ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

SCRIPTORIUM
Infanzia negata

Una forte speranza

La guerra vista da un bambino e la seconda bomba atomica
(di Rania El Mansour)

*
Human Rights Watch reputa che ci siano attualmente tra 200.000 e 300.000 bambini-soldato, arruolati e in armi in venti paesi in tutto il mondo. Infanzie negate e spesso soggette a orribili violenze, al servizio di bande di ribelli ma spesso anche di forze governative, partecipano a pieno titolo e a tutti gli effetti al combattimento. Vengono mandati avanti per individuare campi minati, compiere missioni suicide, fungere da collegamento come spie, messaggeri o vedette.

*

on si capisce nulla… solo spari, polvere, grida, sangue… Ci sono molti bambini della mia età, ci sono solo loro, nessuno di noi sa perché stiamo sparando e nessuno di noi sa per quale motivo sta per perdere la vita.

Alcuni di noi sono qui perché sono stati strappati dalle mani dei loro genitori, altri invece, come me, sono qui perché i nostri genitori sono morti con la guerra e lavoravamo per sfamarci, ma allo stesso tempo andavamo a scuola. Non avevamo banchi, ne sedie, ne aule…facevamo le lezioni in una strada deserta e adattata a noi, perché gli americani, mi avevano detto, avevano preso d’assedio il paese e distrutto tutto quello che avevamo.

Io non ricordo il periodo in cui tutto era in pace, nella mia memoria ce solo quello che vedo adesso povertà e tristezza. Prima di venire qui, io e i miei amici andavamo dai padroni dei negozi per chiedere lavoro e se avevamo fortuna potevamo lavorare per un giorno o più, poi il pomeriggio per andare a scuola dovevamo fare una strada molto lunga, ma ne valeva la pena.

A me piace molto andare a scuola, mi piacerebbe diventare un dottore per aiutare tutti i bambini feriti in guerra, oppure diventare il presidente della mia città per abolire la guerra o il lavoro minorile… la sera invece, dovevamo nasconderci dai soldati americani che ubriachi la sera ci picchiavano e ci portavano in prigione. Per trovare un posto dove dormire e’ sempre stata un’impresa, ma alla fine ci adattavamo.

Un giorno, mentre lavoravo, arrivarono degli uomini che iniziarono a parlare con il mio padrone e loro gli dettero dei soldi; il padrone mi aveva venduto a degli sconosciuti che avevano bisogno di giovani soldati per la guerra.

*

Mi portarono via e dopo un lungo viaggio arrivai a destinazione. Appena arrivato mi portarono in una tenda che sarebbe diventata la mia dimora insieme ad altri tre ragazzi. Questi mi dissero che il giorno successivo ci saremmo dovuti svegliare all’alba e sarebbe iniziato l’addestramento per quelli nuovi.

Infatti il giorni dopo mi svegliò di soprassalto una campana e i ragazzi mi portarono fuori velocemente. Dovevamo stare tutti in linea come i soldati e ascoltare i comandi di una donna che piano piano ci consegnava le armi, tutti dovevano avere un kalashnikov; appena l’ho preso in mano caddi in avanti e capii che era un’impresa impossibile tenerlo in mano, era troppo pesante, e altrettanto più difficile sarebbe stato esercitarsi a sparare con quell’ arma. I giorni passavano e io ormai ero diventato magro come non mai, il cibo diminuiva e l’acqua era quasi introvabile. Cosi io e gli altri ragazzi del campo decidemmo di andare alla ricerca d’acqua e dovemmo scavare sottoterra per riuscire a trovarne un po‘, nel viaggio di ritorno trovammo una scia di bambole e macchinine e a noi sembrava un sogno. Una bambina del nostro gruppo si avvicinò ad una bambola e appena la prese in mano…un lampo, uno scoppio, sangue e odore di carne affumicata. Scoprimmo troppo tardi che quelle erano delle mine-giocattolo, armi degli americani che venivano seminate da aerei in luoghi visitati dai bambini cosi venivano imbrogliati e scoppiavano in mille pezzi e se erano fortunati perdevano le braccia o un occhio o una gamba.

Nel nostro caso purtroppo la bambina era morta e noi trovammo davanti a noi solo pezzi di carne e i più affamati addirittura ne mangiarono alcuni pezzi, eravamo tanto disperati.

Tornati nell’accampamento portammo la refurtiva e andammo a dormire. Il giorno dopo ci fu un’attacco da parte degli americani e noi fummo costretti a combattere nonostante la nostra pochissima esperienza. Ci portarono tutti su un camion verde a tutta velocità; arrivati nel campo di battaglia vidi dall’altra parte migliaia di uomini in tute da militari armati fino ai denti e alle loro spalle c’erano tantissimi carri armati.

Io rimanei spaventato da quella tutta confusione e avevo molta paura, tanta, tanta paura. Mi nascosi dietro ad un albero e da li vidi tutto. Passarono molti elicotteri che sganciarono bombe e mine, tutto intorno a me scoppiava e per terra non c’erano altro che corpi inermi di bambini che pochi attimi prima scherzavano e giocavano con me.

Sembrava che tutto non avesse mai fine, io con il kalashnikov in mano, loro che sparavano a caso e le mine.

*

Dopo un po’ sentii un ronzio fortissimo e guardai in alto.

C’era un minuscolo puntino nel cielo e ne spuntò un altro da quello lì, con la mia poca esperienza capì comunque che quella era una bomba grandissima sganciata per distruggere tutto il territorio. Ne sentii molto parlare nell’accampamento e a scuola, quella era la bomba atomica che venne sganciata per la prima volta in Giappone e che uccise due terzi della popolazione, successivamente i superstiti morirono per l’attacco dei raggi gamma. Ora tutto questo succedeva di nuovo, ma stavolta i protagonisti siamo noi.

C’era una luce accecante e un ronzio fortissimo, ora la battaglia non era più vicina, non si avvertiva più, tutto si era fermato e all’improvviso fini’ tutto quanto. Un forte calore mi trapelo’ nella pelle, sentii di nuovo quell’odore di carne bruciata, ma stavolta era la mia carne bruciata.

Capii che era finita per me, ma io sapevo che oltre quella vita di sofferenza, rancore, dolore esisteva dopotutto una forte speranza che mi tirava su e io speravo che con questa bomba potesse finire la guerra, che io e gli altri bambini fossimo le ultime vittime della guerra, che la nostra morte non fosse solo inutile, ma che servisse al mondo come esempio della crudeltà dell’uomo e io cosi potrò morirò felice.

*


NOTE
Le immagini (dall'alto):
Bambini soldato arruolati da Hezbollah.
Giochi pericolosi in Iraq: un'arma giocattolo puntata verso una pattuglia vera.
Un soldato soccorre un bimbo, vittima di una bomba di strada a Mosul, in Iraq



BIBLIOGRAFIA

Milano, 2008-02-11 16:47:21

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«Ciò che conta, oltretutto, non è la prima domanda: quella è di prammatica, sono capaci tutti di farla. Ciò che davvero conta è la seconda domanda, quella che serve a incalzare l’intervistato, a inchiodarlo ai fatti, a costringerlo a non scantonare, a smascherare l’evasività della prima risposta, a far notare che le cose stanno diversamente.»

(Marco Travaglio, La Scomparsa dei fatti)

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