LE TRADUZIONI E L'ATTIVITÀ EDITORIALE DI ELIO VITTORINI CONTRIBUIRANNO A DIFFONDERE LA LETTERATURA ANGLOSASSONE

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Elio Vittorini (1908-1966)


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    «Rivoluzionario è lo scrittore che riesce a porre attraverso la sua opera esigenze rivoluzionarie diverse da quelle che la politica pone; esigenze interne, segrete, recondite dell'uomo ch'egli soltanto sa scorgere nell'uomo…»
    [Elio Vittorini, Lettera di Vittorini a Togliatti, su «Il Politecnico», 1947]

rimo di quattro fratelli, Elio Vittorini nasce il 23 luglio 1908 a Siracusa da Lucia Sgandurra e Sebastiano Vittorini. Seguendo gli spostamenti del padre ferroviere, trascorre l'infanzia «in piccole stazioni ferroviarie con reti metalliche alle finestre e il deserto intorno»: e insistentemente in tutta la sua opera sarà presente il fascino del treno e del viaggio.

Inquieto e ribelle, durante l'adolescenza fugge diverse volte da casa «per vedere il mondo», utilizzando i biglietti omaggio cui hanno diritto i familiari di un dipendente delle ferrovie.

Nel 1924 entra in contatto con un gruppo di anarchici siracusani in lotta contro lo squadrismo fascista e interrompe gli studi tecnici a cui i genitori l'hanno destinato. Quindi, a diciassette anni decide di lasciare definitivamente la Sicilia e si stabilisce a Gorizia, dove troverà lavoro in un'impresa di costruzioni. Nel 1926 pubblica un articolo politico sulla rivista «La conquista dello stato», assumendo posizioni di fascismo antiborghese. E nel 1927 grazie all'amicizia con Curzio Malaparte comincia a collaborare con «La Stampa» e pubblica su «La fiera letteraria» il racconto il Ritratto di re Gianpiero con presentazione di Enrico Falqui.

Il 10 settembre 1927, dopo la fuga architettata per potersi sposare subito, viene celebrato il matrimonio "riparatore" con Rosa Quasimodo, la sorella del celebre poeta Salvatore Quasimodo. Nell'agosto del '28 nascerà il loro primo figlio, chiamato, in omaggio a Curzio Malaparte, Giusto Curzio.

In questo periodo intraprende la lettura di alcuni dei maggiori scrittori europei, fra cui Gide, Joyce e Kafka, e nel frattempo le sue collaborazioni si estendono a «Il Mattino», «Il Lavoro fascista» e ad altri periodici. Nel '29 suscita scandalo un suo articolo contro il provincialismo della cultura italiana. Vittorini comincia ad essere considerato «uno scrittore tendenzialmente antifascista». Quindi perde le collaborazioni «ai giornali che pagano» e comincia a collaborare con una piccola rivista fiorentina, «Solaria», su cui pubblica la maggior parte dei racconti, raccolti poi in volume nel 1931 con il titolo Piccola borghesia — il suo primo libro. Così Vittorini diviene un «solariano» e — come racconta egli stesso in Della mia vita fino ad oggi — «solariano negli ambienti letterari di allora, era parola che significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista…».

Grazie al direttore della rivista, Giansiro Ferrata, realizza il suo sogno di vivere a Firenze, dove nel 1930 si trasferisce con la famiglia. Qui lavora come segretario di redazione di «Solaria» e, per interessamento di Gianna Manzini, viene assunto come correttore di bozze al quotidiano «La Nazione». La sera frequenta il noto caffè degli ermetici «Le Giubbe Rosse», o s'incontra con gli amici in casa di Drusilla Tanzi, moglie del critico d'arte Matteo Marangoni, da tutti chiamata " Mosca" — la futura compagna di Eugenio Montale. In questi anni, sollecitato e dal desiderio di leggere i testi della letteratura anglosassone in lingua originale e dall'intento di aprirsi le porte anche come traduttore, da autodidatta e con grande zelo, inizia a studiare la lingua inglese proprio nella tipografia de «La Nazione», aiutato dal tipografo Chiari. Non parlerà mai l'inglese, ma da quella lingua tradurrà decine di libri (il Robison Crusoe e le opere di Lawrence, Poe, Saroyan, Faulkner, Powys, Steinbeck, Defoe, Caldwell ecc.). Attraverso recensioni e traduzioni — e poi in seguito anche mediante la sua attività editoriale — Vittorini, al pari di Cesare Pavese, contribuirà a diffondere in Italia la moderna letteratura anglosassone e a creare così il mito dell'America: il mito di una civiltà moderna progredita, industriale e cittadina in contrapposizione a quell'italiana, arcaica arretrata rurale e provinciale.

Vivendo poveramente, negli anni 1931-1937 collabora al «Bargello», il settimanale della federazione fascista di Firenze, su cui esprime le sue posizioni di fascista «di sinistra». Nel 1932 vince ex aequo con Virgilio Lilli il premio per il miglior Diario del viaggio in Sardegna, bandito dal settimanale «L'Italia letteraria». Dal primo Quaderno sardo nascerà nel '36 il libro Nei Morlacchi. Viaggio in Sardegna, ristampato nel '52 col titolo Sardegna come un'infanzia. Nel '33 inizia la pubblicazione a puntate su «Solaria» del romanzo Il garofano rosso (edizione definitiva 1948). Nel '34 è costretto a lasciare il lavoro di correttore di bozze a causa di un'intossicazione da piombo. Nello stesso anno nasce il suo secondo figlio, Demetrio, tenuto a battesimo da Montale.

Nel '36 interrompe la stesura di Erica e i suoi fratelli (edito incompiuto nel '54) e comincia a scrivere l'opera che costituisce il punto più alto della sua attività: Conversazione in Sicilia. Il romanzo appare a puntate su «Letteratura» tra il '38 e il '39, e poi nel '41 uscirà in volume: prima presso l'editore Parenti col titolo Nome e lagrime, e poco dopo col titolo definitivo presso la casa editrice Bompiani.

Insieme con altri fascisti di sinistra e ex fascisti (come Bilenchi e Pratolini), Vittorini segue con drammatica partecipazione la guerra civile di Spagna, schierandosi dalla parte dei repubblicani spagnoli. E in seguito alla pubblicazione di un articolo antifranchista, divenuto sospetto al Regime, viene espulso dal partito fascista. Quindi si accosta ai gruppi comunisti clandestini. Nel '37 pubblica sul n.1 di «Letteratura» — una nuova rivista fiorentina «con la quale si cercava di sostituire […] la scomparsa «Solaria» — Giochi di ragazzi, romanzo incompiuto concepito come seguito de Il garofano rosso.

Avendo trovato lavoro presso Bompiani, alla fine del 1938, si trasferisce con la famiglia a Milano, dove attraversa un periodo di crisi per via del suo vecchio amore per la milanese Ginetta Varisco, moglie del commediografo Cesare Vico Lodovici. Nel 1941 la censura fascista, contestando le note critiche di Vittorini, sequestra l'antologia Americana, che tuttavia l'anno successivo verrà rimessa in vendita da Bompiani, benché con l'eliminazione di quasi tutte le note critiche.

Durante la guerra, svolge attività clandestina per il partito comunista. Nell'estate del '43 viene arrestato, ma rimane nel carcere di San Vittore fino a settembre. Tornato libero, si occupa della stampa clandestina, prende parte ad alcune azioni della Resistenza e partecipa alla fondazione del Fronte della Gioventù, lavorando a stretto contatto con Eugenio Curiel. Recatosi nel febbraio del '44 a Firenze per organizzare uno sciopero generale, rischia la cattura da parte della polizia fascista; quindi si ritira per un certo periodo in montagna, dove, tra la primavera e l'autunno, scrive Uomini e no, edito presso Bompiani nel 1945. Finita la guerra, torna a Milano con Ginetta e chiede l'annullamento del suo precedente matrimonio.

Nel '45 dirige per alcuni mesi «L'Unità» di Milano e fonda per l'editore Einaudi la rivista «Il Politecnico». L'apertura culturale della rivista e soprattutto le posizioni assunte da Vittorini in merito alla necessità di una ricerca intellettuale autonoma dalla politica, suscitano la famosa polemica con i leader comunisti Mario Alicata e Palmiro Togliatti che portarono alla sua prematura chiusura nel '47.

Sempre nel '47 esce Il Sempione strizza l'occhio al Frejus, mentre nel '49 escono Le donne di Messina (apparso poi, in una nuova veste, nel '64) e la traduzione americana di Conversazione in Sicilia, con prefazione di Hemingway. Nel '50 riprende la sua collaborazione a «La Stampa» e nel '51 inizia a dirigere per Einaudi la collana di narrativa I gettoni, dimostrandosi un «rabdomantico scopritore di talenti»: Beppe Fenoglio, Carlo Cassola, Italo Calvino, Lalla Romano, Mario Rigoni Stern, Ottiero Ottieri e molti altri. In quello stesso anno lascia il partito comunista, salutato polemicamente da Togliatti, (sotto lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia) con un articolo su «Rinascita», Vittorini se n'è ghiuto, e soli ci ha lasciato! (In seguito si avvicinerà a posizioni di liberalismo di sinistra, ma eletto nel '60 consigliere comunale di Milano nelle liste del Psi, si dimetterà subito dall'incarico). Nel '55 la sua vita privata è lacerata dalla morte del figlio Giusto.

Nel '56 esce La Garibaldina e nel '57 Diario in pubblico, volume che raccoglie gran parte dei suoi scritti critici. Grande clamore suscita poi il suo rifiuto di pubblicare Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Nel '59 fonda con Calvino «Il Menabò» — rivista aperta a una narrativa che voglia essere al passo con la civiltà industriale. L'anno successivo passa alla direzione della collana di Mondadori La Medusa e nel '61 si avvicina anche al mondo del cinema, scrivendo la sceneggiatura per un film mai realizzato, Le città del mondo.

Nel '63 si ammala gravemente e viene sottoposto a un primo intervento chirurgico. Malgrado la malattia, fittissima è la sua attività editoriale, avendo assunto nel frattempo la direzione della collana di Mondadori Nuovi scrittori stranieri, e quella di Einaudi Nuovo Politecnico.

Il 12 febbraio 1966 muore nella sua casa milanese di via Gorizia. Postumo escono il volume critico Le due tensioni (1967) e il romanzo incompiuto scritto negli anni cinquanta, Le città del mondo (1969).

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Michela Cacello, Ivrea (To), 21/07/'04

Il libro che ho letto "Il garofano rosso" mi ha fatto riflettere sul modo di pensare e di agire degli adolescenti, appunto uno spirito indipendente(Alessio Mainardi) che si ribella contro la morale adulta. Ciò che ho più apprezzato di questo libro è stata la scelta dell'autore di utilizzare un registro che si adegua al gergo giovanile.


Lucy, Sortino (Sr), 4/07/'04

HO LETTO "CONVERSAZIONE IN SICILIA" PERCHÉ INDICATO DALLA MIA PRIF. ED ORA L'HO INSERITO NEL MIO PERCORSO DI MATURITÀ...


Mariangela Marulli, Copertino (Lecce), 23/06/'04

Lunedì ho l'esame orale di maturità e sotto consigliod del mio prof. per il mio percorso devo portare il "il piffero della rivoluzione" che in un primo momento ho trovato di difficile interpretazione, ma una volta chiarito mi ha interessato molto.


Lucio, Caltanissetta, 02/01/2004

Ho trovato molto interessante Conversazione in Sicilia.LEGGETELO!


Franco Bocca Gelsi (ttraex2000@libero.it), Milano, 12/11/'03

In principio vidi un film,credo di M.Tullio Giordana "Uomini e no", ma ero molto giovane. Ora riscopro l'uomo e la sua opera. Sto girando un documentario su Albe Steiner il grafico che impaginò "il Poligrafico" suo caro amico e intellettuale come lui. Chi conosce bene la sua opera e vuole darmi qualche suggerimento?


Angela Marcuzzo, Venezia, 9/10/'03

Contrariamente al parere dei miei compagni di classe, uomini e no mi ha molto affascinato,sia per la sua diversità nella forma sia per i temi trattati.Lo consiglio a tutti...è un libro che merita di essere letto.


Alessandra Giordano (alessandra.giordano@faswebnet.it), Genova, 12/06/'03

Mi innamorai di lui nel '99. Allora vivevo in Inghilterra e in una botteguccia scalcinata di libri usati trovai Uomini e no.


Erica Invernizzi, Fuipino Imagna (Bergamo), 25/05/03

MI TOCCA PORTARLO AGLI ESAMI DI 3 MEDIA!!!


Alberto Sardella, Messina, 28/04/03

Non mi è mai piaciuto


Claudia Rabottini, Pescara, 20.06.2002

Elio Vittorini mi ha sempre affascinato per il suo modo tutto particolare di scrivere: una scrittura a metà tra il sogno e la realtà. Ho trattato nella mia tesi di laurea la sua straordinaria attività di critico fin dagli esordi, il lavoro è stato impegnativo ma soddisfacente.


Calogero Manera (maneracolo@), Castell' Umberto, Messina, 2.04.2002

In un primo momento non mi affascinava, ma grazie alla mia prof. che è riuscita a metterlo in evidenza in modo piacevole sarà il mio argomento d'esame.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 1 nov 2007

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