Immagni da un mondo rovesciato La fortuna di un genere letterario che si è mantenuto attuale attraverso i secoli evolvendosi, dal trattato filosofico al romanzo, alla fantascienza
La favolosa isola di Utopia
l termine utopia indica una società i cui abitanti condividono una situazione ideale in tutti i campi della vita sociale. Lorigine del concetto di utopia è da porre in contrapposizione a quello di mito, che allude invece a una condizione di felicità che si perde nella notte dei tempi: si tratti del paradiso terrestre o delletà delloro (Joseph J. Kockelmans). Rispetto al mito, lutopia, inverte la freccia del tempo: solleva il passato remoto della sua rilevanza, che trasmette tutta al futuro.
I miti sono narrazioni che scaturiscono da una particolare forma di pensiero, il pensiero mitopoietico, che ha la funzione di creare il ricordo di un passato leggendario, per legittimare teorie e dogmi che stabiliscono le condizioni razionali per gestire soluzioni morali, o pratiche, o linee politiche, altrimenti insostenibili.
Mito e utopia si servono entrambi dellimmaginazione ma, mentre il mito fonda la propria legittimazione sulla fede nella propria autenticità, lutopia è fin dall'origine una finzione e come tale trova il suo campo più fecondo proprio nella letteratura. Utopia letteraria è il resoconto scritto di una forma di pensiero che riguarda società e costumi ideali che tendono a unirrealizzabile perfezione. È lillusione che, esaurito il suo momento, il pendolo della storia possa giungere definitivamente ad arrestarsi nel più intermedio dei mondi possibili, tra due estremi: sbilanciato il primo nel senso di una estrema libertà; il secondo nel senso di una giustizia estrema (Friedrich Dürrenmatt, Nel cuore del pianeta, Marcos y Marcos 2003).
Il genere utopico trova la propria ispirazione è in uno stato dinsoddisfazione per il presente, che induce a sognare un futuro ideale.
Sir Thomas More (1478-1535)
La formulazione del termine utopia si deve allestro fortunato di un umanista e filosofo inglese, Thomas More (1478-1535), che lo coniò per denominare il luogo immaginario in cui è ambientato il breve trattato De optimo republicae statu deque nova insula Utopia (1516). Il significato del termine, che deriva dal greco ou=non topos=luogo, non-luogo, indica uno stato ideale che non esiste ma che sarebbe opportuno prendere a modello, in rapporto a una situazione irrazionale e caotica. Tali erano le vicende che interessavano lEuropa nel 500, al tempo della Riforma.
Il genere utopico, fonda tuttavia le sue radici in unarea geografica assai diversa dallInghilterra del XVI secolo e molto prima che Thomas More gli attribuisse un nome costellando la storia di esempi, tracce di un cammino che procede verso Occidente, di pari passo con lo sviluppo dellumanità.
Lo scherzo letterario di Thomas More riscosse un successo notevolissimo, se si pensa che dal 1516 non si ebbe quasi generazione che non descrisse la sua utopia.
L'utopia da More alla Rivoluzione Francese
Nella narrativa utopica del periodo di tempo tra More e la Rivoluzione Francese, dal XVI al XVIII secolo, il punto focale slitta dalla prospettiva religiosa a quella sociale e politica, sebbene generalmente queste utopie più recenti non siano anticristiane.
Tommaso Campanella (1568-1639), frate domenicano delinea nel suo La città del sole (1602) uno stato teocratico basato sulla proprietà comune. Quanto a La Nuova Atlantide (1627), si tratta di unoperetta che Francesco Bacone inserì in appendice al Sylva sylvarum, ovvero una storia naturale, in cui esalta una comunità utopica di saggi.
Le avventure di Telemaco (1695) di François Fénélon, descrive il viaggio immaginario di Telemaco alla ricerca del padre Ulisse, in compagnia del saggio Mentore. Romanzo di formazione, contiene concetti di politica moderna basati su unidea di tolleranza. Di lì a poco, anche Giambattista Vico (1668-1744) suggerì che la società richieda un cambiamento della nostra mente, che consapevolmente luomo è in grado di cambiare il suo metro di giudizio e nella sua opera incompiuta, De antiquissima italorum sapientia ex linguae latinae originibus eruenda, si ispira alla tradizione di una leggendaria setta di filosofi che sarebbe precedente a Pitagora.
Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) nel suo Discorso sullineguaglianza tra gli uomini (1755) sviluppa il principio di critica sociale, con lallusione implicita di un possibile e opportuna riconciliazione tra individuo e società, attraverso (Il contratto sociale, 1762) lelaborazione dei concetti di sovranità, libertà e democrazia. Nella Nouvelle Eloise (1761), descrive la comunità fantastica di Clarens, situata realisticamente sulle rive del Lac Leman e pertanto estremamente credibile. Candide ou l'optimisme (1759) è un racconto filosofico in cui Voltaire confuta l'ottimismo di Leibniz e mostra come, se presi alla lettera, certi principî filosofici possano generare situazioni comiche e surreali. L'ironia non risparmia neppure i sogni di una società perfetta (Eldorado).
A Louis Sebastian Mercier (1740-1814) si deve un'innovazione fondamentale che avrà ripercussioni sulla letteratura a seguire e favorirà la nascita del genere fantascientifico. Questo scrittore colloca la sua società ideale, in L'an 2240, non più in un luogo immaginario, utopico, ma in un tempo immaginario, mettendo in atto uno straniamento cognitivo di tipo u-cronico, anziché u-topico. Anche il marchese de Sade (1740-1814) scrisse il suo testo utopico: Si tratta di Aline e Valcour (1788), in cui l'autore contrappone utopie basate su principî opposti, che si elidono reciprocamente e portano a mettere in discussione l'utilità stessa di qualsiasivoglia norma, di tipo sociale o morale che sia.
Infine, Claude-Henri de Rouvroy Saint-Simon (1760-1825), uno degli artefici del pensiero europeista moderno, nel suo Nuovo cristianesimo (1825) avanza lidea di una società fondata sul lavoro industriale nella quale la produzione è pianificata centralmente e i produttori partecipano del prodotto proporzionalmente al lavoro prestato.
l'Ottocento
Karl Marx
Dalla fine del XVIII all'inizio del XX secolo si hanno molte utopie sociali e politiche di carattere a-religioso o persino totalmente antireligioso, che mirano a promuovere una qualche forma di socialismo o comunismo.
Viaggio in Icaria (1840) lopera più importante di Etienne Cabet, un viaggio immaginario in cui descrive lorganizzazione collettivistica ed egualitaria di una società ideale basata sulla comunione dei beni ma più vicino a una morale cristiana, che materialista. La razza a venire, è un romanzo utopico (1871) di Bulwer-Lytton, uomo politico, e scrittore attento alle mode letterarie del tempo. In seguito alladesione al socialismo William Morris scrisse Notizie da nessun luogo (1891), romanzo utopistico di ispirazione radicale.
Nel saggio The Veins of Wealth,John Ruskin (1819-1900), autore del libro Le pietre di Venezia (1852), frutto del suo folgorante amore per larte gotica e di un lungo periodo di studio, descriverà gli ideali di una riforma sociale e architettonica e lancerà il concetto di ricompensa per il contributo del singolo al benessere della società
Se nel Settecento sono stati i filosofi francesi ad introdurre la nozione di 'ideologia' per indicare i fondamenti delle idee morali e politiche senza dover ricorrere alla metafisica, a questo concetto venne attribuito più tardi un ruolo preminente nella filosofia di Marx ed Engels. Nel Novecento i rapporti tra ideologia e utopia hanno occupato il centro di un dibattito piuttosto vivace.
Il Novecento e le anti-utopie
George Orwell (1903-1950)
Nel XX secolo si sono manifestate accanto alla nuova produzione utopica vera e propria, diverse forme di narrativa anti-utopica ed anche, almeno in parte, uno sforzo per sostituire le idee utopiche classiche con varie forme di fantascienza.
Lo psicologo comportamentista Burrhus Frederick Skinner immagina un proprio mondo ideale, in cui la virtuosità o la viziosità delle situazioni dipende dai comportamenti indotti nei singoli per mezzo della scienza, spostando l'enfasi del problema dalla sfera politica-economica a quella culturale e psicologica.
Il primo autorevole esempio di anti-utopia si ebbe nel 1726, con la pubblicazione dei Gulliver's Travels, di Jonathan Swift, in cui le società immaginate sono altrettante contro-società, visioni crudemente grottesche delle società che si proclamano ideali e, al tempo stesso, amara satira dell'ordine sociale esistente».
Non è qui esagerato affermare che i più grandi romanzi utopici descrivono in realtà anti-utopie.
Né l'opera Brave New Word (1932) di Aldous Huxley (1894-1963), né 1984, che George Orwell scrisse nel 1949, sono viaggi immaginari. Sono invece descrizioni di un mondo osservato dal suo claustrofobico interno. A differenza dei Gulliver's Travels, in queste opere l'ideale non si trova al di sopra dell'uomo, irraggiungibile ma, appunto, ideale; esso si trova al di sotto dell'uomo, nel conflitto che ha luogo tra gli artificiali valori del sistema e i valori fondamentali dell'individuo.
Ciò che distingue Kallocaina (1940) dalle altre distopìe è invece la concezione stessa della dittatura, che nel romanzo di Karin Boye non si esplicita come un elemento puramente esteriore, bensì agisce come un qualcosa di interno allanimo del protagonista (Valeria Consoli).
Esecrabile nell'anti-utopia non è la promessa di un futuro radioso, ma la promessa di un futuro che abbia come implicita condizione la manipolazione scellerata del presente. Il miraggio di un futuro irrealizza-to e irrealizza-bile giustifica così, perfettamente, le conseguenze disastrose che i cittadini subiscono. Nel presente.
(In L'origine dell'utopia, un'indagine a ritroso alla ricerca dei prodromi di una forma di pensiero che affonda le sue radici in epoca remota).
Il ritorno di Hermes nella critica letteraria«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dellEgo.»Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone unermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. Lautore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e lillusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non cè, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza é caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (di Roberto Caracci)
Alla ricerca della Grande Opera d'Arte
L'unico dovere dello scrittore è verso la letteraturaPer Pietro Citati la critica è l'arte di interpretare un testo, un cambiamento continuo di punti di vista, una ricerca che tenta di raggiungere la grande opera d'arte. Mondadori gli ha dedicato un Meridianio: La civiltà letteraria europea da Omero a Nabokov. Pierluigi Pietricola lo ha intervistato.
L'umanità normale di Carlo CassolaIl realismo sub-limimare, ovvero, il film dell'impossibileCarlo Cassola, che ha creato alcuni personaggi femminili straordinari, riesce a infondere in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il senso profondo della vita. Tutta la sua lÕopera ne illustra lÕinesauribile bellezza e il fluire lungo la strada della poesia. Nelle storie di gente della borghesia contadina tipiche della Toscana, l'autore descrive la loro verità, la loro umanità poetica, che non esplode nella grandi emozioni, matura nella semplicità del vivere quotidiano. La verità che ne scaturisce è che nella vita tutto è memorabile e tutto è indifferente. Ed è liindifferenza, vera o simulata, l'unica via di scampo, medicina infallibile per curare le ferite che la vita ci procura. (di Roberto Izzo)
Europei involontariIl travagliato rapporto dell'Occidente con la propria essenzaNegli anni, numerosi autori si sono impegnati in Europa a individuare percorsi culturali che permettono di attingere a un bagaglio filosofico e storico vastissimo, per orientarsi e per prepararsi a una lettura collettiva della nuova Costituzione EuropeaArbasino, Bassani, Cacciari, Castronovo, De Giovanni, Magris, Reale, Romano, Spinelli, Tabucchi
ALTROVE
Le geografie della paura. Il giallo italiano nella prospettiva del '900La modernità, insieme ai miti del progresso e allutopia di un mondo che si può capire e controllare in ogni suo aspetto, ha portato con sé anche dubbi, ombre, paure; e, come spesso accade, sono proprio le cosiddette culture subalterne il luogo dove trovano espressione queste zone buie dellesperienza umana. Nasce così il giallo, genere strettamente legato alle nuove realtà urbane e industriali; (De Marchi, Gadda, Moravia, Scerbanenco, Sciascia...)
Ci si può chiedere se quello che dicevano Galileo e Locke fosse vero, ma che senso ci sarebbe a porsi la medesima domanda per quanto riguarda Dante? Richard Rorty propone una visione del mondo in cui la letteratura e i libri assumono una posizione centrale e prospetta il declino della verità redentiva e lavvento di una cultura letteraria su cui fondare una società più aperta, più tollerante e più rispettosa dellambiente.
Uno splendido Novecento Insieme ad Antonio Debenedetti, tentiamo di ricostruire una carriera nata sotto le ali di un grande critico, in una casa zeppa di libri e frequentata da alcuni tra i più importanti scrittori del Novecento letterario.