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Emilio Lussu (1890-1975)

Tra rigore morale e impegno intellettuale
(Ademario Lo Brano)

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Emilio Lussu fu un eminente testimone del Novecento italiano. Attraverso appassionate descrizioni della vita in trincea e, successivamente, dell'esperienza dell'opposizione al regime fascista e all'impegno socio-politico a favore della rinascita della sua terra, spesso a rischio della propria incolumità fisica, ha rappresentato con coscienza gran parte del Novecento italiano.

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milio Lussu nacque il 4 dicembre 1890 ad Armungia, piccolo centro nel Gerrei confinante con la parte meridionale della Barbagia in Sardegna e morì a Roma il 5 marzo 1975.

Di famiglia contadina Lussu affondò le proprie radici narrative nel suo essere “sardo” e della Sardegna egli è stato un grande testimone così come lo è stato del Novecento, sia come narratore sia per il suo impegno politico, al pari di altri autori, forse più conosciuti alle massa, come Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Ungaretti, Umberto Saba, ecc...

Del resto, Lussu raramente compare nelle antologie scolastiche, nemmeno tra i “minori”: eppure la sua narrazione dettagliata degli eventi tragici della Grande Guerra, la descrizione dei vari tipi umani, con le proprie emozioni, paure, sentimenti, ansie, non possono passare inosservate. La sua terra (Armungia) ha profondamente influito nella sua formazione creando e consolidando, poi, nell'esperienza personale di vita, i suoi valori più profondi: rispetto assoluto dell'essere umano, delle proprie aspirazioni, della propria libertà, dell'essere “democratico” in un contesto socio-politico “democratico”, le tradizioni popolari e, soprattutto, l'orgoglio di essere “sardo”, il non rinnegare mai le proprie radici

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Nel 1914 Lussu si laureò in Giurisprudenza a Cagliari ed esercitò la professione forense. Nel periodo universitario concepì e rafforzò la convinzione che l'Italia dovesse schierarsi contro l'Impero Austro-Ungarico, persuasione che lo spinse ad arruolarsi volontario come ufficiale di complemento nella gloriosa Brigata Sassari, una formazione combattente costituita per il 95% da pastori e contadini sardi e per la restante parte soprattutto da operai, minatori ed artigiani dell'isola. Gli ufficiali, quasi tutti di complemento, erano impiegati, professionisti, laureati o studenti. Per la prima volta, dice Lussu, la gioventù sarda si trovava assieme in una formazione sarda; in questo senso, la prima guerra mondiale forniva finalmente una grande occasione. Questa vita a strettissimo contatto fece nascere la consapevolezza che l'unità era forza e favorì la crescita di un senso di solidarietà, che le privazioni, i rischi e la morte facevano nascere spontaneamente.

La Brigata si distinse subito nei combattimenti sul Carso, e poi, sull'Altipiano di Asiago, sull'Altipiano della Bainsizza e sul Piave, dove si combatteva per impedire l'avanzata degli Austriaci, impegnandosi in lotte sanguinose e affrontando condizioni di vita in trincea (mentre i comandanti se ne stavano al sicuro nelle retrovie) fortemente umilianti per qualsiasi essere umano, condizioni condivise, del resto, dalla truppa austriaca, anch'essa in gran parte composta da contadini ed operai.

Nel corso della Guerra Lussu si guadagnò due medaglie al Valore Militare ma anche il rispetto e la stima di tutti color che facevano parte della sua brigata. Questa esperienza con la Sassari gli ispirò il suo capolavoro, Un Anno sull'Altipiano, scritto tra il 1936 e il 1937 in Svizzera, dove si trovava ricoverato per una malattia contratta durante la prigionia inflittagli a causa di una categorica opposizione al regime fascista. Nel 1970, il regista Francesco Rosi ne trasse una riduzione cinematografica dal titolo Uomini contro.

In Un Anno sull'Altipiano, Lussu descrisse l'irrazionalità della guerra che portò all'esasperazione soldati ed ufficiali, alla mercè di ordini molto spesso assurdi.

La traumatica esperienza della guerra indusse Lussu, al termine del conflitto, ad impegnarsi energicamente nell'azione politica. Fondò, insieme ad altri reduci, il Partito Sardo d'Azione, per una maggiore consapevolezza, da parte dell'opinione pubblica nazionale, dell'esistenza, così come nelle fasi della guerra, del popolo sardo. Apparve subito una sorta di movimento autonomista e federalista che poneva al centro della sua azione politica la “questione nazionale sarda”. Si trattò, in realtà, di un movimento popolare, sociale e politico e non un partito politico organizzato. Come disse Lussu stesso, il Partito Sardo d'Azione non fu un “duplicato” del Partito Socialista. Almeno dal punto di vista sociale il suo primario obiettivo era di giungere alla liberazione dell'individuo da ogni forma di repressione, così come la riforma agraria dell'isola appariva prioritaria, per sradicare tutti i residui ancora feudali che permanevano sul territorio.

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Per questo suo impegno sociale così intenso, Lussu cominciò ad “assaporare” la reazione. Fu vittima di un attentato ad opera di un sicario inviato dai fascisti. Del reso, il Partito Sardo d'Azione, formalizzato come entità politica nel 1921, era sorto come contrapposizione al sorgente movimento dei fasci, che Lussu, sin dall'inizio, non sottovalutò. In seguito subì diverse aggressioni, venendo anche arrestato e inviato anche al confino sull'isola di Lipari. Qui conobbe Carlo Rosselli, precoce autore di Socialismo liberale, e Francesco Fausto Nitti, entrambi nati nel 1899, ed entrambi decisi oppositori delle idee fasciste. Nel '29, i tre riuscirono a fuggire da Lipari e raggiungere Parigi, dove insieme a Gaetano Salvemini fondarono Giustizia e Libertà, movimento antifascista, rivoluzionario democratico, così definito da Lussu stesso. In realtà, il movimento era in qualche modo già formato in varie parti d'Italia e questo di Lussu e Rosselli si inseriva nel comune ideale di rivolta morale, sociale e politica ispirato dal fascismo. Non era una specie di continuazione dell'Aventino, dato che, al contrario di questi oppositori che si facevano forti della protezione del re, Giustizia e Libertà “giocava tutte le sue carte sul popolo” per garantirsi la sopravvivenza.

Nel periodo di ascesa fascista, Lussu era stato eletto deputato, nelle elezioni del 1921 e del 1923; avendo preso parte alla secessione aventiniana, nel 1929 venne dichiarato decaduto dalla carica parlamentare; contemporaneamente comincò ad essere preso di mira dalla teppaglia fascista. Di questo drammatico periodo della sua vita ritroviamo tracce in altro suo capolavoro, Marcia su Roma e dintorni.

Nel '37, dopo l'assassinio di Rosselli, Lussu prese le redini del movimento. Iniziava il periodo di piena clandestinità; insieme alla moglie Joyce Lussu (poetessa marchigiana) l'autore fu impegnato in tutti i modi possibili nella lotta contro il regime fascista. Joyce, che era entrata nel movimento Giustizia e Libertà, conobbe Emilio nel 1938, visse a fianco del marito i momenti più drammatici della opposizione antifascista in esilio, momenti che riassunse in Fronti e Frontiere, pubblicato nel 1946.

Nel 1943, caduto il fascismo, Lussu rientrò in Italia. Iniziava il periodo del contrasto all' occupazione nazista. A Roma, venuto a conoscenza della costituzione del Partito d'Azione, vi aderì facendovi confluire il suo Giustizia e Libertà e insieme a Ugo La Malfa guidò il partito sino alla fine della guerra. Presto, l'ala socialista, di cui faceva parte, si trovò in conflitto con la corrente liberdemocratica, guidata da La Malfa e nel'48 si giunse a una rottura.

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Lussu fondò allora il Partito Sardo d'Azione Socialista che confluì, poi, nel PSI. Nel 1945 fece parte del primo governo di unità nazionale presieduto da Ferruccio Parri e, poi, nel primo governo democristiano guidato da Alcide De Gasperi. Nel 1964, scisso il PSI, da cui nacque il PSIUP, Lussu se ne distaccò, non appena si accorse che la nuova formazione politica si stava sempre più avvicinando al PCI.

Lussu non dimenticò mai le due radici sarde e in parlamento si adoperò strenuamente affinché al popolo sardo venisse riconosciuta una migliore condizione di vita sia economica sia sociale – e in particolare per le classi lavoratrici e proletarie della sua terra – impegnandosi in un movimento socialista “sardista” e federalista.

Tutta la sua esperienza di vita, dagli anni della Grande Guerra fino all'impegno politico nel secondo dopoguerra, ha alimentato la sua attività letteraria. Scrittore e saggista, la maggior parte delle opere che scrisse furono pubblicate in esilio e apparvero per la prima volta a Parigi. Oltre ai numerosi scritti giornalistici improntati soprattutto sulle denuncia delle condizioni di vita della gente della sua terra, produsse opere di tono schiettamente storico-politico, come La Catena (Parigi, 1929), Marcia su Roma e dintorni (Parigi, 1932), che rappresentano una dettagliata cronistoria delle vicende drammatiche vissute nel ventennio; queste due opere, insieme a Un Anno sull'Altipiano, rappresentano uno spaccato della storia italiana che va dalla Prima Guerra Mondiale fino al ventennio. In Teoria dell'Insurrezione (Parigi, 1936) descrive i vari movimenti insurrezionali sorti in Europa tra il 19° e il 20° secolo, con lo scopo di delineare una strategia che potesse condurre alla sconfitta della dittatura. Del 1967, è Il cinghiale del diavolo, in cui descrive un periodo del suo soggiorno forzato a Parigi e in cui, a seguito di alcuni racconti sulla caccia alla corte francese, Lussu rivede con nostalgia la sua terra natia e, come dice nel Commento al racconto, «trasformavo la caccia reale nelle cacce delle montagne sarde» (Emilio Lussu, Commento a Il cinghiale del diavolo, Ilisso edizioni, 2004, p. 11).

Attraverso le sue opere, i suoi scritti politici e di denuncia, il suo impegno politico e sociale, Emilio Lussu ha saputo dare forma e sostanza a un popolo, quello sardo in particolare, ma anche a quello “nazionale” in senso più lato. Attraverso la descrizione dettagliata di avvenimenti drammatici e spesso cruenti della storia del nostro paese, a partire dall'orrore della guerra di trincea, fino alle vicende più spiccatamente politiche del secondo dopoguerra, ha dipinto un quadro, ricco di particolari, che ritrae gran parte del Novecento italiano.


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE
Le immagini (dall'alto):
Emilio Lussu al tavolo di lavoro;
Un fotogramma di Uomini contro, tratto da Un anno sull'altipiano;
Joyce Salvadori Lussu, moglie dell'autore;
Emilio Lussu durante un discorso.



BIBLIOGRAFIA
Sito di Filologia sarda
Maurizio Orru, Quando Emilio Lussu fuggì dal confino fascista, in «Patria Indipendente», 23 marzo 2008.
Sito di Joyce Salvadori Lussu
Sito del Centro Studi Emilio Lussu
Sito di Bella Sardegna

Milano, 2008-09-11 19:12:48

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«Nell’abbassarsi, l’aria infuocata e viola, liquefacendosi dentro il cristallo posteriore della macchina, gli si schiacciò dentro gli occhi. Allora, per evitare lo sbattito, girò la testa. Ma s’incontrò di nuovo nell’incendio dei riflessi che, da Roserio, i vetri rimandavano su tutto l’orizzonte.»

(Giovanni Testori, Il dio di Roserio)

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