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«Gli individui trovano sempre il modo dintendersi. Sono le società che fanno fatica a dialogare. Per fortuna in ogni società ci sono i devianti, i più simpatici».
(da Incontri scrittori e frontiere, Viaggi nel tempo di Andrea Casalegno)
ato a Firenze il 15 novembre 1912, etnologo, antropologo, orientalista, viaggiatore, alpinista e fotografo, Fosco Maraini è rappresentante di quella specie rara di etnologi-narratori capaci di immergersi incondizionatamente nei più diversi universi culturali, sociali e umani, insegnando ad essere cittadini del mondo.
«Fin dallinfanzia, del resto confessa Maraini ad un altro grande scrittore di viaggi Claudio Magris mi sono sentito a casa mia in mondi diversi: quello borghese dei miei genitori, con gli amici intellettuali, gli storici dellarte, i Berenson e i Venturi; quello contadino della famiglia di Martino in cui correvo a piedi scalzi; quello dei parenti inglesi, nel quale il cibo era solo nutrimento
».
Laureatosi in Scienze naturali, Maraini affronta nel 1937 la sua prima spedizione in Tibet. Nel 1938 ottiene una borsa di studio che lo conduce nel Nord del Giappone, in Hokkaido, dove fa ricerche antropologiche sugli Ainu. Lettore di italiano a Kyoto, come antifascista, nel 1943 viene internato con tutta la famiglia in un campo di concentramento. Dopo quella drammatica esperienza, la famiglia Maraini torna in Italia solamente nel46. Nel 1948, viaggiatore instancabile, Fosco Maraini tornerà nel Tibet.
Il celebre orientalista e antropologo è stato ricercatore al St. Antonys College di Oxford e alle università di Sapporo e di Kyoto, oltre ad aver insegnato lingua e letteratura giapponese alluniversità di Firenze.
osco Maraini: fànfole & endocosmi. No, il computer non ha partorito una coppia di refusi. Se vogliamo spiegarci Maraini luomo e lo studioso, lesploratore e lo scrittore possiamo farlo con due parole, a patto che ricorriamo a queste, che ha inventato lui.
Nato a Firenze nel 1912 da una coppia dartisti il padre scultore, dorigini svizzere, la madre una scrittrice inglese ha forse nel DNA il talento per le lingue, la predisposizione ai viaggi, al cosmopolitismo.
Ha vissuto e viaggiato, dal Medio Oriente al Tibet al Giappone. Di certo è un uomo disponibile ai richiami della sorte, anche quando la sorte gioca a dadi. Nei suoi scritti di viaggi, nei suoi studi antropologici, affiora sempre una vena autobiografica che è la spia della sua partecipazione umana a ciò che vive e descrive. Atteggiamento che verrà visto come un errore metodologico di base dagli antropologi di oggi, ne susciterà la riprovazione. Ma questempatia da saggio gli consente di comprendere uomini e culture oltre ogni diversità, e di non prendersi troppo sul serio.
È questo il panorama dellendocosmo (secondo Maraini, il riflesso del mondo allinterno dellindividuo): più ricco e variegato il bagaglio desperienze, più aperto e adattabile latteggiamento dellindividuo, più sereno e universale, pur attraverso le contrarietà, il rapporto fra gli uomini. Il segreto è immaginare dessere un extraterrestre in visita distruzione sulla terra, con la giusta dose di curiosità e spregiudicatezza.
Un uomo con questa mentalità non si piega alla sorte, anzi, laccetta, cosciente che nel grande flusso delle cose ogni accadimento ha del numinoso. Mi piace ricordare un aneddoto riferito da Giuseppe Tucci, maestro e mentore di Maraini, in uno dei suoi tanti resoconti di viaggio: arrivato alle soglie del Tibet con una spedizione composta da quattro italiani, Tucci, come suo solito, interrogò un santone locale sulle sorti del suo viaggio. Il responso fu che in tre sarebbero entrati nel Tibet. Sorte volle che proprio Maraini, a causa di un disguido nella concessione dei visti, dovesse fermarsi. Tucci non riporta la sua reazione, ma sono certo che Maraini avrà reagito con filosofica ironia, cercandosi subito unaltra occupazione.
Che non gli sarà certo mancata. Nella sua copiosa bibliografia, composta di opere spesso puntigliosamente riscritte e aggiornate più volte, accanto ai temi squisitamente antropologici (Segreto Tibet, 1951, tradotto in 12 lingue e riedito più volte fino al 98, Ore giapponesi, 1957, 20003, Lagape celeste, 1995, Gli ultimi pagani, 1997), troviamo opere dettate dalla mai sopita passione per lalpinismo (Karakorum G4, 1961, riedito col titolo di Gasherbrum IV La splendida cima, 1996). Il catalogo della mostra fotografica Il Miramondo (1999) riassume i sessantanni di attività che fanno di Maraini uno dei più prestigiosi fotografi del XX secolo sta bellamente accanto a Tibet, incanto orizzontale (1996), dove Maraini si rivela squisito e sensibile commentatore delle fotografie di Davide Camisasca.
E le fànfole, laltra misteriosa parolina dinvenzione marainesca? Che mai saranno codeste fànfole? Maraini è personaggio notissimo, non fossaltro appunto perché spesso ha largamente ragguagliato i lettori sui suoi casi personali. Uno dei suoi lati meno noti è quello di poeta. Ma attenti! Poteva Maraini accontentarsi di poetare in una delle tante lingue, occidentali e orientali, che conosce alla perfezione? No, ha sentito il bisogno dinventarne una tutta sua, assolutamente asemantica, che ha battezzato appunto lingua delle fànfole. Lingua che assomiglia terribilmente e comicamente allitaliano, nel suono e nella grammatica, Il Nostro ha adoperato per costruire mirabili sonetti il cui senso sfugge non appena si presume dessere prossimi ad afferrarlo, guadagnandosi una pagina delogi nellaureo trattatello Le lingue inventate, del suo collega orientalista Gabrieli.
Maraini un falsario, un mentitore? Secondo me, devesserci uno spiritello giocoso che gli detta certe amenità, manifestazione sensibile della fatalità alla quale Maraini tanto spesso si affida, lo stesso spiritello che, su un sito che non nomino, ha trasformato il titolo Case, Amori, Universi in Cose, Umori, Universi (ma avrebbe potuto essere anche Caso, o Caos Umori Universi, e chi più ne ha più ne metta).
Senza dubbio, il refuso si addice a Maraini. (G.A.)
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Grazie alla sua straordinaria apertura spirituale, alla sua originalità culturale e scientifica e al suo coraggio fisico e morale, nel 1998 ha vinto il Premio Nonino, «come maestro italiano del nostro tempo». Numerosi altri riconoscimenti gli sono stati conferiti non solo in Occidente, ma soprattutto in Oriente.
Tra i suoi numerosi libri ricordiamo: Dren-Giong (1938), Lisola delle pescatrici (1960); G-4 Karakorum (1961); Paropàmiso (1963); Jerusalem, Rock of Ages (1969); Japan, Patterns of Continuity (1972); Incontro con lAsia (1973); Tokyo (1975); Giappone e Corea (1978); Làgape celeste (1995); Gli ultimi pagani (1997); Nuvolario e Gnosi delle fànfole.
Dopo il grande successo di Segreto Tibet (1951, nuova versione aggiornata 1998) e di Ore giapponesi (1957, nuova edizione 2000), lottuagenario antropologo-scrittore, padre della scrittrice Dacia Maraini, ha debuttato nella narrativa con Case, amori, universi (1999) romanzo autobiografico con cui per un soffio, ossia per soli quattro voti, il 6 luglio 2000, non ha vinto il 54° Premio Strega.
Da più di sessantanni, con i suoi libri precisi ed evocativi, Fosco Maraini, uno dei più grandi viaggiatori del Novecento, «sempre a casa sua, anche dallaltra parte del mondo», ci conduce negli angoli più remoti della terra.
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