storico. I singoli testi subirebbero, in caso contrario, o la dispersione e la separazione o quello che si nota subito nelle edizioni di poeti italiani del Medioevo: limpossibilità di stabilire un percorso storico e logico.
Secondo esempio medievale
Marco Santagata ha divulgato questo principio: i testi «sono 366, uno in più rispetto ai giorni dellanno. Linnamoramento per Laura ha una data, 6 aprile 1327, venerdì di Passione prima della Pasqua: muore Cristo e nasce lamore. Cominciando dunque dal 6 aprile, e calcolando un testo al giorno, si arriva al numero 264 che cade il 25 dicembre. Qui Petrarca colloca una cesura. Terminano i versi in vita di madonna Laura, iniziano quelli in morte, nasce Cristo e comincia il processo di redenzione del poeta, che avanza per le altre 102 composizioni, fino alla canzone alla Vergine, la numero 366, che coincide con un altro 6 aprile»2. Terzo esempio contemporaneo
Il discorso ritorna sullorganizzazione delle parti, che comunicano costituendo un insieme (è quindi linsieme a comunicare, attraverso lunità che realizza aggregando): «I frammenti ci sono: i motivi ci sono. E sono decine e decine, anche se si tratta di unopera, in sostanza, chiusa, come non può che essere unopera.»3 Il paradosso dei libri di poesia è questo: i frammenti sono frammenti separati e separabili; il libro argina la separabilità, riorganizzandola in opera chiusa. Limmagine che il poeta è come condizionato ad offrire, almeno nella tradizione italiana, è quella dellassemblatore di parti. Piccola morale, brevemente
Direi, provocatoriamente, che il commento linguistico ad una poesia non è un vero e proprio commento: è unopera pedagogica e lessicologica, utilissima, ma non insegna nulla intorno alla natura di quello che è stato fatto; orienta verso il senso, ma non lo mostra; soprattutto, limmersione in un solo microtesto blocca la comprensione generale del macrotesto. La critica ha un compito più complesso, in quanto critica: dovrebbe tentare lanalisi delle strutture organizzate, nella consapevolezza che ogni atto di smembramento (ogni lectura Petrarcæ, ognuna delle molte analisi possibili dellInfinito di Leopardi, ecc.) è un atto che specifica il singolo testo, ma che occulta la vera natura di quel testo: parte o organo di un corpo più esteso, che è il vero messaggio dellautore. Non a caso Dante giganteggia tra i lirici del Duecento: non tanto o non solo per la qualità della sua scrittura (almeno Cavalcanti gli è pari, sul piano dellamore lirico) quanto per la costruzione di libri che rappresentano una modernità sconvolgente, in quanto libri. Di fronte a questa strategia il termine militare è appropriato le bellissime rime di Guido naufragano: si tengono al di qua della svolta, rimangono singoli testi in cui non si vede e forse non è mai stato programmato un percorso generale che facesse il libro. Il commento vero è messo alla prova, sempre, da questi problemi, che si legano ad ogni individualità posseduta dalla poesia: la struttura e la selezione. Da questi princìpi quasi politico-militari può nascere uninnocenza non negoziabile (la grazia del testo e la felicità in chi legge; secondo Jabès: « La speranza è alla prossima pagina. Non chiudere il libro. Ho girato tutte le pagine del libro senza incontrare la speranza. La speranza, forse, è il libro»5). Da un progetto, che potrebbe essere anche di autoaffermazione e per Dante è vero, quando esce allo scoperto nel cap. XXV della Vita nova , alla speranza per tutti: non è certo il primo, lunico o lultimo dei paradossi della poesia. Riconoscere il fine spirituale o morale delle strutture ci porta fuori dallitalianistica. Se, come ha scritto Ferdinand Ebner, «un commento al Vangelo non si deve scrivere, ma vivere»6, il commento si evolve in critica, e la critica si evolve in una pratica mentale, che si vive. Questa potrebbe essere la risposta più coerente a domande che rischiano lastrattezza: quella di Heidegger (perché i poeti?); certamente i poeti sono uomini, secondo un titolo di Robert Graves, e il loro impegno è lumanizzazione degli strumenti di cui dispongono, la presa di coscienza delle proprie possibilità fisiche e mentali. Il libro è uno di questi strumenti e una di queste possibilità.
1 Edoardo Sanguineti, introduzione a Dante, La Vita Nova, Lerici, Milano 1965, pp. 9-21.2 Marco Santagata, Francesco Petrarca. Il poeta dellamore e della coscienza di sé, intervista con Francesco Erbani, «la Repubblica», 2 gennaio 2004, pp. 38-39: p. 38.3 Pasolini recensisce Pasolini («Il Giorno», 3 giugno 1971), ora in Saggi sulla letteratura e sullarte, II, a c. di W. Siti e S. De Laude, Mondadori, Milano 1999, pp. 2575-2580: p. 2577.4 Cesare Pavese, A proposito di certe poesie non ancora scritte, in Le poesie, a c. di M. Guglielminetti e M. Masoero, Einaudi, Torino 1998, pp. 114-118: le due citazioni sono rispettivamente lincipit e lexplicit.5 Edmond Jabès, Le livre des questions I, Gallimard, Paris 1998, p. 380.6 Ferdinand Ebner, Parola e amore, a c. di Edda Ducci e P. Rossano, Rusconi, Milano 1998, p. 175.Milano, 20 ottobre 2004 |
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Poeta, saggista e critico, ha conosciuto il fervore culturale milanese di un tempo (incontrando personaggi come Sartre, Quasimodo, Gatto, Ungaretti ), mantenendo tuttavia una personalissima posizione, ben lontana dai climi salottieri. Maria Antonietta Trupia lo ha incontrato per un'intervista nella sua casa milanese. Un caso letterario dimenticato
Il diagramma di unemozione nella fruizione del testo Gabriele Baldini, in virtù dei suoi scritti critici ma anche di quelli narrativi e delle traduzioni, si propone come un modello di critico-artista, o artista-critico, in linea di continuità con Ruskin o Pater nel mondo inglese e, diremmo, con Cecchi o Manganelli nel panorama italiano. (di Enrico Terrinoni) |
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