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Riconoscere e interpretare i paradigmi nella scrittura del Secolo breve
(di Elisabetta Bertozzi)


L.Pirandello
Franz Kafka
nalizzare un testo letterario, cercare di comprenderne i significati culturali o di penetrarne il sottofondo segreto non è solo questione di metodo. Vi contribuiscono l'intuizione, la sensibilità, la particolare capacità di abbandonarsi al ritmo delle parole e al flusso delle immagini cogliendo il nesso sottile che unisce la parola al suo significato, o ai diversi piani di significato che l'autore, la cultura corrente e la società collegano ad essa.

Ambito culturale, società e autore sono i tre elementi fondamentali per la 'creazione' dell'opera letteraria: ciascuno di essi dà il suo contributo alla codifica dei significati di una lingua e al loro uso individuale; conoscerli e riconoscerli nel contesto è il primo passo per la comprensione di un'opera.

Quando si parla di “comprensione” di un testo va tuttavia tenuto presente il significato particolare del termine nell'ambito dell'interpretazione letteraria. Non si tratterà mai infatti di una comprensione esatta e assoluta, ma soltanto di un 'percorso di avvicinamento' al testo e all'autore, in cui molto è destinato a restare ignoto o incompreso, mentre elementi nuovi - dettati dalla lettura individuale realizzata dal singolo lettore - verranno 'aggiunti' ad esso.

Sembra essere il destino della letteratura, quello di offrirsi al lettore consentendogli un'interpretazione personale, ma è discutibile che ne sia anche lo scopo principale. Se per un verso infatti è inevitabile che si risveglino echi ed assonanze nella mente e nella fantasia di chi legge, bisogna chiedersi se e fino a qual punto sia legittimo attribuirli al testo stesso. Chi è convinto della correttezza di questa procedura tenderà ad attribuire all'autore cose da lui non dette, di proiettare sul libro in oggetto la propria individuale e limitatissima esperienza.

In piccola misura, e tenendone presente i limiti e i rischi, lo si può considerare legittimo e inevitabile, ma le esagerazioni che si sono viste in anni recenti hanno troppo spesso prodotto risultati svianti e confondenti, e soprattutto hanno dato adito alla convinzione che tutto sia concesso, che si possa tentare qualsiasi interpretazione, per quanto aprioristica o astratta - cosa che non è. Come evitare tale pericolo?

La sensibilità di cui parlavo all'inizio ha bisogno di un sostegno, e, poiché non si tratta ne' deve trattarsi di una sorta d'ispirazione dall'alto, va fondata su elementi concreti, la cui osservazione diventerà col tempo e l'esperienza più immediata e diretta.

Innanzi tutto ritengo sia necessaria una prima considerazione di ordine generale che operi una distinzione tra la letteratura del passato e quella dell'ultimo secolo, quel '900 tormentato e pieno di promesse da cui non ci siamo ancora affrancati, nel quale si è sviluppata e diffusa un tipo di letteratura che ha realizzato alcuni importanti e interessanti risultati.

Nella seconda metà dell'800 hanno iniziato a manifestarsi i primi segnali di una crisi che, intensificatasi e culminata nella Prima Guerra Mondiale, ha profondamente segnato gli individui e le coscienze a cavallo tra i due secoli, segnando una sorta di linea di spartiacque tra due mondi e due epoche. Il progresso scientifico e tecnologico di allora - della cui portata ed influenza possiamo renderci conto forse solo osservandone gli ulteriori sviluppi oggi ancora in via di realizzazione, la diversa percezione del tempo e dello spazio, i rivolgimenti politici e sociali sono stati cambiamenti di portata epocale: in essi l'individuo ha smarrito le certezze e le coordinate di sempre, trovandosi immerso in una profonda crisi d'identità che lo ha indotto ad interrogarsi su se stesso e sui suoi rapporti col mondo. Non a caso nel secolo scorso ha avuto grande diffusione la psicanalisi. La riflessione su se stesso è diventata il centro della speculazione filosofico-culturale in una sorta di umanesimo al negativo originato da una crisi profonda. La letteratura non è sfuggita a questo 'clima', anzi: l'autoriflessione al centro della speculazione intellettuale non poteva trovare terreno più adatto.

La conseguenza in campo letterario è stata un'estrema attenzione a quello che è il mezzo proprio dell'espressione di sé e della letteratura stessa: la parola. Indagine del sé e mezzo atto a raggiungere i risvolti più nascosti della psiche, mezzo di interpretazione e comprensione del mondo, urlo di sgomento o atto di rivolta, ponte di passaggio tra l'uomo e le cose, è con la parola, il suo uso e la sua interpretazione che lo scrittore del '900 si è soprattutto confrontato. La frattura tra l'uomo e il mondo si è riflessa in essa come frattura dei suoi significati, o della loro inequivocabile percezione.

Di questo dobbiamo tenere conto quando ci accingiamo ad analizzare un testo letterario del '900., perché ha come prima fondamentale e inevitabile conseguenza la necessità di non dare nulla per scontato, soprattutto non dare per scontato il significato del testo, che spesso non coinciderà con quanto narrato o apertamente espresso.

Spesso dovremo rintracciare il rimando significativo di un'opera tra le righe, nelle pieghe del linguaggio, nelle incongruenze o fratture della scrittura. Così, se pure irrinunciabile, può non essere sufficiente la conoscenza dell'autore e del suo ambiente, e l'analisi stessa del testo dovrà avvalersi di un doppio livello interpretativo.

Diciamo tra parentesi che questo lavoro non sempre è necessario, essendovi autori più o meno espliciti e diretti, ma lo sarà quando ci troveremo di fronte a una scrittura criptica, ad un uso frequente di figure retoriche tendenti ad occultare più che a rivelare, oppure quando i riferimenti del testo non risultino chiari e lascino aperti dei dubbi.

Quello che mi sembra importante è che i dubbi non vengano lasciati cadere, e che li si rivolga al testo stesso, invece che a teorie interpretative precostituite, 'interrogando' il testo finchè esso
non ci avrà dato la risposta

Può aiutare, ma non essere sempre sufficiente, il ricorso ad alcuni mezzi offerti dall'analisi testuale comunemente in uso. Studio della 'trama' eventualmente episodio per episodio, dei personaggi visti sia dal punto di vista esteriore che nelle loro funzioni o nelle caratteristiche caratteriali, di paralleli e analogie tra i fatti narrati ed episodi della vita dell'autore, studio delle ambientazioni o di eventi particolari sono senz'altro utili, ma costituiscono solo il primo momento del lavoro di analisi. In realtà non sappiamo a cosa andiamo incontro quando ci apprestiamo a sfogliare un libro, perché molto dipende dalle caratteristiche stesse del testo e dalle 'tecniche' adottate dall'autore. Così su un secondo livello l'analisi, concentrandosi sul linguaggio, dovrà tener conto di quello specifico autore e di quel singolo testo: dove è diffuso l'uso di metafore o allegorie è a queste che dovremo porre la massima attenzione, cercando, se possibile - e a patto che sia anche utile - di individuare il loro rimando significativo, aiutati dal contesto. La scrittrice tedesco-rumena Herta Müller, ad esempio, ha fatto largo uso di metafore in cui la natura assume forme minacciose e mortifere, Guido Conti al contrario dà un'anima al paesaggio: metafore naturalistiche con effetto del tutto opposto, così come il rispettivo significato.

Talvolta sarà significativa la scelta dei titoli, come nel caso di Kafka (perché Il processo o Il castello?); oppure sarà necessario 'immergersi' nella lettura per cogliere quei passaggi, particolarmente emozionali, in cui l'autore sembra parlare di sé all'interno della finzione narrativa, o cogliere un leit motiv di sottofondo, o un tema che torna più volte.

Un esercizio particolarmente utile può essere la catalogazione delle parole suddivise in campi semantici: la preponderanza di un 'tema' o dell'altro può dire molto sulle intenzioni nascoste sotto la maschera degli avvenimenti o di quanto è già stato reso esplicito, potremo renderci conto ad esempio che l'autore insiste sulle emozioni senza volerle 'rivelare', o su una particolare emozione, su temi di morte o su suoni o colori, sui gesti dei personaggi o quant'altro. Anche le apparenti contraddizioni semantiche, o le incongruenze della frase possono rivelare intenzioni o tematiche nascoste.

Ogni autore ha un suo metodo, una peculiarità che in genere ricorre nelle sue opere: ricercarlo può costituire un intrigante gioco d'indagine e un utile esercizio intellettuale, e diventare il nucleo di un'analisi letteraria volta a cogliere il testo dal di dentro mettendo in luce intenti e significati con un esito il più possibile sgombro da concetti precostituiti e troppo 'impregnati' del soggettivismo di chi legge.


L'AUTORE
Laureata in Lingue e Letterature straniere nel 1978, Elisabetta Bertozzi ha lavorato come tradutrice-interprete e come insegnante nelle Scuole superiori. Coltiva continuamente il suo grande interesse per la cultura e la letteratura tedesca, come testimoniano anche il materiale su Kafka e le recensioni che vengono pubblicate occasionalmente sul sito Scritturaimmanente, da lei gestito, e la pubblicazione del saggio Franz Kafka. La scrittura immanente da parte di www.libuk.com. Si interessa di informatica e web marketing.

Milano, 14 gennaio 2004
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«Il pizzino di Provenzano spesso non è una piccola carta, ma un foglio intero generalmente suddiviso per argomento e ripiegato più e più volte fino a diventare una listeralla sigillata da un nastro adesivo trasparente».

(Andrea Camilleri, Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano)



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 3 ago 2006

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