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li articoli che, tra il 2000 e il 2002 hanno preceduto o hanno seguito la pubblicazione del libro di Biocca e Canali, L’informatore. Silone, i comunisti e la polizia, hanno messo in evidenza due opposti schieramenti. Da una parte quelli che, nella costernazione generale, accettano la veridicità delle prove addotte dagli storici. Dall’altra, quelli che, oltre ogni ragionevolezza, sono pronti a difendere ad oltranza, come un'icona sacra, il ricordo e l’immagine di integrità che Silone ha saputo costruire.

"Corriere della Sera", 25 maggio 2002
Mimmo Franzinelli
Fascismo. La rubrica segreta delle spie. Un esercito di fiduciari, compresi tanti giornalisti, passato indenne dal regime alla democrazia
Viene finalmente desecretata la rubrica nella quale negli anni Trenta il capo della polizia fascista Arturo Bocchini annotò i nominativi dei suoi confidenti, con i nomi di copertura e i numeri in codice dei singoli spioni. Quel registro, ereditato dopo la morte di Bocchini, nel novembre 1940, dal successore Carmine Senise, è rimasto per decenni negli archivi del ministero dell'Interno come un imbarazzante reperto, fino a quando non fu trasmesso, fuori consultazione, all'Archivio centrale dello Stato. Ebbene, l'agenda riservata di Bocchini e Senise sarà disponibile da lunedì 27 maggio presso l'editore Bollati Boringhieri in una trascrizione a cura di Mimmo Franzinelli. "Per gli studiosi del sistema repressivo fascista – scrive l'autore de I tentacoli dell'Ovra - lo squallido campionario del registro rappresenta un'essenziale banca dati che, mediante trattazione incrociata ed elaborazione al computer, consente interessanti scoperte…Il registro riflette un Paese asservito a un potere straordinariamente abile nell'utilizzo degli strumenti occulti di controllo dell'opinione pubblica".
Dario Biocca, Silone. Una biografia Storica Rizzoli, maggio 2002, pp. 400, E 21,00 La vera storia di Ignazio Silone, ricostruita attraverso gli sconvolgenti documenti dell’archivio della polizia. Un documento destinato a suscitare discussioni e polemiche. C’è un tema che percorre molti dei più amati romanzi di Ignazio Silone (da Vino e pane a Il seme sotto la neve): l’ossessione del tradimento, del rimorso, del male fatto, della necessità e dei modi di espiare. E i documenti emersi negli ultimi anni dall’Archivio centrale dello Stato hanno rivelato che quell’ossessione è molto più di un tema romanzesco: perché dal 1919 al 1930 Silone – che era allora uno dei massimi dirigenti della Gioventù socialista prima e del Partito comunista d’Italia poi – fu anche un informatore della polizia, e successivamente dell’Ovra, il servizio segreto fascista. Dario Biocca, che con Mauro Canali ha portato alla luce questa sconvolgente documentazione, traccia per la prima volta un ritratto a tutto tondo del “nuovo” Silone (dalla giovinezza segnata dal terremoto che gli uccise la madre e un fratello, al secondo dopoguerra in cui fu un maestro di libertà). Propone alcune ipotesi per illuminare il mistero di una doppia vita, e racconta e analizza, attraverso le esperienze di Silone, alcuni tratti essenziali del carattere nazionale e della storia degli italiani.
Andrea Paganini
Lettera aperta al professor Tamburrano
ItaliaLibri
19 settembre 2001
«In fondo, pur avendo una mia idea precisa sulla questione, nella polemica su Silone non mi schiero né fra i "colpevolisti" né fra gli "innocentisti", ma critico un atteggiamento ed un metodo scorretti. Pur essendo laureato sia in letteratura che in storia, finora mi sono occupato personalmente del "caso Silone" quasi esclusivamente dal punto di vista letterario, soprattutto per un convegno tenutosi un
anno fa all'Università di Zurigo (il mio saggio è stato pubblicato nei primi mesi del 2001). Tamburrano non c'era! Il tono della replica è chiarificatore e moderatamente polemico. Ora, anche come storico, devo perlomeno replicare a certe affermazioni distorte di Tamburrano. ... e sono contento di poterlo fare attraverso il Vostro sito.
In attesa della pubblicazione, Vi saluto cordialmente e Vi ringrazio.

Andrea Paganini»
La Stanza di Montanelli, «Corriere della Sera», 4 luglio 2001 Dopo l'uscita del libro Processo a Silone. Le disavventure di un povero cristiano (Lacaita editore, 2001), si va affermando anche in Italia una diffusa sensazione d'inattendibilità rispetto alla tesi revisionista secondo cui Silone si sarebbe macchiato di doppiogiochismo all'epoca in cui diresse la rete clandestina del PCd'I. In una lettera a Montanelli Tamburrano comunica, con stupore, il successo riscosso dalle sue tesi presso la stampa di quell’area politica ed ideologica tanto avversata dall’autore di Fontamara. «E vengo - scrive Tamburrano - ad un altro socialista che tu hai difeso con fermezza. In un recente libro, che tu hai, ho dato insieme a due ricercatori (Granati e Isinelli) la prova documentale della innocenza di Silone. Forse ti divertirà sapere - se non lo sai già - che hanno dato credito alle mie tesi soprattutto due giornali: l’Unità del 28 aprile 2001 col titolo su tutta la pagina «Silone innocente» e Il Secolo d’Italia del 7 giugno col titolo su sei colonne: «In difesa di Ignazio Silone». È singolare! Questi giornali appartengono in un certo modo ad un’area politico-ideologica che Silone ha combattuto duramente. Giornali, giornalisti, intellettuali che dovrebbero riconoscersi negli ideali antitotalitari di Silone hanno un diverso atteggiamento. Anche questo nel suo piccolo è un segno dell’anomalia italiana». «Io non vi ho alcun merito. – risponde Montanelli. La mia reazione ai tentativi d’imbrattarne il nome e il ricordo fu istintivo, ma senza apporto di prove e documenti. Siete stati tu e i tuoi due compagni a compiere quest’opera meritoria, e che a riconoscerla tale siano due giornali come l’Unità e Il Secolo d’Italia, eredi di due partiti che, sia pure per ragioni opposte, avrebbero avuto tutto l’interesse a discreditare il loro comune avversario, è cosa che fa onore anche ai due giornali».
Adnkronos, Pescina (L'Aquila) , 3 maggio 2001
Chi è l'informatore numero 73?
Silone spia dell'Ovra, continuano le polemiche


Lo storico Canali ha presentato una copia dei documenti dell'Alto Commissario Pietro Nenni in cui lo scrittore abruzzese comparirebbe sotto lo pseudonimo di "Silvestri". Tamburrani sostiene invece che tra le carte non esisterebbe nessuno agente con quel nome.
Lo storico Mauro Canali ha presentato pubblicamente i documenti che proverebbero il ruolo dello scrittore abruzzese nell'organizzazione spionistica del regime fascista alla giornata conclusiva del convegno internazionale L'eta' dei totalitarismi. Ignazio Silone e l'attivita' letteraria e politica degli anni Venti e Trenta, che ha chiuso le celebrazioni ufficiali per il centenario della nascita dell'autore di Fontamara. Il professore Canali ha mostrato davanti a una platea di 300 persone le copie di alcuni documenti da lui rinvenuti a Washington, nei National Archives, relativi alle indagini svolte tra il 1945 e il '46 dall'Alto Commissario per i reati fascisti, diretto da Pietro Nenni. Tra queste carte figurano gli elenchi degli 815 fiduciari della polizia politica del Ventennio: al numero 73 compare il nome di Silvestri, identificato come lo pseudonimo di Silone. Tamburrano avra' modo di replicare alle affermazioni di Canali domenica 6 maggio, quando presentera' il suo volume Processo a Silone. La disavventura di un povero cristiano (Piero Lacaita editore).

Sulla querelle fra storici e' intervenuta la vedova di Silone, Darina Laracy, che a sorpresa si e' detta «non contraria» all'approfondimento dei «possibili lati oscuri» della vicenda umana dello scrittore. «A mio parere c'e' bisogno di una verifica attenta di tutte le carte, perche' potrebbero esserci anche dei falsi creati ad arte dai fascisti. Ma non me la sento di escludere nulla».
Adnkronos, L'Aquila, 30 aprile 2001
SILONE- NEL PAESE NATALE «CONTROCELEBRAZIONI» PER CENTENARIO
Alcuni studiosi hanno rinunciato a partecipare al convegno internazionale di studi L'eta' dei totalitarismi. Ignazio Silone e l'attivita' letteraria e politica degli anni Venti e Trenta che si concludera' martedi' 1 maggio, a Pescina (L'Aquila), giorno esatto della nascita del romanziere, dopo aver appreso che a una tavola rotonda parteciperanno gli storici Dario Biocca e Mauro Canali. Tra coloro che hanno declinato l'invito spicca il nome dello storico Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Nenni, che accusa Biocca e Canali di essere mossi da intenti polemici e non scientifici.
Anche il sindaco di Pescina dei Marsi, Gregorio Toccarelli, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni siloniane si e' opposto all'invito dei due storici, ma alla fine la giunta esecutiva del Comitato nazionale ha votato a maggioranza per la presenza di Biocca e Canali a Pescina. Per evitare ''ogni affronto'' allo scrittore, e' stato deciso pero' di non far parlare i due studiosi all'interno del Centro studi internazionale intitolato a Ignazio Silone.
Convegno siloniano
Dal 29 aprile al 1. maggio 2001 all’Aquila
Convegno sul tema L’eta’ dei totalitarismi. Silone e la cultura letteraria e politica degli anni venti e trenta. Interverranno tra gli altri: Mauro Canali ("Silone e la polizia politica"), Dario Biocca ("L’attivita’ di Silone nel Pcd’l") e Giuseppe Tamburrano ("Perché Silone non fu un collaboratore della polizia politica"). Al Forte Spagnolo e al Centro studi Silone di Pescina.

Al convegno si affianca una mostra documentaria su Silone e la sua opera letteraria (29 aprile - 10 maggio). Per informazioni: Tel. 0862-314435,
Adnkronos, Roma, 28 aprile 2001
SILONE- CELEBRAZIONI DELLA DISCORDIA, 'AMMESSI' I SUOI ACCUSATORI
Al via, con qualche polemica, le grandi celebrazioni per il centenario della nascita di Ignazio Silone. Non pochi tira e molla sull'opportunita' di far parlare a Pescina (L'Aquila), paese natale dello scrittore di Fontamara gli storici che negli ultimi anni hanno 'accusato' Silone. Alla fine, nonostante l'opposizione dell'amministrazione comunale della piccola localita' abruzzese, gli studiosi Dario Biocca e Mauro Canali sono stati ammessi alla partecipazione al convegno. Sembra che a dare l'autorizzazione finale sia stata proprio la vedova di Silone, Darina Laracy.
Adnkronos, Roma, 27 aprile 2001
SILONE- PERIZIA CALLIGRAFICA LO SCAGIONA, NON FU SPIA FASCISTA
Una perizia calligrafica scagiona Ignazio Silone. L'indagine scientifica e' stata compiuta dalla dottoressa Anna Petrecchia, consulente perito del Tribunale civile e penale di Roma. I risultati della perizia calligrafica sono stati illustrati a Roma, nella sede della Fondazione Nenni, in occasione della presentazione del Libro bianco intitolato Processo a Silone. Le disavventure di un povero cristiano, pubblicato dalla casa editrice Lacaita e curato dallo storico Giuseppe Tamburrano e dai ricercatori Gianna Granati e Alfonso Isinelli. Per Tamburrano l'innocenza dello scrittore e' provata ''al di la' di ogni ragionevole dubbio''
«Corriere della sera», 2 settembre 2000
Dario Fertilio, Silone. In difesa di un «povero cristiano», Dispute.
«[...] per ora Silone, il «povero cristiano», non finirà all'inferno». Così Dario Fertilio commenta la notizia della prossima pubblicazione da parte della Fondazione Nenni di un libro bianco in difesa di Ignazio Silone. Nell'intento di riabilitare la figura dell'autore di Fontamara, il presidente della Fondazione, Giuseppe Tamburrano, aiutato da due ricercatori, Giovanna Granati e Alfonso Isinelli, ha passato al microscopio tutti i documenti accusatori. Non solo, ma per smontare tutte le tesi probatorie dell'accusa, si è avvalso, tenendo conto del contesto storico, di molti argomenti di carattere squisitamente «logico». Ma - conclude Fertilio - «Naturalmente, nemmeno in calce a questo libro bianco [che uscirà entro l'anno N.d.R..] si potrà scrivere davvero la parola fine».
Adnkronos, Roma, 2 settembre 2000
Silone. ''Scovate Fontamara'', ordinò la polizia fascista
''Fontamara è sicuramente un paesetto della Marsica, ma ancora non siamo riusciti a localizzarlo''. Questa fu la grottesca e involontaria risposta che un funzionario dell'Ovra diede al suo superiore, dopo che gli era stato chiesto di individuare con precisione la località omonima che dava il titolo al celebre romanzo di Ignazio Silone. La dirigenza della polizia fascista, he non aveva ancora letto il romanzo, non aveva valutato affatto la possibilità che quello fosse solo un nome di fantasia. E quando gli agenti inviati in Abruzzo, nell'estate del 1933, continuarono a fornire risposte obbligatoriamente imprecise, alcuni di loro cominciarono a ipotizzare che non si trattasse di un paese ma del cognome di una persona, avviando anche in questo caso nuove ricerche.

Questa è la curiosa vicenda emersa dalla lettura del fascicolo della polizia mussoliniana sullo scrittore - conservato nell'Archivio Centrale dello Stato, a Roma - da parte di Diocleziano Giardini, segretario del Centro Studi 'Ignazio Silone' di Pescina (L'Aquila), città natale dell'autore di Vino e Pane.
Giuseppe Tamburrano
ANNUNCI. Un «libro bianco» in difesa di Silone
«Corriere della Sera», 31 luglio 2000
Lo storico Giuseppe Tamburrano, presidente della fondazione Nenni, ha annunciato che entro la fine di quest'anno pubblicherà un «libro bianco», per «dimostrare
l'inattendibilità della tesi di chi vuol far passare Ignazio Silone come una spia dell'Ovra».
Adnkronos, Roma, 25 luglio 2000.
Tamburrano, Duro colpo per i denigratori dello scrittore
«Se lo storico Dario Biocca afferma che il capo della polizia Bocchini ha scritto nella sua rubrica dei collaboratori il nome e il codice di Silone e la sovrintendente dell'Archivio Centrale precisa che non è vero, è evidente che la scientificità della sua ricerca è seriamente compromessa». Così ha commentato la notizia lo storico socialista Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Pietro Nenni, strenuo difensore dell'autore di Fontamara.

Secondo Tamburrano, la precisazione dell'Archivio Centrale dello Stato è «un duro colpo per chi ha cercato di denigrare la memoria di uno scrittore del valore di Ignazio Silone».
Adnkronos, Roma, 25 luglio 2000
Ignazio Silone non figura tra le spie dell'Ovra. Smentita ufficiale alla tesi degli storici Biocca e Canali nelle lettere inviate alla Fondazione Pietro Nenni e al Centro Studi Ignazio Silone di Pescina.
In due lettere inviate rispettivamente alla Fondazione Pietro Nenni di Roma, e al Centro Studi Ignazio Silone di Pescina (L'Aquila), la professoressa Paola Carucci, sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato, afferma che il nome di Ignazio Silone non compare nella rubrica delle spie dell'Ovra. Nell'elenco non figura né il vero nome dello scrittore abruzzese, Secondino Tranquilli, né lo pseudonimo 'Silvestri', né il numero di codice "73". Poiché questa rubrica è sottratta alla consultazione degli studiosi per motivi di tutela della privacy, sono stati proprio i due istituti a sollecitare una risposta ufficiale da parte dell'Archivio Centrale, dopo che Biocca e Canali hanno sostenuto che il nominativo e lo pseudonimo di Silone erano stati inseriti, con il numero di codice ''73'', nella rubrica redatta e ustodita dal capo della polizia, Arturo Bocchini. La rubrica di Bocchini comprende, tuttavia, solo i nomi di circa 350 fiduciari, i cui numeri vanno da 1 a 800, e non riporta l'intera sequenza dei numeri e dei nomi corrispondenti. La precisazione della dirigente dell'Archivio Centrale dello Stato può essere dunque letta come una sconfessione della ricerca di Biocca e Canali? Interpellata dall'agenzia Adnkronos, la professoressa Carucci ha precisato: «No. Noi ci siamo limitati a rendere noto un dato oggettivo in nostro possesso. L'assenza dei nomi Silone, Tranquilli e Silvestri dai documenti ufficiali della polizia politica fascista di per sé non costituisce una prova oggettiva della mancata collaborazione di Silone. Sulle conclusioni degli storici Biocca e Canali non posso dare giudizi, perché non è compito dell'Archivio Centrale dello Stato entrare nel merito dei risultati della ricerca storica».

La nuove pista: Silone «consulente» degli USA

Dario Fertilio,
Nome in codice «Frost». Ecco Silone consulente di Washington
«Corriere della sera», 1 luglio 2000
«Archivi. Su Internet nuovi documenti sullo scrittore accusato di aver spiato per i fascisti. Ma che non tradì la causa degli Alleati»
«Ecco un altro Silone: questa volta consulente, o agente d'influenza, degli americani». Così Dario Fertilio commenta la pubblicazione su Internet del dossier dell'OSS su Ignazio Silone. Se davvero Silone lavorò per l'America, «possiamo senz'altro concederlo», «fu sempre da posizioni coerentemente di sinistra». Nelle lettere indirizzate a Allen Dulles, oltre che al diretto "angelo custode" Frederick Loofbourow, Silone, infatti, si mostra cauto e restio, «in questa fase almeno, a mettere in pericolo la vita di altri militanti antifascisti», «a esporre i compagni ai rischi di repressione».

«Come poteva, quest'uomo, favorire i nemici della democrazia? L'uomo dai tanti nomi, il politico-giornalista-scrittore continua a sfidare tutti, storici compresi, dal fondo dei suoi segreti».
Peter Kamber
OSS-Dokumente über Ignazio Silone
www.peterkamber.ch
Lo storico svizzero Peter Kamber pubblica su Internet una lista contrassegnata come «OSS-Dokumente über Ignazio Silone». Le carte dell'Office of Strategic Services (noto come OSS, cioè il servizio segreto degli Usa durante la seconda guerra mondiale, antesignano della Cia), documentano con precisione l'abbondante scambio epistolare intercorso, fra il gennaio 1942 e l'agosto 1944, tra Silone e il superagente Allen Dulles, in seguito direttore della Cia.
Armando Torno,
“Ecco le prove: Silone spia della polizia fascista”,
17 giugno, “Corriere della sera"
Rivelazioni. “Liberal” pubblica in un volumetto le quaranta pagine autografe con cui l'autore di “Fontamara” nel'23 denunciò i comunisti

Armando Torno, prendendo atto del ritrovamento delle pagine autografe che dovrebbero chiudere la polemica suscitata dal saggio di Biocca e Canali, conclude:
“Silone, il dirigente comunista degli anni venti e poi il convinto accusatore del comunismo, non ci lascia in pace”.
Mauro Canali,
Il caso Silone, Le prove del doppio gioco,
in allegato al nuovo “Liberal” bimestrale, diretto da Ferdinando Adornato,
17 giugno 2000
In un volumetto, allegato al nuovo “Liberal” bimestrale, Mauro Canali, risponde, in modo preciso e dettagliato, alle contestazioni di coloro che continuano a porre in dubbio la compromissione di Silone con il mondo della delazione, rigettando in particolar modo le argomentazioni di Bettiza e di Franzinelli.

Quindi pubblica le prove che spera «contribuiscano in prospettiva a chiudere l'attuale fase del dibattito per aprirne una nuova, meno sterile ai fini di una conoscenza più aggiornata e meno agiografica del personaggio e più in generale della storia del movimento comunista degli anni Venti».

Epilogo?

In un fondo di “Atti Speciali” (in una busta classificata numero 6) - contenente una miscellanea di documenti risalenti al periodo in cui a capo della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza vi era Crispo Moncada, - Mauro Canali ha ritrovato i manoscritti autografi delle relazioni fiduciarie di Ignazio Silone alla polizia fascista.

Si tratta di trentasei pagine autografe (tali sono state riconosciute anche dal nipote dello scrittore, Romolo Tranquilli) contenenti trentasei distinte informative, stese a Genova, tra il 21 e il 22 aprile del 1923, alla presenza dello stesso Bellone, che le avrebbe poi inviate al questore di Roma, Cesare Bertini.

Bruno Falcetto,
Lo scrittore Silone, i delatori e la denuncia
“L'indice”, n.6, giugno 2000
Il critico letterario Bruno Falcetto, facendosi assertore della tesi che l'identità che conta è quella “testuale”, mette in guardia dalle interpretazioni fondate sull'immediata identificazione della rappresentazione letteraria con gli elementi autobiografici della vita dello scrittore e di conseguenza esorta, a proposito di Silone, alla cautela.

Inoltre, dà notizia di un dramma appena abbozzato che giace incompiuto nell'archivio di Silone. Il protagonista è un importante antifascista chiamato T., che, un volta caduto il fascismo, viene proposto a un'alta carica nelle nuove istituzioni antifasciste. Ma, scoperta l'esistenza di un fascicolo a lui intestato e contenente le prove della sua passata attività delatoria, presenta le sue dimissioni “per motivi di salute”.
Sandro Gerbi, Franzinelli
Imputato Ignazio Silone. Le ragioni della difesa
"Corriere della Sera", 2 giugno 2000
Mimmo Franzinelli (autore de I tentacoli dell'Ovra ), nel numero di giugno dell'"Indice dei libri del mese", esamina il lavoro di Biocca e Canali dal punto di vista critico-metodologico e ne smentisce le tesi colpevoliste in quattro punti.

Punto primo. All'archivio centrale dello Stato vi sono altri fondi che illuminano la figura di Bellone e le sue relazioni con gli altri informatori antifascisti.

Punto secondo. Biocca e Canali non analizzano le motivazioni del comportamento di Silone ed eludono la questione fondamentale se le notizie fornite fossero effettivamente compromettenti.

Punto terzo. Le note informative sono presentate "come un blocco omogeneo, ma senza spiegarne i salti cronologici, stilistici, e senza un'adeguata analisi sia dei "contorni politici" sia del "dato biografico".

Punto quarto. Viene messa seriamente in dubbio l'acribia filologica dei due storici.

"Ora, la parola a Biocca e Canali".
A.Sofri,
Il caso Silone nell'Italia dei delatori
“la Repubblica”, 15 aprile 2000
Sofri, ricordando i passati giudizi di Geno Pampaloni su Silone (“materia autobiografica dolente di questo Silone che oserei dire notturno”) e spostando l'analisi sul terreno del rapporto artista/uomo e opera d'arte/vita vissuta, abbozza spunti interpretativi attenti al materiale autobiografico.

[Dunque assume un atteggiamento opposto a quello di Bruno Falcetto]
Enzo Bettiza,
Silone, una spia per pettegoli
“La Stampa”, 15 aprile 2000
Bettiza definendo sarcasticamente Biocca e Canali “i delatori di Silone”, dubita principalmente che le relazioni fiduciarie siano da attribuirsi a Silone. Non solo, ma in via subordinata, ipotizza [senza averne le prove documentali] che, qualora fosse davvero Silone l'informatore, egli avrebbe agito “d'accordo con Togliatti e Gramsci”, e avrebbe fornito a Bellone “notizie fumogene e svianti sui movimenti e i personaggi del Komintern e del Partito Comunista”: “notizie decotte in cambio, magari, di qualche informazione utile alla logistica clandestina dei comunisti”.
Mauro Canali,
Nelle carte la verità su Silone?
L'autore del saggio sullo scrittore risponde a Montanelli

"il Giornale", 7 aprile 2000
Le intemperanze di Montanelli e il suo drastico rifiuto di esaminare i risultati delle ricerche storiografiche, hanno indotto in Mauro Canali (autore con Biocca del saggio L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia) il sospetto che "le passate esortazioni montanelliane ad analizzare la storia del fascismo liberi da pregiudiziali ideologiche, celassero allora l'intenzione di costruire un nuovo apparato ideologico utile strumento per le sue oramai remote battaglie politiche e ideologiche".

"I nostri due saggi - prosegue Canali - hanno improvvisamente risvegliato la memoria e la vocazione giustificativa di diversi siloniani", che continuano a fornire "le spiegazioni più varie e pittoresche" sul rapporto tra Silone e Bellone: rapporto che nessuno prima aveva messo in evidenza.

Quindi si chiede dove Montanelli abbia trovato la notizia che Bellone "si sarebbe limitato ad aiutare disinteressatamente il giovane rivoluzionario terremotato a trovare un lavoro a Roma". "Chi gliel'ha suggerito il suo istinto o qualcuno?".

In nome della memoria del grande scrittore abruzzese", infine, Canali chiede che venga concessa agli studiosi l'autorizzazione ad avere libero accesso all'archivio di Silone, invece di mantenerlo inspiegabilmente e a discapito della ricerca scientifica "segregato".
Dario Fertilio,
Silone e Gentile, gli esami della storia non finiscono mai
"Corriere della Sera",6 aprile 2000,
Fertilio, ripercorrendo i principali interventi della scottante polemica storico e giornalistica che vede oggi accomunati Silone e Gentile, osserva come si sia entrati "nel campo scivoloso delle ipotesi ragionevoli e delle deduzioni legittime, ma non provate". "E adesso? Il rischio è che "fra la gente, finisca con l'affermarsi il più classico pirandellismo: su Silone o Gentile, così è se vi pare".
Ernesto Galli della Loggia
Lo storico? Che indaghi su tutto
Dialogo con Montanelli

"Corriere della Sera", 5 aprile 2000
Nella prima pagina del "Corriere della Sera", Ernesto Galli della Loggia risponde a Montanelli invitandolo al dialogo. Innanzi tutto si chiede perché proprio un maestro di giornalismo e un testimone del fascismo come lui - che ha cercato instancabilmente di darci di quell'epoca "l'immagine di una
realtà piena di grigi, di chiaroscuri, di aspetti contraddittori" - pensi "che oramai di tale realtà sapremmo tutto, sicché non ci resterebbe che ripetere all'infinito la versione tramandata, con tutte le parti dei buoni e dei cattivi come ci sono state insegnate".

Quindi domanda a Montanelli: "cosa mai dovrebbero fare secondo lui gli storici […] quando capita loro di imbattersi in archivio in qualche documento che contraddice la suddetta versione tramandata".

Viene così a sottolineare la serietà dell'indagine storica condotta da Biocca e Canali, giacché "non c'è nulla di più lontano dalle loro intenzioni che volere fare il processo a chicchessia. Ciò che preme loro è semplicemente aggiungere qualche nuovo tassello alle nostre conoscenze…".Non solo, ma smonta uno degli argomenti avanzati da Montanelli. Congettura che forse al Togliatti, ministro della Giustizia del dopoguerra, non convenisse affatto far sapere a Stalin che per anni si era tenuto tra i massimi dirigenti del partito un informatore della polizia fascista. Avrebbe pagato la disattenzione a carissimo prezzo.

[D'altro canto, relativamente a questa deduzione, lo storico Luciano Canfora ha affermato: "Togliatti, è vero non disponeva di documenti contro Silone: ma come avrebbe potuto trovarli, dal momento che restò a capo del ministero della Giustizia per pochi mesi, e in quel periodo doveva anche partecipare ai lavori della commissione alla Costituente?"].
Indro Montanelli
Quei processi al caro estinto
Da Gentile a Silone, "defunto, alzatevi"

"Corriere della Sera", 3 aprile 2000
Indro Montanelli ribadisce i dubbi, le perplessità e le argomentazioni esposte nell'intervista rilasciata su "il Giornale" del 2 aprile, definendo "gli storici di quest'ultima generazione specializzati in processi ai morti". D'altronde, a suo parere, "in un'era dell'effimero come quella in cui stiamo vivendo" fare il processo ai morti "è molto più comodo e meno pericoloso".

[Dalla parte di Montanelli si è schierato, oltre a Guiseppe Tamburrano, anche lo storico Gaetano Arfè. Questi, sulla base della conoscenza personale di Silone, non crede a Silone spia; e quanto ai documenti, dichiara che "essi possono essere autentici eppure non veritieri, perché disinformati o manipolati a scopi di parte". Secondo Arfè, insomma: "C'è un uso scandalistico della storia, volto a demolire tutto e tutti"]
Caterina Soffici,
Montanelli "Perché difendo Silone"
Intervista. L'ora del revisionismo alla rovescia
"il Giornale", 2 aprile 2000
Nell'intervista rilasciata a Caterina Soffici, Montanelli, parla di revisionismo al contrario, di revisionismo di sinistra a proposito dei casi Silone e Gentile [il filosofo dell'attualismo hegeliano è stato accusato di antisemitismo, in seguito alla scoperta di una sua lettera del'34 al collega Calogero, che gli chiedeva un intervento a favore del filosofo ebreo Cassirer in fuga dalla Germania nazista. Gentile glielo avrebbe mandato ma con la garanzia che la rivista su cui sarebbe stato pubblicato, non avesse preso posizione nella polemica antirazzista. Ndr]. Poi, prendendo in esame il caso Silone, il decano del giornalismo italiano (pur ammettendo di non aver letto il saggio L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia) rivendica la superiorità della propria conoscenza diretta di fatti e persone rispetto ai documenti, che "da soli non dicono assolutamente nulla". E attacca gli autori definendoli "ragazzotti [in seguito Montanelli ha ritirato la definizione e ha riconosciuto la serietà dei ricercatori] che non hanno vissuto quegli anni, [e che] parlano di cose che non sanno, che non hanno visto"; e che quindi: "Cercano di ricoprire di fango una persona che non hanno conosciuto".

Inoltre Montanelli ritiene impossibile che Togliatti - che allora era a capo del partito comunista e che "anche per motivi personali aveva interesse a gettare fango su Silone" […] - non si sia accorto, leggendo [dopo la Liberazione, come ministro della Giustizia incaricato dell'epurazione] i documenti dell'Ovra, che Silone era una spia".

L'accusa poi viene rigettata anche sulla base della mancanza di documenti che attestino quali compagni di partito siano stati effettivamente arrestati su denuncia di Silone. Non solo, ma Montanelli si chiede anche: "Se Silone faceva l'informatore dell'Ovra perché mai avrebbe dovuto rompere con il Pci per diventare uno dei suoi principali accusatori? […]. In conclusione "non si possono giudicare i fatti senza tenere conto del contesto in cui si sono svolti".
Indro Montanelli,
Silone spia? Io non ci credo,
"Corriere della Sera", 2 febbrario, 1999.
Fin dalla pubblicazione, su la rivista "Nuova Storia Contemporanea", delle prime ricerche condotte da Biocca e Canali, Indro Montanelli aveva più volte dichiarato il proprio assoluto scetticismo: "Non ci crederei […] nemmeno se venisse Silone a confermarmelo". E aveva ammonito: "Calma ragazzi, stiamo parlando di Silone".

All'uscita del libro poi le sue dichiarazioni si fanno di gran lunga più virulente.
Pierluigi Battista,
Cattivi segnali se la cultura finisce in tribunale
"La Stampa", 2 aprile 2000
"Decisamente non è un segno di buona salute civile che la cultura debba sottoporsi al giudizio dei tribunali […]. Che le opinioni e i libri si possano trasformare in corpi del reato. […] che la legittima difesa della memoria di Silone venga realizzata non con tesi suffragate da prove convincenti ma con censure e ingiunzioni giudiziarie". Così Pierluigi Battista commenta la notizia che il Comune di Pescina ha addirittura invocato il sequestro di L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia.
[Biocca e Canali sono stati, inoltre, denunciati dalla vedova di Silone. Ndr]
Pierangela Rossi,
"Caro Don Orione, Marx mi portava al suicidio"
"Avvenire", 1 aprile 2000
Oltre a Ed egli si nascose, Pierangela Rossi segnala un'altra recente pubblicazione: il libro di Giovanni Casoli L'incontro di due uomini liberi (Jaca Book, 176 pp., Lire 22.000), contenente il carteggio inedito intercorso tra Silone e Don Orione, il sacerdote che si prese cura del giovane orfano dopo il terremoto della Marsica del 1915.

Nelle lettere, Silone confessa a Don Orione "di non sentirsi né del tutto credente né del tutto miscredente". E chiede parole di speranza e di aiuto: il marxismo poteva condurlo al suicidio non appena un dispiacere un po' più forte lo avesse scosso.
Pierangela Rossi,
Silone e il martire-spia
"Avvenire", 1 aprile 2000
Pierangela Rossi segnala la pubblicazione, presso la casa editrice Città Nuova, di un'opera di Silone, rimasta a lungo inedita: il dramma Ed egli si nascose, scritto nel 1943 a Baden, dopo l'arresto in Svizzera commutato in internamento.

Questo testo complesso e cruciale, oltre ad anticipare gli ideali evangelici cari allo scrittore, sembra ricordare le polemiche suscitate dal saggio di Biocca e Canali. Ed egli si nascose è infatti principalmente il dramma di coscienza di uno dei protagonisti, Luigi Murica, giovane rivoluzionario che si trova a collaborare con la polizia fascista, ma poi si pente e viene arrestato da quella stessa polizia. Nel resto dei suoi giorni vive "disperato per l'irreparabilità del passato", fino a morire, per percosse, in carcere.

[Silone ha forse voluto rappresentare nella vicenda di Murica il suo dramma
ed insieme quello del fratello Romolo ? Nrd]

D'altronde - ricorda Pierangela Rossi- Silone presenta il testo al lettore come un dramma di "uomini impegnati nel groviglio dei conflitti della propria epoca".
Gabriella Mecucci,
Perché Silone divenne un informatore
"l'Unità", 1 aprile 2000
Gabriella Mecucci evidenzia come non sia più possibile negare quanto le prove schiaccianti fornite da Biocca e Canali rivelano. Inoltre, riguardo al perché Silone fosse divenuto un informatore, sposa la concorde motivazione, umana e non politica, data da Biocca e Canali e da Giovanni Casoli (l'autore di L'incontro di due uomini liberi. Don Orione e Silone, uscito poco dopo il saggio dei due storici).

È nella tragedia vissuta da giovanissimo (quando aveva perso gran parte della famiglia nel terremoto di Terracina), è nella sua personalità fragile, inquieta, insicura e bisognosa di protezione che vanno ricercate le ragioni. Al pari che in Don Orione, nel commissario Bellone il giovane orfano può aver trovato una figura protettiva e paterna.
Dario Biocca
Susanna Nirenstein, Silone la spia schiacciata dalle prove
“La Repubblica”, 29 marzo 2000
Nell'intervista rilasciata a Susanna Nirenstein, il professor Dario Biocca confessa che l'unica idea che personalmente è riuscito a farsi riguardo al perché Ignazio Silone tradisse, è che "un personaggio che opera enigmaticamente con più sistemi di valori: è un autentico comunista e un convinto informatore". Un doppio.
Armando Torno,
Silone, spia dei fascisti. Un giallo
"Corriere della Sera", 25 marzo 2000
Per Armando Torno la biografia di Silone con questo libro si tinge di giallo. Chi si cela veramente dietro il volto di Secondino Tranquillli: l'informatore Silvestri "che non esitò a denunciare i suoi compagni facendoli imprigionare", oppure un uomo "capace di stilare dei rapporti esemplari"? Quelle di L'Informatore: Silone, i comunisti e la polizia, per Torno, non "sono pagine che si leggono a cuor leggero". "C'è in esse la tragedia di una generazione, e c'è un dramma umano che sfocia nella
conversione religiosa", ovvero "la storia di una disperazione"
Indro Montanelli,
Silone spia? Io non ci credo,
"Corriere della Sera", 2 febbrario, 1999.
Fin dalla pubblicazione, su la rivista "Nuova Storia Contemporanea", delle prime ricerche condotte da Biocca e Canali, Indro Montanelli aveva più volte dichiarato il proprio assoluto scetticismo: "Non ci crederei […] nemmeno se venisse Silone a confermarmelo". E aveva ammonito: "Calma ragazzi, stiamo parlando di Silone".

All'uscita del libro poi le sue dichiarazioni si fanno di gran lunga più virulente.




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