Ignazio Silone, l'intellettuale italiano che fu tra i capi del Partito Comunista tra le due guerre, forniva regolari rapporti alla polizia politica del regime fascista.

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Gennaio 2008

Uno spione al servizio di Dio

Il passato inconfessabile di un intellettuale italiano

    «Abbiamo altri casi: pensi a Celine e al suo antisemitismo, pensi a Ezra Pound e alla sua cecità politica. Certo nel caso di Silone è più grave, perché si tratterebbe del tradimento dei suoi migliori amici per consegnarli alla polizia. Non so proprio cosa pensare.» [Dacia Maraini]

l «mistero» pervade da sempre la cultura cattolica e non solo in senso mistico. I primi cristiani si riunivano nell'oscurità delle catacombe e la segretezza e l’accesso a informazioni riservate sono sicuramente condizioni fondamentali, per un'organizzazione clandestina, in tempi di persecuzione.

Esistono autorevoli esempi nella moderna letteratura europea di scrittori cattolici, soprattutto anglosassoni che, scrivendo spy story, hanno raggiunto vette letterarie di tutto rispetto. Fra tutti basterebbe ricordare Graham Green, scrittore cattolico al servizio di Sua Maestà Britannica, nonché profondo indagatore dell’animo umano. E sarebbe impossibile tacere di Gilbert K.Chesterton, autore, fra l'altro, dei Racconti di Padre Brown (un prete investigatore), ma soprattutto dell’Uomo che fu Giovedì, un romanzo ancora attualissimo – tra i favoriti del Senatore Giulio Andreotti – che descrive in modo impeccabile i meccanismi perversi che regolano il rapporto simbiotico esistente tra eversione e servizi segreti.

Ma – si sà – la Gran Bretagna è un paese fertile, in cui questo genere di intrecci fiorisce rigoglioso e il mestiere di «spia» mantiene una sua legittimità, pervasa di fascino misterioso.

Non così nella Penisola, dove la parola «spia» viene associata più spesso alla parola «collaborazionista», o «traditore», un personaggio considerato generalmente disprezzabile – anche da chi ne retribuisce i servigi – e destinato prima o poi a fare una fine ignobile. Nella letteratura italiana, insomma, sfuggono esempi di scrittori di successo che furono spie al servizio del governo. Chi lo è stato, non lo ha fatto sapere.

Giunge pertanto inaspettato, agli albori del secolo, mal digerito da intellettuali e politici, il volume di due storici, Dario Biocca e Mauro Canali, L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia (Luni editrice, 2000) che alla luce di informazioni raccolte negli archivi del ministero degli interni, dimostrano incontestabilmente che Ignazio Silone, personaggio pubblico, intellettuale universalmente rispettato e apprezzato scrittore di romanzi e saggi, deceduto nel 1978, durante i dodici anni di militanza politica che lo ha portato ai vertici dell’allora Partito Comunista, ha fornito regolarmente informazioni alla polizia segreta italiana.

Agli studiosi e ai lettori, gli storici sottopongono un testo che «appare snodarsi parallelo e speculare alle memorie autobiografiche e preludio alla nascita dello scrittore».

Nel libro viene riprodotta e analizzata la sconcertante documentazione su Silvestri/Silone, il misterioso responsabile dell'organizzazione clandestina interna comunista collegato clandestinamente alla polizia di Mussolini. Non intendiamo qui tracciare un giudizio umano. Nel 1933 lo scrittore lasciò il partito e interruppe, apparentemente, ogni rapporto con la polizia. Ma lo stesso Silone si domandava: «Le vicende degli autori hanno meno importanza dei loro libri?»

Alla luce di queste rivelazioni va quindi riscritta la biografia di Silone e la sua opera va riletta, alla ricerca di possibili conferme. Ne emerge un ritratto umano sconvolgente e un punto di vista unico nella sua tragica trasparenza.

Insieme al libro degli storici, presentiamo i primi due romanzi di Ignazio Silone.

In Fontamara (1933), Ignazio Silone, denunciando lo sfruttamento e la rassegnazione secolari dei contadini dell’Abruzzo, narra la vicenda simbolo degli emarginati di tutto il mondo in conflitto con la «società degli integrati» e racconta la speranza che anche i «cafoni», affrontando terribili prove, possano acquisire una coscienza di classe. Nel romanzo più noto e letto di Ignazio Silone, si trovano così legati alcuni elementi autobiografici (l'arresto e la tragica morte del fratello) e le istanze di lotta contro ogni abuso del potere istituzionale, proprie di un uomo dalle posizioni spesso eterodosse: tanto da essere definito "socialista senza partito e cristiano senza chiesa".

Il protagonista di Vino e Pane Pietro Spina è un rivoluzionario. Ritorna un giorno nella sua contrada, ma non per sua scelta. La Francia lo ha espulso e la polizia italiana lo sta braccando. Inoltre, è divorato da una malattia che è fisica e morale. Nel rifugio che ha trovato, con la complicità di alcuni amici, rielabora i dubbi che sono sorti inaspettatamente nel suo animo e ripercorre gli eventi e le frequentazioni della vita clandestina. Conosce nuove persone. Sono le persone semplici della sua terra. Alla fine si accorge di aver maturato una nuova visione della vita, non più compatibile con la militanza politica di un tempo, e prende coscienza di un lato negativo di sé che non ha mai preso in considerazione. E lo affrontato.

La lettura di, Uscita di sicurezza (1965) ci aiuta a comprendere ulteriormente l'autore. In una raccolta di scritti autobiografici Silone ripercorre l'infanzia e la tragica adolescenza, marcata dalla catastrofe che lo proietta prematuramente nella vita degli adulti, senza più la guida della figura paterna. Per Silone «uscite di sicurezza» sono tutte quelle opportunità che si sono presentate ogniqualvoltala situazione si sia fatta intollerabile ed sia giunto il tempo di trasformarsi e di sgusciare in una nuova vita. «Uscite di sicurezza» sono così l'incontro fondamentale con don Orione; il trasferimento in città e l'inizio della militanza; l'evento che viene taciuto, ovvero l'inizio della «collaborazione fiduciaria»; l'abbandono del partito e l'inizio dell'attività letteraria (e forse di una nuova attività clandestina, nell'Italia della Guerra Fredda).

Nel Dossier, una sintesi del saggio di Andrea Paganini su Ed egli si nascose, che ha innescato una polemica (vedi la lettera di Paganini in risposta a Giuseppe Tamburrano), nell'ambito del Libro Bianco. pubblicato dallo stesso Tamburrano a margine del Convegno siloniano di Cecina del 2001.

In appendice, Carl Gustav Jung, lo psicanalista svizzero che lo ebbe in cura, nel 1939 pronunciò un interessante intervento sull'importanza della vita simbolica per l'equilibrio delle persone, durante il quale raccontò come aiutò alcuni importanti pazienti cattolici a recuperare il senso della vita e si guadagnò la benedizione del Papa.

Sempre in appendice, «Oltre la polemica», una mappa dettagliata degli schieramenti, attraverso le reazione dell'ambiente culturale alle rivelazioni dei due storici. Inoltre, «La Nuova Pista» registra gli interventi provocati da nuove rivelazioni relative a un coinvolgimento di Silone con in super-agente Allen Dulles e l'OSS, antesignano della CIA

Su concessione della Luni Editrice, pubblichiamo la lettera che Silvestri, alias Silone, inviò a Bellone per chiedergli di essere esonerato dal suo compito.

Infine, abbiamo chiesto al Professor Andrea Ermano, direttore dell'«Avvenire dei Lavoratori», che lo stesso Silone diresse negli anni '40, di esprimere un parere sul caso che abbiamo trattato.

A otto anni di distanza dall'uscita de L'informatore, ci chiediamo «cosa rimane?». La polemica feroce tra i “negazionisti” e gli storici non ha portato a una conciliazione tra le posizioni. Per quanto la figura di Ignazio Silone rimanga ambigua, in un certo senso “rovinata”, dai suoi scritti emerge una fermezza e anche una dirittura morale che non conosce tentennamenti. Se Silone era una spia che tradì i suoi compagni (e nulla al momento permette di escluderlo, anzi, la rilettura dei suoi scritti induce a confermarlo), la sua posizione era comunque paradossalmente sostenuta da una forte motivazione etica. Silone era un soldato, un uomo del destino, un idealista e una pedina preziosa nelle mani dei suoi referenti e i compagni che lo avevano accolto erano, se non subito almeno in un secondo tempo, ignari veicoli della sua opera d'intelligence.

L'indagine che non è mai stata svolta – ostacolata forse dal polverone mediatico – ma che sarebbe interessante approfondire, è semmai rivolta a scoprire per chi lavorasse Bellone, il brillante collegamento di Silvestri-alias-Silone-alias-Tranquilli. Infatti, la straordinaria capacità dello scrittore di farla franca e di sfilarsi dalle situazioni più imbarazzanti e pericolose, grazie alle coperture più impensabili, ci dà motivo di dubitare di una esclusiva affiliazione dell'ispettore romano (e del suo informatore) alla polizia del regime.

Una tale curiosità potrebbe forse trovare soddisfazione solo con una visita agli archivi storici conservati oltre Tevere, nei sotterranei asettici e ben custoditi dei palazzi del Vaticano, relativi al periodo dal 1922 al 1939, sotto il papato di Achille Ratti (Pio XI). E questa è proprio una di quelle eventualità che probabilmente non si verificherà mai...

Milano, aprile 2000. Riedizione: 15 gennaio 2008, in occasione del terzo decennale della scomparsa dell'autore (versione precedente).

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«Insomma, il problema non fu più il fatto che questo "onorevole" fosse un drogato che usava la scorta per comprarsi la droga; ma che la cosa fossa stata resa nota ai giornali.»

(Bruno Tinti, Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa)



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mar, 15 gen 2008

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