TEOLOGIA MISTICA E BUDDHISMO: L'INCONTRO DI PERCORSI SPIRITUALI ANALOGHI

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE







Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!



Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Mistica

Da Eckhart al Buddha: il percorso di un'intuizione etica e spirituale
di Marco Pinna


l termine "Mistico", compare per la prima volta come aggettivo della parola Teologia. Con l'espressione Teologia Mistica si intendeva indicare una Teologia del "silenzio" (mistico deriva dal greco miein, tacere), esprimente l’impossibilità di una conoscenza positiva, ovvero descrittiva di Dio in quanto Assoluto (Teologia Katafatica), pertanto non definibile e quindi trascendente ogni concetto.

Ecco quindi il manifestarsi di una Teologia "Negativa" (Apofatica) che, preso atto dell'impossibilità di conoscere Dio attraverso la via descrittiva, si rifugia nel silenzio, appunto, di ogni concetto, idea, parola.

Figura cardine di questa corrente di pensiero è Dionigi Pseudo Areopagita, che circa nel V secolo d.C. teorizza, in un suo trattato intitolato appunto Teologia Mistica, gli aspetti fondamentali della Teologia Negativa.

Nel 1300 Meister Eckhart e, successivamente, i suoi discepoli Taulero e Suso riprendono, sviluppano e approfondiscono tale corrente di pensiero. Gli aspetti fondamentali dei loro scritti sono l'insistere sulla impossibilità di un conoscenza positiva di Dio e sulla via del distacco. L'uomo, ovvero, si deve disappropriare del proprio Io psicologico (importante ricordare a tal proposito la tripartizione antropologica fornita da S. Paolo, secondo la quale l'uomo risulta costituito da: corpo, anima e sue facoltà, spirito) e di tutte le sue costruzioni ed esigenze, per ritrovare nel "Luogo Mistico" per eccellenza, ovvero quello che Eckhart chiama il "fondo dell'anima", nel silenzio di ogni facoltà mentale, la propria dimensione spirituale. E riunirsi quindi a Dio, che, come ricorda il Vangelo di Giovanni, è appunto Spirito.

Dio, quindi, non più come un ente da adorare come "altro" («Dio è un ente solo per i peccatori»), ma un Dio ritrovato in quella dimensione, anzi "cifra", cara al misticismo: ovvero l'Uno. Inconoscibile, al punto che l'uomo non si può nemmeno conoscere come conoscente Dio, perché sarebbe una contraddizione in termini.

La dimensione dell'Uno riveste un’importanza fondamentale. Uno proprio perché assoluto, onnicomprensivo, infinito quindi non de-finibile; cessazione di ogni alterità.

A tale riguardo risulta particolarmente interessante ricordare il significato profondo della metafora del Peccato Originale: l'uomo, nutrendosi dei frutti dell'albero della sapienza, accede alla comprensione consapevole («Ed essi si conobbero nudi...»), identificandosi col proprio Io psicologico; e si ritiene altro da Dio, che viene quindi trasformato in ente-altro, se non addirittura idolo da adorare.

Questa separazione trova un'importante conferma semantica e concettuale nella parola diavolo: dal greco dia-ballo, separare.

Statua del Buddha.
(Bagan, Myanmar)
Il diavolo: colui che separa e divide l'uomo dalla sua radice spirituale. Significativa la ricaduta linguistica: il suffisso dus, due, connota in senso peggiorativo: dis-prezzare, dis-mettere, dis-conoscere, ecc. La conversione: il percorso di ritorno dal molteplice all'Uno.

Ma quello che desidererei porre in evidenza sono le analogie culturali, profonde e importanti, con altri percorsi spirituali. Soprattutto con il Buddhismo.

In primo luogo ritengo opportuno ribadire un concetto: il personaggio storico indicato col termine di Buddha non solo non si è mai proposto con alcun tratto di divinità. Non solo non ha mai preteso di indicare un percorso religioso. Egli ribadì più volte, e con estrema chiarezza, che non intendeva assolutamente pronunciarsi sulla presenza e sulle eventuali caratteristiche del divino. A chi lo interrogava al riguardo, opponeva il Nobile Silenzio. Che non si discosta poi tanto dall'assunto della inconoscibilità positiva di Dio.

Buddha non ha fondato una religione o un credo, ma è altrettanto profondamente inesatto definire il Buddhismo ateo. Se proprio dovessimo andare a ricercare una definizione, con tutti i limiti che tale atteggiamento mentale comporta, credo si potrebbe parlare di un’etica spirituale. Ma forse, di nuovo, risulta più appropriato prescindere da definizioni. In questo percorso, il momento chiave è il discorso sulla messa in moto della ruota del Dharma, dove vengono esposte le Quattro Nobili Verità, e il Nobile Ottuplice Sentiero:

La vita è dolore.

Il dolore deriva dall'attaccamento.

La liberazione dal dolore è possibile con un percorso di distacco.

Tale percorso è indicato dall'Ottuplice Sentiero: retta visione; retta intenzione; retta parola; retta azione; retto sostentamento; retto sforzo mirato; retta presenza mentale; retta concentrazione.

Vi è un fondamento teorico che vale la pena essere posto nel giusto risalto, in quanto alla base di ogni successiva considerazione. La Coproduzione Condizionata.

Secondo il Buddhismo, ogni fenomeno deve essere considerato privo di realtà autonoma (Anatta) e impermanente (Anicca). Da tale visione deriva il concetto di Vuoto, da non intendersi assolutamente nella accezione nichilistica che gli viene attribuita in Occidente.

Il Vuoto (cfr. il saggio di G. Pasqualotto, Estetica del vuoto) deve essere bensì inteso come espressione dell'impossibilità del singolo fenomeno, tale o strutturato in "aggregati" più complessi (Skandha), quale ad esempio viene considerato l'individuo, di qualificarsi per una esistenza sostanziale e/o temporale propria, autonoma. Ogni fenomeno, bensì, risulta, interagisce e causa. È condizionato e condizionante. Niente esiste come separato dal resto. La realtà può essere rappresentata da un modello a "rete" tridimensionale, in cui ogni fenomeno contenente e contenuto è in continua e costante relazione con la totalità degli altri fenomeni.

Ecco perché «la forma è vacuità, e la vacuità è forma»: perché ogni forma è vuota in quanto definibile e verificantesi solo in relazione ad altre forme. Risulta ovvero determinata da ciò che essa non è.

La Vacuità, quindi, come elemento dinamico della realtà, addirittura come suo motore: vuoto-pieno (Sunyata), che poi è una delle caratteristiche formali e sostanziali di tanta produzione artistica orientale: pittura, teatro, poesia (cfr. sempre il saggio di Pasqualotto).

Mi pare quasi superfluo commentare l'analogia di tale impianto con la concezione dell’Uno mistico.

Ma ancora più interessante ritengo sia l’analisi delle conseguenze derivanti dalla mancata comprensione della realtà come Uno.

Abbiamo già analizzato il significato della metafora del Peccato Originale.

Tornando alle Quattro Nobili Verità, il dolore che segna l’esistenza deriva da una non-retta visione della Realtà, che innesca a catena (di nuovo in un meccanismo di inter-essere) gli altri sette comportamenti non-retti, tutti derivanti dalla disconoscenza della realtà come Uno, e dalla conseguente illusoria, frustrante e generatrice di dolore ricerca di simulacri di sostanzialità e permanenza del e per il nostro Io. Di nuovo: un peccato originale. Un errore iniziale di interpretazione, continuamente rinnovato, e causa di dolore.

E ancora: la via indicata per la liberazione dal dolore, anche nel Buddhismo, è la via del distacco e della disappropriazione. Quel rifuggire «dal furore dell’incostanza delle cose transitorie», che, pronunciato da Eckhart, assume però un significato ben più universale.

Quel porre in discussione un Io che secoli di cultura ci hanno abituato a considerare come la nostra essenza qualificante, ma che invece non può essere considerato tale. Anzi: proprio il distacco dai vincoli dell’Io definisce e prospetta il cammino di liberazione. Lo scioglierlo nell’infinito oceano dell’Essere-Uno, così come l’onda, una volta formatasi, ritorna nell’indistinto del mare, senza perché e senza tentare in alcun modo di perpetuare la propria transitorietà, che ne definisce l’essenza.

Al di là di ogni pronunciamento teoretico e dottrinale (si ricordi, dopo tutto, che «la scrittura è vana», S. Agostino; «La lettera uccide, lo Spirito vivifica», S. Paolo; «La dottrina è il dito che indica la luna, ma non è la luna», Buddha) mi pare indubbio che si possa parlare di una intuizione etica e spirituale in comune tra culture cronologicamente e contestualmente lontane e differenti, che vengono però a incontrarsi, se non addirittura a completarsi e potenzialmente fondersi, sul piano dell’intuizione.

Intuizione, figlia del Silenzio.

Milano, 17 settembre 2004
© Copyright 2004 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


«Il soggiorno in questo piccolo paese, il contatto con la gente primitiva, l'incontro con questa ragazza mi riconducono a me stesso, quale ero quindici anni fa. In questa bellissima Cristina ritrovo molti tratti della mia adolescenza, quasi, direi, un ritratto di me stesso, certo un ritratto abbellito e idealizzato, una versione femminile, ma in sostanza, uno specchio di quello che allora anch'io sentivo e pensavo: la stessa infatuazione d'assoluto, lo stesso ripudio dei compromessi e delle finzioni della vita ordinaria, anche la stessa disponibilità al sacrificio.»

(Ignazio Silone, Vino e pane)



Novità in libreria...








AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
PAROLE NUOVE

La collezione della cultura
(Cultura delle collezioni)

La Galleria degli Uffizi ospita una delle maggiori raccolte d'arte del mondo: il Rinascimento di Masaccio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, e Botticelli, Perugino, Pollaiolo, Tiziano. Il Rinascimento nel Rinascimento. Basta affacciarsi alle sue grandiose finestre per ammirare Palazzo Pitti, la cupola di Santa Maria del Fiore, Forte Belvedere. (di Elena Marocchi)
Il dolore di quella ferita

(che ogni scrittore dovrebbe sentire)
Raffaele La Capria indaga un aspetto dell’esistenza umana oggi abbastanza trascurato: l’interiorità. L'amorosa inchiesta, romanzo epistolare e autobiografico, è un tentativo di conoscere la realtà attraverso l’io dei sentimenti, contrapposto a quello delle idee. L'autore ne discute con Paolo Di Paolo

Il dolore del vivere
(Da assaporare fino all'ultima stilla)

La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (di Anna Maria Bonfiglio)
L'energia delle città.
Percorsi e ipotesi di ricerca muovendo dal caso di Napoli
Da tempo, tra i temi evocati dalla storiografia ambientalista vi è il ruolo svolto dal sistema energetico e dalla straordinaria crescita urbana nell'indurre i cambiamenti degli assetti ambientali. La legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale che prevede una specifica attenzione per l'uso delle fonti rinnovabili di energia. Napoli detiene un primato in termini di densità abitativa che la rende dipendente da un flusso di energia in entrata molto elevato e ne fa un caso emblematico nell'ambito del panorama nazionale. A partire dal caso di questa città, si sollevano dunque alcuni interrogativi e si presentano alcuni primi risultati di una ricerca sulla storia dei consumi di energia nelle città italiane in età contemporanea. (di Silvana Bartoletto)


ALTROVE

Da Gadda al Gruppo 63
Il primo congresso della Neoavanguardia ebbe luogo a Palermo dal 3 all’8 ottobre del 1963
Gruppo 63

Il primo congresso del Gruppo 63 formalizzava l'impegno di alcuni intellettuali che osarono sfidare lo status quo e proporre un approccio creativo che tenesse conto di nuove realtà concretizzatesi con un diverso clima economico e con la rivoluzione massmediatica del dopoguerra.
(Arbasino, Balestrini, Eco, Gadda, Pasolini, Sanguineti, Testori...).


L'uomo in mare
In ricordo di Sergio Atzeni (Capoterra, 1952 – Isola di S. Pietro, 1995), a dieci anni dalla morte

Notizie sulla vita privata e artistica ne hanno confermato la statura, contribuendo a farne un autore di culto e un riferimento per nuove e meno nuove generazioni di lettori e di scrittori (di Giovanni Nuscis).

Alla ricerca di una poesia biologica
Nella grande galassia stellare entro cui vivono miliardi di poetici batteri...
G.Bonaviri

La sua poesia è un esempio di grande istintività che non cozza con la sua razionalità di medico. Per Giuseppe Bonaviri il vero dolore dell’uomo è quello biologico, della malattia, della morte e i Tampax sono poetici come i cavalli lunari (di Roberta Tiberia).


L'umanità normale di Carlo Cassola
Il realismo sub-limimare, ovvero, il film dell'impossibile
Carlo Cassola, che ha creato alcuni personaggi femminili straordinari, riesce a infondere in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il senso profondo della vita. Tutta la sua lÕopera ne illustra lÕinesauribile bellezza e il fluire lungo la strada della poesia. Nelle storie di gente della borghesia contadina tipiche della Toscana, l'autore descrive la loro verità, la loro umanità poetica, che non esplode nella grandi emozioni, matura nella semplicità del vivere quotidiano. La verità che ne scaturisce è che nella vita tutto è memorabile e tutto è indifferente. Ed è liindifferenza, vera o simulata, l'unica via di scampo, medicina infallibile per curare le ferite che la vita ci procura. (di Roberto Izzo)






http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 4 ago 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy